Image – Arthur De Pins
“ACQUARIO: Seduta nel giardino sconfinato dei tuoi sogni, intuisci magicamente, persino in assenza di ogni informazione, quel che accade nel mondo reale, e agisci di conseguenza. Disinvolta, sicura, diplomatica. Non contesti nessuno, non ribatti alle stupidaggini, non ti lasci influenzare dal potere o dal fascino. Con semplicità, fai a modo tuo. E non sbagli un colpo. Facile andar d’accordo con te, impossibile capirti. Semmai sei tu a capire gli altri, ma neanche profondamente, solo per quel che ti serve (pensi, con Oscar Wilde, che tanto scavando a fondo si trova sempre quella cosa che si chiama natura umana, e non è poi un bel trovare)”.
“È bello stare con te, ma è difficile capirti, se potessi starti un po’ più vicino forse ci riuscirei…”
Ne sei così sicuro, perché non saprei se lo starmi vicino potrebbe aiutare qualcuno a capirmi per davvero, forse sì, chi lo sa?
Sono strana, e scappo se mi manca l’aria, sono fatta al contrario, e se lo dico un motivo c’è.
Ci sono amici che mi vogliono bene e mi prendono per quello che sono: una pazza scriteriata, una che il sabato sera davanti ad una persona che conosce pochissimo è capace di fargli un’imitazione al dettaglio, e ridere a crepapelle. Sono un’irrisolta, spesso, quasi sempre. E un’insicura. E più una persona mi dice che ho tante qualità, più io sotto la lente ci metto solo i miei difetti. Sono brillante e intelligente (e modesta)? Può darsi, ma sono contorta, e incasinata, nelle mie cose e nella vita.
Oggi zucchero filato e miele, domani melma nera pesante, come la glassa schifosa che colano sopra i cornetti della colazione in questa città.
Graffio e soffio come un gatto se non vengo lasciata in pace quando devono. E se soffoco io scappo, mi esclisso, per respirare e per vivere. Non contesto e alla fine, anche se non sembra, non mi lascio influenzare, e se un paio di scarpe mi stanno strette sicuramente le tolgo, ché preferisco di gran lunga camminare con i calzettoni.
Non capisco sempre gli altri, o meglio non sempre riesco a capire l’intreccio delle loro parole con quello dei loro gesti. Incomprensibili. Li guardo, li studio, non capisco, spesso chiedo spiegazioni, ma son più le volte che taccio. E mi chiedo quanto la storia del rispetto faccia di me una persona corretta nei miei confronti. L’ago della mia bilancia alla voce rispetto pende in negativo dalla mia parte e in positivo verso gli altri. Ma sono fatta così.
“Prenditi quello che vuoi e non farti problemi, mai nella vita, bisogna solo pensare a se stessi”…
Quanto odio questa frase, mi fa salire il sangue alla testa. Ed io non sono mai stata una che arriva, prende quello che vuole, saluta e se ne va. Con me l’hanno fatto, le persone arrivano e ti portano via delle cose apparentemente tue. Ci penso, ci ripenso, mi giro nel letto, sbuffo, e non mi do pace. Lascio perdere, poi ci ripenso, pippe e sovrapippe, poi alla fine impiego le mie energie da altre parti.
Diventando disinvolta, sicura e diplomatica.
Allora succede che finalmente arrivano i risultati dell’esame, e che tiro un’altra riga rossa sul post it degli esami mancanti, e volo a quota -2. Sorrido!
Succede che fatto l’esame della prossima settimana dipingerò una miss van su una parete della mia camera e chiederò finalmente la tesi.
Succede che voglio fare il tirocinio in un posto che mi ispira parecchio, allora mando mail e mi accordo: fatto l’esame prendo appuntamento per farmi conoscere, perché così si fa.
Succede che decido di stare tranquilla, di vivermi le mie cose, di non farmi togliere l’aria da nessuno, adesso più che mai.
Succede che mi siedo a lavorare su me stessa, piego i lati rigidi e ad accarezzo le linee morbide.
Succede che sorrido, che aspetto qualcosa o qualcuno, poi non lo faccio più, poi lo faccio di nuovo.
La vita è strana, io lo sono, e la mia pace a volte si maschera di tumulti, di richieste e desideri, ma li esprimo in silenzio e con semplicità.
Forse, forse dovrei imparare ad osare di più…
Semplicemente elle…