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Archivio di dicembre 2008

21 dicembre 2008

Yea, Yea… Merry Christmas…

Macché Merry Christmas e Merry Christmas…

Ho capelli isterici che non tengono la piega, occhi pallati, nervi a fior di pelle, una valigia che pesa come un asino morto, una busta carica di doni – il portafoglio ovviamente vuoto – e nessuna slitta che m’aspetti, ma un treno domani mattino che arriverà con un cumulo di ritardo che non smaltirà mai e poi mai. Ma cambiare aria, prendermi una pausa da tutto, penso che forse mi farà bene… forse…

In questa settimana non ho fatto altro che riempire torte con miriadi quelle famose ciliegine…allora è un bene che io mi allontani, perché a volte certi ambienti – e certe persone – diventano così tossici e asfissianti che starci ulteriormente a contatto sarebbe dannoso e claustrofobico…

Perché se la settimana scorsa per lui ero incoerente, dall’altro ieri sono diventata quella che non solo non s’è fatta sentire per dieci giorni, ma che addirittura avrebbe intrallazzi con altri… ed io – pensando che praticamente vivo in ufficio – ho chiesto al diretto interessato che mi accusava una degna spiegazione, beh sentirsi dire che l’ha capito da certi movimenti sul mio feisbùc m’ha fatto davvero dubitare della sua intelligenza… perché alla fine la corda a furia di tirarla si spezza no?

In compenso mi sono divertita come una matta alla cena aziendale, e tirare tardi a suon di birra con un collega a parlare a volte serve per scrollarsi di dosso quello che s’attacca alla pelle come una sanguisuga… Ho un bellissimo nokia, che ovviamente è davvero problematico per me sapere usare, mi sto convertendo al mac – con non poche difficoltà logistiche – ma devo resistere. Ho il mese di gennaio già pieno zeppo di cose da fare, corsi da seguire e l’ultimo esame da cavarmi dalle scatole… e speriamo che ’stanno bisesto si levi alla svelta dalle balle che voglio veder girare ’sta ruota…eh…

Nel frattempo per chiudere in bellezza mi sono comprata un paio di scarpe taglio maschile come piacciono a me tiè.. così per autogratificarmi del mese lavorativo… sotto questo santo natale è mia intezione aggiornare il blog sempre che non mi venga un attacco di isteria acuta e decida di uccidere i due criceti obesi che fanno andare la connessione nella matusa’s home, detto questo sono le due, e se continuo non sento nemmeno la terza sveglia!

Istericamente natalizia… elle

Pensato da Elle at 02:07 | 14 Comments »

17 dicembre 2008

…un’altra di quelle volte…

 

Image – Audrey Kawasaky

Due linguaggi diversi. Opposti e Distanti. Come il giorno e la notte. Come una medaglia che ha due facce. Come un coltello che ha una lama e pure un manico. Ma ditemi un po’: ha senso cercare qualcosa in una stanza vuota e spoglia? Ho capito che non per forza dietro ad una frase, a quel gesto o a quello sguardo deve esserci quel significato che io vorrei tanto dargli, ecco. Non mi piacciono i teatrini animati da persone capaci di inscenare sempre lo stesso copione, con le stesse identiche frasi, con gli stessi identici gesti, tutti uguali, tutti ripetuti meticolosamente in serie.

Sapete che c’è? Per certe persone il sesso dopo un po’ non rimane sempre e solo sesso, ma si veste d’altro, aggiunge, non toglie. Che strano caso, ma guarda un po’, faccio parte proprio di quelle. Troppi pochi piedi e troppe staffe. Tanti orpelli e poca sostanza. Vogliamo cose diverse e punto. Lo so io, lo sa lui. Diventando silente e non scrivendo più messaggi vorrei esser lasciata in pace e non esser più cercata, ma così facendo lui perde il posto al centro dei miei pensieri. E questo gli dà fastidio. Allora mi cerca, scrive messaggi e fa l’offeso perché non mi faccio sentire, ed io interpreto male tutto questo. Mi dà tanto fastidio ammettere che la mia natura si colori a volte di una così forte tinta d’ingenuità, e che ci sia sempre chi se ne approfitta. E sentirmi dare poi dell’incoerente. Ma qui non si tratta d’incoerenza. Ci sono persone che non guardano in faccia a nessuno, ignorano volutamente che certi gesti possano avere un peso. E non si parla di me…

Certe cose non mi bastano più, non adesso, e questa è solo un’altra di quelle volte dove è percettibile il tonfo del buco nell’acqua, del pugno che stringe le mosche, della bocca che resta asciutta. Ho guardato bene, e no, non c’è proprio posto per altro dolore gratuito, quel che è stato l’ha portato, e adesso che se ne è andato resta solo un bisogno che non si colma con presenze a singhiozzo, con sms replica di se stessi e dal contenuto vuoto.

Ho bisogno di quel “primo sguardo, quello che arriva come un intruso, che sposta tutto il resto, le facce intorno, le voci, gli appuntamenti, archivia gli incontri di prima, forza le resistenze, va sotto la pelle, scivola verso la pancia, si installa nel respiro, lo fa vibrare. Quello è l’istante che genera i successivi, che s’impadronisce del corpo e dei pensieri. Tutti…”

Irrimediabilmente… elle…

Pensato da Elle at 00:16 | 6 Comments »

15 dicembre 2008

The Circus

Image – Miss Van

Non so se adesso sono la domatrice o la puzzola che tenta di saltare da un cerchio di fuoco ad un altro, cercando di non bruciarsi. E se volessi bruciare in fretta la mia coda folta? O se invece volessi far stare tutto al suo posto, vederlo composto nell’ordine che io gli ho dato? In questa settimana ho continuato a fare quel che facevo: la mattina mi sono svegliata, sono andata in ufficio e alle sue parole ci pensavo solo in qualche raro momento di pausa… poi ci sono stati casini a lavoro ed ho accumulato tensione spostando tutta la mia attenzione su quel che dovevo consegnare e all’atmosfera greve che c’era in ufficio.

Poi lui giovedì atterra a Milano, e mi scrive un messaggio. Lascio scivolare il telefono in borsa e stacco i pensieri, tutti. Mi distraggo lavorando. Venerdì è verso Bologna, e sono ancora un paio di messaggi ad avvisarmi di tutti i suoi spostamenti, incluso quello del rientro in casa. Rispondo solo se sollecitata, perché in testa è rimasto il suo consiglio di lasciarlo stare uno come lui, e di lui è rimasto un piede simbolico piantato nella mia porta che vuol lasciarsi aperta.

E questa sera suona alla mia porta, siamo per strada ed ha il libro che gli ho prestato in una mano e un pacchetto con il croccante, ed io adoro il croccante, mi fa un sorriso e mi dice che in questa settimana non mi sono mai fatta sentire… certe frasi mi disorientano, certi particolari vanno in repeat – come quando da piccola il mangiadischi si piantava ripetendo di continuo il pezzo di una canzone – allora mi viene in mente quando una settimana fa dal suo cilindro ha tirato fuori il discorso assurdo delle persone che rimangono impresse dicendomi che ognuno di noi ne ha una, è vero tutti ne abbiamo almeno una che se ne resta lì più o meno piantata nel petto e più o meno incistata nel cervello, ma a volte bisogna pur scegliere di vivere qualcosa che sia nostro, vero e reale, che è meglio rischiare e poi magari piangere sul latte versato…e non fasciarsi la testa prima di rompersela…

Poi un bacio sulla guancia, sembra fredda questa serata, ma io ho il cappotto aperto e la gola scoperta, ci diciamo un ci sentiamo qualsiasi. Nell’androne buio delle scale del mio palazzo penso all’espressione del suo volto, in una mano stringo il libro e nell’altra scricchiola la carta plastificata del pacchetto di croccante, nella testa riecheggia solo la constatazione che evidentemente io non ci capisco nulla. A casa penso che per non pensare ulteriormente sia il caso di stirare, mettere in ordine, stendere la lavatrice, cazzeggiare su messenger.. poi un suo messaggio: “niente messaggio neanche stasera… va bene te la do io la buonanotte. ciao“… ed io non ci capisco più niente… ecco.

Silenziosamente elle…

Pensato da Elle at 01:35 | 6 Comments »

9 dicembre 2008

chiusaparentesiepunto

Image – Tadahiro Uesugi

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi.

Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali,

schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri…

Paolo Giordano

Sono un passo più in là anche io, lì nel mezzo, e da sola consapevole di ciò di cui ho bisogno.

Ho capito che ho bisogno di alcuni pezzi per completare quella parte del mio collage.

So che per me ha un senso addormentarmi nell’incavo di una spalla dopo aver fatto l’amore,

aspettare che le bocche s’incollino per respirare e seguire il profilo di una guancia con una carezza…

E semplicemente so che quel che cerco non era domenica lì con noi.

E una goccia di tristezza in più bagna il mio cuore, per me. Egoisticamente e Soltanto per me.

E sai che c’è? Già che ci sono, che non sono innamorata, chiudo questa parentesi, aggiungendoci un bel punto, deciso e calcato. Perchè io son capace adesso di legarmi agli attimi che mi fanno stare bene. Ma il cuore e la testa parlano a chiare lettere ed io non posso non ascoltarli.

Perché certe regole bisogna saperle accettare, certi ruoli bisogna saperli interpretare, e certi abiti bisogna saperli indossare, e con certe scarpe poi, per avere il passo spedito, bisogna saperci camminare.

Ed io non voglio nessuna regola a cui sottostare,

decido di non interpretare alcun ruolo,

perché questi abiti all’improvviso si fanno così stretti, le scarpe diventano davvero irrimediabilmente scomode.

Sai che c’è? Io mi spoglio e torno ad esser libera.

Perché semplicemente cerco qualcosa che evidentemente qui non trovo.  

Perché voglio appartenere a qualcuno sempre e non a giorni alterni.

E pensare questo non è debolezza, anzi. Perché io voglio esserci costantemente e non quando va a qualcuno. Perché se non mi posso fidare allora è meglio che stia lontana da tutto questo. Perché semplicemente sono stufa di tutte quelle persone che riescono a prendersi quel che vogliono, che s’aggrappano alle coincidenze e attorno ci costruiscono tutta la propria vita. Perché ho capito che le scelte si fanno in pochi secondi e poi però si scontano per tutto il tempo che ci resta.

Lo sguardo s’incolla al soffitto, lo capisco che è notte fonda, mentre lui parte per lavoro, mentre Bologna dorme, quando anche io dovrei dormire, e capisco che non mi bastano certe cose e che certe cose mal s’incastrano con i miei vuoti, perché resterebbero lì a far gioco e a suonare vuoto.  Ed io amo i suoni pieni,  odio le assenze e desidero le presenze.

Sono un passo più in là, perché ho bisogno di quella follia, e sono lontana da quelli che non rischiano mai, da quelli che fanno per finta, da quelli che tutto è un gioco, da quelli che non si concedono mai, perché appartenere ha un senso, e tutto questo resto no. e allora… chiusaparentesiepunto.

Decisamente… elle… 

Pensato da Elle at 22:55 | 5 Comments »

6 dicembre 2008

Cose dell’altro mondo, no, no di questo…

Image – Henning Lohlein

Machebellasettimana che ho passato… ho vinto tante “bamboline“, e in ufficio vincere la bambolina signifca: avere una bella grana da sbambozzare… ed infatti… sipario:

- lunedì: mi affidano un nuovo corso da coordinare, questa volta dalla A alla Z… e con l’impellenza di trovare quattro corsisti che completino il numero, penso che acquisterò un cilindro…

- martedì: riunione (movimentata) per la progettazione: coltelli, accette, persone scazzate, incazzate, di più di incazzato che c’è? beh pensateci, quello comunque… mi assegnano un altro progetto… ormai sono un tutt’uno con dreamweaver – php – e tutto quello che è e-commerce… lo segno in blu sul mio blocco con le righine…

- mercoledì: pile di documenti da studiare, un appuntamento con un prof in facoltà che ha dimenticato di correggere la mia relazione di tirocinio, e che mi fa andare là, così tanto per farmi cambiare aria…, mi  fissa un altro appuntamento per mercoledì prossimo e ciliegina… serale fino alle nove…

- giovedì mattina: una dell’amministrazione m’ha pettinato, un altro po’ e mi faceva pure una bella acconciatura, del resto come potevo prevedere che tutto filasse liscio, con una giornata iniziata nel migliore dei modi con il fatidico mix letale “notte insonne-sveglia con piede sinistro-ettolitri di sangue dal naso“? Arrivo in ufficio – con un incarnato color mocio – e mi passano subito la telefonata… il suo tono acido, più di acido – lascio perdere e faccio finta che non ce l’abbia – incalza, “manca questo, quello, quello lì e quello là”… ed io so che tutte quelle cose non solo le ho fatte, consegnate, imbustate e pinzate, ma le ho controllate mille volte, e glielo dico, ovviamente s’incazza il triplo… morale: quando chiama perché non si ritrova le cose, l’errore è sempre e soltanto tuo, devi essere solo collaborativo, piegarti, farti insultare, e dirgli magari anche un grazie… ora, sorvolando il fatto che l’affiancamento non mi è stato fatto, (ma me lo ritaglio nei miei buchi vuoti facendo la questua a destra e a manca per imparare a far certe cose), che non voglio trovarmi alibi o scuse di nessuna sorta, ma c’è modo e modo di dire le cose o no?.. e poi mi chiude la telefonata con un “a volte un po’ modestia non farebbe male”…esilarante

- giovedì tardo pomeriggio: il capo dei capi ha assunto una persona con un ruolo da responsabile, il che sta a significare che se avessimo bisogno di aiuto nella progettazione questa persona dovrebbe esserci, perchè capace, competente e bla, bla, bla, ma piccolo particolare pare che questa persona non ne sappia mezza… allora il capo dei capi parla con il mio capo che poi va dalla sottoscritta e le dice: “mi fido di te, tu sei brava, che ne dici la settimana prossima di fare un po’ di affiancamento? Fai vedere come progetti tu no?“… ed io lo guardavo come se mi stesse dicendo “eleonora come non lo sai, adesso gli asini volano!!” gli dico ovviamente sì … la voce arriva nel mio ufficio: succede il finimondo (perché ovviamente il capo ha baipassato la persona che sta sopra di me) ed è lava, lapilli, insomma Pompei… ed è brutto trovarsi in situazioni scomode e roventi e per di più senza averne la colpa… rientro a casa dopo l’aperitivo del giovedì, mi butto sotto la doccia sperando di non affogare… mi addormento sul divano, mi sveglia il telefono, e non riprendo sonno nemmeno dopo cinquanta pagine di libro e un litro di camomilla…

- venerdì: mi sveglio afona, arrivo in ufficio – dopo un’ora di bus causa manifestazione e inizio del motor-sciò! – telefonate da fare quasi in alfabeto morse, parlo con i colleghi come se fossi Marianna Ucrìa, c’è tensione, passa il capo e mi chiama… Pompei è arrivato anche lì… ed il mondo, questo mondo è una giungla, dove una parola è poca e due sono troppe, che io devo star tranquilla, che c’è un pregresso, cose vecchie trite e ritrite – in cui io non voglio entrare – io non sono messa in discussione, ma chiarisco perché sono una persona corretta, sincera e diretta. Le acque si calmano, allagando Pompei, almeno un po’. E un mio collega mi dice: “Eleonora sai quale è il tuo più grande handicap/difetto? … Sei troppo brava e qualcuno se ne è accorto…” stasera mi ubriaco…

Morale: le conoscete le tre scimmiette? Ecco, intanto inizio a non parlare, così intanto magari recupero la voce, che il miele e tutte quelle cose schifide non riesco proprio a buttarle giù… e poi recupero le forze che domani mi sparo il mix letale: Ikea+Addobbi-Spesone-Personal Shopper (essì, ma non mi pagano) – domenica, se sono viva, Barberino del Mugello, e lunedì metto mano alla pila di carte che mi sono riportata dal lavoro…

Moralmente… ma anche no… elle…

Pensato da Elle at 01:14 | 2 Comments »

4 dicembre 2008

Successione di tregue e squilibri…

Image – Miss Van

 Prima, credevo che le cose avessero una ragione d’essere, un senso nascosto.

Prima, credevo che da questo senso dipendesse l’organizzazione del mondo.

Ma è illusorio pensare che ci siano ragioni buone o cattive,

e in questo senso la grammatica è una menzogna perché ci fa credere che le

proposizioni si combinino tra loro secondo una logica che lo studio

rivela, una menzogna protratta nei secoli, perché adesso

so che la vita è solo una successione di tregue e squilibri,

il cui ordine non obbedisce ad alcuna necessità”

Delphine De Vigan

“come lo amavi?”

sì che ho risposto a quella domanda, anche se certe cose son sempre state difficili da incasellare e spiegare, io che i sentimenti  cerco di viverli come posso, con il mio modo strampalato, a spizzichi e a bocconi, con grandi abbuffate, sprofondandoci le mani, riempiendomene le braccia… me lo ricordo sì come lo amavo… e dirò di più ricordo tutte le volte

che ho amato

che ho quasi amato

quando ho sentito un leggero calore

quando quello stesso calore è diventanto fuoco

È nel momento in cui ti chiedi “come sto amando e perché”… che forse qualcosa non quadra perfettamente?

È nel momento in cui riveli che hai il cuore in pace che tutto si sgretola?


È nel mentre del paragone, del come fai o hai fatto tu, che forse il dubbio già s’è insinuato, ha messo radici, è diventato esso stesso edera, che piano piano s’avvolge e finisce per soffocare ciò su cui s’è arrampicata?

Potrei voler dire che ogni volta è così diversa, che non ci sono parti prestabilite, che non c’è sempre lo stesso succedersi di scene, che a tratti c’è il gobbo dei ricordi a suggerire dove sono nascoste – forse - su quel terreno le mine.

Allora ci passi raso raso attorno, dimenticando però che quello è un terreno nuovo, e che per questo non ancora battuto e allora una nuova mina potrebbe nascondersi proprio in quell’attorno…

Ognuno ha un modo suo. Perché alla fine ognuno di noi vive la sua personale successione di tregue e squilibri…

Il fatto è che ognuno si guarda, e a volte guarda quello che non potrebbe guardare, così come a volte si guarda quel che non si può avere, ma è nel come lo guardi, nel timore che si mischia alla curiosità, che si nasconde un’inequivocabile verità: tutto è tregua, tutto è squilibrio, è un respiro che all’improvviso si ferma, è uno sguardo che si abbassa, è un labbro che si morde, è un piede che ticchetta nervoso. Tutti buttano la propria polvere sotto al tappeto, io ho smesso da piccola… quando per sbrigarmi – pensando di essere davvero furba – mettevo in ordine le mie barbie ficcandole tutte sotto al letto e tirando fino al pavimento la coperta, poi quando mamma lo scopriva…   

Ho capito che fare i furbi serve a poco, perché…

le tregue e gli squilibri capitano, arrivano, si stanziano.

Ci convivi, li eviti, li rimuovi, li rispolveri, li fissi, li lucidi. Ti credi più forte di loro. Di tutto.

Ho trovato una chiamata persa e tre messaggi.

Equilibratamente… elle…

Pensato da Elle at 01:26 | 3 Comments »

2 dicembre 2008

Do you like macrobiotic restaurant?

Image – Bawman Eric

No, I don’t!

Principalmente perché io di salutista nella mia alimentazione non ho praticamente quasi nulla. Perché mangio pane e pasta senza remore, compro barrette, sciocobons e nutella e li polverizzo in un nanosecondo. Ai fornelli poi sono una che non risparmia né sul sale, né tantomeno sull’olio, perché diciamola tutta mi piacciono i sapori e la cucina mediterranea, e mettermi a tavola è un rito ed un piacere con la P maiuscola. Insomma cosa aspettarsi da una che fa pranzo e nel frattempo ordina già lo spuntino per il pomeriggio, che a rimanere senza non ci voglio nemmeno pensare? Ma quando uno dei miei colleghi – operato da poco alla cistifellea e ai calcoli – dice a me a un altro paio di colleghe: “Dai venite al macrobiotico con me oggi?“… loro saltellano di gioia, ed io contraggo il mio viso in una smorfia atroce, e faccio uscire dai denti a fessura uno stiracchiato: ““… facendoli girare tutti allibiti… Ebbenesì Eleonora per un giorno rinuncerà a fumanti tagliatelle ai funghi porcini, alla focaccia con la mortadella o ai famosissimi ppp che io ed il capo ordiniamo un giorno sì e quell’altro pure: i tortellini panna prosciutto e piselli… per entrare in un posto dove:

- già l’odore mi fa chiudere il naso, mi maledico e vorrei fare subito dietrofront al primo passo

- per mangiare devi associarti: 5euro (grazie), devi sorbettarti una signora che mentre si trascrive tutti i tuoi dati anagrafici (ma prego), ti riempie di pieghevoli che ti invitano nell’ordine: alla giornata macrobiotica, alla cena prenatalizia, alla filosofia del “tutto quello che sta qui dentro è sano, mentre quello che mangi tu è veleno e avveleni il tuo corpo…”

- tutti parlano in silenzio, quasi bisbigliando e spengono i cellulari (io che sono composta da un esile corpo che fa da cassa di risonanza ed ho un tono di voce troppo alto non so come ho fatto… sì che lo so: non parlavo, facevo cenni, e dicevo sì e no e basta)

- la prima cosa che ti portano è un brodino – a guardarlo mi sono tornati in mente quei passati di verdura che mamma chiamava brodo vegetale e che quando ero piccola mi faceva scendere in pancia a forza - e che per me che ero nuova oggi – oh grazie – me lo avevano preparato un po’ più saporito… (diciamocela tutta: quella zuppetta il sale l’aveva visto mentre era nel pentolone e quello era nello scaffale più lontano e soprattutto ancora chiuso nella scatola di cartone, con una data di scadenza di tre anni fa)

- poi il pezzo forte tadan, il piatto unico composto da: insalata lavata e messa nel piatto scondita, n° 4, si quattro, palle di cui due di farro – stracotto - e due di riso mischiato con un po’ di carote e sedano, una montagnola di cuore d’insalata saltata in padella con cipolla e carote, e al centro gli immancabili fagioli neri, che quando gli ho chiesto se non ce li metteva che tanto non li avrei mangiati, mi sono sentita rispondere che i loro sono piatti equilibrati, quindi se non ce li mettono non raggiungi l’equilibrio… vabbè… ovviamente olio e sale questi sconosciuti, il pane fossi matto, e il tutto è stato annaffiato da una cosa che sembra tè, ovviamente calda e fumante, ovviamente io ho ordinato acqua naturale…

- alla parete c’è una gigante cartina del planisfero con il sud del mondo al posto del nord e il nord a quello del sud, con su scritto… “disposizione scientifica esatta del nord e del sud della terra orientata in base all’universo” il ché mi pare una gran cagata…

e dulcis in fundo

- alla cassa: 11euro procapite e sia gentile (senza battere ovviamente uno scontrino), che con dieci euro l’oste sotto casa ogni venerdì sera mi prepara la grigliata di maiale con una cascata di patate arrosto che seguono LA REGOLA SUPREMA delle patate: Non sono mai abbastanza…

Rientriamo in ufficio: mi sparo subito un caffè, e ringrazio Dio che stamattina appena arrivata sono entrata in riunione e non ho potuto mangiare quella velenosa brioche au chocolat… ahhhhhh il sapore del burro, della pasta frolla, del cioccolato… macrobiotico mabbaffanculo và…

Burrosamente sempre immersa nei sapori mediterranei (e guai a chi me li tocca)… elle…

Pensato da Elle at 23:35 | 6 Comments »

1 dicembre 2008

Like an experiment…

Image – Lynive

Listening to – I Don’t Like Mondays – Boomtown Rats

Tutto potrebbe diventare come in un esperimento. Disporre di mille ampolle, di un camice, di tanti microscopi e di un blocco dove scarabocchiare le mie formule…un po’ più di questo e un po’ meno dell’altro… e poi di un bel contagocce che conti tutto meticolosamente, quel che arriva, quel che finisce, quel che resta… e cosa resta?Resta una telefonata, condizioni, e pretese che non si possono mettere sopra a nessun tavolo, perché non c’è condivisione, non ci sono binari che scorrono paralleli, ma ci sono passi che vanno troppo svelti ed altri che vanno troppo lenti, ma così lenti che nella loro lentezza s’incespicano… allora penso che tutto potrebbe essere davvero un esperimento, vivere questa cosa che cosa non è…

dimenticando le pareti di carta velina che dividono le nostre case…

dimenticando che se non si sta insieme ognuno può fare quello che gli pare…

dimenticando quel che mi sono detta quando la mia ultima storia è finita…

dimenticando sbadatamente per un attimo cosa vorrei per me…


“Sì, dai il passato è passato, ora c’è il presente… (che belle parole)… ma quello che faccio nella mia casa sono affari miei… sì, continuiamo a vederci, ma senza date, così quando ci va, che se mi chiedi quando e dove mi sembra che mi metti l’ansia…e denota in te un’insicurezza che agli occhi miei ti fa pedere punti…”

…e non me ne faccio dire oltre…

Succede che chiudo la telefonata, dimentico messenger acceso, e scrive che vedersi in tranquillità non implica date, e cose prestabilite per forza… e bla, bla, bla…tutto ha il sapore dei due piedi in due staffe…

Poi faccio pranzo tardi, fuori è freddo, talmente freddo che riesce solo a piovere e a non nevicare. Sento che ho bisogno di uscire e di non pensare ai mille esperimenti messi in piedi con il vicino che non si sa cosa voglia dalla sottoscritta:

se vedermi quando pare a lui e sempre in balia della casualità…

se chiamarmi o non chiamarmi, e se lo faccio io devo beccare al millesimo il giorno, il minuto e la congiunzione astrale giusta

se tenermi come amichetta per un po’

se aspettare che sia io a stufarmi

Allora chiudo l’esperimento nel piccolo laboratorio delle storie andate strane, mi vesto tutta di nero con una borsa di vernice rossa, Hello Kitty mi strizza l’occhio, indosso tacchi alti, incontro amiche sotto le torri vestite di luce, con pulce abbiamo deciso di addobbare a modo nostro la casa per natale… un aperitivo – dimentico per un attimo le frasi - un abbraccio – e i suoi bla, bla, bla vanno giù con l’aperol soda – poi il coin – sorrisi – e mi chiedo mentre ho un addobbo a forma di cuore stretto tra le mani, perché tutto deve essere così difficile, ostacolato, complicato, vischioso, perché mi trovo a vivere certe situazioni… stizzita con me stessa mi perdo tra tovaglie di natale e bambini petulanti che toccano tutto, mi ripeto che forse certi esperimenti sono fuori dalla mia portata – ciò che io posso versare in quest’ampolla attraverso il mio contagocce forse potrebbe dar vita a scarsi risultati – il fatto è che certi esperimenti bisogna saperli gestire, avere lo stomaco peloso, le palle quadrate, i nervi saldi, e il cuore deve essere duro come una pietra, proprio come per certe relazioni che vogliono starsene lì a riposare divise soltanto da un leggero muro di carta velina…

Laboriosamente… elle…

Pensato da Elle at 00:48 | 9 Comments »