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- Tales of Ordinary Madness -

Image – Arale

…perché queste alla fine sono storie di ordinaria follia… toccano, con diverse sfumature, ogni aspetto della vita… l’amore, l’amicizia, il lavoro, la vita in casa…

…tutto è un po’ follia:

la mia recondita paura a lasciarmi andare, a rischiare, a decidere di fidarmi, senza tenere quell’occhio vigile sempre aperto, togliendomi di dosso scarponi e corazza, restando nuda, di quel nudo che lascia solo intravedere l’essenza vera del proprio sè… perché io non ho mai avuto paura di essere guardata per quel che sono, mentre adesso ce l’ho. Abbandonare certi stati di ansia mista a panico e ascoltare la parte razionale che conta i mesi che passano e che ci vedono vivere insieme tante cose, e la parte irrazionale che fotografa sguardi, abbracci, carezze e sorrisi…mettendoli da parte…

Ma è così difficile tornare ad essere persone normali…? Perché quella verità io qui non l’ho detta mai… La fonte di quasi tutte le mie insicurezze. La verità è che lui, mentre rifletteva nella sua pausa di riflessione dalla nostra storia, è scomparso – dopo aver deciso di chiudere definitivamente – ma senza avvertire la benché minima necessità di comunicarmi nulla, lasciandomi nel più assordante dei silenzi, confidando in quello stupido:”beh prima o poi l’avresti capito da sola che non sarei più tornato indietro“… beh i miei vivissimi complimenti, perché – tra le tante – è questa la ferita che più mi ha ferito, non la fine di una storia, ma il modo scelto per la fine, senza un briciolo di rispetto, senza il vago ricordo di quel bene – di quell’amore – che mi sussurrava e dimostrava fino a qualche giorno – attimo – prima. È questa la ferita più grande che se ne va a braccetto con la mia paura, e non sta nella persona, ma nei gesti che ho paura si possano ripetere in altri.

Ed è la paura di quei modi che torna a galla, come pesci morti dal fondo del mare. Ed io sono lì con la mia barchetta tutt’intenta a cercare di tirarli di nuovo verso il fondo, in una lotta donchisciottiana, restando il più delle volte esausta e con il remo stretto tra le mani.

E la rabbia è per me stessa, per tutta la fiducia che accudisco e ripongo giorno dopo giorno per chi mi sta vicino… per l’aiuto che regalo ad un’amica, che adesso si dimentica di me e che quando mi vede fa finta che tutto sia come prima, quando tutto come prima proprio non lo è… per certi colleghi che spariscono lasciandoti da solo davanti a mille cose, davanti a un esito, a un progetto, a un piatto vuoto. e con pochi strumenti tra le mani. Nella mia vita non ho mai preteso che mi portassero la forchetta dal piatto alla bocca, non ho mai preteso niente. E adesso brandisco un rametto come arale punzecchiando merde…

Ho capito che certe vite sono inodori, incolori e insapori, ed io tutte queste inutili vite non le voglio né vivere, assaggiare, mangiare e nemmeno digerire. Passerà, come del resto passa tutto, no?

Semplicemente ottimista elle…

10 Commenti a “- Tales of Ordinary Madness -”

  1. Audrey scrive:

    >
    Oh Elle….quanto ti capisco…sottoscrivo tutto dalla prima all’ultima sillaba del tuo post..
    L’altro giorno due uomini mi hanno detto che ho ancora troppa rabbia dentro per poter dire che ho superato la cosa…….lo so….ho risposto loro che accetto tutto, ma non la mancanza di rispetto assoluta, quella non la capirò mai…e la rabbia recondita che ogni tanto fa capolino ne è il simbolo….per te è paura…. perchè hai già passato questa fase…..ma tutto è originato da lì…vivere ingabbiati non ha senso….vivere tra le nuvole anche….trovare un giusto equilibrio senza mai perdere di vista la propria essenza…forse.. :-)
    Un abbraccio
    Audrey

  2. Luce scrive:

    Dear Treasure… superare qualcosa che ci ha in qualche modo rotte, anche se ci siamo aggiustate, anche se andiamo avanti avanti avanti è una battaglia. Perché se digeriamo il ricordo, riemergono le sensazioni, e viceversa. Non c’è ricetta. Vale la forza, che si nasconde dentro alla tenerezza, alla sensibilità, alla dolce follia. Detto da una donna che non lo dice spesso a un’altra donna, sei speciale. Un abbraccio

  3. elle scrive:

    @Audrey: ed io capisco te, e anche tanto perché ci sono passata solo un attimo prima. Però ti dico in tutta franchezza che, anche se tante cose sono superate, che non ci penso più a lui e che non lo vorrei mai più nella mia vita – per tutta una serie di motivi e considerazioni che sono maturate in questi due anni e che non si legano solo alla scelta del come lasciarmi, ma a tutta una serie di fatti e atteggiamenti che mi hanno toccato sia di persona, o anche soltanto sfiorato – che se esce questo discorso anche tra amici, io ancora mi arrabbio in modo categorico. Ed è carattere, null’altro. Certe persone quando le vivi, ci vivi o ci condividi molto più di qualcosa, pensiamo sempre di conoscerle, un po’ come per noi stessi, pensiamo di conoscerci per davvero, poi ci succede qualcosa di inaspettato e reagiamo tutto all’opposto di quel che pensavamo fosse il nostro modo di fare. Tutto questo per dire che ad un certo punto la persona la vedi con l’oggettivo distacco e vuoi o non vuoi la giudichi, che ne so per farti un esempio: nel comportamento che ha con gli amici di sempre, con le priorità/valori etc che sono sempre state sue e che da un giorno ad un altro non lo sono più, ed è questo sguardo nitidio che ti fa vedere la persona nella sua interezza. Ho capito tante cose e mi sbagliavo. Oppure semplicemente la persona che conoscevo non c’è più. Non è più affar mio adesso e sinceramente nemmeno mi interessa più né sapere, né sentire, né ascoltare anche chi crede che io scriva qui dei miei problemi, della mia vita o della malattia di mio padre per cercare di “riprendermelo”… rido sentendo queste cose, stupendomi ancora della cattiveria di certe persone. Non farei mai una cosa del genere, né userei mai un mio problema familiare per muovere la compassione di nessuno, figuriamoci di lui. Lascio che certe persone giustifichino con se stessi e con gli altri questa propria cattiveria pensando che io stessa passi i miei giorni a pensare come tornare nella sua vita, io che in silenzio ne sono uscita, e in silenzio poi sono rimasta. Queste pagine poi non contano, sono mie, così come sono miei i pensieri che decido di condividere, molto di quel che è stato non l’ho mai scritto, forse perché non sarei nemmeno capace di farlo. Queste pagine rappresentano quella parte di me che riflette e pensa e c’è chi non è gradito, che l’ha trovato – spero casualmente, ma forse proprio casualmente non è – e che ha avuto anche da ridire sia qui, che in altre sedi. Ed io sono rimasta in silenzio perché non solo penso che non ne valga la pena, ma perché non capisco questa cattiveria, avendo perso io lui, il marcio sta in chi vede il marcio qui, e in chi pensa che allontanare le persone dalle proprie cose sarà il segreto per averle per sé per tutta la vita o solo fino a che farà comodo… sono felice che mi abbia persa così, io che tutto questo non l’avrei fatto mai. Felice di essere me stessa, con tutti i miei morsi sulla pelle, ma sincera. Felice del mio equilibrio e della mia essenza ti bacio e ti abbraccio…elle

     @Luce: non c’è ricetta, e la mia pasta è fatta di tutte quelle cose che hai scritto tu…prima o poi ce la faccio, qualcosa mi dice che sono sulla buona strada… à toi mon trésor..

  4. Iena Ridens scrive:

    Si passa tutto, deve passare tutto, per forza, bisogna assolutamente crederci.. altrimenti son cazzi amari (a non ci voglio nemmeno pensare!!).

  5. MaPe scrive:

    Te lo prometto, sarò breve (…e poco conciso)

    TE STAI A FA’ TROPPE PIPPE MENTALI!

  6. tiffany scrive:

    Arriverà il giorno in cui la rabbia lascerà il posto ad un sorriso ironico sulle labbra….arriverà il momento in cui smetterai di provare rancore per chi non si merita nulla, niente, tantomeno il tuo infervorarti…..arriverà il giorno in cui finalmente proverai per questa persona l’unico sentimento che merita: l’indifferenza…..ti cullerai in questa calma pacata inerzia…..e sorriderai.
    Succerà quando finalmente perdonerai a te stessa quella colpa inconscia che continua a tormentarti: l’avergli permesso di trattarti così…..il non esserti accorta di nulla.
    Guarda a te stessa e a quello che è successo come se fosse successo alla persona a te più cara…fatti spettarore di ciò che ti è accaduto ….guarda, comprendi e consigliati ….perdonati e lasciati finalmente il passato alle spalle….il tuo futuro vale molto di più!

  7. Sara scrive:

    Cara Elle… in questo periodo è come se avessi perso la mia capacità di autoanalisi; vedo, sento, capisco, ma non profondamente e reagisco d’istinto. La vita è bella, ma a volte è un casino, il passato ci condiziona, così come il futuro, l’idea che ci eravamo fatti, le attese, le speranze e tra passato e futuro viviamo un presente spesso troppo carico di paure e insicurezze e diverso e difficile da gestire. Arriva il momento in cui si molla e si riparte. Per un motivo o per un altro. Io sono di nuovo a quel punto, le mie crepe sono ancora là, alcune non si vedono,altre sì, ma ci sono tutte e alcune non mi permettono di riaggiustarmi facilmente. E il presente paga. Nonostante tutto voglio credere di poter stare bene lo stesso. Credo di meritarmelo… forse.Ti abbraccio e ti prenoto per una seduta di msn-analisi! ;)

  8. ceci scrive:

    IN questi giorni in particolare, non sai quanto condivido le tue parole…in questi giorni in cui senza una ragione particolare, mi sto ritrovando a pensare attimo dopo attimo a come finire una storia nel silenzio sia la cosa più assurda e ingestibile, a darmi una marea di colpe e chiedermi se davvero per qualche mi insicurezza, non ho perso per sempre l’uomo della mia vta.
    Facciamoci coraggio e guardiamo avanti, perchè piangere sul latte versato non fa bene a noi, ma dà agli altri la soddisfazione di averci fatto del male. Vivere vivere vivere. Proviamoci. un bacione

  9. sardauker / Simone scrive:

    Ma se queste merde, invece che con un rametto, le schiacciassi con una mazza da baseball? Sai, una volta, una. Quantomeno sarebbe terapeutico.

    E di esempio per le prossime.

  10. Luce scrive:

    Tesoro, è Novembre: confido che con Halloween tu abbia rotto le ossa ad un pò di scheletri, che i tuoi buoni propositi possano trasudare a tutti gli effetti! Qui c’è il tuo piccolo “fun club”, il club delle mezze pinte di ottimismo, estimatore di writer ed aquiloni nei cieli invernali, che borbotta un anomalo tifo a denti stretti. Questa Luce che vaga per la casa col termometro sott’ascella e calza un naso da pagliaccio per sdrammatizzare, ti abbraccia :D

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