parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere
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Archivio di maggio 2008

30 maggio 2008

Pitstop-elle



Image – Penelope Pitstop

“Non so perché ma me l’aspettavo che non ti saresti fatta più sentire…”

Ovviamente l’sms è ben più lungo e articolato, con un vago tono polemico-scazzato-malinconico.

Il mi manchi finale è un’istituzione, è come l’amen alla fine di ogni preghiera, per intenderci. E vederlo lì sullo schermo del mio cellulare, m’ha dato anche un po’ fastidio, quasi l’orticaria m’ha fatto venire. E mentre facevo la muffa sulle seggioline alle poste centrali, in un clima di nevrastenia allo stato puro – d’ovvia origine climatica – ho pensato che forse – ma dico forse eh – io non son capace a trattare (con) gli uomini. E forse in questo periodo maldestramente mi si appiccicano persone fatte tutte con lo stesso stampo.

Insomma, Firenze (lo chiameremo così per le sue origini) aveva detto, nemmeno troppo tempo fa, che:

- non mi avrebbe più chiamata, che sono una stronza perché non gli ho confidato quel che stavo passando(tsè)

- che se mai io tornerò sui miei passi, lui forse non ci sarà, perché pieno di donne (vabbé)

- che al massimo sarò io a fare qualcosa, perché lui di certo… (spe-ra-ci)

Ora, non basta esser carucci, non basta essere spigliati fatto sta che:

Chi è che fa gli squilli a chi? Di chi sono le chiamate (perse) sul mio telefono e di chi era quel messaggio?

Miei di certo no! Mi sono detta che non ci sono le coordinate – o congiunzioni astrali – (chiamatele come più vi aggrada) affinché qualcosa di sentimentale – in quest’anno sfigatello – possa prendere un verso che sia degno.

Insomma ma è vero quindi che una persona più la tratti male, più ti sta addosso?

Insomma esiste per davvero a questo mondo qualcuno che ha il gene della recidività, e che ama prendere 2 di picche su 2 di picche all’infinito? No perché il sesso forte certe cose le dovrebbe capire da sé o no?

Non sono una che ci fa credere un uomo. Non sono una gatta morta. Affatto.

Se un ragazzo mi piace si capisce quasi subito. Stessa cosa se non mi piace.

Adesso sto diventando l’amica degli uomini. Raccolgo racconti di crisi di coppia, testimonianze di letto (più o meno soddisfacenti). Raccatto complimenti, che fanno sempre piacere s’intenda, ma mi chiedo se alla fine a sbagliare non sia proprio io. O se è solo il momento, o l’anno bisesto, oppure se in effetti per me le questioni amorose sono così ingarbugliate che debbo aspettare un segnale così lapalissiano per accorgermi che qualcosa si muove, e che se non si muove è il caso di convogliare le energie in altre parti. Mah, ai posteri l’ardua sentenza, mi sa!

Nel frattempo, mentre driblo sms, chiamate perse, e inutili piagnistei, c’è una valigia che mi aspetta a bocca aperta, un sonno accasciato sulle spalle e un treno per domani mattina alle 10.30. Come mi voglio male. Che violenza partire dopo una settimana atroce come questa.

Ma voglio controllare lo stato di salute del matusa-padre.

Portare indumenti alla mia Pulce. Girare per qualche locale della riviera. Il tutto in 48 ore.

Tornerò più stanca di prima. Adesso è tardi, l’amica degli uomini, stacca la spina e la riattaccherà lunedì in serata, quando rimetterò piede in territorio bolognese.

Pistopposamente – per qualche giorno – elle…

Pensato da Elle at 23:57 | 9 Comments »

28 maggio 2008

La vita è troppo seria per prenderla seriamente…

Listening to – The way we were – Barbara Streisand

Mem’ries, light the corners of my mind

Misty water-colored memories of the way we were

Scattered pictures, of the smiles we left behind

Smiles we gave to one another for the way we were

Can it be that it was all so simple then? Or has time re-written every line?

If we had the chance to do it all again Tell me, would we? Could we?

Mem’ries, may be beautiful and yet what’s too painful to remember

We simply choose to forget so it’s the laughter

We will remember whenever we remember…

The way we were… The way we were…

Nel 1973, non ero nata, e non ero (forse) nemmeno lontanamente nei pensieri di quelli che sarebbero stati i miei genitori. Il quell’anno s’imprime su una pellicola la storia di Kathie e Hubbel, così diversi, ma così profondamente attratti e innamorati l’uno dell’altra.

Beh ieri – per la milionesima volta – l’ho rivisto. Uno dei miei film preferiti: come eravamo.

Mentre stiravo e faceva un caldo atroce. E la casa era vuota, silenziosa, dolcemente tranquilla. Come me.

E poi New York in sottofondo, e quell’amore un po’ tormentato. Loro così diversi, ma così inevitabilmente destinati ad essere una cosa sola.

Malinconia prima.

E poi una telefonata, lunga, e una cosa che non mi succedeva da tempo: sorridere.

Quasi fino alle lacrime, nel ricordare i ricordi. Accorgersi che se anche il tempo passa, noi siamo sempre gli stessi, che lievemente si cambia, ma non ci si può stravolgere e diventare altri. Ed il bello è trovarti lì nel mio ieri e saperti che ci sarai anche nel mio domani. È come sapere che al bordo del divano c’è sempre una coperta che mi scalda quando ho freddo. Anche se lo sai fare soltanto a modo tuo. Ma ho imparato con il tempo che quello è il modo tuo, tuo e di nessun altro. ecco.

E scherzando, tra una battuta ed un’altra, mi sono accorta che tu quella coperta me la stavi porgendo affinché mi coprissi le spalle. Perché non sentissi freddo, e non lo sentissi più.

E la vita è troppo seria per prenderla seriamente. Lo so io, lo sai tu.

Ma è interessante e affascinante vedere come strade che prendono percorsi diversi possano tornare a toccarsi, con garbo, con sentimento, anche con una forma d’amore se vogliamo, che forse tecnicamente amore proprio non è, ma che ne indossa a pieno titolo tutte le vesti.

Perché se non smetti di volere tanto bene ad una persona, è come se l’amassi ancora, no?

Ed il bello è che non c’è possessione, nè gelosia, nè stupido litigio.


E così è per me, che non ho mai imparato a cancellare, a dimenticare volti, carezze, ricordi, lacrime e case al mare. Perché semplicemente non ne sono capace. Perché ho imparato a guardare oggettivamente tante cose, perché ho imparato che forse dovrei essere leggermente più indulgente verso me stessa. E non impormi ritmi severi e prove sempre più difficili. Ma io sono fatta così continuo a raccogliere sfide per sentire che una direzione l’ho presa, la sto percorrendo, e che lungo la strada lancio semi, sperando prima o poi che vegano su frutti pronti per farsi cogliere da me.

E qualcosa si muove, nascono boccioli che un giorno potrebbero diventare fiori.

Ed io che non sono mai stata capace di tirarmi indietro, vado avanti, brandendo coperte, fissando volti, scrivendo i miei pensieri, mangiando fragole per poi lamentarmi dell’orticaria.

Qualcuno a bologna (e non solo) vuole le mie creazioni colorate. Gongolo.

Poi mi butto sui progetti che mi hanno affidato in ufficio, li studio, scompaio tra le carte, e poi riappaio.

Ho scoperto d’avere un’anima stacanovista e che mi piace correre ai giardini margherita.

Ma sono motivata, e mi piace esserlo, e sentirmici.

È vero, la vita è troppo seria per prenderla seriamente… 

Stacanovisticamente un po’ per tutto elle…  

Pensato da Elle at 23:39 | 2 Comments »

27 maggio 2008

Tarantella all’inazione

Intro

Mi arrivano per mail queste parole, piano, quasi di soppiatto.

Non dirò chi me le ha mandate, perché è del tutto irrilevante.

Non cambia nulla, né a me, né a voi, né a chi le ha mandate.

Ho pensato che per una volta il mio blog potesse e dovesse ospitare le parole di un’altra persona.

Perché ognuno ha qualcosa da dire, perché non sempre tutto deve restare al buio, perché ci sono voci là fuori che meritano d’essere ascoltate, rapite, catturate, vissute per quello che sono.

Sono speciali, ma graffianti queste parole, ma è speciale per me chi le ha scritte.

Per tutti questi motivi sono qui, e qui rimangono.

Liberamente ispirato a “Tarantella all’inazione” di Manuel Agnelli – Afterhours

Ogni tanto mi chiedo, se lei sente le stesse cose che sento io, se prova lo stesso mio disagio.

Mi chiedo se quando io me ne vado, e rimane sola nel letto, anche lei prova a mettere insieme i cocci, o semplicemente lascia andare la mano.

“Simil Ballerina stai

Ma sei in tinello nuda ormai

Una mano danza e l’altra

Conta i cocci mentre canta

Chissà se quando rimane sola anche lei si chiede chi sono, se anche lei prova quella sgradevole sensazione che ci sia qualcosa che non si incastra più. Se anche lei sente che è come se mi avesse demolito nel mio essere, se avesse fatto a pezzi la mia immagine. Sentirsi così lontani da se stessi, che nemmeno a letto si funziona più, non riuscire a godere, o non voler più godere, o godere solo più per se stessi, far sparire l’altro nel cortocircuito…

“Specchio Specchio lui cos’è ?

Tredici dischi, un nonmarito e il mio re

Tredici colpi viene e so

Che un colpo prima svanirò”

Eppure contro ogni ragione razionale, io esco di casa tutti i giorni e tutti i giorni ci torno, e cerco di darmi una spiegazione. Provo a cercarla nell’amore, perchè è così bello giustificare tutto con l’amore e i sentimenti.

Provo a dirmi che è la complicità di essere stati prima amanti; o magari alla fine è nel sesso, o nell’idea che è rimasta di quello, che tu puoi adorare una persona, ma alla fine quello che ti tiene insieme è una sana scopata.

“Ma fra di noi c’è un segreto che non so

E’ la complicità nel volo

O la linea del tuo culo”


Eppure anche sei lei nega, io sono sicuro che per un attimo io ho visto il suo vero volto, c’è stato un attimo in un cui ci siamo amati davvero, c’è stato un attimo che lei non vuole più accettare sia stato. Così io rimango fermo a guardarci vivere, sapendo che l’amore che ci potrebbe ancora essere è  lì intatto, e abbiamo perso le istruzioni per l’uso.

“Dove tu mi conoscevi

E io conoscevo te

Dove dici che non c’eri

Dove tu non eri in te

Tarantella all’inazione

Rimaniamo fermi qua

Osservando il nostro amore

Così nuovo morirà”

Eppure nessuno dei due riesce a mollare, perchè lo sentiamo, lo avvertiamo come un’anomalia quello che nonostante tutto ci tiene insieme, qualunque cosa esso sia …

“Ma fra di noi, c’è un segreto che non so

Era complicità del volo

La mia lingua sul tuo culo”


Sai quanto mi piacerebbe poter adesso invertire la mia vita? Smettere di invecchiare e tornare giovane? Sai quanto mi piacerebbe recuperare tutto quel tempo perso? Tutti quegli anni gettati via? Sai quanto mi piacerebbe capire quel segreto che ci tiene insieme? Capire cosa mi manda avanti con te? Capire se davvero sei la donna più speciale che abbia incontrato, o solo se la prima volta che abbiamo scopato sei stata davvero fantastica …

“Immagina l’istante

Se avessimo un reverse

Così più invecchi più sei giovane

Puoi risbagliare tutto e ridere

Di quel c’è

Che è un segreto perciò chi sa

Se era complicita nel volo

Poichè avevi un gran bel culo”


Io continuo a star fermo dove sono, raccontandomi favole che un giorno tornerà ad amarmi, e io l’amerò di nuovo davvero, che saremo la coppia che avevo sognato, perchè ho troppi anni per decidere di smettere di vivere, e ho troppi anni per ricominciare.

“Tarantella all’inazione

Rimaniam seduti qua

Inventando fiabe vili

Per sentirci ancora vivi”

 

Pensato da Elle at 23:32 | 6 Comments »

26 maggio 2008

Quod me non necat fortiorem facit…

Image – Miss Van

Deve essere vero, o forse è che voglio crederci fermamente.

Del resto se nella vita non si crede in qualcosa, dove si pensa di andare a finire?

Insomma, il tempo del “chiudo gli occhi e tutto il mondo intorno a me scompare e smette di vivere” è finito da tempo, no? Ed è solo realtà quella che ti si palesa davanti, declinata in tutte le sue mille sfumature, dalle più chiare alle più scure. Dalle cerulee a quelle plumbee. Ma è così, bisogna solo imparare a conviverci. Così come si vive con le proprie piccole escrescenze che ci danno noia e che cerchiamo alacremente di limare, per vederle un giorno finalmente scomparire.

Sì è vero ciò che non ci uccide ci rende più forti, pensavo a questo in una pausa dalla corsa, e mentre camminavo e il sudore mi si gelava addosso, ho pensato al rimescolamento selvaggio dei miei tasselli prioritari. Molti sono scesi in basso, talmente in basso che quasi non li vedo più, altri, invece, hanno raggiunto la cima e sembrano non volersene andare, almeno per un po’.

Non mi scrivere che ti manco. Mi hai visto una volta soltanto e non posso mancarti. Diamine.

Mi togli l’aria. Hai già sbagliato. Stop. (E non ditemi che sono strana o stronza, è già stato detto!)


Mi manchi si scrive quando quella persona t’è rimasta addosso per un po’ di tempo, ed è quando non ce l’hai più tra le tue cose, che allora forse puoi dire che senti il vuoto che ha lasciato, e che non sai come colmarlo.

A me non manca nessuno è questo il fatto. Forse dovrei preoccuparmene, ma anche no.

L’unica cosa che non son tornata a fare sono i muffin, li associo a lui, li potrei anche fare, ma non li mangerei, e non li mangerebbe nessuno. Questa casa è vuota e si anima soltanto quando lo voglio io. I muffin, forse un giorno tornerò a prepararli, chissà, per adesso no, e poi sono stati rimpiazzati dalle tortine di Laganà…

In fondo so cosa mi manca, ma non è qualcosa che ha una forma, e non parla: è quella sensazione di felicità mista a serenità. Ecco.

Al sentirsi uno quando sei in due.

Al silenzio che permette di capire quel che hai, quel che vuoi, quel che sei. Punto.

Ogni cosa va a finire semplicemente come deve andare a finire. Non ci si può fare nulla.

È come dare uno schicchero al primo tassello del domino, finirà per buttarli giù tutti, e l’immagine si completerà con l’ultimo che cade. E stop.

Dicono che si cade per rialzarsi. Da soli, o con l’aiuto di qualcuno, poco importa, fatto sta che alla fine torniamo in posizione eretta, forti sulle nostre gambe, con i piedi ben piantati per terra.

Tre giri. E pensieri.

La milza non m’ha fatto male. Chiacchieravo con i compari.

Non fa male, almeno così pare.

Un giorno d’un tratto tutto cambia, viene spazzato quel che prima aveva il suo posto.

Ed il bello è che pensavo che sarebbe stato come togliere un vecchio vaso da sopra un comò, che lascia sotto di sé un antipatico segno indelebile.

Non ci si deve preoccupare quel segno rimane non lo cancella nessuno, ma ci si fa l’abitudine, resta lì come i nei sulla guancia, non ci fai più caso. E fortifica, e tu corri, respiri, sorridi.

Catarticamente elle…

Pensato da Elle at 23:31 | 3 Comments »

25 maggio 2008

Mondan-elle?

Listening to – In my Arms – Kylie Minogue 

PorcaZozzamannaggiallamiseria, mi si è inoculata la SDU, ovvero la sveglia da ufficio.

Alle sette sono lì che fisso il soffitto e le mille stelline. Mi giro e rigiro nel letto fino a quando – scazzatissima – decido di alzarmi e routinariamente iniziare tutti i miei gesti. Ma non è questo ciò di cui volevo parlare.

Nei confronti della mondanità ho sempre avuto un rapporto d’amore e d’odio. Decisamente ambivalente direi.

Insomma a volte mi piace e alle altre no. A volte mi mischio tra le persone in locali affollati, bevo la mia birra o il mio coctàil, alle altre, cerco quelli meno incasinati, quelli dove non ci va quasi mai nessuno e puoi fare quattro chiacchiere in tutta tranquillità. Ecco, la serata di ieri si attesta ad un livello di mista mondanità, con un andamento sinusoidale, s’è toccato sia punte alte, che basse.

L’aperitivo, come da copione, è sforato ed è diventato interminabilmente lungo, ma piacevole. Da Rosa Rose. Nel mezzo di via Clavature, davanti ad uno dei negozi più belli della città. C’era l’arietta giusta, non faceva né caldo, né freddo, e non c’era nemmeno la pioggia a minacciare il camoscio dei miei nuovi stivali giallo limone. Ero in una bella tavolata con fiscalisti e giovani lavoratori. Sono stata bene, anche se ho intravisto a tre tavoli da me, il prof di diritto del lavoro, ricordandomi quello che tra due mesi sarà il mio ultimo esame con cui chiuderò il mio cerchio.

Finisco da dove ho iniziato. Ma questa è tutta un’altra cosa che merita un post a parte.

Poi è stata la volta di via del Pratello, dal suo sapore spagnoleggiante, con giro di ricognizione prima, e scelta pendente poi per un posto tranquillo.

Carne salata in carpaccio, un buon bicchiere di Cannonau, crostata e caffè. Chiacchiere fitte fitte tra donne. Due. Vite, progetti, rimpianti, rimorsi, che si mescolano e si impastano, dando forma ad un’amalgama che s’attacca e rimane addosso con una piacevolezza estrema.

Poi è stata di nuovo mischia, via Zamboni con un Irish troppo affollato, caldo e con una target d’età decisamente troppo basso, che ci fa fuggire. Io e Conc a braccetto, passi lenti e ben distesi, tranquille, sorridiamo, e prendiamo posto a Le Stanze, una corona, e qualche rottura di scatole, ma tanto le metti in conto.

Del resto, come si può pretendere che due ragazze da sole non ne ricevano?

Mi mancavano questi momenti miei, questa me, un po’ Carrie, a zonzo per la città, a imprimere su di sé quel che vede e percepisce. Tranquillamente senza sbalzi, dispensando risate, salutando gente che non vedi da tempo, riprendi la tua città, vivendola ed amandola, perché lei è nel tuo cuore sempre.

Adesso sono già in ritardo per un pranzo. Ma come sono messa?

Dolcemente mondana – ma sempre a metà – elle…

Pensato da Elle at 10:39 | 6 Comments »

23 maggio 2008

Zuccon-elle!

Image – James Dignan

Listening to – Malika Ayane Soul Waver

Sono Sfasata, assolutamente fuori di testa, incasinata, una mina vagante, insomma.

È che certe volte – anzi quasi sempre – conta il risultato, ma altre, anche se lo raggiungi, ti interessa più soffermarti al “come lo hai raggiunto“.

E se quel come non è quel come che volevi tu, rischi di arrabbiarti con te stesso.

Ed io oggi sono arrabbiata – giusto un pelino eh – con me stessa. 

A 29 anni suonati mi sfiora la consapevolezza di dover inziare ad imparare a prendere le cose con più filosofia.

Ma forse oggi non è propriamente il giorno azzeccato per dar principio a questo buon proposito.

Affannata, con poche ore di sonno, con i concetti che svolazzavano da tutte le parti, un paio di testi di riferimento, scritti male e senza alcun filo logico, e tanta tanta ansia da prestazione, sono arrivata all’appuntamento.

Ero preparata, sì ma non come avrei voluto…

perché ho avuto troppo poco tempo

perché ho mille cose per la testa

perché avevo caricato di ansia il fatto che lei avesse aspettative alte

perché volevo far bella figura

perché questo è un anno bisesto, e quindi funesto

perché quando mi si intraversa la giornata, non c’è santo che tenga

Alla fine ho preso un ottimo voto, mi ha detto che farò carriera in questo campo, che ho tutte le carte per farcela, e che le è dipiaciuto che fossi così agitata, ma mi ha detto che quando uno esce fuori da un periodo brutto come il mio è normale che non tutto riesca benissimo…Mi ha rifatto il propostone: supertesi!  eprendiamolacosìvà

Poi sono andata in ufficio e mi hanno rimandata a casa, perché mi devo riposare. Le due signore con cui lavoro mi hanno detto che sono una zuccona, visto che ho tentato in tutti i modi di riportarmi a casa un po’ di materiale da studiare, che lunedì si inizia con un progetto serio, ed io sono emozionatissima. 

Ma gli devo dar ragione, devo riposarmi, svagare la mente.

Ogni tanto bisogna pur fermarsi, prendersi il tempo di fare un passo indietro e cercare di farsi passare le paturnie.

Quindi adesso si esce, e se stasera non viene giù il diluvio: corsetta ai giardini, aperitivo e domani mattina minitortina con crema panna mirtilli e ribes da Laganà, tiè…

Incasinatamente elle…

Pensato da Elle at 13:37 | 4 Comments »

22 maggio 2008

I may be…

Esiste una cosa che credevo fosse soltanto appannaggio della cultura americana. E non della nostra.

Sono strumenti e approcci finalizzati a far lievitare autonomia, motivazione, charme, capacità seduttive, o che cercano – in stile pseudomaieutico – di tirar fuori il leader che dorme in te, o di liberarti una volta per tutte da: fobie, manie, trip, pippe e tutto il cucuzzaro.

Prima c’ha provato la carta stampata, e qualche libro, portando dei veri e propri studi di caso, ha cercato di riuscire nell’intento che si prefiggeva, ha provato appunto…

Poi è stata la volta di cd-rom e dvd e mai e poi mai avrei pensato che ci fosse qualcuno disposto a spendere cifre pari a collezioni di serie tv intere…ma mi son dovuta ricredere

Questa mattina, sommersa dall’ADP, anche detta ansia da ripasso, ripetevo gli argomenti d’esame, stando attenta ai link trasversali - come li chiama la prof – ai collegamenti – come li chiamiamo noi comuni mortali – quando mi sono accorta dello strano programma radio che il mio vicino di muro si stava sparando a decibel ineguagliabili.

Ho taciuto e teso l’orecchio, e sono rimasta pietrificata da un mix di incredulità e sogno-o-son-desta… non era la radio ma tecnicamente:

una voce incitava alla bellezza che c’è dentro di te, che certe emozioni hanno determinati poteri, basta solo scovarli, e che il potere della focalizzazione può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi per davvero, che la vita non è affatto o tutta bianca o tutta nera, ma contempla uno vasto spettro di tanti altri colori e sfumature, e che il potere di tutto s’annida in te e nelle tue capacità, che se addormentate, adesso ti spieghiamo noi come risvegliarle…!!

Mi è venuto in mente un episodio di Sex & the City, in cui la povera Charlotte, ascoltava a ripetizione i buoni intenti contenuti in un Cd, promosso da una sedicente esperta in comunicazione e gestione delle emozioni, e che ripeteva e scriveva convinta, fino allo sfinimento, perché credeva che solo così avrebbe trovato davvero la strada dell’amore… vabbé! Oppure il film Hitch, Lui sì che capisce le donne, dove uno scafato Will Smith cerca di trasformare un anatroccolo sfigato nell’approccio, nel mago del rimorchio, attravero l’affinamento di certe infallibili tecniche seduttive…

Così il mio vicino di muro, questa mattina, ascoltava una serie di frasi che gli hanno svelato quanto sia magico il potere delle parole che si usano e come si fa ad apprendere un modo che incanti se stessi e gli altri, cambiando il linguaggio nei confronti della vita e quindi anche i risultati che ottieni con questi…

La voce diceva, con tono perentorio:

quando parli con una persona, sta attento al tono della tua voce… ricorda che se dici una cosa, e non ne sei convinto, il corpo ti tradirà – della serie attento al non verbale che ti frega sempre - poi pause infinite di silenzio e melodie al pianoforte (il che implica che tu ci stia pensando e rimuginando su) poi una serie di ingiunzioni come:

cercate di concentrarvi il più possibile sulle vostre forze eliminando tutto ciò che vi blocca

affinate e rafforzate la sicurezza in voi stessi

e poi la perla delle perle intrisa del peggior qualunquismo (con tanto di suggerimento/incitamento a scrivere su dei foglietti i propri obiettivi con fare convinto, deciso e volitivo):

“la vostra capacità di focalizzare l’obiettivo e le vostre nuove abitudini determineranno il vostro futuro. La vita non è solo un caso. Al contrario, essa dipende in massima parte dalle scelte e dal vostro modo di reagire a ogni situazione. Sono proprio le vostre decisioni e i vostri comportamenti quotidiani a determinare il vostro futuro.

Le persone che si concentrano su quello che desiderano, progrediscono; quelle che non ci riescono, si affannano”.

Indi per cui, se tolgo i miei post-it con i vari ricordati di comprare, chiamare e fare, disseminando quelli con:

- domani passo brillantemente l’esame, perché so tutto, pure i link trasversali, avanti, indietro e pure a sbalzo

- finito il tirocinio mi offrono una collaborazione, perché mi piace quel lavoro, e lo vorrei tanto

- ’so simpatica e carina, quindi a breve troverò un fidanzato bello, che sappia scrivere in un italiano corretto, che non sbagli la consecutio temporum, che mi ami e non mi tradisca mai…

…dite che funziona?

Incredibilmente motivata… elle

Pensato da Elle at 14:03 | 7 Comments »

20 maggio 2008

Unbearable

Image – Muntsa Vicente

Dio, oggi sono così insopportabile. Cioè non mi sopporto da sola, figuriamoci gli altri.

È tutta colpa della pioggia, mi stranisce, mi fa scendere la catena – come dicono qua – e c’ho la testa che svolazza, facendosi i cavoli suoi. Si isola e non ne vuol sapere mezza… R.I.F.I.U.T.O. T.O.T.A.L.E.

Insomma due post in un giorno, si potrebbe pensare, “ma quanto c’ha da cazzeggiare ’sta qua?”

E invece no!Sono piena di cose da fare fino al collo, cacchio, porcazozzamannaggiallamiseria…

…e il penultimo esame venerdì mattina – praticamente all’alba – in sala riunioni saremo io e lei, alè, ed io che sto studiando un programma enorme sbocconcellandolo, ingurgitando litrate di caffè, e facendo affidamento sul trenta e lode – meritato - che mi sono guadagnata al laboratorio, sperando che sia quella famosa mezza partita già vinta, brillantemente.

…e il tirocinio, e tutte le cose che sto imparando, mi metto alla prova e mi taro sulle cose che non so, su quelle che so, e su quelle che vorrei sapere. Mi trovo bene, distratta da una realtà nuova, diversa e per questo per me estremamente stimolante. Ma svolazzo sempre, l’agenda si riempie di cose, annaspo, ma continuo a fare tutto quello che mi sento di fare…e mi dicono che sono brava, ed io gongolo.

…e i termosifoni da scartavetrare e ridipingere, e la tinta blu da passare in camera, ma quando trovo il tempo per fare tutto questo, eh? Per fortuna che l’altra sera ho stirato, ché se no i panni mi imploravano in ginocchio di farlo, e per fortuna sono sola, così quando c’ho qualcosa che non va come dovrebbe andare, posso esternare tutto il mio disappunto, ad alta voce…

Questa sera ad esempio ce l’avevo con la Chiabotto, vabbè sì, sei davvero bella, ma io dico vuoi imparare un po’di dizione? e soprattutto stai presentando realtv, che cacchio c’entrano tutti quei cd che ti “coprono” le parti intime, insomma che c’azzeccano? (come direbbero a napoli)

poi mi s’è inceppato sky, i libri mi chiamavano, ma io ero legata al divano rosso come ulisse e il canto delle sirene non ha prodotto l’effetto desiderato e non ha corrotto nemmeno la coscienza – sporca - che ho…

e poi sparatevi questa:

nel pomeriggio m’ha richiamato – o meglio ha riprovato a farlo – “io non ti chiamo più”, ecco lì mi sono imbufalita. Vuoi fare l’uomo che non deve chiedere mai, quello che ce ne ha mille che gli sbavano dietro, quello che l’altro giorno mi ha tenuto un’ora al telefono per dirmi velatamente che sono una stronza, che non si fa sentire mai, che non ho lo stesso interesse che lui ha per me, che non gli dico mi manchi… oh ma questo è pazzo…

A parte che io dico, mi chiedo e vi chiedo:

1)come si fa a dire ad una persona che hai visto una volta sola – e sottolineo una – e sentito 3 volte al telefono (perché non ci aggiungo la litigata dell’altro giorno) mi manchi, insomma chi ti crede? Io, di certo no.

2)insomma l’orgoglio dove ce l’ha ’sto qua? M’ha detto “non ti chiamo più, al massimo fatti sentire tu, ma non è detto che io sarò là ad aspettare te, perché sai quante ne posso avere io”… eh ma lasciarmi in pace no?Và a pascolare in mezzo alla manciata di donne che ti sbavano dietro e sceglitene pure un’altra, va.

3)ho lasciato squillare così tanto il telefono che tra un po’ rispondeva il mio vicino di casa, tsè…

Ah, la ciliegina sulla torta, ho conosciuto il mio vicino di palazzo, quello che simpaticamente chiamo Aroma de Roma, che domenica quando la Maggica ha inesorabilmente perso lo scudetto, s’è bestemmiato tutto il calendario avanti, indietro e a sbalzo. L’ho trovato sotto al mio portone che cercava il filtro della macchinetta del caffè, incredula l’ho guardato e lui m’ha detto: “Eh, scottava da qualche parte lo dovevo pure tirà!”, della serie arrivavo tre secondi prima e mi beccavo in testa la cialda volante e bollente… Me lo sono ritrovata oggi sul 27, e mi ha chiesto in 10 secondi netti:

studi?se sì cosa? lavori? se si che fai? dove vai adesso?  poi è arrivata la fermata, e con tutta la sua aroma de roma, ricordandomi per un attimo verdone, mi fa: “ciao bbbbbbella, eleonò se vedemo!” e bacio finale dato all’aria, 27 gremito, me basita.

Insopportabilmente elle…

Pensato da Elle at 23:31 | 6 Comments »

20 maggio 2008

4.Gli anni.Di me.Qui…

- tra me e me - 

E sono 4. Gli anni. Di me. Qui…

Con semplicità e leggerezza, con forza e debolezza, mi distendo in mezzo alle mie parole, a quel che è stato, è e sarà… Col tatto di una piuma, rivelo che grazie a molti di voi, e a questo gioco di specchi, ho sbirciato nella mia zona cieca, che da soli non si riesce mai a vedere…

e ho visto quel che sono, e quel che non sarò mai, ma senza pena o disperazione, solo con un sorriso lieve

e con eleganza e fermezza penso che serva tutto nella vita, anche gli anni bisesti come questo…

Hanno il potere di ribaltare esiti, vite, desideri, sogni…e priorità

Quel che prima era prioritario perde il suo posto adesso, per poi magari un domani chiedere di essere di nuovo il primo…e chi lo sa!

Serve tutto nella vita:i pugni, così come le carezze…

Né malinconica, né tantomeno nostalgica, anche se piove e Bologna è zuppa, sono qui filtrata in mezzo alle mie parole, ai miei colori, alle immagini che tanto adoro…

Avrei potuto metterci me stessa, invece di Audrey, ma ho preferito lei, che passi di me la mia anima, e non il resto…

Mi scopro forte e debole nello stesso momento, decisa e contraddittoria…

Vivo il mio ossimoro, mi leggo in tutti i versi e in tutti i sensi…

Cambio i tasselli della mia vita, sorridendo per attimo…

e ringrazio gli occhi di chi legge la vita di quest’anima inquieta

Grazie, davvero

Semplicemente elle…

Pensato da Elle at 14:52 | 5 Comments »

18 maggio 2008

L’eleganza del silenzio, la consapevolezza di un paracadute…


Image – Miss Van

- Racconti di vita vissuta - 

Dapprima tiepido mi ha stretta.

Silenzio. Un calore strano, di altrettanta strana consapevolezza. Come quelle cose che ti danno certezza, che bruciano il cuore, che spronano ad andare avanti, e ad essere migliori. Perché ci sono.

Ciò che prima t’intorpidiva, sporcava, nascondeva, d’un tratto scompare, e scomparendo ti lascia libera. Davvero.

Quel che un tempo è stato catastrofe, diventa ricordo sbiadito, dai tratti sabbiosi, e non più lucidamente niditi.

Il tempo continuerà a renderli sempre più labili, sottili, fino a farli scomparire del tutto da te e dalla tua carne.

Come un coltello dalla lama molto affilata taglia e lascia il segno e spezza qualcosa.

Il tempo interrompe, ti segna, ti aggiunge e ti toglie qualcosa, lasciandoti libera. Davvero.

Le cose non saranno più come prima. Qualcuno te lo sussurra. Te lo urla. Ma te lo dici anche tu. Nel silenzio.

E chiedi e vuoi silenzio. Il silenzio che ha tutto il potere di spiegare quel che le parole non son capaci di dire.

La consapevolezza di un abbraccio muto, si trasforma in paracadute quando sei in caduta libera, lo apri nel silenzio, e  sai che t’aiuterà a poggiare i piedi dolcemente su un terreno ancora vergine.

Dove muovi nuovi passi.

L’eleganza del silenzio, ti vesti solo di questo adesso. Lo mischi al tuo profumo, ai capelli che si fanno sempre più lunghi e un po’ ribelli. Labbra rosse accennano un sorriso, un’amica mi dice: “questa sera sembri un’attrice”…

Ed io lo sono: della mia vita, del mio palco, di me stessa. Ma del resto chi non lo è?

E mentre cammino ho bisogno di silenzio. Perché le cose più importanti si comunicano da sempre nel silenzio e nell’assenza di parole. Le parole hanno la forza di corrompere, modificare e mistificare la realtà, il silenzio invece no, permette che tutto resti quasi immutato, e perciò spesso chiaro e lapalissiano.


Perché nasci e muori, perché chiudi, apri, poi chiudi di nuovo. Ma poi apri ancora.

Poi mi ha stretta e sentivo caldo, ma anche un po’ freddo.

Silenzio. C’era solo lui, anche se spolverato da un sottile strato di zuccherosa e nera paura, quella che s’annida quando sai che non c’è più quella coperta con cui ti nascondevi e che pensavi ti proteggesse. L’ho ritrovata così infeltrita che l’ho buttata, lasciandola scivolare via lontana da me.

Infeltrita, come la preferita delle mie sciarpe.

Stanotte, erano le tre e mezza, il mio sabato è finito mentre stendevo la lavatrice al buio della mia casa vuota e silenziosa.

Stretta in una maglia nera dalle maniche larghissime, con la coda alta sulla testa, con labbra tinte di rosso, e il corpo inerpicato su alti tacchi neri.

Era davvero infeltrita. Rigida. Assolutamente da buttare. Ma l’ho stesa ugualmente, testardamente ho cercato di recuperarla.


Mi sono detta che avevo già buttato via qualcosa e che per questa non sono ancora pronta.


Poi c’è stato solo un elegante silenzio, e la consapevolezza di un paracadute…

Il viso sul cuscino e gli occhi, finalmente chiusi…”.

Silenziosamente elle… 

Pensato da Elle at 15:58 | 6 Comments »