29 agosto 2008
Oh putain: la bataille!
Non avevo voglia proprio di partire. Interminabili bagagli, interminabile viaggio. Ferme in autostrada, sotto il sole cocente, in mezzo al controesodo, con l’idea della partenza intelligente – e che di intelligente ha avuto davvero poco – un giovedì zeppo di tir, carovan, famiglie abbronzate e inscatolate nelle macchine con le facce tristi e l’ansia del sorpasso azzardato. Poi, ho messo piede a Bologna, era notte, era calma, era lei. Mi mancava. Anche se distrutta e provata dal viaggio sono andata a casa delle mie amiche, qualche chiacchiera, qualche scambio di foto. Poi si torna a casa, s’aprono le finestre, e faccio il resoconto: è un campo di battaglia, l’olio di gomito e la mia pazienza forse non basteranno, chiederò una razione extra di forza di volontà. Poi carico la mia ultima valigia su per le scale, quando la mia amica Conc si chiude dietro di sé la porta di casa: il gelo, la fine, il mio sguardo fisso immerso nel terrore: le chiavi sono dentro, insieme a tutto il resto, insieme al cellulare. Ferma sul pianerottolo affogo nel panico, presagendo ingressi strani dalla finestra della cucina aiutata dalla scala dei pompieri, quando il genio della mia lampada mi ricorda che in un attacco di nonsisamai millanta anni fa ho lasciato ad Anna una copia delle chiavi…
Anna abita con Conc. Quindi aricarica la “valigia con il morto” sulla macchina, arifai il giro di tutta bologna, prendi le chiavi e nel frattempo spera che la chiave del portoncino sia quella – che non ti ricordi mica se è quella nuova – che è mezzanotte passata, e che, se non fosse quella dovresti attaccarti a qualche campanello, evitando accuratamente quello del vicino appiccicoso. Ma la chiave gira, e nel mentre che produce lo scatto della serratura, mi sento leggera dei chili che ho preso mangiando arrosticini e pesce per tutta l’estate. Entro con la mia amica e giro per casa con le chiavi per mano: tanto è stato lo spavento.
Poi tutto torna silente. I bagagli immobili e gonfi sul pavimento. Una pianta grassa su quattro s’è ammutinata - quest’anno mi è andata bene – rinsecchendosi e piegandosi su stessa e lasciando di sè solo una fogliolina irriconoscibile, il mio ficus – che all’ikea dicevano di annaffiare sempre – e che non ha ricevuto per tutto agosto un solo goccio d’acqua è verde, rigoglioso e bellissimo, quello di Limite sembra la pianta dello stuzzicadente, qualora esistesse in natura. La lavatrice ha la bocca piena e mastica. Il mocio s’è fatto già qualche metro sul pavimento. Soffoco gli istinti omicidi verso il mio coinquilino maschio – con cui purtroppo non solo ho un legame di sangue ma la compropietà della casa – e che ha invaso di scatoloni pieni di carte del suo lavoro tutto l’ingresso… sì, sì sono tornata…
Pazientemente, ma abbronzatissima, elle...
Pensato da Elle at 10:59 | 3 Comments »


