parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere
google
yahoo
bing

- Non avevo capito niente –

Image – Gwen Keraval

“Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti,   

le persone sbagliate,

le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato,

tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere,

ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.

Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita

e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati”.

Diego De Silva

Mi chiama Coco.

Lo fa sempre quando nascondo i miei occhi dietro grandi occhiali neri.  Mi dà attenzioni. Mille o forse più.  E non avevo capito niente…

“Tempo fa sarei stata quella frase, intrisa dei miei mille fantasmi disoccupati, incapace di digerire qualsiasi cosa vissuta, subita e mai spiegata. Avrei indossato i miei strascichi, tutti e avrei fatto tutto quello che non si deve fare: camminare guardando sempre indietro. No, non avevo capito niente. Avrei fatto colazione, pranzo e cena con gli amari dispiaceri mescolandoli a strani punti interrogativi dal sapore ancor più strano… poi, avrei guardato il piatto e con fare dubbioso, con la forchetta avrei scostato con orrore tutto quello che non conoscevo e che non mi convinceva. Poi è arrivato un momento in cui i perché li ho tirati tutti da un lato e i miei silenzi sono diventati le loro risposte. Arriva sempre quel momento. Non avevo capito niente.

È stato davvero illuminante arrivare a un certo punto, fermarsi, e dirselo, ripeterselo una, cento, mille volte. E anche se la frase inizia con una negazione, evidenziando quindi che qualcosa non c’è stato e non è avvenuto, poco importa, perché almeno tra le mani stringo un brandello di consapevolezza.

È quando hai fatto tutti questi passaggi che riesci a digerire il malloppo. Lo mandi giù e poi pian piano scompare. E non c’è cattiveria gratuita, ingiustizia o bugia clamorosa che possa scalfire la certezza dell’avere capito di non avere capito niente. Ciò che non sai ti logora. Quello che non sei e mai sarai ti gratta, s’attacca, relegandoti nel gradino più basso di tutte le gerarchie possibili su questa terra.

Non avevo capito niente.

Non avevo capito che il problema non era mio. E mio non è. Perché adesso sono come l’acqua sul vetro…”

 …mi abbraccia sotto al Pavaglione, sono contenta di aver messo i tacchi così arrivo con meno difficoltà alla sua guancia…

Veramente… elle…

5 Commenti a “- Non avevo capito niente –”

  1. tiffany scrive:

    Come ti capisco…..spero anch’io di arrivarci…..presto presto!

  2. Luce scrive:

    Bellissimo. Quando si respira così, leggeri di consapevolezza è bellissimo. Momenti che superano l’alloro ;) perché vengono proprio da dentro-dentro. Ognuno ha i suoi, di momenti così, riferiti alle fasi della vita che gli sono rimaste appiccicate addosso come miele santìo. Amore, amicizia… Ehhh, l’amicizia. Io arrivo a giorni alterni a questa boccata d’ossigeno, quando ” i dispiaceri scaduti,le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato” non fanno capolino tra le lenzuola d’orfeo o nel caffèllatte. Diciamo cha ci arrivo così, a forza di “calci in c…”. Ma quello che conta è il risultato no? Anche se discontinuo, doloroso, pencolante, slabbrato, provvisorio, cieco, inservibile, impalpabile, vero……

  3. tage scrive:

    …ecco il post che mi serviva oggi, quello che nonostante tutto c’è dentro la felicità

  4. Iena Ridens scrive:

    Eh lo dico sempre io che i tacchi sono fondamentali ;)

  5. MaPe scrive:

    Boh…mi fido sulla fiducia…

Scrivi un commento