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Archivio di luglio 2008

30 luglio 2008

Sapori dolciamari

 

 Image – James Dignan

Forse in questi giorni ho pensato che cercare di trovare un senso ad ogni cosa che accade e che ti tocca è una ricerca che spesso può rimanere orfana. E siccome i sapori dolciamari non mi sono mai piaciuti più di tanto, capisco che certe cose succedono perché è così, punto e basta. Esistono i corsi e i ricorsi, e certe situazioni anche se hanno un punto sulla loro coda, hanno tutto l’aspetto di un evento già passato: stessa forma, stesse parole, stesse movenze, stessi punti interrogativi, e non so se del futuro.

Perché quelle stesse situazioni – forse per il fatto di non essersi mai manifestate – hanno tutta l’aria di rimanere così, per sempre, con il suggerimento che un certo stato di cose tra due persone può essere più forte di loro, tirare dei brutti scherzi a uno e all’altro, lasciando domande insolute, e decisioni chiare. Tempismo perfetto: ne prendo atto, ci convivo, lo accolgo nella mia casa piena di valigie, lo nutro, imparerò a capire che forse è parte di me, e della vita. Una domanda: ne valeva/sarebbe valsa/varrebbe davvero la pena? Una risposta: “?”



Nell’ Antologia di Spoon River leggo che:

“Dare un senso alla propria vita può condurre a follia,

ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine, e del vano desiderio.

È una barca che anela il mare, eppure lo teme”



E per me che da una vita cerco e continuo a cercare un motivo ed un perché ad ogni cosa, identificarmi adesso con quella barca mi è ancora più facile, ma non insostenibile. Vivo tutte le mie cose, quelle belle e quelle scomode, quelle che lasciano il dolce e quelle che ti fanno sentire tutto l’amaro. Ma sorrido, accarezzando ogni cosa che sono riuscita a vivere, sapendo che ciò che rimane irrisolto lo resta sempre, che magari i granelli di sabbia prima o poi riescono a posarsi sul fondo, ma che alla fine passa sempre qualcuno ad agitarli di nuovo, laciandoli in un moto senza sosta.



Come quel granello – piccolo, piccolo – partirò nel pomeriggio, per posarmi forse tra qualche giorno sulla riviera adriatica, per riposarmi un po’, per leggere i libri della tesi, per preparare l’ultimo esame, per prepararmi al lavoro che mi aspetta già dai primi di settembre, e anticipazione per scrivere un po’ di racconti che finiranno presto presto in un libro. Insomma, sono piena di cose da fare, ed io amo avere un sacco di cose da fare. Sarò presente qui un po’ meno, ma cercherò di lasciare qualche traccia e di rispondere alle vostre mail.

Vacanzosamente, anche se per poco… elle

Pensato da Elle at 11:44 | 2 Comments »

26 luglio 2008

- Coccin-elle –

Image – Arthur de Pins

Rossa con tanti puntini neri sulla schiena. Ferma sul davanzale della mia cucina.

È mattina presto, e l’aria non è né del tutto fredda, né calda. E lei è lì – bevo il mio caffè mentre la guardo – fa passi lenti, davvero lenti. Poi si ferma ancora ad ispezionare il fondo di un vaso.

Dicono che le coccinelle portino fortuna. Dicono.

Avrei voluto essere lei, così tonda, così piccola, così senza ma e se a ronzare liberi nella sua testa. Forse.

E sono andata in ufficio per la mia ultima settimana di tirocinio. La mia scrivania, le mie cose, le mie pile infinite di fogli, la mia scheda di rete come fermacarte.

Ma non è finita qui.

Per un volta: coccin-elle.


A settembre quella sarà la mia scrivania.

Ho un lavoro.

E sorrido davvero felice, perché mi sono trovata subito a mio agio, perché l’ho sentito mio dal primo giorno. Perché non sempre tutto deve prendere strade sbagliate. Strizzami l’occhio, qualcosa può anche andarmi bene. Felice, per il traguardo – anche se ha tutta l’impressione – di una partenza e di una nuova sfida. Ma è quel che voglio fare. E quando credo in una cosa non mi importa di spendermi tutta, e di concentrarci tutte le mie energie.

Mille cose da fare prima di partire, e non essere capace a trovare loro un maledetto ordine. Un marasma, un caos, a cui davvero non riesco a metter mano. Le matasse s’ingarbugliano, e a volte mi chiedo se la soluzione di tutto io ce l’abbia avuta sempre sotto al naso e ciecamente non l’abbia mai voluta vedere.

Lo ammetto in questo momento sono in difficoltà, odio doverlo dire, mi sento alle strette. E quando mi ci trovo, non ragiono, non razionalizzo.

Ed è brutto sentirsi un po’ incapaci, o peggio sapere cosa si vorrebbe fare, avere, cercare, conoscere, vivere e trovarsi davanti ai ma-però-forse-chissà della vita.

Poi mi calmo, faccio un lungo respiro, esco con il caldo torrido nella mia amata città, e inizio a prepararmi per la festa della mia amica al bbk questa sera in riva al mare, che magari riesco a non pensarci. Poi chissà.

Coccinellosamente… elle…

Pensato da Elle at 15:40 | 3 Comments »

22 luglio 2008

Cuordileone

Image – Tadahiro Uesugi

Listening to – Viva la Vida – Coldplay

Cuordileone.

Io non so se ne ho uno cucito e appuntato nel petto.

E se lo avessi dovrei forse saperlo?

E se ne fossi sicura dovrei sfoggiarlo vantandomene, come se fosse merce rara e preziosa?

I miei pensieri spesso ci mettono così tanto tempo a venire in superficie, a prendere forma, che se ne restano lì in gestazione prima di essere completi, chiari, definiti e finiti. Il fatto è che sentivo di voler dire una cosa. L’ho detta. Anzi no, l’ho scritta in una mail. Nero su bianco, le mie parole. Non ho pensato a nessuna conseguenza. È stata una cosa che mi è venuto spontaneo fare, e l’ho fatta.

È giusto? È sbagliato? Ma che ne so io! E cosa è che è giusto o sbagliato in questo mondo? Non ho nemmeno tempo di scoprirlo, e forse non serve nemmeno a qualcosa. Forse l’azione è giusta quando ha senso per noi stessi, e per la sotterranea logica che muove il gesto in sè: si pensa a qualcosa, la si vede crescere, prendere una forma e poi esce il bisogno di comunicarla. Se resta lì fa il ponfo.

Qualcuno magari ti dirà che ad un certo punto si ha bisogno di cercare qualcosa di semplice - che non ti crei nessuna sorta di problemi -  e qualcosa di economico - che puoi permetterti di sostenere, magari buttando quattro spicci sul piatto della bilancia. Ma non sempre è facile trovare nello stesso momento il semplice e l’economico, e non sempre si possiedono tutte le carte giuste. Certe volte s’aspetta, sperando che alla prossima mano entri un asso, una scala o magari un jolly.

Davvero non so se la mia pasta è quella d’un cuordileone, così come non son capace del tutto di annusare l’aria e capire quanti ne possa incontrare o aver incontrato nella mia vita. Ma so che quelle parole io ce le avevo attaccate già da un po’, e che le cose economiche non sono fatte per me. Forse sono la persona più stupida perché assolutamente incapace di soppesare le conseguenze, ma trascinare brandelli di pensieri non è la ricetta che riesce a farmi stare bene. Sono un asino che s’impunta proprio quando tutti gli altri lo strattonano per andare avanti, che punta le sue zampe restando granitico nella posizione che più lo aggrada. Ed io testona, mi fermo e mi ascolto, perché questo conta. Sì, forse alla fine sono proprio un asino con un cuordileone cucito con un po’ di fil di ferro nel petto.

Serenamente elle…

Pensato da Elle at 00:04 | 1 Comment »

20 luglio 2008

- Fumo Blu –

 

Image – Arthur de Pins

Listening to – Fumo Blu – Mina

Diciamocelo pure: Marina di Ravenna ha il suo perché.

Diciamolo pure: Sì, somiglio ad un peperone – e avrei anche bisogno del grasso di balena per non incorrere nella muta – ma alla fine sono stata ben contenta di essere trapiantata per un giorno e mezzo in un posto fatto principalmente di sabbia, sole, acqua salata (e piadine). Anche se a tratti ho avuto come l’impressione di reggere il moccio tra la mia amica e il suo tenente sceso dai monti per il week, ma sono stata tenuta allo scuro fino all’ultimo del suo arrivo, se no sarei rimasta a tener compagnia alla pila di panni che imploravano d’esser stirati, no?

Sono una buffa lentiggine che cammina, ma che alla fine s’è divertita parecchio, anche se i pensieri – sempre tanti, vari e sparsi – mi hanno seguito dappertutto, anche quando s’era immersi nella bolgia del Toto Beach, tra un mojito e una birra fresca, tra una chiacchiera ed un’altra, tra un prendiamo in giro eleonora e le sue mille paranoie che fanno tanto vecchia zia… ma la serata era bella, le persone pure… Ed io ho cantato per due giorni – in continuazione – fumo blu, rimbambendo i miei due compari e il labrador della mia amica… ma adesso sono rilassata e immersa nel silenzio della mia casa…

Questa sarà l’ultima settimana di tirocinio, e a fine mese parto e sarà il mio mare per un mese scarso, penso di non esser mai partita così tardi da Bologna, l’idea di dover organizzare i bagagli già mi mette l’ansia… come me la mette il fatto di dover fare da personal shopper alla mia amica che sabato prossimo festeggia al mare il suo compleanno… Ma io non lo so – essendo una vecchia zia -  se riesco a reggere tutte ’ste feste eh!

Adesso cotta a puntino, non solo devo cercare di prendere sonno – e sono sveglia come se avessi bevuto mille caffè – ma devo evitare di grattarmi, maledetto sole, maledetta me!

Solarmente elle…

Pensato da Elle at 23:44 | 5 Comments »

14 luglio 2008

Sai che c’è?

Image – Tadahiro Uesugi

Ero in autobus e pensavo…

…dovrei essere stanca, del tempo che è passato, delle cose che sono successe e che si sono abbattute sulla mia vita fino ad ora

…dovrei avere un’espressione tirata sul volto, e quindi dovrei cercare ristoro, pace, o forse qualcosa di tranquillo che acquieti il mio animo, che lo faccia riposare.

E invece no, scorpo un’energia strana ed insolita, una stanchezza che non sento, un sorriso che è quello di sempre, una luce negli occhi. Anche quando i pensieri mi attraversano la mente.

Quasi fine luglio. Il mio tirocinio agli sgoccioli. Una strada, delle persone e me.

E sai che c’è? Io sono quella di sempre: caparbia, testona, cocciuta, idealista, speranzosa che la strada per una volta, da ripida e in salita, di colpo s’appiani. E sorrido. Ho sorriso anche oggi che è lunedì, perché nonostante tante cose, sono serena.

Una strana pace che si mischia all’inquietudine che scorre nel mio sangue da sempre. Io che non ho mai stretto la mano alle certezze.

Sono io che sono fatta così, che ci posso fare?

Un poliedro con tante facce, quante? E chi lo sa!

E quante cose sei? E chi lo sa!

E sai che c’è? Per una volta forse non ho fretta, per una volta non ho premura, ho soltanto un’impercettibile, ma piacevole, brivido di paura nell’ammettere che sento mie tante cose più qui che altrove. Sento me stessa come non l’avevo mai sentita. Quando sto con i miei amici. Quando cammino da sola sotto ai portici. Quando passo il tempo con persone nuove. Quando d’un tratto mi scopro a pensare a lui, e a chiedermi se ogni tanto ci pensa un po’ a me. Penso ai nostri occhi quando si sono poggiati gli uni addosso agli altri, alla sua espressione e a quella che io ho avuto cucita per tutto il giorno. Ed è bizzarro pensare a come possa la mia mente riempirsi di domande e non trovare risposta nemmeno ad una, ad una soltanto. È strano percepire come certe emozioni nascano nella pancia di riflesso a ciò che un impulso gli ha trasferito. Si formano tante piccole escrescenze, come tanti piccoli bozzi che rivivono lo stupore del momento, la vista inattesa, il tono di un saluto, il sapore di una frase, il colore di uno sguardo. Perché ho sempre pensato che anche gli sguardi hanno un colore: più è forte l’emozione che li caratterizza, più forte sarà l’intensità e le sfumature che ruotano tutt’intorno. Più forte sarà il grado del terremoto interiore, più ampie saranno le crepe, più impellente sarà il bisogno di silenzio per pensare. Ed io resto in silenzio a pensare.

Come se avessi buttato un sasso in un piccolo lago, quelli in cui l’acqua non si increspa quasi mai, nemmeno a riva, quelli in cui i cerchi concentrici si allargano a dismisura, lasciandosi fissare da chi è rimasto nel movimento del lancio.

Serenamente inquieta elle…

Pensato da Elle at 23:42 | 3 Comments »

13 luglio 2008

…e non dite che non sono comica!

Image – Lynne Naylor

Tralasciamo che in questo periodo io sia diventata la miglioreamicadegliuominincrisi, tralasciamo pure il fatto che io in fatto di uomini abbia gusti un po’ strani e soggetti a standard decisamente alti e che l’amico G. dica ripetutamente che anche se bussasse alla mia porta il Padre Terno per invitarmi ad uscire per bere una cosa insieme, di sicuro gli troverei mille difetti, su cui sarei davvero impossibilitata a soprassedere… L’amica C. sabato, mentre sta partendo per un week end romantico, mi chiama – nel pieno della mia doccia mattutina – per informarmi che il suo collega quello carino, quello con cui – a detta sua – ho tanti, ma tanti, aspetti in comune, resterà da solo a Bologna proprio come me e che magari se voglio mi lascia il suo numero e a lui il mio.. Mio cugino che in un mese e mezzo d’assenza in questa casa e di presenza nella valle dei re, s’è fatto sentire due volte: una per stendergli i panni e un’altra per sapere se il condizionatore nuovo era montato e funzionante, mi manda un sms e mi dice che assolutamente mi deve presentare un suo amico, che è sicuramente perfetto per me… ed io mi chiedo: ma che c’hanno tutti quanti?

Ed io che sono qui ad arrovellarmi su come riuscire a togliermi dalle balle il nuovo vicino un essere appiccicoso, bavoso e provolone, che se la crede parecchio e ovviamente è tutto l’opposto di quel che mi piace o attira in un uomo… Ora, il mio problema principale è sopravvivere e schivarlo fino a fine luglio. Ma sono fottuta, sa i miei orari, vive dietro alla porta e casualmente esce quando mi sente tornare e sempre casualmente perde tempo a cercare di attaccare bottone mentre salgo le scale e mi trascino dietro la spesa. Quando non ci sono mi lascia dei pizzini sotto la porta, scritti  per giunta con una grafia ragnesca che per decifrarla ogni volta perdo dieci diottrie, poi tra quel che scrive e la firma “il tuo premuroso vicino” con tanto di coda con svolazzo ci mette un BY, un po’ come quando alle medie si scriveva infondo alla dedica sul diario dell’amica del cuore: “come la barca lascia la sua scia, io lascio qui la firma miamaperfavore… Poi fa pure l’indifferente, aspetta che torno la sera dall’ufficio, e sa  aspettare perché sa che c’è il tempo della doccia, della playlist da doccia, il tempo del phon, delle telefonate varie ed eventuali, della cena, poi bussa… (in effetti mi chiedo se ha mai notato che accanto alla mia porta c’è una scatolina con su scritto il mio cognome e che quella ebbene sì wow ohhhh – con sommo stupore – è un campanello)… insomma non molla… L’altro ieri me la cazzeggiavo beata in casa, in slip e canotta, interrogavo l’armadio in attesa di vestirmi e buttarmi in un sano pomeriggio di shopping gudurioso quando bussa – costringendomi a infilarmi addosso la prima cosa – apro e tra una cazzata e un’altra butta sul piatto l’ennesimo invito, facendomi notare che lui di mosse ne ha fatte già un po’ e che ora toccherebbe a me raccogliere la palla e tirarla dalla parte sua – non vi dico cosa avrei voluto tirargli – ma mi sono chiesta:

- parlo l’aramaico?

- proprio non capisce?

- c’è o ci fa!?!


Alla mia accampata risposta – che in effetti puzzava di balla colossale lasciata a marcire sotto il caldo afoso bolognese – di avere una situazione alquanto indefinita, lui con una faccia da culo mi dice: “addirittura hai una situazione così indefinita da non poter venire a bere una birra con me?!?!” ma questo è proprio scemo…

Ora, io sono tendenzialmente buona, paziente, docile, gattosa, amorevole, ma se c’è una cosa che mi fa trasformare nell’essere più stronzo del mondo è percepire di non essere affatto libera di farmi gli affari miei in casa mia, ho dovuto togliere pure il campanello alle chiavi di casa che gli facevano da richiamo manco fosse stato addestrato da Pavlov, mi mette l’ansia, mi costringe – quasi – a vivere nel silenzio e al buio, inizio a mal sopportarlo… e ciliegina sulla torta e sempre perché la regola è: ti cagano sempre quelli di cui non te ne importa nulla… Firenze m’ha richiamato…

anzi no voglio precisare il telefono squillava… squillava… squillava… ops chiamata persa…!!!

meglio che mi mangio un tartufo al cioccolato và! consigli, soluzioni, stratagemmi per liberarmi di lui senza macchiarmi la fedina penale (ho sei anni più di lui, ma le ventenni per lui non vanno bene!?!) e non dite gallina vecchia…

Disperatamente sotto assedio elle…

Pensato da Elle at 23:16 | 9 Comments »

10 luglio 2008

Rilevatori di crepe…

Image – Oghushi

 ”… non è che queste cose si possano scegliere, né si può scegliere con chi condividerle,

sarebbe bello ma non è così, sono loro a scegliere noi,

e da quel momento chiedono solo d’esser replicate, surrogate, rivissute,

e così ci incatenano a quello che di peggio siamo capaci di compiere,

rendendoci pericolosi, sì, facendo di noi nient’altro che incidenti in attesa di capitare”

Sandro Veronesi – Caos Calmo




S’era nascosto nel fondo, ma io l’ho trovato lo stesso, e l’ho fatto fuori in dieci minuti, cinque dei quali ad aspettare, insieme all’acquolina, che la brina cristallina della cima si sciogliesse, e mi rivelasse finalmente la polvere del cacao: così ho fagocitato l’ultimo tartufo al cioccolato. Ma già il suo nome è presente sulla  lista infilzata sulla bacheca in sughero. Ho salvato una piccola lucertola che ho trovato sul pianerottolo, l’ho messa in un bicchiere di carta, mentre le parlavo, e poi sono uscita sul tetto, e in punta di piedi su un coppo l’ho liberata, s’è fermata sotto al sole.

Fissavo le mie crepe, devo metterci quei rilevatori che sembrano tanti piccoli pezzi di metri da sarta, quelli che ho visto al Louvre: se la crepa passa una certa misura, allora si deve intervenire… mentre me ne parlava al telefono l’amministratore, mi sono chiesta se non ci siano dei rilevatori così anche per i sentimenti, li attacchi, leggi le istruzioni e poi se ce n’è bisogno fai questo invece di quello, facile no? Una mia amica l’altro giorno m’ha detto: mi sento come un vaso rotto a cui qualcuno ha tentato di ridare forma riattaccando i pezzi… Ed io ho pensato ai miei pezzi, alle mie crepe, e mi sono detta che forse non bastano i rilevatori, che non è facile prendere solo coscienza, si deve anche capire se si vuol provare a riempire d’acqua quel vaso per vedere se tiene ancora…

Ma lei parlava dell’ex, ed io no, quindi la storia del vaso è rimasta attaccata solo addosso a lei, ma mi ha fatto ricordare quando lui se ne è andato ed io credevo così tanto in noi che pensavo che quello sarebbe stato il collante più forte del mondo, che avrebbe ridato forma al vaso, e che questo sarebbe tornato ad accogliere acqua fresca e fiori a volontà. Ma forse io il mio vaso l’avevo già riattaccato tempo addietro senza  far caso però alle piccole crepe pericolose che c’erano e i cui bordi si sono scuriti quando poi ho versato l’acqua di nuovo, pensando stupidamente che quello potesse essere un vaso diverso da quello di prima e per questo davvero speciale.

Poi mi sono chiesta: ma certi stratagemmi cautelativi applicati al muro delle sensazioni e dei sentimenti – come i rilevatori – riuscirebbero ad avere davvero la funzione per cui sono nati: non permettere alla crepa di farsi strada e permettere al muro di restare su? Del resto nei muri di mattoni le crepe pericolose sono quelle diagonali, perché stanno a significare che la struttura ha avuto un cedimento, e che c’è stato anche uno spostamento nel verso in cui la crepa si dirige, mentre quelle verticali stanno a significare che qualcuno ai piani sottostanti ha spostato qualcosa di portante. Ora, per il cervello e per il cuore quali sono quelle crepe che rischiano di compromettere la stabilità? E se ci fosse un rilevatore da attaccarci cosa ci direbbe: che forse abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, che abbiamo superato la linea di confine o che più semplicemente già siamo al punto di non ritorno, proiettati in qualcosa che nemmeno conosciamo ma che sembra avere tutta la forma e il sapore di qualcosa che sappiamo già ci piacerà? Un po’ come quando vedo la scatola marrone e gialla dei tartufi farmi ciao ciao dal freezer del supermercato…

Lei mi ha chiesto se non stesse perdendo tempo a riattaccare i pezzi del suo vaso, mi ha chiesto cosa avrebbe potuto o dovuto fare, ed io per una volta ero davvero senza parole, avrei potuto dirle che  questo è un anno bisesto e risolverla così, ma ero totalmente immersa nei pensieri di questi giorni e riflettendo sulla quantità di tempo e di fatica che ho speso nelle mie relazioni precedenti ad attaccare pezzi con una meticolosità certosina… le ho solo risposto cripticamente, dicendole che spesso per essere felici e sereni facciamo una fatica immane a costuire qualcosa, ma che quando stiamo per finire e per rendere il tutto completo, ci restano l’ultimo buco da riempire e in mano un mattone che non ha affatto la forma di quel buco… che ci siamo sbagliati e che il nostro muro era semplicemente un altro… ed è rimasta zitta.

Sinceramente… elle…

Pensato da Elle at 23:58 | 3 Comments »

9 luglio 2008

Te ne accorgi…



Image – Tadahiro Uesugi

“Tu guardi quello che c’è e ti chiedi perchè.

Io vedo cose che non sono mai esistite e mi chiedo: Perchè no?” 

Un chiodo si appende alla parete, lo vedi, è lì sotto ai tuoi occhi e te ne accorgi…

Ho una crepa sul muro della sala, la stronza s’è fatta strada in verticale, nel giallo della vernice, l’ho vista quando ero seduta sul divano rosso, fissavo quel punto mentre la riunione di condominio scorreva placida e scandita dal dire no continuo del ventilatore. Era lì sotto ai miei occhi. La crepa.

La mia crepa sul mio muro giallo. E me ne sono accorta.

Un tarlo che mangia un mobile lascia una montagnetta di polverina marroncina, simile a della minisegatura, e ho imparato a riconoscere quando un mobile ne ha uno al suo interno, del resto con una madre come la mia come non posso esserne capace. Ma ai tarli non piacciono i miei mobili dell’Ikea. Ma se ci fossero so che me ne accorgerei…

È ciò che è sotterraneo che non sempre si manifesta, che non sempre si nota da subito.

Salta all’occhio sempre quando non sei pronto, quando hai abbassato lo sguardo e soprattutto la guardia, o girato semplicemente la testa dal lato opposto. Un po’ come quando ci si dimentica di togliere una targhetta ad un vestito, ci vai in giro, poi uno specchio rivelatore fa la spia e ce l’hai sotto i tuoi occhi. La tua targhetta.

Anche io ho un chiodo, un tarlo, una targhetta, una crepa, un sotterraneo che ha creato qualche piacevole cunicolo. Senza però lasciare il buco nel muro, o la minisegatura e se mi rifletto nello specchio, nessun pezzo di carta sbuca dalla mia maglia. Gli altri non vedono niente ma io me ne accorgo, davvero me ne sono accorta

Ma ho tempi fottutamente strampalati, e non sono l’unica ad averli…

sono quella che balla il lento con il ritmo del rock, sono quella che balla un rock con il ritmo del lento

sono quella con cui il destino si diverte, ma non mi sento vittima di niente e di nessuno

sono quella del sempre fuori tempo e di “ma quanto sono buoni questi gomiti!”

sono quella che si lascia piacevolmente divorare dalla curiosità

ma sono anche quella che vorrebbe sradicare tutti i paletti una volta per tutte e imparare ad ascoltarsi per davvero, mandare tutto alle ortiche e pensare soltanto a se stessa, fare un enorme sacco dei quintali dei ma e dei se piantati nel tempo davanti a frasi, pensieri, vuoti, pieni e sensazioni con cui ho imparato a convivere, aggiungerci qualche sasso, e via…

Sono quella che pensa che alle volte si dovrebbe dare ascolto all’istinto che non si sa mai, ripercorrere i propri passi, chiudere gli occhi, e seguire le spie che si accendono lungo il percorso.

Nulla succede per caso.

Allora forse la mia crepa…

Semplicemente irrisolta… elle…

Pensato da Elle at 00:20 | 4 Comments »

7 luglio 2008

- heart beat -



Image – Tadahiro Uesugi

“…è che a volte uno sguardo dritto dritto nei tuoi occhi

riesce a creare di nuovo caos,

sai, ha lo stesso potere del soffio sulla brace,

rialimenta il fuoco su qualcosa che si era lasciato in disparte a spegnersi”


elle

Ho dipinto i termosifoni, li ho scartavetrati con le mie mani, mentre la musica riempiva le stanze. Ora sono bianchi, lisci e sembrano nuovi…

ho tutti i maglioni invernali puliti, in apnea in buste trasparenti pronti per il loro letargo estivo…

ho tende bagnate lasciate ad asciugare sul palo che le aggrappa al muro…

ho letto tutto il libretto delle istruzioni e imparato finalmente ad usare il condizionatore nuovo, senza rischiare che qualcuno, una mattina di queste, mi ritrovi ibernata…

ho lavorato facendo tardi in ufficio, e mi sono portata a casa montagne di carta da leggere…

ho fatto tardi la notte, i miei occhi si chiudevano che l’alba si affacciava già su Bologna…

ho preso parte ad un altro corso…

sono andata a cena fuori due sere di seguito…

ho fatto una piccola borsa, chiuso casa, e sono andata al mare a casa di un’amica…

pensando di occupare così la mente.

Ho fatto di tutto

ma tutto è stato così inutile…

perché ci penso sempre ugualmente…

Sai, puoi occupare la tua mente con l’aiuto delle mani intimandoti e costringendoti a fare anche mille cose tutte insieme, convincendoti che quella è la scelta giusta, ma se lei non abbandona quel pensiero, tu non puoi farci proprio nulla e sei punto e a capo.

Ho toccato i miei termosifoni, sono freddi, molto freddi.

Ed io invece ho sentito caldo, il caldo forte dello stomaco che s’attorciglia quando riceve un colpo, che ha la forza di toglierti tutto il respiro, e lanciare il cuore in una corsa libera.

Il calore è arrivato perché un’immagine si è posta davanti ai miei occhi inaspettatamente.

Davvero, ho fatto di tutto

ma tutto è stato così inutile…

perché ci penso sempre ugualmente…


perché qualcosa ha soffiato su quella brace, allontanando tutta la cenere e lasciandomi a fissare solo i tizzoni…

perché addosso ho solo il suo pensiero presente e dilagante…

perché mi sono rimaste attaccate di nuovo tutte quelle strane sensazioni che pensavo di aver dimenticato

e invece no…

Ingarbugliatamente irrisolta… elle…

Pensato da Elle at 07:22 | 5 Comments »