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Archivio di dicembre 2007

28 dicembre 2007

Il mio Natale…

L’albero ha cuori rossi grandi e di legno. Piccole campanelle in feltro che da addobbo per i vetri sono diventati piccoli pendagli che penzolano dai rami. Gli angeli, piccoli e grandi, dorati mi strizzano l’occhio. Ed io sono seduta sul tappeto con le ginocchia al petto che guardo rapita quelle luci e quelle stelle. Ho chiuso gli occhi ed ho desiderato un natale sereno, fatto di luci e di calore, di colori e di sapori, senza ombre, senza troppe e inutili parole, senza pensieri morti e sterili, senza falsità. Ho aspettato che fosse così, e che le olive all’ascolana facessero il resto, che la cioccolata impiastricciasse le mani, e che le dita fossero lì per essere leccate.

Così è stato il mio Natale: sereno.

Ho soffiato via le nubi. Non ho cercato nessuno che non meritasse di essere cercato da me. Ho voluto solo accanto chi valesse la pena di stringere e abbracciare. Ho chiesto calore e c’è stato. Ho abbassato le mie pretese. Ho avuto brevi pesi sul cuore, ma per colpa della città. Ma in macchina poi tutto scompariva, e sul viso c’era di nuovo il sorriso. Brillavo e brillo oggi ma non di luce riflessa, questo conta, il resto che finisca pure alle ortiche, che siano gli altri a grattare le ferite che prudono, io volgo il mio sguardo e le lentiggini più in là. Non ho nulla da grattare io, ho solo da vivere, e mi impegnerò affinché sia tutto fatto a regola d’arte.

Perché io le cose o le faccio bene o non le faccio per niente.



Inutile dire che ho perso preziosi anni della mia vita davanti all’editor con questa connessione a criceti bradipi. Inutile dire che passerò una serata con le mie amiche e che domani mi spupazzo una bambina piccina picciò e che la rivestirò con un bellissimo e fighettissimo vestitino rosso.

Inutile dire che mi so mangiata questo mondo e pure quell’altro, ma tanto ero dimagrita di un paio di chili prima delle feste, e mi difendo ancora bene.

Inutile dire che ancora dobbiamo decidere dove festeggiare il 31.

Inutile dire che di persone come me in circolazione ce ne sono davvero poche! (pecco di modestia?!)

Modestamente se ffa per ddi… elle

Pensato da Elle at 20:13 | 6 Comments »

21 dicembre 2007

Ho messo il barattolo dello zucchero in frigo!

Image – Miss Van

Questa mattina, in tutta coscienza, ho messo il barattolo dello zucchero in frigo, e quello del caffè in un cassetto. Aivoglia a cercarli all’ora di pranzo! Qualcosa non mi torna. Qui c’è qualcosa che non va!

Ho qualcosa di strano, di grave, di irrimediabilmente andato nel sistema nervoso se non sono capace di controllare queste banali, rutinarie e stupide azioni. Mah!

Ma oggi c’era il sole su Bologna ed io ero felice.

Ho una moleskine nera nuova nuova, non sono riuscita proprio a tradirla con nessuna agenda che la feltrinelli potesse propinarmi!

Ho un vestitino scicchissimo per la figlia della mia amica, ovviamente di Hello Kitty…

Grazie a Mape ho tutta la serie di Grey’s Anatomy e una tavoletta di surro intonsa, così quando mi prenderanno le serate casalinghe in patria saprò cosa guardare e cosa mangiucchiare… e per questo e per il pensiero lo ringrazio…

Ho solo una valigia – che non ne vuole sapere mezza di chiudersi, ma è un banale dettaglio – un porta abiti, due buste, un pc e uno zaino strapieno di libri al seguito…

Si parte domani, che oggi non s’è fatto in tempo, e mi aspetteranno:

- gli ultimi regali, ché mia mamma è troppo occupata a fare olive, tortellini e cose natalizie per la truppa…

- l’albero, che come tutti gli anni verrà bocciato, insieme al mio estro artistico, ma io continuo imperterrita…

- serata rendez-vous e birretta con le amiche e chiacchiera annessa, nell’unico pub decente della mia città (che tristezza)… con spettegolamento acuto della fauna ascolana…

Avrei millecinquecento cose da dire, ma non mi va di raccontarle adesso, perché sono stanca, e miei neuroni devono fare un po’ di training autogeno per il viaggio di domani.

Sotto queste feste sarò presente come al solito su queste pagine come il prezzemolo, ché io il mio figlioccio mica lo abbandono così… anche se la connessione a casa dei matusa è davvero lenta, e mi prende lo sconfort ogni volta che mi trovo davanti all’editor, io ce la farò… sarò tenace!

Passerò indenne questo Natale, mangerò tutte le olive presenti sul territorio, farò colazione con i tortellini in brodo e soprattutto per non farli fermare in zone in cui non devono sostare, toglierò un po’ di polvere a quel cacchio di tapis roulant che mio padre ha piazzato nella cameretta di sopra e che è stato fonte di furibonde litigate (io c’ero, lo giuro) con mia madre, che mica voglio tornare a Bologna grassa come la Bridget eh!

Spassosamente… elle

Pensato da Elle at 22:44 | 3 Comments »

20 dicembre 2007

Tra il serio ed il faceto…

Image – Pedro Rodriguez

Non so se sia servito a qualcosa studiare fino alle 3.30. So solo che a quell’ora mi pizzicavano gli occhi, gli arti imploravano perdono, ed ogni muscolo chiedeva di stare in orizzontale e non attorcigliato alla scrivania. Ed è stato così che mi sono buttata a letto, sfinita. La sveglia mi ha uccisa ed ho mandato all’aria il programma: 7.30 doccia, 8.30 – 10.30 ultimissimo ripasso. Invece il tutto s’è svolto così ed ha ovviamente del rocambolesco.

Faceto

7.30 suona la sveglia del cellulare… seeeee suona, suona… mi sveglio mugugnando e blaterando, e si posticipa il tutto di 15 minuti…

7.45 suona la sveglia, seeeee, io ronfo alla grande, prendo il telefono e riposticipo, mi giro dall’altra parte e sprofondo sotto al piumone…

8.00 suona di nuovo la sveglia – inizio ad odiare i primi 10 secondi di Sad eyes – spunta un braccio da sotto alle coperte, fa tabula rasa di quel che c’è sulla mensola, ovvero libri, cuffie dell’ipod, medicine, e finalmente agguanta l’oggetto malefico, penso di aver riposticipato per le 8.30…

8.20 suona la sveglia assassina di mio cugino nell’altra stanza, suona e suona e suona, poi la sveglia cade per terra e continua a suonare e suona e suona – bestemmia del cugino – la sveglia muore…

8.30 rinizia Sad Eyes, non ce la faccio più apro gli occhi, tiro fuori la testa da sotto il cuscino con l’acconciatura – petardi style – e con l’occhio miope faccio tacere Bruce, fisso il soffitto e chiamo a voce alta il cugino… lui dall’altra parte del muro, rantola, dice “oddio, oddio non ce la faccio“… poi non capisco, non capisco ancora, decifro un paio di parolacce e capisco solo “ancora ubriaco“…

8.45 lo butto giù dal letto – nel senso fisico del termine – che è ancora ubriaco (lercio) dalla cena aziendale, si ficca sotto la doccia mentre io preparo il caffè e rantola mentre l’acqua scende, ed io me la rido e butto un occhio al quadernone…

9.00 lui sbocconcella un pangocciolo, mi ridice che è ubriaco, mi richiede per la decima volta a che ora è il mio esame, mi lascia in mano la metà del pangocciolo – che io fisso con aria basita – si mette il suo frac d’ordinanza, e gli rammento che non può incontrare il manager con le havaianas ai piedi, ridacchia mentre sale le scalce, inciampa, bestemmia, ride.

9.15 sulla porta con il cappotto e il pc in mano, non trova le chiavi, nastro di parolacce e mi dice che stasera suonerà per rientrare, diligentemente gli trovo le chiavi tra il suo cumulo di cose all’ingresso, ed esce dicendo: “Brava Cuggì così ti voglio!!!“… rimango così sola avvolta nella pace della mia casa e imbozzolata nella mia vestaglia con Hello Kitty sulla schiena, scuoto la testa pensando all’icontro con il manager…

9.20/10 doccia con asciugo-trucco-restauro-parrucco…

Serio (e mezzo faceto)

10.45 arrivo a via Zamboni. Aula 5, 5° piano, enfisema. Le borse vanno lasciate lontane, le facce sbiancano, le mani strappano fogli dalle dispense, io ho in mano solo l’astuccio e i fazzoletti, il mio amico Jack mi dice: “Pupa, ho l’asso nella manica, i bigliettini ce li ho addosso, e tu?“… io che non sono mai stata capace a copiare dico ridendo che è tutto nella mia testa… Il compito: 3 domande, le più stronze che mi potessero capitare, e non quelle che ci aveva “suggerito”. Una metà degli specializzandi s’ammutina, io rimango sulla barca: sono in ballo, ballo eccheccacchio! E mi è venuta in mente l’ultima scena di Notte prima degli esami in cui la Carogna – ovvero il prof – chiede all’alunno Molinari tutto l’opposto di quel che gli aveva promesso, è vero non ci si deve mai fidare. Scuoto la testa, e inizio a rispondere alle domande sul foglio prestampato e con il posto prestabilito per la risposta, cosa che odio e mi manda fuori dai gangheri. Ma alla fine lo spazio mi è bastato sono stata sintetica, analitica, insomma mi rimetto al giudizio insindacabile della prof.

Faceto

12.00 Scuderie caffè e conchiglietta ripiena di nutella e scaglie di cioccolato, ascolto le paturnie amorose del mio amico.

13.00 Mangio al volo qualcosa in piedi mentre guardo alla tv la puntata più triste di Beautiful, messaggiandomi con Pulce.

15.00 muoio in posta per consegnare 4 raccomandate, 2 ore di attesa, ma fuori c’è il sole, e sono felice.

Facetissimo

16.00/18.30 Mio Regno n°1 Zara, e dico solo questo, jeans taglia 32! Regali natalizi acquistati 1 e mezzo! Tempo passato al telefono, troppo, lamentele dei compagni di corso per l’esame, ma ripeto c’è il sole, e sono felice.

18.45/19.15 Mio Regno n°2 Feltrinelli, sono accucciata all’angolo tra Horby e Houellebecq intenta a sfogliare libri quando:

- Ehm scusa…?

- ?

- Secondo me tu hai il sangue blu! Non è vero?

- Perché?

- Perché mi sembri una principessa!

Giuro, è stata la prima volta che sono uscita di frettissima dalla Feltrinelli e con l’elenco dei libri da comprare assolutamente intonso! Mai successo!

19.45 Mio Regno n°3 – per forza di cose – PlentyMarket: viveri e birretta!

Ed ora, ora sono solo stanca morta!

Nobilissimamente… elle

Pensato da Elle at 00:39 | 6 Comments »

19 dicembre 2007

Il ne tient qu’à toi…

Image – Tadhairo Uesugi

Abbiamo tutti i giorni a che fare con le dipendenze.

È sorprendente vedere quanti tipi di dipendenza esistono.

Sarebbe troppo facile se ci fossero solo droga, alcool e sigarette.

Ci sarà un motivo se sviluppiamo dipendenza per qualcosa, no?

Spesso, troppo spesso, ci sono cose che iniziano come una qualunque parte della vita,

e superano il limite… diventano ossessive, compulsive, incontrollabili.

È lo sballo che cerchiamo, lo sballo che fa sì che tutto il resto… scompaia.

Il brutto delle dipendenze è che non finiscono mai bene.

Perché alla fine, qualunque cosa fosse a mandarci su di giri smette di farci bene e comincia a farci male.

E comunque, dicono che sia impossibile liberarsi dei vizi finché non si tocca il fondo.

Ma come si fa a capire quando l’hai toccato?

Perché non importa quanto una cosa ci faccia male…

A volte smettere è ancora più doloroso.

Il ne tient qu’à toi. Non dipende che da te.

Dicono che tutti finiamo per dipendere da qualcosa. Ma è così?

Dà fastidio ammetterlo, ma a volte è proprio vero. Dipendiamo da qualcosa, eccome.

Ed io, e tu? Da cosa dipendiamo, adesso?

A cosa si rimane così tanto intimamente legati, da presupporre che una volta che questa dipendenza non ci sarà più sarà davvero tutto così doloroso? Tu ne sei così certo?

Perché io no. Non so se dipendo, forse l’ho fatto.

Io non dipendo. Mi lego, mi avvinghio, respiro, vivo, mi nutro, piango, sorrido, rido, poi m’addormento.

Ma non dipendo.

Forse tempo fa, anni fa, secoli fa.

Quando era tutta un’altra cosa, quando mancava l’aria e si doveva dipendere per poter respirare e vivere.

Non dipende che da te non dipendere da niente e da nessuno.

Non dipende che da te non dipendere e continuare quello che hai iniziato con tenacia, caparbietà, coraggio, e forza, tanta forza. Non dipende che da te vedere la tua vita da mille altre angolazioni, fuorchè da quella della dipendenza.

La dipendenza mina le basi, mangia quasi sempre le radici, indebolendo i fusti, scolorendo le foglie, togliendo la luminosità. Anche tu ti sei ritrovato solo, come capita a tutti nella vita prima o poi, e mi parli dell’armadio e degli scaffali che hai costruito solo per lei, mi chiedi cosa te ne farai di tanto spazio nella tua casa ora che lei non c’è più. Ed io cosa ne so? So solo che il mio armadio è così piccolo che non c’entra più nulla!

So solo che per un attimo dipendi da quell’immagine, da quel profumo, da quell’odore e sapore che t’è rimasto addosso, sulla pelle e sulla bocca. Poi tutto scompare.

Ho sempre pensato che si può dipendere dai sapori, dagli odori e dai profumi. In certe case ad esempio, rimane l’odore di chi le ha vissute per anni, per tantissimi anni, e quando ci torni rincominci un po’ a dipendere dal loro ricordo. È come per il fumatore che ha smesso e che si ritrova gli abiti impregnati di tabacco, e può averne nostalgia come no.

Non dipende che da te non dipendere. Ed essere forte. E capire che dipendere non ha senso, ce l’ha solo quando lo si è verso se stessi. L’unica costante certa della tua vita. Io l’ho capito già da un po’.

Sì, è una forma di egoismo, ma esiste anche l’egoismo buono. E l’egoismo buono è quello che ti aiuta.

È quello che non secca ma riesce a mantenere molle e caldo il cuore. Lo protegge.

Ed io a mio modo amo dipendere dalle mie abitudini, dalla doccia calda alla mattina, dal mio caffè preso quando la casa dorme ancora, dallo stendermi al buio con le luci a stella che splendono sul soffitto.

Amo dipendere dalle cose che mi fanno sorridere e che mi sollevano il cuore rendendolo un po’ più piuma e meno sasso, quelle che mi rendono molle e poi granitica e poi molle e poi di nuovo granitica.

Amo dipendere dall’empatia che ti fa incontrare, scontrare e toccare con qualcuno.

Amo dipendere da un sorriso e da un bacio soprattutto se interdipendenti dai miei.

Amo dipendere da un brivido che solo parole vere e audaci ti sanno regalare.

Amo dipendere dagli abbracci stretti quando non riesco proprio a prendere sonno.

Amo dipendere dall’essere due invece che una, perché anche se mi sento intera qualche parte di me ancora si sente incompleta.

E non dipende che da te non dipendere.

Ricordalo.

Indipendentemente dipendente… elle…

Pensato da Elle at 00:05 | 9 Comments »

17 dicembre 2007

Le 7 vite di elle…

Image – Penelope Sobr

Ho sette vite. E sono come un gatto.

Insomma non sono mica morta dopo il supermix fatto di: actigrip, quella cosa schifosalimonosa – che fa fare smorfie assurde quando la ingurgiti – del tachifludec, aspirine varie e rinaZina. Ho caldamente evitato lo Zerinol, che anni fa non mi fece tanto bene e le mie amiche dicono che non mi svegliavo più, ero tipo in trance!

Insomma, fatto sta che ero viva e vegeta quando ieri sera mio cugino è rientrato con altre tre menti geniali per fare solo una (?) partitina a poker. Così loro si sono acchittati impadroniti della sala, ed io mi sono autorelegata nell’ingresso-studio con il mio pc, mangiandomi le mani per aver dovuto saltare la festa di chiusura della mia osteria preferita, perché tossicchiavo e spargevo bacilli ancora un po’ e non era il caso.

Le ricadute t’aspettano sempre dietro l’angolo, dice mamma.

E non vi dico quanto è piacevole stare in casa con 4 uomini che nell’ordine: bestemmiano, si mettono il picco, litigano, ruttano, mangiano la pizza – per fortuna in cucina come persone normali e non sul mio tappeto nuovo
- e quando ti passano davanti però ti fanno il sorrisinoe gli occhi a cuore? Sono soddisfazioni eh!

Così, dopo aver attaccato frontalmente – solo per pura voglia, che tradotto nel linguaggio universale è mancanza di affetto – la mia Lindt Execellence Noir Puissant all’85% di cacao, e dopo aver leggiucchiato un paio di riviste di moda e qualche blog, ho spiccato le tende e mi sono piazzata nella camera del cugino, che vanta l’unica cosa che io possa invidiargli per davvero: il letto matrimoniale (che poi è di quelli dell’ikea e quindi è matrimonialino, come dico io). Mi sono accoccolata e placidamente mi sono vista un film e qualche programma stronzata sugli interventi chirurgici: brutta ieri, figa oggi!

All’una sono riapparsa in sala nella nube tossica da sigaretta selvaggia – giuro che li avrei uccisi tutti – ho dato la buonanotte e gli auguri a chi non avrei di sicuro rivisto, che sono una ragazza educata io, e mi sono messa a studiare, tanto la notte era lunga. Avete mai studiato delle cose incomprensibili con la tossetta nervosa e il rumore in sottofondo di fiches, che manco fossero al Casinò di Venezia? Una goduria!

Insomma alla fine sono sopravvissuta. Ho sette vite e faccio l’esame!

Ma adesso ho due sassi da togliere dalla mia scarpetta n°35:

sasso n°1: Mi rifiuto categoricamente di sentire al tg1 delle 13.30 tra le prime notizie che Sarkozy si fa le storie con Carla Bruni – che per altro mi sta sulle balle - che l’ha portata a Eurodisney – sai che fortuna, e complimenti per la fantasia! – e che, udite udite forse l’ha già chiesta in sposa! Ma a noi che ce frega!? Il fondo evidentemente non lo abbiamo mica grattato bene!

sasso n°2: Perché al secondo telegiornale che mi vedo – sperando di avere notizie più decenti – si interrogano in modo filosofico sul cosa sia meglio regalare alle proprie bambine questo natale?

La scelta dicotomica ed insindacabile è tra:

- i trucchi di barbie, per farle sentire già delle belle signorine (poi ci lamentiamo che vogliono fare tutte le veline)

- o il kit con la mini lavatrice, il mini folletto e la mini stirella, per farle sentire e diventare brave massaie

E perché non ci mettete pure la magliettina con scritto benvenuti a tutti e il sacchetto con i bigodini e la retina? Maperfavore avete tutto il mio disgusto!

Regalate: i lego (li adoravo), le barbie (che erano le mie preferite), i bambolotti se proprio c’hanno già desiderio di maternità, e il dolceforno, che la pratica fatta sarà utile per sfamarsi all’università, sempre se non faranno le veline eh!

E siccome io non ho scelto di fare la velina, mi accoccolo sui libri!

Diligentemente ma assolutamente più gattosa di un gatto… elle

Pensato da Elle at 16:37 | 7 Comments »

15 dicembre 2007

Visioni parziali e eterne lotte…

Image – Kerrie Hess 

“So nascondermi bene tra le righe di questo mio blog, e poi condisco il tutto con chili di glassa, zucchero filato e colante miele, e dire che queste tre cose mi disgustano da sempre. Mi piace solo lo zucchero a velo.

Sono capace di delineare qui, spesso incosapevolmente, un’immagine di me fin troppo parziale, per poi stupirmi, se e quando qualcuno mi conosce dal vivo, delle sue parole. Che abbia creato il personaggio Elle?

Il fatto è che le persone spesso pensano leggendo che io sia reale per quello che scrivo.

Ma è un’immagine parziale, vera sì, ma parziale.

E sono dannatamente criptica. Spesso non scrivo quello che sento per davvero. Adesso, ad esempio, non dico quel che voglio. Non lo dico perché non mi va punto e basta. Parlo di quel che voglio io. Mi scopro fino a dove voglio io. E nella vita di tutti i giorni: lo faccio con chi voglio io.

Sì, sono una donna dolce, ma dirlo già è riduttivo e parziale.

Che senso avrebbe, ad esempio, dire che sono una donna passionale, e che mi piace tutto quello che piace ad una donna?

Sì, sono una donna passionale, ma dirlo già è riduttivo e parziale.

Odio le costrizioni, essere fraintesa e le categorie.

E sono testarda.

Sto dove voglio stare, e se mi spostano può darsi anche che mi arrabbi. Ma non impongo mai la mia presenza. Non mi sento nemmeno di avere in tasca il segreto della vita, ma so che alle volte può sembrare così.

È che a volte decido di proteggermi da sola. Ma non voglio stare sopra a tutti.

Quel che scrivo qui io lo scrivo con il Cuore, con la Pancia, con le Mani e con la Testa, con la speranza che chi legge non si fermi solo alle lettere e alle parole, e che non mi chiuda in una gabbietta con le mie lentigini e il viso da bambolina.

E se spesso nascondo i particolari è per senso del pudore. E forse ci sono rimasta solo io ad averlo.

Sì, sono una donna che arrossisce in volto se uno le fa un complimento, abbasso lo sguardo, come se a volte me ne dovessi vergognare. Altre volte sono capace di guardare in faccia una persona e sostenere lo sguardo, e farla allontanare in sette secondi netti. In quel caso sarei quel che si dice una dolcestronza. Sì sono una dolcestronza, ma buona d’animo eh!

Io della vita non ho capito tutto anzi, non ne ho capito nemmeno un pezzettino. Ma sono una che impara dalle esperienze passate, che non si scanza davanti a nulla, e che affronta tutto in prima persona, senza mai delegare ad altri, cosa che odio.

Sono solo una donna in perenne lotta con se stessa, tra quello che dice e quel che vorrebbe fare.

Ma sono coraggiosa e matta. E credo nei miei ideali. Non penso affatto che il mondo sia tutto rosa e che se piove, al posto dell’acqua zozza, cadano margherite, io sorrido, ascolto e mi ascolto, e quando posso cerco di avere quel che voglio, ma in punta di piedi.

Forse sta qui il mio errore: fare tutto in punta di piedi.

Voglio essere presa per quel che sono, anche se spesso nascondo parti di me.

La parola scritta purtroppo è sempre parziale, anche se chi scrive ci mette tutta se stessa, come in tutte le cose che fa.”

Ps: Il post è stato scritto da Eleonora, con 38 di febbre. I suoi ultimi tre ultimi esami l’accompagneranno fino al nuovo anno, visto che oggi ha cercato di studiare, ma non riesce a ricordare nulla, perché strafatta di medicine. Ma è la regina incontrastata della sua casa, da sola. C’è silenzio. C’è pace. Fuori è freddo. Dentro è caldo.

Parzialmente, ma sempre vera Elle…

Pensato da Elle at 20:05 | 6 Comments »

14 dicembre 2007

Ed è Transfert…

…perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa”

Colazione da Tiffany

Ha ragione Paul, quando si rivolge alla sfuggente Holly, dicendole queste parole. È vero, si può fuggire quanto si vuole, si possono aprire mille porte, ci si può infilare in mille vicoli bui e correre, vivere in mille case o città, ma finiamo sempre per imbatterci in noi stessi. Non è vero forse?

Ci vuole calma, tranquillità, equilibrio e che si spolveri il tutto con un po’ di sana filosofia. Perché aiuta!

Cosa dire allora ad un amico che soffre per amore, che arriva a casa tua per prendere dei libri e discutere dell’esame, e il pomeriggio invece si trasforma in una seduta dall’analista? Lui sul divano rosso, ed io su quello marrone. Ed è transfert. Lo guardo e mi si stringe il cuore. Lui è me mesi fa. E mentre mi parla, sto in silenzio, sperando che sfoghi tutto il suo dolore, la rabbia, lo sgomento, i dubbi, le perplessità. Penso che per studiare troverò il tempo, me lo inventerò, anche se quelle tre linee di febbre e il raffreddore forte mi sfiancano, e mi rendono tutto più difficile. 

Mi parla di lei, della loro storia, ed io stringo le ginocchia al petto insieme ad uno dei cuscini, e mi perdo, ci conosciamo da anni, e non pensavo che l’avrei mai visto così. Lui si sveglia un giorno e lei non si sa quel che ha. Sensazione che ho potuto conoscere dal vivo, che ti dà una mazzata tra capo e collo, aspetta che cadi, e aspetta ancora lì di fianco a te, per vedere se ce la fai a rimetterti in piedi o meno, giusto per assestarti poi un altro colpo.

È stato in quel momento che mi ha detto: “Eleonora cosa devo fare?“… Ho visto paura nei suoi occhi, ho visto il senso di perdita, ed ho letto nelle pieghe del volto la domanda: “Cosa faccio se non ci sarà più?”…ed io non ho avuto colpi al cuore, ho solo fatto un enorme sospiro, rivissuto in pochi secondi i punti salienti di quel che è successo a me, e gli ho detto decisa e con un sorriso sul volto:


Vivi, vivrai come hai fatto sempre, perché è giusto che sia così, e poi starai bene!”…

E non è un sopravvivere, ma è Vivere…

tutto quello che deciderà di scivolare ancora sulla tua pelle…

tutto quello che deciderà di fondersi con la tua pelle…

tutto quello che graffierà quella pelle…

perché semplicemente non siamo immuni a niente,

perché nulla ci protegge,

perché non si può scappare sempre, e forse non si deve nemmeno farlo…


I vigliacchi scappano, si chiudono nel loro dolore, pensando presuntuosamente di essere gli unici a soffrire e a stare male, ma forse non ricordano quando quel dolore l’hanno regalato loro, a chi poi a sua volta ha sofferto. Ci si dimentica spesso delle parti di sé che sono state, come se non ci fossero mai appartenute, le neghiamo, le allontaniamo inorriditi, ma non è così che si vive, così si vive a metà, così si vive senza imparare dagli errori, che è ancora peggio!

E mentre lui mi parla, io metto in fila tutte quelle parti di me che sono state, il dato ed il ricevuto, l’essere e il non essere, ma decido di non mettere nulla sul piatto della bilancia, a cosa serve pesare il bene o il male dato e ricevuto, perché fare stime? Per sentirsi migliori o peggiori? Per rendere il proprio cuore più leggero, o forse più pesante, per autocommiserarsi fintamente poi? Non si deve fare nulla di tutto questo.

Le persone vere si alzano e decidono di vivere, affrontarsi e fare salti, anche se questi vanno ferso un buio pesto, ma almeno ci provano, è qui che sta il loro valore, la loro forza e la differenza con il resto del mondo.

Faccio schifo come pessimista lo so, perché sono un’inguaribile ottimista, con il sorriso sempre sul volto.

Ci sono cose che è giusto fare per se stessi, perché non sopporto chi pensa di essere immune, chi si tira fuori, chi si scanza, chi pensa di vivere e invece lascia il segno delle unghiate sugli specchi su cui si è inutilmente arrampicato.

Lasciamo tutto questo agli altri, a chi decide di scappare, a chi intraprende mille strade, sperando di seminare la propria ombra, per girare l’angolo e trovarsi poi di fronte a se stessi: fermarsi, fissarsi, e capire che quella corsa è stata semplicemente inutile e rendersi conto della propria stupidità.


È la serenità che hai dentro che ti colora fuori, è l’equilibrio che non perdi che ti permette di stare in piedi, è la semplicità di alcune cose che ti aiuta a respirare meglio ogni giorno un po’ di più, sono le parole che escono fuori e che ti permettono di sfogare, spurgare il nero, ed essere forte.

Queste sono state le parole mie per te, che a loro volta sono state le mie parole per me stessa quando ce n’è stato bisogno. Loro continuano a riprodursi dentro di me, perché è giusto così.

Mi hai detto grazie sulla porta, e non ce n’era bisogno, perché è giusto così.

Sinceramente elle…

Pensato da Elle at 10:34 | 3 Comments »

13 dicembre 2007

Soluzioni alternative per arrivare ai pezzi di formaggio…

Photo – Elle 

Che periodo strano che sto vivendo… c’è un labirinto, fuori di esso tanti pezzi di formaggio ed io sono come i topi di quel famoso Skinner: cerco soluzioni alternative per arrivare alla meta…

Tipo, dovevo saperlo che ad aspettare quaranta minuti il 27/a in via emilia culonia levante avrei preso freddo, che questo si sarebbe espresso in brividi per tutto il corpo, per trasformarsi in raffreddore il giorno dopo. Soluzione: cerco di tamponare il tutto inutilmente mangiando chili di mandarini e pasteggiando ad actigrip, perché non posso per nessuna ragione al mondo ammalarmi: ho l’esame, cacchio! Insieme al principio di raffreddore sono riuscita ad appropriarmi – in modo ovviamente non del tutto legale (altra soluzione alternativa) – del manuale per l’esame. Ché se le spedizioni dei libri dormono sotto Natale, e l’esame non lo spostano, mica è colpa mia.

Che poi le fotocopie siano lì, inermi da ieri sera, è uno stupido e banale dettaglio, tsè.

Insomma penso di potercela fare, anche se sembra che qualcuno mi abbia spinta a forza dentro ad un frullatore, e che abbia fatto come faccio io con il microonde, che l’abbia dimenticato acceso, mentre si è intenti a fare altro in un’altra stanza.

Ed io sono così in questi giorni: faccio qualcosa mentre sono intenta a fare altro, arrivo, prendo, esco, studio di notte e di giorno, cazzeggio, mi dedico allo shopping oculare e poi tento vani ed improduttivi approcci lagnosi al telefono con papà. Soluzioni alternative per concupire il di cui padre portafoglio oltre la lagna? Nessuna.

In questi giorni purtroppo chiude una delle nostre osterie preferite, ci ho organizzato sabato scorso la nostra cena pre-natalizia con le amiche: lì ci sono mille ricordi, sono nati e finiti amori, sono passati compleanni e si sono strette amicizie. Sapere che verrà venduto mi spezza il cuore. Soluzione alternativa: mangiarsi il mattoncino (nella foto) ed accettare l’invito del tronista – il ragazzo che ci lavora e che noi chiamiamo così per  l’abbigliamento e il fisico che ricorda vagamente quello di un tronista di maria de filippi - alla festa di chiusura dicendoci che non possiamo assolutamente mancare: e noi non mancheremo.

Adesso aleggiano pensieri sparsi e sogni strani ed è tutta colpa dell’actigrip. Ieri mi teneva le serrande degli occhi abbassate a forza, ero imbozzolata sul divano, e me la dormivo alla grande, ma il cervello era rimasto acceso, sentivo scorrere la puntata di Brothers & Sisters, senza però capire eventi, collegamenti e discorsi. Betta dice che me la ridevo ed io non ricordo nulla… ricordo che mi ha messo a letto e che dopo un paio di spruzzi di Rina-Zina è stato solo relapse

Evento consigliato: a chi fosse interessato ad una mostra fotografica, a Piazza Santo Stefano alla Galleria Ta Matete, è stata prorogata fino al 22 dicembre: Pasolini, Callas e Medea! Detto questo mi butto sul manuale…

Actigripposamente e fortunatamente (come al solito) elle…

Pensato da Elle at 10:30 | 9 Comments »

6 dicembre 2007

You’ll go to hell what your dirty mind is thinking!

Photo – MicioAtomico

Nude – Radiohead

Don’t get any big ideas they’re not going to happen

You paint yourself white and fill in the noise

But they’ll be something missing and now that you’ve found it- its gone

and now that you feel it- you don’t

You’ve gone off the rails so don’t get any big ideas,

They’re not going to happen

You’ll go to hell for what your dirty mind is thinking

Vorrei essere nuda per una volta, ed essere me stessa. Anche qui. E per davvero.

Di me del resto, su questa pagina nera, si posano solo alcuni dei miei colori, e per una volta vorrei essere un albero a cui sono cadute tutte le foglie, così chi si fermerebbe a guardarlo riuscirebbe a vederne distintamente il tronco, i rami, le venature, tutte… così chi si fermerebbe a leggere, leggerebbe e scoprirebbe eleonora.

Io, invece, sono abituata a mostrare le mie foglie, i miei fiori, i miei frutti, le mie parole, le più belle, ma non mostro del tutto la parte nera della mia anima quella che hanno tutti del resto…

Io mi copro delle mie amate metafore e sto bene, non ho né caldo, né freddo. Ieri albero, oggi foglia, domani farfalla, dopodomani chissà. Ma ora non mi basta più perché…vorrei essere nuda.

Sì, nuda per davvero.

Vorrei esserlo per una volta, e per più di una volta. Lo ammetto, chi mi conosce da molti anni, qui ritrova solo un lato di me, e si scolla tutto. Perché qui spesso sono come quel mio famoso olio che mai e poi mai si mescolerà all’acqua. E non sia mai che tutto questo accada!

Sono difficile, incasinata, strana, complessa…

E sono fuori posto, in ritardo con la vita… troppo spesso…

E sono stonata, ma cerco di non farlo trasparire. E nel cercare di celare questa parte di me finisco per dipingere un ritratto che è veritiero ma solo per metà…è come se una parte di me avesse tratti chiari, decisi e riconoscibili e l’altra parte fosse coperta da un vetro sabbiato che non lascia intravedere nulla.
 

Perché non ci mettono a questo mondo con la facoltà di riuscirci a difendere da noi stessi? A questa domanda io non so rispondere. So solo che perdiamo così tanto tempo a cercare di imparare a come difenderci dagli altri, che poi scopriamo che ci facciamo più male con le nostre stesse mani. Che se ti manca l’aria a volte non è perché te l’ha tolta qualcuno, è perché la stretta delle tue mani intorno alla gola si fa sempre più soffocante…

Perché non ci mettono a questo mondo insegnandoci la capacità di prenderci cura per davvero di noi: di accarezzarci quando ne abbiamo bisogno e di sgridarci quando l’abbiamo fatta grossa? Non sono in grado di rispondere nemmeno a questa domanda adesso…

Ma ha ragione chi mi scrive che
finirò all’inferno per quello che la mia sporca mente sta pensando… perché la mia è una sporca mente, come sono sporche tante altre menti che incontro ogni giorno per strada. Ha ragione perché sa molti dei miei pensieri, sa quello che sono, sa quello che dico e poi non faccio, sa che dico di essere un disastro e che a volte lo penso per davvero, sa che faccio una cosa e inevitabilmente ne esce fuori un’altra. Ha ragione, io lo so, e per questo lo scrivo, ora. Lo sapevo anche ieri ma non ho voluto dargli ragione. Ma oggi davanti alle sue parole al telefono sorridevo, ma la mia testa silente pensava, sapeva e lo ammetteva.

Strana la realtà, e ammettere che spesso si appare per quel che non si è, che a volte voglio essere come quel maledetto olio, adagiandomi sopra a tutti, pensando di non sporcarmi mai, pensando che mai e poi mai mi fonderò con quell’acqua. Quanto mi sbaglio. 

Non sono una santa, e non lo voglio essere. Non è vero che certe cose io non le pensi e non le faccia, ma le penso, le dico e le faccio. Non voglio sembrare una che se la tira, perché non è così. Ma a volte ci riesco benissimo.

Sono testarda e maliziosa da far schifo. Sono bizzarra. Sono un groviglio da prendere a piccole dosi. A volte penso di essere davvero come il prezzemolo, sto dappertutto, ma se decotto in grosse quantità forse posso fare del male. Dovrebbero scrivere il bugiardino anche per me.

E allora adesso mi fermo a pensare a me stessa mentre bevo latte, mi piace quando prende il sapore dal miele dei cerali. La tazza di New York.

E c’è rabbia. E tanta. E c’è delusione. Un’infinità. Rabbia e delusione si mescolano per dare vita a tutto quello che non ho esternato fino ad ora. Ma voglio essere
nuda, e lo sarò.

Penso a quel che mi manca, ma quel che mi manca non è colui che se ne è andato dalla mia vita, del resto che me ne faccio di un bugiardo, di chi non sa dire quale è la verità?


Ha lasciato solo troppi vuoti da riempire, ma che non resteranno per sempre vuoti.

Sto bene, anche se tutti si preoccupano per me. Mi rassicurano. Ma non ce n’è bisogno.

Sono in piedi e cammino per la mia strada, non mi guarderò indietro.

Volevo e voglio essere
nuda, così ho scrollato i miei rami, quelli secchi e vecchi che intralciavano li ho tagliati. Poi è stato il momento delle foglie, ho scosso la chioma e sono cadute, tutte, così come le parole, scendono anche le maschere – ma non so quante siano – scendono le carte – ma nascondo più jolly che posso nelle maniche della mia camicia.

Voglio solo giocare questa partita
nuda, perché a dimostrarsi umanamente fragili non si rischia niente, anzi.

Nudamente, più nuda che si può… elle 

Pensato da Elle at 23:51 | 12 Comments »

4 dicembre 2007

Discorsi… nudi e crudi…

Image – Chuck Gonzales

Dopo aver studiato parte della notte, essere andata a letto più tardi delle tre e mezza e aver dormito male per cinque ore scarse interrotte di continuo da rumori e pensieri… Ti svegli alle otto con aria pesta, capelli alla “mi sono pettinata con i raudi” e sono proprio spenta… poi…

ti fai il caffè dalla De Longhi blu, ti fai una doccia, e scappi – in ritardo – in facoltà e dopo due ore di lezione sulle teorie e le strategie della progettazione degli interventi formativi, esci con un sonno atroce, la testa pesante e brulicante di concetti, e mentre passeggi per via Zamboni con un tuo amico nonché compagno di corso ti senti dire queste cose…

G: Allora Ele, come va? eh?

E: Bene…

G: Insomma.. uomini? Ne nascondi qualcuno?(perché mi fanno tutti questa domanda in questo periodo?mah)

E: … ehm… insomma… io… – silenzio, troppo silenzio – ehm…


G: Eleonora, insomma lo sai che se continui così rischi di rimanere zitella? Eh fattelo dire!!!!Lo dico per te!

E (con sguardo sconvoltissimo alla Charlotte): Scusa così come, e uhhh che cosa brutta brutta che hai detto! Insomma, che palle, una domanda di riserva no? E poi perché lo vuoi sapere? Che vi frega a tutti quanti, dico io!

G: Dai Eleonora una come te è impossibile che non ha nessuno!

E: Questa adesso me la spieghi! Una come me?!

G: Volevo dire prima di tutto che ti devi muovere, conosci qualcuno, fai delle esperienze, insomma non penso che tu abbia problemi a trovare qualche ragazzo, no? Sei carina,  interessante, brillante, insomma non mi dire che non ti gira intorno nessuno! Chissà quanti ne hai dietro!

E: Non è questo il punto è che io sono strana ecco che c’è! E poi che c’ho fretta io???!!! No.

G: Sai cosa è che tu selezioni troppo, sei troppo esigente… ti fissi con i particolari…

E: uh che palle co ’sta storia, insomma io… già difficilmente mi accorgo delle persone, insomma devono avere qualcosa subito per piacermi, se no nisba… e poi io non mi metto a uscire con uno così per sport se non mi piace, sperando che forse prima o poi mi piacerà, ma che è!?

G: È qui l’errore, insomma sai alla fine le cose sono due e vanno sempre così: o giochi sui grandi numeri, ne frequenti più che puoi, anche contemporaneamente – evvai – e alla fine magari uno che ti piace sul serio lo trovi, oppure ne rubi uno ad un’altra come fanno tante – mi ricorda qualcosa – facile no? Perché diciamocelo i migliori sono tutti belli che andati alla nostra età, eh! Lo sai sì!

E: In primis posso dire che tutto questo discorso è di una tristezza infinita, ma ti rispondo che l’opzione a) butta il retino-raccogli-poi scarta non fa per me e non mi metto nemmeno a spiegartela, per l’opzione b) magari me lo faccio insegnare eh, che ne dici?! Ora scappo c’ho fame…

E mentre faccio Strada Maggiore, tra luci di natale e coppiette abbracciate, penso:

- con il mio modo di fare non starò mica facendo come gli ormoni di Charlotte che uccidevano tutti gli speranzosi spermatozoi di Trey? Non cogliere al volo questo tipo di occasioni pregiudicano il futuro?

- non è che è come dice Charlotte a Carrie, che nella nostra vita il cuore può battere solo due volte e in quel caso mi sarei già sparata le mie due uniche cartucce in dono e per giunta pure a salve…?

- non è che divento grassa e rubiconda come Bridget Jones – ma porca zozza senza Mr Darcy nell’happy end – e sarò costretta come lei a portare mutandoni contenitivi della nonna, a consolare i miei amici per telefono, a incontrare canaglie e a scrivere per sempre nel blog le mie paturnie amorose?

Naaaaa tutto questo non fa decisamente per me!

Infilando la chiave nella toppa, scuoto la testa, sorrido e penso che:

- dormire poco fa questi effetti, questa sera quindi a letto presto!

- che alla fine i miei gusti sono solo un po’ difficili, che non sono malaccio, che non ho affatto fretta e che al momento la parola zitella è lontana da me anni luce e soprattutto che, mai e poi mai, leggerò quei tristissimi e squallidi manuali dove ti danno le famose dritte per accapparrarti l’uomo dei sogni!  Tzè!

Selezionissimamente… elle

Pensato da Elle at 22:28 | 11 Comments »