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Archivio di gennaio 2008

29 gennaio 2008

Essere forti…

Dicono che io abbia tante risorse, dicono.

Dicono che io sia forte e che anche il mio carattere lo sia.

Ma quando ci sono eventi che ti espongono nuda del tutto come si fa a non avere un po’ paura?

Sentirsi impotenti, impauriti, arrabbiati, con il cuore che va a tremila di notte e di giorno, di giorno e di notte.

Il mio cuore segue un ritmo tutto suo, e quello del telefono. Ma mi faccio forza perché sento che devo.

Ma ho rabbia amara in circolo e a tratti tremo, e non ho abbracci in cui io mi possa rifugiare per scaldarmi, se non in quelli degli amici. E non so come sfogarmi.

Ho pianto questa mattina quando nessuno mi vedeva, quando la casa ancora dormiva e mentre mi preparavo per andare a ritirare gli obiettivi del mio imminente tirocinio. Odio piangere ed essere guardata.

Sento che adesso non mi importa di nulla e penso solo ad aspettare notizie buone e che mi dicano che tu stai bene. Convivo con un nodo alla gola che si stringe e s’allenta a seconda delle ore. Convivo con il mio umore che va su e giù come un’altalena. Nel frattempo tremo, mi riprendo, bevo troppi tè e caffé, mi distraggo, parlo, ma poi mi assento, mi stacco da me e divento muta. Che periodo di merda. Che inizio di anno di merda.

Ma reagisco e tenacemente mi intestardisco perché so che devo fare così, ché non mi piace sentirmi sopraffatta. Rimango in silenzio, a tratti respiro, e ti penso, ti penso tantissimo.

Affettuosamente elle… 

Pensato da Elle at 15:42 | 13 Comments »

28 gennaio 2008

Intolleranze (in)visibili…

Image – John Jay

Se mangio un determinato tipo di pomodori (e forse anche di passata) le braccia si riempiono di piccole bollicine rosse che mi pizzicano da morire. Ai meloni e ai kiwi gli piacciono le gambe dal ginocchio in giù e e le fragole, loro sono sempre speciali, attaccano il mio corpo random con delle belle macchie circoscritte rosse. Tutto questo si chiama orticaria, allergia alimentare, o più comunemente intolleranza, ma io spesso me ne frego e continuo imperterrita a mangiare. E questa intolleranza, per me che ne sono a conoscenza, si vede ad occhio nudo, tanto che qualcuno ogni tanto mi dice: “Ma cosa hai fatto sulle braccia?”.

Ci sono però delle intolleranze invisibili, qualcosa ti dà fastidio e ti prude, ma non c’è nulla sul tuo fisico che ne possa testimoniare l’esistenza. Ed io forse debbo ancora capire quale è il mio grado massimo di intolleranza che produca una reazione abbastanza chiara all’esterno. Come se fosse una spia, un segnale, che avverte colui o colei che produce in me questa intolleranza a smettere di assillarmi, rompermi le scatole, insistere quando non ce n’è davvero motivo. Io sono così: se una persona con me è chiara e il messaggio mi arriva, a meno che io non sia davvero molto arrabbiata e non debba far valere le mie ragioni, mollo la presa, cado in silenzio, mi allontano e ciao.

E invece no, il mondo sembra girare al contrario, le persone mancano di raziocinio, giocano tutte le carte inclusi i jolly e quando mancano le carte bluffano. Ed io non sono capace di mandare a quel paese nessuno con dei modi che non siano garbati, sono troppo educata gliel’ho sempre detto ai miei genitori, ogni tanto si deve essere stronzi così vedi come ti capiscono. Funziona con tutti, con la sottoscritta no. Quindi è facile che sabato mi ritrovo all’aperitivo più lungo della storia della mia vita, braccata da due deficienti insistenti, appiccicosi, pallosi e inopportuni da ansia da numero telefonico. Il limite, a tutto c’è un limite, ed io ho solo imparato a manifestare il mio dissenso quando una persona oltrepassa la mia riga rossa, oltre quella sei irrimediabilmente fregato, e non mi importa quante cose carine potrai dire, non c’è storia, però alla fine automaticamente io sono quella stronza. Ma va bene, va bene così. Sono davvero una stronza.

Adesso è tempo di recuperare le forze, di riappropriarmi del sonno perso dell’altra sera, di fare ordine nella mia vita, di mettere a tacere tutto quello che mi dà fastidio e che vorrebbe allontanarmi dalle mie priorità.

Io ci metto la forza di volontà, il tempo farà il resto.

Cavolo come mi girano oggi, è proprio lunedì…

Intollerantemente elle…

Pensato da Elle at 10:56 | 4 Comments »

25 gennaio 2008

Quell’acqua sempre nuova…

“Scendo le scale del lungo Senna, è primavera, il vento increspa l’acqua e le foglie si muovo appena un po’. Posso percepire la presenza di due persone: una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra. Parlano, e quelle voci io potrei riconoscerle tra mille, anche senza vedere i loro volti. Due uomini, le mie due storie più importanti, più incasinate, più tortuose, più avvitate su se stesse, adesso si stringono.

Fisso i ponti che uniscono uno ad uno le due rive di Parigi, e come un miraggio lontano fisso l’oro di alcuni dei loro fregi. Le loro voci parlano di me, di quel che sono, di quel che ho mosso, dato e tolto alle loro vite e ai loro cuori. Ma è come se non capissi quello che mi stanno dicendo, non è che non li ascolti, non riesco proprio a capire i loro discorsi. Mi parlano e si parlano, e non l’hanno fatto mai, per ovvi motivi.

Mi metto in discussione, chiedo, ma non ho risposta alcuna. E camminando con loro accanto mi sento sola, ma sollevata, perché ho il sole dalla mia parte che scalda ogni centimetro della mia pelle. Guardo alla mia sinistra lui mi sorride, a destra nemmeno ci guardo perché so che lui adesso sul viso non mi guarderebbe mai e se lo facesse, i suoi occhi s’incollerebbero subito sul selciato e il suo sorrisetto imbarazzato cercherebbe solo di smorzare il suo stato di pronfondo imbarazzo e disagio.

Sento la loro presenza ma è una presenza strana, come quando si ha la sensazione che qualcuno ti sia appena dietro le spalle e tu di scatto ti giri quasi impaurito, sorridi vedendo che non c’è nessuno, sentendoti anche un po’ stupido. Prendo le distanze da loro, lasciandoli indietro di qualche passo, cammino da sola e vado avanti con il mio incedere frettoloso e deciso, come sempre. Mi giro appena un po’, loro restano lì immobili e lontani nelle loro pose che conosco da sempre. Il pavè bianco mi rimanda la luce chiara, le loro voci scompaiono, s’affievoliscono, ma tanto cosa importa, non le capivo. La Senna ha un colore scuro, scuro come la delusione, ma a tratti il sole illumina quell’acqua e quello scintillio è fatto di micce che accendono i miei pensieri, tutti.

Consapevolezze, forza, decisione. Volitiva, mi dice mio padre, s’aggiunge anche questa figura in questo delirio onirico. Ma io continuo imperterrita a camminare con i capelli lunghi oltre le spalle, leggermente mossi, mentre il ciuffo della frangia mi solletica appena un po’ il naso.

Il cuore adesso sembra pinzato, ma non è imprigionato. È vivo, pulsa, manda segnali, s’emoziona, risponde agli input, e mi sento d’un tratto così leggera perché nessuno è stato capace di portarsi via e di chiudere a chiave in un posto nascosto e lontano la parte più vera, dolce e sana di me. Sorrido mentre cammino e fisso un punto lontano, lontanissimo.

Sai, pensavo che dopo di te il cuore si sarebbe fermato, l’ha fatto per un attimo quando mi hai detto senza coraggio alcuno tutte quelle stupide bugie. Il cuore deluso s’è gelato, si è immobilizzato, è stato lì che ho avuto più paura per me, pensavo che non avrei più ritrovato in me l’eleonora che amo, che si piace, che sta bene in mezzo alle persone, che è positiva e solare. Avevo paura che tu li avessi spenti entrambi, lasciandoli soli al buio, e mentre cammino e il destino mi porta a fare qualche incontro, sento che io sono rimasta con me, che sono calda, che ho quella stessa luce che brilla nei miei occhi. Ed è tutto merito mio.

E tutto è caldo, sorrido mentre cammino da sola, passo dopo passo lasciandomi tutto alle spalle, vivo cose nuove con tutte le emozioni del caso, così come è sempre nuova tutta quell’acqua che passa sotto ai quei ponti…

Oniricamente elle… 

Pensato da Elle at 11:13 | 4 Comments »

22 gennaio 2008

Le scelte di una “donna al di fuori della norma”…

Image – Bernat Literas

“La nostra vita è ossessionata dall’ansia. Resta sempre il sospetto – per quanto possa essere temporaneamente sopito o accantonato – che si stia vivendo una menzogna o un errore; che qualcosa di importanza cruciale sia stata dimenticata, ignorata, lasciata inesplorata; che un obbligo vitale verso il proprio, autentico io non sia stato espletato, o che qualche chance di sconosciuta felicità totalmente diverso da qualunque felicità sperimentata prima non sia stata colta in tempo e sia destinata ad andare perduta per sempre qualora continui ad essere negletta”. Zygmunt Bauman

Bauman in piena notte è a dir poco illuminante, benché non sia una lettura affatto leggera e spassosa. E questa frase mi ha colpito così tanto che mi è rimasta impressa fino a questa mattina, quando la sveglia è suonata troppo presto, ma tanto io ero già sveglia, perché insonne e scazzata. Ma ci sto facendo l’abitudine, insomma, il mio fisico regge questi ritmi quindi, fino a che non arriva il collasso posso star tranquilla, no?

Fatto sta che venerdì ho fatto il conto delle pagine mancanti, di quelle fatte, di quelle da ripetere, e mi sono fatta un esame di coscienza – profondo ed accurato – e la diagnosi è stata che sono un caso disperato. Ora, è del tutto irrilevante dire che io sia un caso disperato un po’ per tutto, che sono un’aliena maldestra, che mi incasino la vita da sola, fatto sta che ho fatto una scelta: avendo cazzeggiato, procrastinato, rimandato, guardato da un’altra parte invece di studiare, ho deciso di preparare degnamente quest’esame per marzo. E basta.

Inutile dire che mi sono data dell’inconcludente e della stronza svariate volte davanti allo specchio questa mattina, ma questa scelta è il frutto consapevole della stranezza di questo periodo. Quando sto così – che un po’ mi girano e un po’ no – quando tutto si incasina, s’ammucchia, e mi si presentano davanti mille scelte, io mi impanico come quando ho davanti il menu della pizzeria, vaglio tutto ma alla fine prendo sempre o la capricciosa o la prosciutto cotto e funghi. Quindi per non essere da meno, per calmarmi, per prendere le cose come vengono e soprattutto per togliermi gli scomodi abiti che poco mi s’addicono della vittima sacrificale dell’occhio di bue del duo sfiga-e-destino-crudeli, ho deciso tutto questo e ho sdoppiato le scelte in:

Serie

- ho iniziato a buttare giù una cosa di senso compiuto per la tesi

- ho preso finalmente appuntamento per giovedì per il tirocinio (quindi se nevica la colpa è mia)

Semi serie

- quando debbo pensare e schiarirmi la mente io devo creare qualcosa che mi faccia rilassare, è nato quindi intanto lo schizzo su carta di quel che verrà finalmente dipinto, ora devo solo scegliere delle tempere, infilare i miei jeans da lavoro, legarmi i capelli e intingere i pennelli

- ho riflettuto poi sull’ultimo appellativo che un mio amico m’ha ricamato addosso davanti ad un caffè e un faluto al cioccolato per me (ovvio) alla Scuderia, ovvero io sarei una donna al di fuori della norma e quindi non in compagnia in mezzo alla media delle mie simili, non solo per le mie caratteristiche (a detta sua), ma per i miei standard sempre un po’ alti (!tana!), perché do tanto e mi aspetto altrettanto (aio!) e soprattutto per i picchi di felicità, serenità, gioia/tristezza, malinconia e paranoia che riesco a toccare (io, io!), svelando che se la mia tendenza emozionale viaggiasse insieme a quella della media, allora significherebbe che sotto sotto c’è qualche problema. Insomma sono strana e tutti lo hanno capito. Deo gratias.

Ma io la mia stranezza l’adoro, cazzo se l’adoro…

Stranamente e non nella norma elle…

Pensato da Elle at 20:31 | 3 Comments »

18 gennaio 2008

Sento che mi dispiace…

Image – Miss Van

Ora che c’è silenzio… sento che mi dispiace… e tanto.

Chiedo inutilmente al tempo e al destino beffardi per quanto altro tempo ancora decideranno di divertirsi con me, prendendomi a calci… perché loro sanno come fare, tu sei in balia del loro piede sinistro, e la tua volontà per quanto sia forte può davvero così poco… spostarsi su qualcun’altro no eh?

Chiedo, con una grande escrescenza di rabbia, “per quanto altro tempo ancora eh?”, perché in teoria sarei stufa e anche un po’ stanca, e le forze non è che siano infinite, per quanto ancora forte io possa sentirmi.

Vorrei rossicchiarmi i gomiti, ma poi mi chiedo come farei ad appoggiarmi sul tavolo, come faccio sempre, per fissare Bologna fuori dalla finestra? Oggi c’è il sole e sorrido almeno un po’, ma sento che mi dispiace.

Perché tutto è così difficile e niente è facile. E perché deve essere sempre così per me? Non ho firmato né carte, né strani abbonamenti alla sfiga, eppure.

Perché mi sembra di partecipare ad un gioco dove tutti conoscono regole, scorciatoie, bluff ed io no?

Non è mica giusto.

Perché questo periodo deve essere così dannatamente strano?

Perché incontro una persona che mi piace, e tutto aleggia nell’aria, nelle retrovie, come le parole, quelle dette (poche) e quelle non dette (tante), la voglia di vederlo, di starci insieme, di scoprire quello che ancora non ho vissuto di lui, e so che tutto questo nemmeno mi fa paura. E in parte è così anche per lui. (c’è un ma).

È una strana sensazione quella che ho addosso, è quella dell’essere sempre in ritardo con gli eventi della vita, ed io ho ovviamente il fiatone e un uovosodo nella gola, che non scende e non sale.

È come se mi avessero messo in una stanza da ballo, ed io ballassi continuamente fuori tempo, con il maestro che corregge con un’asta di legno, toccando in più punti, tutti gli errori che faccio. Lasciandomi qualche segno.

Io Ballo fuori tempo. Da sempre.

Pensare che poteva essere… (pasteggio con i gomiti), ma forse è giusto anche così, no? Forse.

E lo so che potrei sembrare presuntuosa, che questo ragazzo io lo conosco molto poco, ma l’istinto a volte è più forte di tutto. E capisci anche quando dall’altra parte qualcosa c’è.

E mi è succcesso così poche volte nella vita che certe mie sensazioni le so riconoscere.

Non mi accorgo quasi mai delle persone che mi passano accanto, ma stavolta era diverso.

Per questo sento che mi dispiace. Ma forse adesso è giusto anche così…

Sono tutta intera, e nonostante tutto mi sento serena.

Ho vuotato il sacco, ho detto ciò che pensavo, sono stata sincera come sempre, perché per me in queste cose si deve essere se stessi, per non tradirsi.

Non concepisco strategie, né giochetti, e l’unico asso presente nella mia manica è essere me stessa sempre. Perché non potrei essere mai un’altra.

Fuori c’è il sole. I libri li toccherò nel pomeriggio.

Ora, solo una passeggiata.

(ovviamente non ho scritto tutto ma è giusto così, no?)

Serenamente elle…

Pensato da Elle at 10:46 | 11 Comments »

17 gennaio 2008

Tempi contati…

Listening to – Walk or Ride – The Ditty Bops

Contiamo tutto: i soldi, gli amici, gli amanti, gli amori, le fregature, le fortune.

Ma più di tutto contiamo il tempo: quello che ci resta, quello che ci manca, e quello che inevitabilmente non abbiamo a disposizione per poter fare tutte le cose che dobbiamo fare.

E anche io, per non essere da meno, conto tutto e conto ovviamente il mio tempo: quello per studiare, per mangiare, per riposare, per leggere e parlare… conto anche quello che ho perso cazzeggiando, rimandando, posticipando, colpita da indolenza e apatia cosmica in questi ultimi mesi, chissapoiperché! Ma me la prendo con me stessa quando a una settimana dall’esame mi rendo conto che mi servirebbe altro tempo, ma non avendolo devo solo riuscire a sfruttare al meglio quel che mi rimane… poi ci sarà tempo per fare tutto il resto… un gradino alla volta e senza fretta… ché la gatta frettolosa fa i gattini ciechi no?

Ed io mi organizzo, anche se il mio aspetto è come quello della pupazzetta dell’immagine… occhiaie, stanchezza cronica, fisico deperito, fossette troppo pronde in mezzo alle guance, forse per tutti questi motivi non metterò piede a casa fino a pasqua… non ho voglia di sentire rimproveri…

La camera è un tripudio di fogli, dispense aperte in ogni dove, libri, evidenziatori…

pensieri sparsi che aleggiano nell’aria…

fuori piove e tutto è colorato di grigio…

prendo le misure sulla piccola porzione di parete e decido quale sarà la miss van da dipingere…

e poi ho un nuovo modello rosso, fiammante e soprattutto a punta, di bernoccolo in fronte, me lo sono fatta in bagno sull’angolo vivo delle mattonelle mentre mettevo in ordine, e mi chiedo come ho fatto a non rompermi la testa… forse è troppo dura pure per il muro…

Meno due esami…

Tra un mese esatto l’ultimo compleanno con il due davanti…

Adesso un programma di 400 pagine sulla progettazione della formazione nelle comunità di pratica, sono fortunata l’argomento mi piace, e forse sarò capace di organizzare bene i tempi di questa settimana pre esame.

E via…

Decisamente elle…

Pensato da Elle at 15:02 | 4 Comments »

15 gennaio 2008

Disinvolta, sicura, diplomatica…

Image – Arthur De Pins

ACQUARIO: Seduta nel giardino sconfinato dei tuoi sogni, intuisci magicamente, persino in assenza di ogni informazione, quel che accade nel mondo reale, e agisci di conseguenza. Disinvolta, sicura, diplomatica. Non contesti nessuno, non ribatti alle stupidaggini, non ti lasci influenzare dal potere o dal fascino. Con semplicità, fai a modo tuo. E non sbagli un colpo. Facile andar d’accordo con te, impossibile capirti. Semmai sei tu a capire gli altri, ma neanche profondamente, solo per quel che ti serve (pensi, con Oscar Wilde, che tanto scavando a fondo si trova sempre quella cosa che si chiama natura umana, e non è poi un bel trovare)”. 

“È bello stare con te, ma è difficile capirti, se potessi starti un po’ più vicino forse ci riuscirei…”

Ne sei così sicuro, perché non saprei se lo starmi vicino potrebbe aiutare qualcuno a capirmi per davvero, forse sì, chi lo sa?

Sono strana, e scappo se mi manca l’aria, sono fatta al contrario, e se lo dico un motivo c’è.

Ci sono amici che mi vogliono bene e mi prendono per quello che sono: una pazza scriteriata, una che il sabato sera davanti ad una persona che conosce pochissimo è capace di fargli un’imitazione al dettaglio, e ridere a crepapelle. Sono un’irrisolta, spesso, quasi sempre. E un’insicura. E più una persona mi dice che ho tante qualità, più io sotto la lente ci metto solo i miei difetti. Sono brillante e intelligente (e modesta)? Può darsi, ma sono contorta, e incasinata, nelle mie cose e nella vita.

Oggi zucchero filato e miele, domani melma nera pesante, come la glassa schifosa che colano sopra i cornetti della colazione in questa città.

Graffio e soffio come un gatto se non vengo lasciata in pace quando devono. E se soffoco io scappo, mi esclisso, per respirare e per vivere. Non contesto e alla fine, anche se non sembra, non mi lascio influenzare, e se un paio di scarpe mi stanno strette sicuramente le tolgo, ché preferisco di gran lunga camminare con i calzettoni.

Non capisco sempre gli altri, o meglio non sempre riesco a capire l’intreccio delle loro parole con quello dei loro gesti. Incomprensibili. Li guardo, li studio, non capisco, spesso chiedo spiegazioni, ma son più le volte che taccio. E mi chiedo quanto la storia del rispetto faccia di me una persona corretta nei miei confronti. L’ago della mia bilancia alla voce rispetto pende in negativo dalla mia parte e in positivo verso gli altri. Ma sono fatta così.

“Prenditi quello che vuoi e non farti problemi, mai nella vita, bisogna solo pensare a se stessi”…

Quanto odio questa frase, mi fa salire il sangue alla testa. Ed io non sono mai stata una che arriva, prende quello che vuole, saluta e se ne va. Con me l’hanno fatto, le persone arrivano e ti portano via delle cose apparentemente tue. Ci penso, ci ripenso, mi giro nel letto, sbuffo, e non mi do pace. Lascio perdere, poi ci ripenso, pippe e sovrapippe, poi alla fine impiego le mie energie da altre parti.

Diventando disinvolta, sicura e diplomatica.

Allora succede che finalmente arrivano i risultati dell’esame, e che tiro un’altra riga rossa sul post it degli esami mancanti, e volo a quota -2. Sorrido!

Succede che fatto l’esame della prossima settimana dipingerò una miss van su una parete della mia camera e chiederò finalmente la tesi.

Succede che voglio fare il tirocinio in un posto che mi ispira parecchio, allora mando mail e mi accordo: fatto l’esame prendo appuntamento per farmi conoscere, perché così si fa.

Succede che decido di stare tranquilla, di vivermi le mie cose, di non farmi togliere l’aria da nessuno, adesso più che mai.

Succede che mi siedo a lavorare su me stessa, piego i lati rigidi e ad accarezzo le linee morbide.

Succede che sorrido, che aspetto qualcosa o qualcuno, poi non lo faccio più, poi lo faccio di nuovo.

La vita è strana, io lo sono, e la mia pace a volte si maschera di tumulti, di richieste e desideri, ma li esprimo in silenzio e con semplicità.

Forse, forse dovrei imparare ad osare di più…

Semplicemente elle… 

Pensato da Elle at 11:28 | 7 Comments »

11 gennaio 2008

By my heart: I’m an Alien…

Image – Tadahiro Uesugi

“In alto, sopra di me gli alieni galleggiano girando film per i loro parenti a casa, tutte queste strane creature con il loro spirito chiuso a chiave

che scavano buchi dentro se stessi persi nei loro segreti

E sono tutti così tesi… così tesi…

Spero che scendano un giorno su una strada di campagna a notte tarda mentre guido, mi facciano salire a bordo delle loro navi meravigliose

e mi facciano vedere il mondo che amerei vedere.

Lo racconterò ai miei amici e loro non mi crederanno

e penseranno che sono uscito di testa definitivamente.

Gli mostrerò le stelle e il significato della vita e loro mi zittiranno

ma starò bene, io sto bene, sono solo teso così teso …”

Subterranean Homesick Alien – Radiohead

Non molto tempo fa, e con tanta presunzione, pensavo che fossero gli altri ad essere diversi ed io quella normale. E anche se ho sempre detestato le categorie, le divisioni dicotomiche e le spaccature che relegano le persone su piani differenti, devo ammettere di essermi sbagliata. E tanto.

Perché adesso, e senza alcuna presunzione, posso dire di sentirmi un’aliena fatta e finita, sono io quella diversa, capovolta, fatta al contrario, senza capo né coda, con una razionalità e logica tutta sua, e gli altri, gli altri sì che sono normali. Ok l’ho ammesso. Ammetto la mia natura aliena. E sto da dio. Cazzo!

E sapete cosa c’è? Non provo invidia per gli altri, per quelli normali, intendo. E non mi importa forse nemmeno sapere di cosa sia composta questa normalità di cui si parla, visto che non mi ci riconosco nemmeno un po’. Perché per me non riconoscermi in qualcosa è come indossare un abito che non mi piace e che mi fa sentire terribilmente a disagio in mezzo agli altri.

Soltanto per un attimo, in questa mia cosciente discesa nello stato alieno, mi sono sentita spaesata, perché vivere fuori dal mucchio inevitabilmente porta a recidere milioni di cordoni ombelicali. E nel mentre del taglio mi sono chiesta che tipo di nutrimento mi portassero quei cordoni, insomma, quel che arrivava era o non era vitale per me? E la risposta è stata no. Ed ho tagliato all’istante, perché ciò che non è vitale è superfluo.

E di cose superflue ne ho piene le scatole.

Oggi la normalità è superflua, galleggia sulle teste, allontana mica avvicina, rende freddi mica scalda, chiude mica apre. Insomma tutto il mio opposto. Per questo io mi sento un’aliena e non normale.

In questa condizione di aliena mi sono ripiegata più volte su me stessa e ho impiegato il tempo a scavare buchi perdendomi nei miei segreti, ammettendo le mie pecche e tutti i miei difetti, aggiungendo voci alla lista dei miei bisogni primari, e solo così sono stata capace di spiegare il motivo del mio disagio, delle lacrime, del sentirmi mancare spesso l’aria, e di non capire cosa mi venisse detto.

Ammettere la propria natura e i propri bisogni ci libera e ci espone allo stesso tempo.

Alla fine non serve nemmeno mettersi su piani empatici per sforzarsi di comprendere l’incomprensibile, perché è del tutto inutile.

Il fatto è che a questo mondo esistono tanti altri alieni, perché per fortuna non sono l’unica, ma a volte non so come fare a riconoscerli, perché non abbiamo mica la pelle verde, strane macchie, o piccole code nascoste sotto gli strati dei vestiti.

Forse ci vuole naso e istinto, destino e momenti giusti. Solo questo.

Alienamente, ma senza crucci, elle…

Pensato da Elle at 15:50 | 16 Comments »

10 gennaio 2008

Saldi = Satana

Image – Charuca Vargas

Forse un giorno potrei essere costretta letteralmente a vivere nelle mie scarpe!

È del tutto irrilevante chiedere a una donna perché continui a comprare scarpe – e anche borse – anche quando non ne ha davvero bisogno – e non chiedeteglielo mai perché una donna ha sempre bisogno di scarpe – perché è così e basta, è un dato di fatto. Le donne comprano sempre borse e scarpe e vorrebbero poter continuare nello sperpero all’infinito, anche quando non sanno più dove mettersele, anche quando le scatole impilate sono così tante da sembrare la torre di Pisa.

Prendiamo le scarpe e la sottoscritta: ho un debole per quelle strane, meglio se colorate, con o senza tacco, sportive e non, ne vanto una collezione scandalosa, e le tengo con una cura maniacale, quasi tutte nella loro scatola di origine, in ogni dove.

Insomma io sono un po’ come l’orso con il barattolo del miele, come Carrie dentro a Manolo Blahnik, come una tossica senza metadone, e adesso è tutta colpa della satanica scritta saldi.

La settimana scorsa ho fatto fuori il budget che le statistiche davano ad ogni italiano: ma quelle scarpe erano così belle, soprattutto erano così non in sconto, ed io ero così dannatamente fuori di me – e forse simpatica alla commessa – che alla fine un 40% per cento in meno ha permesso di aggiungerle alla mia collezione… E questa mattina non ho saputo resistere a un paio di stivali, ma erano così carini, e così in sconto, e adesso mi sento così in colpa – tanto dura poco – che ho già acchittato la scrivania in assetto da studio matto e disperato. Libri sparsi, penne, evidenziatori, fogli, slide. Questa notte è del tutto finito il mio cazzeggio, ho studiato fino a notte fonda, fino a che non mi sono addormentata stanca morta. Basta la smetto di procrastinare tutto.

Ma forse è lo stare tutto il giorno da sola che mi spinge ad essere così umorale: parlo da sola, canticchio, leggo, studio, mangio ai miei orari, e mi preoccupo della mia casa – che se aspetto mio cugino crescono muschi e licheni – lui esce la mattina e torna a notte fonda. Ma alla fine avevo ed ho bisogno di tutto questo, di fare quello che voglio, di passare il tempo con chi voglio, di stare sola, di ridere, scrivere, ordinare, parlare…di seguire me stessa, punto e basta.

Frivolamente, perché ogni tanto ci vuole, elle…

Pensato da Elle at 16:47 | 6 Comments »

8 gennaio 2008

Di linee e di confini…


Image – Seonna Hong

Listening to: Snow Patrol – Chasing Cars 

È la paura a volte ad essere padrona: delle tue stesse azioni, pensieri, persino della tua vita. E le persone hanno una fottuta paura di aver paura, è questo a fregarle. Paura di non essere quello che vorrebbero essere. Di non avere quel che vorrebbero avere. Di perdere quello che hanno. Di essere fraintesi, non capiti, dimenticati, lasciati, persi e perduti.

È la paura a farci tracciare linee e confini.

Dentro e fuori, dentro o fuori. Questo sì e quello no. Questo si fa e quello no. Questo si può dire e quello invece è sconveniente. Facciamo i conti con la vita, con noi stessi, mentiamo, parliamo, straparliamo, e intanto costruiamo barriere, il più alte e più forti possibili. Noi e gli altri. Qui e là. Ieri e domani. Poi chissà!

Non si vuol perdere tempo a cercare di capire niente, più spesso chi abbiamo davanti, perché cercare di farlo costerebbe troppa fatica e sacrificio. Sì, fatica e sacrificio parole che restano come la traccia del soffio sul vetro. Quindi è meglio scappare, fermarsi e ritrarsi, quando qualcosa non va, quando la piega non ci piace, quando si sente quell’odore di bruciato. Gli altri, io no. Io sono testa, cuore, mani e pancia, niente pennarelli, niente cemento e mattoni, niente di niente. Io e basta.

Si tracciano linee e confini, si vive sui loro bordi, ci si morde il labbro, mentre si ripete all’infinito:

Lo faccio o non lo faccio?“.

È la paura di varcare e di svalicare a relegare la vita sul bordo, sulla linea del confine che ci divide dal resto del mondo. E più di tutto fa paura il fatto di passare dall’altra parte, vivere il non ritorno e rendersi conto che è agghiacciante voltarsi indietro e trovare la porta non più accostata ma irrimediabilmente chiusa.

Esseri traballanti e barcollanti, indecisi e irrisolti, si pensa di vivere davvero la vita, e invece si è così impegnati a non oltrepassare i confini che non ci si accorgere di vivere soltanto mozziconi di vita. Tracciamo stupide linee e inutili confini intorno ai noi, alle nostre cose, al nostro cuore, sperando che nessuno li attraversi, che possa raggiungerci e mettersi così vicino a noi da toglierci l’aria.

Adoro spezzare il mio respiro, ma solo per un attimo. Odio tracciare linee e confini.

Ma il fatto è che a volte ho paura anche io. Anzi no, senza ‘a volte’, spesso, quasi sempre. Ma non sopporto di dover vivere ai bordi e al confine di qualcosa, perché non si può vivere sempre così, ma si deve prendere una decisione. I confini non tengono fuori gli altri, se ti chiudi, tracci linee, metti paletti, vedrai che prima o poi soffochi.

Adoro spezzare il mio respiro, ma solo per un attimo.

La vita è problematica, e forse crescendo sarà sempre peggio, quindi si può decidere di sprecare il proprio tempo a tracciare confini, piantare paletti e disegnare linee, oppure si può decidere di chiudere gli occhi e scegliere di vivere superandoli. Convivendo un po’ con la paura, l’ansia, l’apprensione e tutti i loro brividi. Scegliere di correre il rischio e sperare che dall’altra parte di quella linea per una volta ci sia qualcosa di spettacolare.

Non ho più linee, né confini.

Infinitamente…elle

Pensato da Elle at 14:49 | 3 Comments »