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Archivio di gennaio 2009

27 gennaio 2009

Alex Forrest, ovvero l’arte d’essere Glen Close…

Image – Gwen Keraval

“Nella vita c’è molta sofferenza, e forse l’unica sofferenza

che si può evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza”

Laing 

Non sono morta, non ho intenzione di chiudere il blog, non ho un nuovo fidanzato, insomma, non scrivo perché tecnicamente non ho il tempo materiale per farlo e quando ne ho voglia, ispirazione, sbuzzo – chiamatelo come volete – o non è il momento, oppure crollo come una pera sul divano! E, particolare non da meno, sono piena di lavoro fino al collo, in procinto di dare avvio ad un nuovo corso serale, in spostamento tra bologna-forlì forlì-bologna per dei corsi, e con l’acqua alla gola per accattarmi una specie di attestato dopo aver srotolato un corso on line a dir poco infinito, con scadenza trentagennaiodiquestoannosolare. Quindi sono decisamente nella cacca fino al collo, e dimenticavo la totale inettitudine e 0 flessibilità dei miei giovani corsisti, vittime di attacchi di panico per spostamenti davvero insulsi. Ma non è mica questo ciò di cui volevo scrivere…

Sabato – mentre cercavo di dare una parvenza di decenza alla mia microcamera – ho assisitito ad una scena, alle 11 di sabato è piombata G. - che sarà pure l’iniziale del suo nome – ma per me sta solo ed esclusivamente per Glen Close. Lei è una collega di mio cugino, che palesemente, dopo qualche seratina all inclusive con lui, c’è finita decisamente sotto, anche se ha beceramente dissimulato cercato di fare quella che ci si accompagna solo per sfamare i propri istinti sessuali (e ’ste cose le so perché ultimamente il cugino si confida con la sottoscritta sperando di venire a capo della matassa pluriannodata a cui ha dato vita in questi mesi).  Perché non si sa se vuole ancora l’ex, perché si frequenta con una che gli piace, perché nel frattempo ha trovato posto per Glen. Glen, diciamolo pure, s’è invaghita di ’sto orso che veste in giacca e cravatta e indossa mocassini gucci, ma che ultimamente le risponde sempre picche. L’altro giorno mentre rimpilavo i miei libri, piegavo tonnellate di maglioni, spolveravo mensole, lei diceva ripetutamente e a voce alta:

“No, non è vero!Quando poi? Non può essere!!!”

e lui: “Oh c’ho un’altra, lo vuoi capire o no? E poi è tardi devo andare a fà sciòpping, te ne vuoi andà?”

e poi s’è messa a piangere… e lì mi è venuto in mente il libro della Norwood – Donne che amano troppo, lei tirava su col naso, ed io facevo no con la testa e scorrevo mentalmente le pagine di questo libro davvero illuminante – e Glen ce le ha tutte, ma tra tutte spiccano:

- la sindrome dell’infermierina io ti salverò: “con il sesso/amore finalmente guarirai, io ti amerò più di chiunque altra, avrai il calore che non hai mai trovato, e una volta convinto del mio amore, ti trasformerai nel vero te stesso, e risvegliandoti incarnerai tutto ciò che desidero e di cui ho bisogno”

- la maglietta con su scritto Benvenuti: “non me ne importa nulla, voglio lo stesso venire qui a casa tua, stare con te, fare un sacco di cose con te”.

Mentre riempivo il secchio con acqua calda e prontolegno sono scesi in cucina. Lei aveva messo radici sul pavimento, un muso lungo, occhi cerchiati e rossi… e lui:

G. è l’una e venti? te ne vai, o no?!” e muta e con lo sguardo basso basso è andata verso la porta, è rimasta a guardarlo sul pianerottolo, ha tirato su col naso e le si è strozzato in gola un ciao…

Io strizzavo nervosamente il mocio e pensavo: mai farsi/avere una storia con uno che lavora nel tuo stesso posto di lavoro, bisognerà stare attenti a Glen che poveretta aveva pure portato i cornetti di Pino per la colazione dell’infame…

Sentimentalmente attenta… elle…

Pensato da Elle at 22:02 | 15 Comments »

22 gennaio 2009

Lo scarto di nessuno e potenzialmente di tutti…

Image – Arturo Elena

Listening to – Finardi – La canzone dell’acqua

“Devi essere come l’acqua che si lascia andare,

che scivola su tutto, che si fa assorbire,

che supera ogni ostacolo finché non raggiunge il mare

e li si ferma a meditare per scegliere

se esser ghiaccio o vapore, se fermarsi o se ricominciare…”

C’è qualcosa che gratta nel profondo…e forse è perché penso di essere in un periodo davvero strano. Non riesco nemmeno a condensare quello che s’agita… che lotta per assumere una forma, ma che forma non trova, e se ne resta lì totalmente sconfitto e totalmente indefinito, che stanca lo lascio tormentarmi giorno dopo giorno…aspettando che passi, s’annoi o che semplicemente vada via…

Qualcuno una volta m’ha detto, o l’ho letto da qualche parte, o peggio devo averlo sentito alla tv, che gli scarti degli altri a volte hanno la fortuna di incontrarsi, e ciò che è stato lo scarto di qualcuno può fare la tua felicità… Ma l’altro giorno mentre raccontavo questa teoria – o quello che diamine è – a mia sorella, lei ha tolto gli occhi dalla vetrina che stava fissando, m’ha guardato e mi ha detto con il suo tono perentorio: “tu non sei lo scarto di nessuno e sei potenzialmente la ragazza di tutti, chiaro!?“. A volte mi chiedo se non sono io tra le due la sorella minore. ecco.

Quella frase ha fatto piazza pulita delle paranoie stantie, si è avvitata in un paio di rimbalzi nella mia testa, s’è incanalata nei ricordi, si è abbracciata con i rimorsi – quelli piccoli e quelli grossi – ha riempito per un attimo le crepe, ed è stata come un lampo, una luce. Poi a bocce ferme ho capito il giro che ha fatto, perché s’è fermata dove s’è fermata e soprattutto da dove ne è uscita. Perché a volte mi sembro matta, ma nella mia pazzia alla fine riesco a trovare una logica lineare.

Anche se, adesso più che mai, mi scopro del tutto incapace di rispondere a certe parole che arrivano, che rivelano qualcosa che, del tutto inaspettato, non è. Ma sento che adesso non ce la faccio e quindi resto in silenzio in compagnia di tutti i miei dubbi, con la teoria degli scarti che mi vive di fianco, come una stupida ombra.

È quel potenzialmente di tutti che tutti vedono tranne me, che mi manda in bestia. Perché non sono per tutti è questo il punto, e non c’è presunzione, non c’è consapevolezza d’essere meglio, ma è solo un male, perché non mi adatto, perché non mi basta, perché sono matta furiosa, perché sinceramente penso che nello starmi alla larga ci si guadagni parecchio. ecco. le persone contorte fanno paura ed io faccio parte di questo club.

Il vicino si traferisce. Per lavoro. A fine settimana. Non molto lontano da qui. Me lo dice sotto casa, s’accende una sigaretta mentre mi fissa, mi riempie di domande e mi regala una spilla piccola piccola. Sottolinea che da quando sono tornata non mi sono mai fatta viva. Ed è la verità.  Adesso, che s’aggiunge questo pezzo al puzzle, capisco molte più cose e certi tratti si fanno più che nitidi. Ci salutiamo con “ci vediamo prima del mio trasloco?” ed un bacio sulla guancia.

Altre voci poi corrono così veloci che arrivano, mi trovano e, senza ritegno, mi informano che il mio ex è tornato a vivere nella città in cui siamo nati. E arrivano pure i ricordi delle cose e delle promesse che furono dette – usando adesso stupidamente il passato remoto per una cosa da passato prossimo – ma io che ho cambiato pelle, che sono morta, rinata, morta e che forse solo adesso sto rinascendo di nuovo, mi fermo e sconvolta mi accorgo di aver dimenticato la data del suo compleanno, mi sembra oggi o forse è domani, non lo ricordo più. davvero. ho cancellato, ho dimenticato, volendo dimenticare.

Potenzialmente molte cose… forse, elle…

Pensato da Elle at 01:57 | 3 Comments »

17 gennaio 2009

Semplicemente perché non so dire di no…

Listening to – Nick Camen – I promised myself

Puoi cambiare taglio e colorare i tuoi capelli. Puoi decidere di accettare che qualcosa vada storto, che altro cambi e che qualcosa resti la fotocopia identica di quel che è sempre stata. Puoi tenere ritmi incalzanti quanto vuoi, svegliarti alla mattina presto che è ancora notte e che solo all’altezza delle torri s’accenna una sfumatura grigio chiaro. Puoi decidere che le tue priorità sono queste e che finché sono queste, questa è la strada che seguirai, batterai e su cui ti intestardirai a camminare. Anche se è piena di buche, dossi, pozze colme d’acqua limacciosa. Ascolti i problemi degli altri ed hai sempre parole per ognuno che bussi alla tua porta. Semplicemente perché non sai dire di no. Sì, non so dire di no.

Riconosci tutti gli sforzi che fai, l’energia e la passione che ci metti e che gli altri fissano sgomenti chiedendoti: ma come fai? Ho imparato a sapermi tenere impegnata, perché quando non lo sono m’annoio, ed io non lo sopporto proprio. E se adesso una luce s’accende rendendo visibile e chiaro un percorso, mi accorgo che tutto il resto resta al buio. Quello pesto.

La presunzione di molti mi dà fastidio, la stupidità dei tanti mi rattrista, l’intelligenza dei pochi mi fa scendere la catena. La presunzione di chi mi parla ancora del mio ex, come se senza la sua presenza io non fossi capace di vivere la mia vita, mi dà fastidio. Io non dipendo. Io sono, il che è molto diverso. Con tutte le debolezze,  i rigurgiti d’egoismo, le ferite e le crepe del caso. Le persone continuano ad esistere anche se chiudi gli occhi. Anche se la strada è un’altra. E la mia vita ora è così diversa, ma è pur sempre la mia vita. La stupidità di chi pensa d’aver capito che mi basti soltanto quello che riposa sulla superficie – ed io sorrido – perché non hanno capito che tutto quello a cui basta un soffio per scomparire, coglie la mia attenzione talmente per poco, che stento ad accorgermene. L’intelligenza dei pochi che comprendono che se nella vita non si trova quel che si cerca allora è meglio spendere le proprie energie per altro e che non per forza bisogna illudersi facendosi bastare quel che si raccimola. Io non ci sto.

In questa settimana ho avuto solo qualche pezzo di notte per pensare, perché oltre al mio lavoro ho avuto sulle spalle anche quello della collega malata, perché ho i corsisti più fregnoni del mondo che aspettano solo d’esser imboccati, perché vanto ben due casi a cui nessuno trova soluzione, perché mi hanno assegnato un tutor a cui avrei delegato volentieri un po’ di scartoffie ma la cui natura è al 90% fatta d’ectoplasma, perché ora devo proprio trovare un sistema PDR – che non è un partito politico – ma è un Programma Disintossicazione Rinazina…ecco…

Semplicemente… elle…

Pensato da Elle at 02:20 | 3 Comments »

9 gennaio 2009

Meglio rischiare, che non concedersi mai…

Image – Tadahiro Uesugi

Alla fine la neve è caduta, in fiocchi soffici e bianchissimi. Ed io sono lì con le mie scarpette nere ad arrancarci maldestramente sopra, intirizzita dal freddo, sommersa dalla sciarpa enorme e costretta a sopportare il berretto di lana.

Alla fine natale è scivolato via. Ed io sono più stanca di prima. Ho fatto l’errore di aspettarlo così tanto che ne sono rimasta delusa. Non è bello non trovare la pace e cercarla come se fosse acqua nel deserto o come scarpe divine a prezzo stracciato in tempi di saldi… Ma adesso che torno nella mia casa, nel mio ufficio, alla mia vita di sempre sono stranamente calma. Indosso calzettoni bianchissimi di lana grossa fatti ai ferri e cammino sul parquet incollando il naso al vetro, fissando i fiocchi che a poco a poco si fanno coltre sul davanzale.

Ho pensato che a volte nella vita vale la pena di rischiare e non scegliere di non concedersi mai…

Ho pensato che stranamente sono serena, non felice – quella è tutta un’altra cosa – ma sì, sono serena. 

Qualcosa è scivolato via, qualcosa diventa consapevolezza, qualcosa resta ancora desiderio, qualcosa resta voglia, qualcosa cambia irrimediabilmente… io invece resto quella di sempre. Solo più concentrata. Su me stessa.

E poi scopro qualcuno che merita attenzione e che in tutti questi anni non avevo mai scoperto, è bello ogni tanto farsi cogliere da belle sorprese. Solo che poi arriva sempre qualcuno che fa una battuta fuori posto, sperando di trovarci in fallo, e allora quel che c’è mi piace che rimanga tra noi, senza rivelarlo a nessuno, perché sono sicura che nessuno capirebbe. E non mi importa nulla dei pensieri degli altri, solo che – di striscio – arrivano e mi feriscono, e l’unica cosa che riesco a fare è ripetermi che guardare avanti serve, serve essere veri e sinceri, che nella vita è meglio rischiare, che non concedersi mai. E nelle parole fitte scopri lati di quella persona che mai avresti creduto potesse avere, perché c’è differenza tra parlare e confidare, tra narrare e raccontare, tra dire tanto per dire e mettere a nudo parti di sè troppo poco spesso rivelate.

Scivolano via i fiocchi. Lascio un sorriso togliendogli però tutto il vecchio sapore amaro. Ho occhi fissi ed una consapevolezza: sapere quello che voglio e come lo voglio. Decidere. Vivere. E punto.

Poi un sms. E non è un bentornata qualsiasi. Qui le pareti hanno orecchie, ed io forse ho il tono di voce troppo alto. Stasera a modo suo trova il canale per comunicare con me…

prima tamburella le sue nocche sul muro,

e (maledetto messenger dimenticato acceso) cosa hai fatto l’ultimo dell’anno?

tonnellate di domande sceme buttasabbianegliocchi… poi, butta lì un’uscita per una di queste sere.

Tutto intorno a me è strano. Ma io sono stranamente calma. C’è silenzio. Un’occhiata all’agenda. Troppe cose da fare. Ma quella neve che imbianca i tetti, che attutisce tutti i rumori, mi regala un po’ di leggerezza, lasciandomi immobile sul divano a fissare preoccupata tutte le crepe del mio soffitto. Così accendo le luci ormai orfane dell’albero, e nel buio, sparse sul pavimento della sala, mi regalano quello di cui ho tanto bisogno. Serenità.

Rischiosamente, come sempre nella mia vita, forse… elle…

Pensato da Elle at 02:05 | 3 Comments »

7 gennaio 2009

Happy 2009? Con Giove si può!

Image – Raku

A detta di Paolo Fox quest’anno Giove scorrazzerà nel mio segno zodiacale seminando denari, carriera, gli uomini cadranno ai miei piedi e poi arriverà finalmente un amore travolgente, passionale, romantico, vero e profondo. Ecchecacchio questo è il MIO anno. Se qualcosa dovesse andare storto so con chi prendermela.

Nel mentre, la mia permanenza nella città natale e nella matusa casa è stata un disastro totale, un’ecatombe, pompei due, lapilli e magma in copiosa quantità, il tutto addolcito da atroci litigate con il capofamiglia, che nonostante sia in salute ama fare il malato immaginario e tutto quel che ne consegue: tre poverette isteriche pazze che corrono a destra e a manca. Così non mi sono riposata affatto, il libro di diritto del lavoro è rimasto nella stessa posizione in cui lo avevo lasciato al mio arrivo, immobile sulla scrivania e adesso mi ringrazia solo d’avergli fatto cambiare almeno un po’ d’aria. Per consolarmi dello scazzo cosmico ho mangiato a più non posso e adesso tutti gli aperitivi, i tortellini in brodo e le olive fritte ingurgitati mi vegetano addosso. Sono salita sulla bilancia e sono scesa alla svelta, inorridita. Adesso bandirò aperitivi, birre a e fuori pasto, stuzzichini, popcorn… mi darò alla dieta detox e resisterò al canto tentatore che arriverà dalla dispensa piena di torroni, pandori, panettoni, che mamma m’ha caricato in macchina pur di non farle mangiare a mio padre…

Ma non voglio fare la solita rompina: sarò ottimista perderò in un batter d’occhio i chili di troppo che mi fanno scoppiare addosso i jeans, riprenderò a lavorare incastrando lo studio e i corsi a cui devo partecipare, nel frattempo leggerò la marea di libri che ho ricevuto per Natale, metterò mano all’ultimo esame e alla tesi, insomma i soliti buoni propositi del nuovo anno…del resto con Giove si può, l’ha detto pure Paolo Fox!

Stressatamente… elle…

Pensato da Elle at 00:53 | 2 Comments »