parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere
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11 novembre 2009

- non si dice la pazienza di Giobbe? –

Ma che ne so… pubblico un post, poi dico tra qualche giorno ne pubblico un altro, guardo il calendario, i giorni sono passati troppo velocemente ed io fisso il calendario incredula… Mi manca scrivere, mi manca farlo spesso, ne sento un bisogno tremendo. Perché quando non scrivo, mi manca una parte di me, una valvola di sfogo, un condividere con chi legge (mi sa che siete rimasti in pochi)…

Ma il fatto è che a volte non solo mi manca il tempo, quando arrivo a casa… che fai na doccia non te la fai? e già che ci sei, non te li lavi i capelli, ma i capelli so lunghi e vanno asciugatipoi che fai, non mangi? Non ce la faccio a fare un pasto al giorno come i cani… quindi spignatto – spignatta pulce a dirla tutta – e tanto se non spignatto devo stirare e a volte devo stirare da così tanto e così tante cose che mi è arduo ricordare il colore del divano per quanto è grossa la pila… poi na volta che mi sono impanzata: fai i piatti no…? che se no cresce pure la pila dei piatti (e mi basta e mi avanza quella dei panni)… poi rassetti casa, maledici la bestia con cui vivi e con cui si è quasi venuti all’omicidio…

C’è ancora qualcuno che si chiede come mai spesso i parenti arrivano quasi al punto di non rivolgersi più la parola e preferire di fare tutte le feste comandate con gli amici? Beh io ora potrei scriverci un bel libro: tutto sulla mia convivenza… L’ultima? Non pulisce perché io e mia sorella occupiamo i 2/3 della casa… e non vi dico quanto sporca e dove sono riuscita a trovare una sua cravatta di barbery… nel portaspazzole di stoffa che abbiamo appeso in bagno… In tutto questo tutti, dalle amiche ai colleghi, mi dicono “non pulire neanche te prima o poi lo capisce…” beh, sinceramente a uno che in faccia gli dici “io la colf non la faccio per nessuno, come stai fuori tu durante il giorno, tu ci sto pure io”, cosa aspetti che gliene freghi se tu fai lo sciopero delle pulizie… così va pure a finire che tanto tocca a pulire a te lo stesso e lo sporco che si sedimenta non è una bella cosa, no no…

Quindi che voglio fà…organizzo la mia timesheet… durante la settimana si lavora, si cerca di sporcare il meno possibile, nel week si pulisce, ma si esce, si fa spesa, si va dall’estetista, si vedono le amiche… ah sì, si va a dormire dal fidanzato… ehm ho detto fidanzato? ehm si da lui… che mi prepara un sacco di cose buone, poi se arranco nell’arrivare fino al quarto piano, nel superarmi mi bofonchia ridendo: “Eh ci credo che hai il fiatone, guarda che cuolne che hai fatto!!!”… nel frattempo però… ho un fiammante contratto a tempo determinato… tante cose nuove da fare e da imparare… e una leggerissima – quanto impalpabile – sensazione di stress da lavoro correlato… però ho la pellaccia dura, so cocciona e riesco a barcamenarmi in mezzo a tutte queste cose… per adesso eh…

Cocciutissimamente elle…

Pensato da Elle at 22:32 | 14 Commenti »

13 ottobre 2009

- Tales of Ordinary Madness -

Image – Arale

…perché queste alla fine sono storie di ordinaria follia… toccano, con diverse sfumature, ogni aspetto della vita… l’amore, l’amicizia, il lavoro, la vita in casa…

…tutto è un po’ follia:

la mia recondita paura a lasciarmi andare, a rischiare, a decidere di fidarmi, senza tenere quell’occhio vigile sempre aperto, togliendomi di dosso scarponi e corazza, restando nuda, di quel nudo che lascia solo intravedere l’essenza vera del proprio sè… perché io non ho mai avuto paura di essere guardata per quel che sono, mentre adesso ce l’ho. Abbandonare certi stati di ansia mista a panico e ascoltare la parte razionale che conta i mesi che passano e che ci vedono vivere insieme tante cose, e la parte irrazionale che fotografa sguardi, abbracci, carezze e sorrisi…mettendoli da parte…

Ma è così difficile tornare ad essere persone normali…? Perché quella verità io qui non l’ho detta mai… La fonte di quasi tutte le mie insicurezze. La verità è che lui, mentre rifletteva nella sua pausa di riflessione dalla nostra storia, è scomparso – dopo aver deciso di chiudere definitivamente – ma senza avvertire la benché minima necessità di comunicarmi nulla, lasciandomi nel più assordante dei silenzi, confidando in quello stupido:”beh prima o poi l’avresti capito da sola che non sarei più tornato indietro“… beh i miei vivissimi complimenti, perché – tra le tante – è questa la ferita che più mi ha ferito, non la fine di una storia, ma il modo scelto per la fine, senza un briciolo di rispetto, senza il vago ricordo di quel bene – di quell’amore – che mi sussurrava e dimostrava fino a qualche giorno – attimo – prima. È questa la ferita più grande che se ne va a braccetto con la mia paura, e non sta nella persona, ma nei gesti che ho paura si possano ripetere in altri.

Ed è la paura di quei modi che torna a galla, come pesci morti dal fondo del mare. Ed io sono lì con la mia barchetta tutt’intenta a cercare di tirarli di nuovo verso il fondo, in una lotta donchisciottiana, restando il più delle volte esausta e con il remo stretto tra le mani.

E la rabbia è per me stessa, per tutta la fiducia che accudisco e ripongo giorno dopo giorno per chi mi sta vicino… per l’aiuto che regalo ad un’amica, che adesso si dimentica di me e che quando mi vede fa finta che tutto sia come prima, quando tutto come prima proprio non lo è… per certi colleghi che spariscono lasciandoti da solo davanti a mille cose, davanti a un esito, a un progetto, a un piatto vuoto. e con pochi strumenti tra le mani. Nella mia vita non ho mai preteso che mi portassero la forchetta dal piatto alla bocca, non ho mai preteso niente. E adesso brandisco un rametto come arale punzecchiando merde…

Ho capito che certe vite sono inodori, incolori e insapori, ed io tutte queste inutili vite non le voglio né vivere, assaggiare, mangiare e nemmeno digerire. Passerà, come del resto passa tutto, no?

Semplicemente ottimista elle…

Pensato da Elle at 15:21 | 10 Commenti »

25 settembre 2009

- succede a me –

…il fatto è che mi sono girate le palle, per tutta una serie di eventi e di motivi che nemmeno starò qui a spiegare, perché nemmeno ne vale la pena. Il fatto è che il blog per me ha una ragione, un motivo, una spiegazione che non tutti possono capire. E nemmeno mi va di spiegarla, tant’è chiara. Ma il fatto stesso che qualcuno ci voglia a tutti i costi vedere dietro una ragione, un motivo ed una spiegazione, che nemmeno la più disperata delle Brooke Logan di Beautiful ci vedrebbe, mi ha fatto per un attimo decidere di mandare tuttoquestoagambeall’aria…Ma con il cazzo che lo faccio…

Poi mi sono girate ancora di più le palle.

Io faccio, dico, scrivo e penso quel che voglio. Sia chiaro!

Soprattutto perché quello che faccio, dico, scrivo e penso non sfiora nemmeno lontanamente certe scialbe motivazioni. Qualcuno una volta mi ha detto che chi vede sempre il marcio nelle cose, il marcio ce lo ha dentro. Allora mi fermo, smetto di ascoltare, e continuo per la mia strada che come al solito facile non è. Ma è la mia vita, fatta delle mie scelte, dei miei casini, di tutti i miei passati, di tutte le me che sono state, che sono e che verranno. Punto.

E sono arrabbiata. Profondamente arrabbiata. Infastidita. Stanca. Delusa. Ma con il cazzo che mi faccio condizionare la vita… ho la pelle dura io!

Sono un misto di belle sensazioni e… Il fatto è che ho paura. Adesso più di prima.

Perché all’inizio di una storia pensi al momento, al qui ed ora, al vestito che devi indossare, al colore che ti sta meglio, al tessuto che valorizza le  tue forme, al trucco leggero, ai capelli sempre a posto, non guardi più l’orologio, non pensi a notte fonda: “Oh cavolo domani come farò ad essere sveglia e ricettiva al lavoro!?“, semplicemente te ne freghi, vivi tutto e amen lamessaèfinitaandateinpace

Prima, non adesso.

Perché adesso dopo sette mesi mi fermo a pensare – e so che non lo dovrei fare – e scopro che di paura ne ho tanta. Perché inizio a fidarmi di nuovo, inizio a sentirmi legata, mi addormento nel letto della sua casa, come se stessi nel mio, distinguo il suo odore e il tono della sua voce quando vuole dirmi qualcosa. Ed io ho paura e faccio finta di nulla. Non gli ho detto niente, ma so che ha capito. Lui sa. Merda! E cosa mai potrei dirgli, senza sembrare una pazza squilibrata!? “Scusa ho paura un po’ di tutto, di quello che mi dici che fai, con chi stai, con chi lavori, perché… sai… ci sono rimasta sotto una volta!? Quindi… Ehm… Uhm…”. Allora sto ferma, evitando di squalificarmi da sola. Ignoro la pazzia  e ascolto i segnali razionali. Il resto è decisamente marcio…

Succede a me… che mi sto innamorando di nuovo.

Dei suoi pregi e dei suoi difetti. Della sua pasta al forno e dei posti che viviamo insieme. Del suo respiro di notte stretto al mio.

Della nuova me.

Sinceramente… elle…

Pensato da Elle at 14:28 | 14 Commenti »

2 settembre 2009

- Sussurrami tante verità –

“Capii che c’erano due futuri. C’era quello in cui ero stato catapultato.

E poi c’era il futuro reale, quello che potevi vedere solo aspettando, quello in cui

potevi fare un salto e via, quello in cui potevi andare soltanto vivendo i giorni

che mancavano per arrivarci… E questo aveva perso importanza.

Anzi, era quasi scomparso”

Nick Hornby – Tutto per una ragazza

…a tratti ho avuto come la sensazione d’aver già vissuto, che il presente era già passato, che il futuro era già presente… a tratti sono stata anche capace di riposarmi, di staccare, di mandare tutti a quel paese, e a tratti no… è stato tutto un delirio, come un percorso tutto lanciato a marcia indietro…

…a tratti non ho potuto fare a meno di chiedermi il perché di tante cose…

…a tratti non sono stata proprio capace di spiegare perché esistono persone che per vivere come vogliono hanno bisogno che qualcuno abbocchi e creda ciecamente alla loro visione del mondo e delle cose…

…a tratti ho capito di essere un problema, una minaccia o forse un’ombra, poi ho deciso che il problema è di chi se lo fa e quindi non di certo il mio, che di problemi al seguito ne ho sempre un’abbondante scorta…

…a tratti avevo voglia di non stare lì, ma di stare qui, sotto ai portici ancora caldi per il sole, avevo bisogno di riprendere il terreno, di farmi tenere stretta…

…il passato può tornare indossando molte vesti, sul bagnasciuga, negli occhi di un amico, nel sapore di una grigliata, il passato crede d’aver spazio, ma quello spazio non ce l’ha più…

…certe cose semplicemente arrivano, poi un giorno, così come sono arrivate, se ne vanno…

…certe persone ti sembrano in un modo, le credi in un modo, le vivi in un modo, ne sei sicuro in un modo, poi, nelle retrovie, sono quell’altro così diverso che non penseresti mai…

…a tratti sono salva, a tratti respiro a metà, a tratti ho qualcosa fermo in gola…

…vivo piano le buone notizie, esulto senza dare nell’occhio…

…aspetto qualche altro piccolo passo per essere serena…

…nel mentre: “Coco lo sai che è passato un mese…?!

“Ah sì? è passato un mese? sembra ieri che ci siamo salutati…”

un bacio e finalmente mi addormento…

Sussurrosamente… di nuovo qui… elle…

Pensato da Elle at 23:45 | 6 Commenti »

8 agosto 2009

- Sapore di sale –

 

Quattro bracciate poi giri la testa a destra e respiri, se ti concentri riesci anche a sentire il cuore che batte… altre quattro bracciate poi giri la testa a sinistra e respiri, non ti fermi, affondi, nuoti, ti perdi in mezzo all’acqua…

Ed è sapore di sale…

Il tempo passa veloce, gli eventi che vivi ti lasciano un segno, tu nuoti e ti senti cambiare, senti che la terra da sotto s’è tolta, e continui a nuotare aspettando che quell’acqua e quel sapore di sale lavino via qualunque cosa.

Vuoi, poi non vuoi, poi vuoi di nuovo.

Sono arrabbiata da tempo e forse esserlo non serve già più.

Oltre. Si va oltre. Oggi e forse domani. Oltre la prima boa. Oltre la prima fila di scogli. E di altri scogli adesso non ne voglio più.

Dietro agli occhiali c’è stato ancora sapore di sale… poi tiri via tutto, tiri su con il naso, e inizi tutto da capo. Dicono che ci vuole la forza, poi il coraggio, poi il fegato.

Ieri mi sono chiesta dove troverò ancora tutte queste cose. Non lo so, ma lo farò, le cercherò nell’unico modo che io conosca: quello testardo e caparbio.

Lo farò per chi nella mia vita conta davvero. Per chi mi ripete ho bisogno di te perché mi fai bene… e per chi mi bacia piano…

Non ho voglia di vivere una vita incolore, inodore, insapore… la lascio a chi decide di non esistere e di non essere…

Adesso sono cambiata tanto, sono diventata più dura e molle allo stesso tempo, ho fatto troppa strada che non mi ricordo più da dove sono partita… l’ombrellone è un punto lontano, e qui c’è solo sapore di sale…

Cripticamente elle…

Pensato da Elle at 20:58 | 6 Commenti »

3 agosto 2009

- l’estate al mare –

 

Image – Arthur De Pins

L’estate al mare dovrebbe essere qualcosa di riposante e rilassante di giorno e qualcosa di movimentato e vivo di notte. L’estate al mare è fatta per stirare i nervi e diventare un po’ più belli: la pelle si fa più liscia, i capelli si schiariscono leggermente, riflettendo i raggi del sole, e il sorriso  è pressoché cucito sul volto 24 ore su 24…

L’estate al mare è fatta per piazzarti sotto l’ombrellone con il tuo fottuto ipod, il tuo croccantino algida con il ripieno al cioccolato d’ordinanza, il quotidiano fresco di stampa e quel libro di 500 pagine che non sei riuscita a leggere durante l’inverno perché troppo pesante.

Nel mio piccolo cerco quindi di fare andare la mia estate al mare per questo verso… tentando in tutti i modi di arrostirmi di qua e di là, mi spalmo addosso copiose quantità di crema protettiva, ingurgito pilloline al betacarotene, raccolgo i capelli in una toppa stretta sulla nuca e divento un tutt’uno con il lettino, ma l’unico risultato che porto a casa è una coltre abbondante di lentiggini, un colorito roseo prima e uno caffèlatte – ma con troppo latte – dopo, e capelli alla Lory Del Santo.

Poi lessa e arrostita, manco fossi un porceddu condito con bacche di ginepro, tento l’approccio con l’acqua, combattendo con i laccetti del costume sempre troppi e così sempre poco utili, sviando piccoli tsunami e bambini troppo vivaci, alla fine mi faccio coraggio e mi tuffo, resto in ammollo per un po’, prima nuoto, poi faccio la sirena, poi come free willy torno a spiaggiarmi sul lettino.

È in quel momento che è del tutto impossibile leggere un quotidiano senza essere interrotti dal proprio cellulare, da quello del vicino e da quello della signora color carbone – a cui va tutta la mia invidia – che mi sta dietro di ombrellone. È un miraggio anche aprire il tanto sospirato tomo e mettersi comodi per divorarlo, perché sono circondata da donne che hanno appena partorito o che sono in procinto di farlo: le prime portano con sé i loro piccoli – incuranti del caldo – e fanno le madri in spiaggia, allattano, cambiano pannolini, parlano di battesimi, pergamene con improbabili – e quanto mai orribili – fotomontaggi con il pupo e angeli disegnati che gli sorridono accanto; le seconde se magnano tutto ciò che è commestibile perché c’hanno sempre le voglie, poi si spiaggiano sui lettini e parlano delle caviglie gonfie e delle schiene che non jelafannopiù

Allora io resto lì con le dita che fanno da segnalibro – sperando che prima o poi mi lascino un po’ in pace – e nel frattempo me ne resto lì con fare antropologico a studiare gli animali da spiaggia.

Oggi ne ho catturati ben due: Serpico e Telaregalo

Serpico avrà sì e no 24 anni, è un autoctono mediamente fisicato, lo puoi trovare solo dalle 11.30 in poi, occupato in queste due attività o è steso sul suo lettino e spoglia con gli occhi tutte le ragazze che passano sulla passerella, oppure aspetta che tutti i suoi amici siano seduti per restare l’unico in piedi e dare il via al suo show: Il calcio visto da me! Oggi, ad esempio, s’è lanciato in mirabolanti racconti calcistici, lui era il prescelto di una squadra del centro Italia, ha fatto un sacco di goal segnando in modi improponibili, manco fosse Oliver Hutton della Newteam, ma alla fine è stato scartato perché era tutta colpa del mister, a detta sua: “un ignoranDe che non capiva un Gazzo”

Telaregalo, ad occhio e croce non ha nemmeno 17 anni, costumino d’ordinanza ovviamente succinto, rosa o nero, capello ondulato mosso dal mare, su cui ovviamente finiscono gran parte dei miei colpi perché io dopo il bagno in mare sembro Lory Del Santo mentre lei no, postura con tette e culo in fuori, e atteggiamenti manifestatamente melliflui su tutti i ragazzi della cricca… specie su quelli più carini… ieri per le foto ricordo ha tirato fuori un repertorio degno delle migliori soubrette, veline, mai finite sui calendari di max… ed io lì a gustarmi la scena e il mio croccantino algida con il ripieno al cioccolato…

Antropologicamente elle…

Pensato da Elle at 23:59 | 8 Commenti »

29 luglio 2009

- Tempi (in)determinati –


Ultimo giorno di lavoro. Realizzo il tutto adesso un attimo prima della doccia, con le valigie sparse per la casa e le file interminabili di scarpe colorate che sembrano uscire per una passeggiata sotto al sole da un momento all’altro. Realizzo che un mese alla fine è fatto di trenta giorni, e che vuoi che siano, del resto sono solo 720 ore e quarantatremilaeduecento secondi no? Il capo è andato in paranoia ed ha iniziato a chiedere quando sarei tornata, come fanno i genitori quando li informi di aver fatto un esame, non ti fanno nemmeno finire di dire il voto, che già chiedono quand’è che darai il prossimo, così lui. E quando ha realizzato che per tutto il mese di agosto non metterò piede in ufficio, mi ha chiesto con voce traballante: “Ma il tuo telefono in vacanza ogni tanto lo tieni acceso, vero!?!”…

Da un lato ho bisogno di staccare, ché ho lavorato troppo, senza mai fermarmi e facendo orari assurdi… ho bisogno di andare al mare e vivere un’altra dimensione, i colori, gli odori della spiaggia e i sapori delle sagre di sera… Poi guardo lui: mi trasferisce calma, desiderio e tante altre cose ancora. Io mi faccio più vicina, divento più piccola di quel che sono e addosso sento una sensazione mille volte più forte e più grande della paura. Poi mi manca l’aria, poi la terra sotto ai piedi, poi giro lo sguardo da un’altra parte ripetendo a me stessa di vivere il momento. E mi addormento sulla sua spalla.

Lui deve aver capito e l’altro giorno mi ha detto che un mese alla fine non è poi così lungo… ma si un mese alla fine è fatto di trenta giorni, e che vuoi che siano, del resto sono solo 720 ore e quarantatremilaeduecento secondi no? Allora lo abbraccio stretto stretto, il più forte dei miei forte possibili, come a trattenerne la forma, l’essenza, il profumo. Mi guarda con la coda dell’occhio, poi sorride, e mangia a colazione metà della torta al cioccolato che ho fatto per lui… Mi ripeto che devo stare calma e che l’ansia deve essere zittita. Poi la butta lì, tra le tazze della colazione e le sue tovagliette in lino color crema, “magari qualche sera vengo a san benedetto, no?”… poi torno a respirare regolare, senza annaffiare le troppe domande e paranoie che germogliano rigogliose nella mia testa, mi faccio vicina, vicina, gli sorrido e gli rispondo con un “perché no”… tanto un mese alla fine è fatto di trenta giorni, e che vuoi che siano, del resto sono solo 720 ore e quarantatremilaeduecento secondi no?

Vacanzosamente – matusa genitori permettendo – elle… 

Pensato da Elle at 18:56 | 7 Commenti »

16 luglio 2009

To- Dolist? Nothing!


Vorrei avere una lista di cose da fare proprio come questa, e invece quella che ho ha fogli appendice attaccati con lo scotch su tutti i lati liberi e post-it propaggine che lanciano i soliti moniti neniosi “ricordati di…“, ma va sempre a finire che i post-it diventano parte integrante del mobilio ed io dimentico tutto quello che c’è da fare… ovvio no?

Così, se tutti organizzano entusiasticamente le proprie vacanze/ferie nel buco del culo del mondo, io mi ritrovo a correre di qua e di là come una matta, ad andare in vacanza obbligata, perché tanto il mese di agosto ai collaboratori non è pagato (e quindi ad avere la pena del con che cosa mi nutro nel mese di settembre?), e a organizzare trasferte per andare a trovare il matusa-padre, che è ubicato in una clinica in un’altra città. A tutto questo, come da copione, aggiungo le mie ciliegine:

Ciliegina gustosa al sapore di orchite numero 1: è risaputo che ho un odio pressoché atavico e conclamato per le persone pessime e bugiarde, e come al solito finisco per imbattermi con una figura mitologica che condensa in sé tutti e due questi aspetti: perché la donna in questione è pessima, bugiarda nonché falsa. Riemergo da una progettazione lunga e bella densa, ma precisa e puntuale nella mia consegna nel mentre che tiro un sospiro di sollievo, arriva il capo – il giorno prima di darsi alla macchia/ferie – chiedendomi di contattare la Minotaura e di sentire come sono messe – lei e colleghe – in un’altra sede per la progettazione. Io cado dalle nuvole, e con il mio candore assolutamente disinteressato, lo informo che io esattamente la sera stessa della riunione (più di venti giorni fa) ho girato all’essere – come da accordi – un mio progetto con tutte le correzioni che avrebbe dovuto fare per adattarlo alle proprie esigenze, con tanto di foglio word allegato con riferimenti delle pagine. Ora, il suddetto progetto mi arriva l’altro ieri, immodificato! Avete presente l’orchite? Beh mi è venuta, e la risposta che ho ricevuto indietro è che non sono capaci, quindi non lo fanno, cosa che ovviamente non hanno detto davanti al capo. Allora con agenda alla mano, io e la mia collega, ci offriamo per fare loro della formazione “come si fa che cosa”… ad oggi ancora vossignoria ci deve comunicare quando il proprio deretano sarà disponibile allo spostamento.Consegna fine luglio. Voglio proprio vedere chi scriverà quel progetto…

Ciliegina gustosa al sapore di sfiga numero 2: ho un’evidente allergia alimentare, ho prenotato una visita che con tutta probabilità farò ad anno nuovo, ora posso solo monitorare quel che mangio e il suo tempo di reazione, sono indecisa se l’incriminato è il lievito, il grano o qualche conservante, nel dubbio mangio pregando che non sfoghi, perché la reazione allergica consiste in branchi di bolle rosse, gonfie e urticanti che si calmano solo con grattate animalesche, dosi massicce di pomatine al gusto das, antistaminici, e ghiacchio stordisci pizzicore sulla parte incriminata… ( tipo la pizza o la birra di ieri sera, quasta notte erano tutte sparse sul polpaccio sinistro e su tutti e due i mini piedi, ero stesa sul letto in preda ad una crisi di nervi e nell’attesa che l’antistaminico facesse il suo dovere, c’era pulce che mi accudiva con una bottiglietta d’acqua ghiacciata a cercare di darmi sollievo)…

Ciliegina gustosa al sapore di trilplasfiga numero 3: sarà stato il gratta gratta o chenesoio, mi sono presa un’infiammazione dei tendini di entrambe le braccia donandomi la forza di un moscerino rincoglionito e la totale inacapacità a fare tutto… scrivo sulla tastiera a mo di pianista isterico, al ristorante domenica lui mi versava acqua e vino – onde evitare imbarazzanti straripamenti sulla tovaglia – e movimento forchetta-piatto/forchetta-bocca ad una velocità bradipa…

Ciliegina gustosa al sapore che mancoloso numero 4: uicchend a marina di ravenna in trasferta per festeggiare il compleanno di un’amica che mi costa come un soggiorno in un resort in costiera amalfitana con massaggi aiurvedici ollinclusiv, in un hotel che presenta onlain le foto delle camere che la mia fine frase esclamativa è stata “Cazz’è… ma scherziamo??!!“, ora per contrappasso dovrei vincere il soggiorno al Baglioni di Firenze visto che ho fatto il sondaggio on line Clinique ti premia… ma il sapore di sfiga è un segugio… e obtorto collo cercherò di farmi scendere giù il fine settimana cercando di rilassarmi il più possibile, facendo sorrisi plastici la serata di sabato nella discoteca a cielo aperto ma troppo unz unz per i miei gusti prescelta per festeggiare… ma perfortuna lui viene con me, ama i pranzi di pesce e il vino bianco e stendersi a panza piena per la cottura pomeridiana…

Sovraccaricamente e senza vie di scampo… Elle…

Pensato da Elle at 15:46 | 5 Commenti »

6 luglio 2009

certe volte mi sembra…

 Image – Екатерина Овчарова

certe volte mi sembra proprio di vivere sulla luna…

telefonata con il matusa padre, che al momento è in un’altra città per la riabilitazione:

E: “Papà, allora come ti trovi come è il posto?”

P: “Bene, sto proprio bene, il posto è sul mare, abbiamo una terrazza bellissima piena di vasi con gli ortaggi, il pomeriggio prendo il sole, faccio ginnastica, e mangio benissimo!”

E:”Papà ma è una clinica o un albergo?”

P:”Ma che c’entra? è una clinica! Poi ai pasti posso mangiare quello che voglio…”

E:”Eh ma con quello che hai non penso proprio che tu lo possa fare…”(con un tono tra quello della vecchia zia e della maestrina mancata)

P:”Pensa che oggi alla fine del pasto mi sono mangiato 3 pesche noci!”

E:”Ma cazzo papà, ma come te lo devo dire, i frutti sono uno a pasto, la frutta poi è dolce, ma poi scusa gli infermieri non ti hanno cazziato che ne hai mangiate tre, scusa eh?”

P:”Eh no, ho messo due noccioli nel piatto del tipo seduto accanto a me!” 

e uno. Sono senza parole!

Telefonata con la matusa madre

M: “Eleonò, ho messo mano ai vostri armadi, due giornate intere, ma io dico, ma tutta quella roba, mai messa o al massimo solo una volta, ma io dico, scartarla no?”

E: “ma veramen…”

M: “poi comprate cose in continuazione, così sensa senso…si vive con poche cose, il troppo stroppia…”

E: “ma io avrei scartato delle cos…”

M: “ahhhh ma un altr’anno regalo tutto, sai! tutto via…sciò, che così non può andare avanti…in questa casa non ci si entra più!!”

E: “Ma io prima di partire avevo fatto delle buste di cose che non metterò più, da portare via, ci sta un sacco di roba lì dentro…”

M: “ah sì quelle… …. …. si si è tutto pulito e nei cassetti”

 e due. Compro una vocale?

C’è un tipo, di un altro ufficio nel palazzo dove lavoro, che mi bracca tutte le volte e quando mi vede ripete il mio nome fino alla nausea, ed è portatore sano di tutto ciò che più mi ripugna in un uomo:

punto a) usa il suo potere/influenza/carriera per fare colpo

punto bi) un dubbio gusto nell’abbigliamento infarcito di agghiaccianti accostamenti

punto ci) chiede di me insistentemente al mio capo, il quale mi delizia con queste narrazioni durante la mia pausa pranzo

punto di) ogni volta che è sul mio piano usa qualsiasi scusa per fermarsi davanti alla porta del mio ufficio, affacciarsi e salutare

punto e) visibilmente sposato, ma fa il piacione pieno di sè

e tre. e sono senza parole!

Giovedì rientro a casa dall’ufficio…fuori ci sono 38° e si crepa dal caldo ed io sono lì che tremo per i brividi di freddo, le persone girano in canotta ed io con il pantalone lungo e il maglioncino, c’è chi vive abbracciato al condizionatore ed io che gli giro attorno fissandolo come se fosse un secchio di letame, mi gira la testa, mi fanno male le ossa: influenza!

Stanotte: ho sognato che avevo fatto un sacco di giri di corsa e mentre ero penosamente abbracciata ad una panchina dei giardini margherita lui mi ripeteva: “Dai Coco… mi raccomando lo stretching alle gambe!!!”, e mi sono svegliata che mi tiravo una caviglia e rilassavo il muscolo della coscia, ho detto un “Cristo, ma come sto messa!” ed ho ringraziato dio che tutto questo mi sia successo nella solitudine della mia casa e non a casa sua…

Oggi: ho in forse l’ennesimo progetto in coda, quello che io avrei dovuto solamente ricontrollare, perché a detta del mio capo: “devo credere più in me stessa, agire in autonomia e camminare sulle mie gambine e tutta quella roba lì”, e invece chi lo doveva fare adesso non ha più tempo… eh ’sti collaboratori che lavorano dieci ore al giorno se non ci fossero bisognerebbe proprio inventarli…

Lunaticamente… elle…

Pensato da Elle at 23:43 | 10 Commenti »

2 luglio 2009

è il desiderio di desiderare…

Image – David Downton

  “Ma c’è un altro genere di desiderio, astratto, sconcertante,

che ci avvolge come uno stato d’animo.

Annuncia che siamo pronti per il desiderio e

non ci resta che attendere, una volta spiegate le vele,

che soffi il vento.

È il desiderio di desiderare”

David Trueba – Saper perdere
 

…è il desiderio di desiderare che fa girare tutto… o quasi…

che tu sia pronto, già da un pezzo o solo da un secondo, o che non lo sia affatto, poco importa… lui arriva, ti prende e ti porta via…

albeggiava questa mattina mentre contavo i minuti che mi dividevano dall’arrivo degli operai, perché il tetto piange ancora. Ed io incasellavo, avevo da pensare. Come i piccoli pezzettini di un ormai superato tetris – mia grade passione adolescenziale – ho fatto infinite pile di mattoncini, incastrando le idee, i sogni, i progetti e i desideri appunto… Ci sono cose che non finiscono mai, che iniziano presentandoti una faccia e nel tempo ne cambiano tante… quasi infinite, oserei dire… ci sono cose di me che pensavo di non scoprire mai, e mi sono dovuta ricredere… ci sono alcune cose che mi vanno strette da morire, che goccia a goccia riempiono il vaso della pazienza, ormai colmo fino all’orlo… ho troppe cose sulla piastra e prima o poi succederà che qualcosa finirò per bruciarla…

però, qualcosa s’è sciolto, come quei nodi troppo lenti che fai sulle scarpe… è stato domenica sotto al sole, stesa su di un prato lungo il profilo di una piscina in mezzo ai colli, l’ho guardato, avevo una cosa da dirgli, ma sono rimasta in silenzio, dietro ai grandi occhiali neri, in una sensazione mista tra il bloccatoimpanicato e il riservato… Perché il punto è che nel mare umano ne ho pescato un altro che a parole dimostra e dice poco, ed io mi arrovello chidendomi perché alla fine abbia sempre così tanta sete di certe parole… come se poi le cose dette me l’assicurassero per tutta la vita… gli ho fatto un sorriso e al suo: “che c’è Coco!?” gli ho risposto con uno sbadato:  “niente… niente…” qualsiasi, e ho ripreso la letturafinta del mio libro, perché vedevo tuffarsi, nuotare e ronzarmi attorno tutti quegli assurdi pensieri…

appartengo al mio mondo strampalato cercando affannosamente in quello di tutti un posto che sia mio soltanto, così riempio bicchierini con un po’ di sicurezze, poi mi volto e quando ripasso per guardarci ancora dentro e bere un po’ di tranquillità, mi accorgo che quel po’ è evaporato…

…questa mattina, stesa sul letto, con i primi rumori della ristrutturazione dell’appartamento accanto, ho capito che quello che ci frega è il desiderio di desiderare, perché ci distrae troppo dal qui e ora che viviamo, e mi chiedo come si possa fare a restare sordi per un po’ a questo strano stato d’animo, fatto di batticuore e cornicioni, fatto di parole a mezz’aria, di intese, di detto e non detto… ho indossato le scarpe con i lacci più colorati possibili e sono uscita, lasciando gli operai sul tetto, una pulce semi addormentata e tutti quei pensieri appesi e ciondolanti come lampade bianche in carta di riso…

Desiderosamente… come al solito… elle… 

Pensato da Elle at 10:12 | 10 Commenti »