parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere
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Archivio di novembre 2007

28 novembre 2007

Come una pianta nel cemento…

Image – Fafi

Mi capita molto di pensare alla mia condizione, al mio stato delle cose, al mio stato di calma e serenità.

Non apparenti.

Mi capita poi di fare dei piccoli paragoni tra me e le cose: per un momento questa mattina mentre ero da Maisons du Monde mi sono sembrata prima un cuore rosso rosso in plastica scintillante, poi soffice come un tappeto, morbida come un cuscino, rumorosa come una collana di perle, calda come una coperta di cachemire, nascosta come un paravento, chiusa come un cofanetto, da scrivere come una lavagnetta…

Poi d’un tratto guardando attentamente la facciata di una chiesa, mi sono sentita come quella pianta che ha messo radici tra quelle pietre apparentemente così ostili. Così sono io, da un po’, o forse da sempre. Mi sono sempre chiesta come potesse una pianta crescere fin lassù, rimanere verde, mettere fiori persino, e restare lì fino a che un restauro non avesse deciso per lei. Mi sono chiesta che diamine di terra ci deve essere e quali condizioni climatiche possano permettere una crescita così sana. E l’acqua… come ci arriva?

Non tutte le piante possono resistere, non tutte ce la fanno, non tutte crescono e fioriscono bene tra le pieghe del cemento…ma quelle che resistono hanno radici e clorofilla tutta particolare, hanno carattere…

Così accade per le persone, non tutte resistono, non tutte ce la fanno, non tutte crescono e fioriscono tra le pieghe di cementi fatti di freddezza, cattiveria, indifferenza… ma quelli che resistono forse hanno valori e forze sovraumane tutte particolari, hanno carattere…

Sarà forse per sciocca presunzione che io mi sento come quelle piante? Non che mi senta più fortunata di altre o meglio di altre, sia ben chiaro, così come non è autoreferenzialità. Sento le mie radici diventare forti, e questa loro natura si riflette su tutte le mie propaggini: il sorriso, gli occhi, il viso, le mani, il cuore. Non si deve essere forti per forza, così come non si deve pensare che saremo più forti di tutto, ma si deve pensare che le energie e le capacità ci sono, è solo che spesso non siamo così bravi nel valorizzarle.

E non è detto che se ce la fai a crescere in quel cemento è perché ti aiuta un concime, una persona, una pozione, o un altro agente esterno, ma è perché e sono convinta che il meraviglioso ritrovato sia già in noi, nel dna – sì, nell’acido desossiribonucleico – che si mescola a tutte le altre qualità e che alla fine è quello che fa la differenza, e che come quella pianta, ti fa crescere, imporre e fiorire nel cemento.

Non contano le intemperie, non conta nemmeno quante volte vorranno strapparti via, toglierti il nutrimento, o vederti appassire piano, e poco alla volta, ché le persone a cui non importa nulla di te, sono invidiose, gli dà fastidio la tua felicità, la tua serenità acquistata a caro prezzo, gli dà così fastidio tutto di te che ti dicono che non vorrebbero mai essere te, ma alla fine lo sperano. Quanto sono dannose queste intemperie? Tanto, da morire. Ma basta aprire un ombrello e farle scivolare piano, dolcemente, il più lontano da te.

Calorosamente…elle  

Pensato da Elle at 16:16 | 6 Comments »

27 novembre 2007

Memento audere semper…

 Image – Blasutta M.L.

Ho preso il metro e l’ho steso sul pavimento della sala: 2 metri scarsi. Va bene che studiare, leggere, stare al pc  può incidere sulla vista, ma io non pensavo così tanto. Insomma, fatto sta che ieri sera cercavo di leggere quel che c’era scritto sul menù a tendina di sky, e il risultato è stato pressoché deludente. Nemmeno la combinazione occhiale vicinissimo agli occhi – sedere in punta di divano – caduta quasi certa hanno dato i propri frutti. Niente, nisba, solo un ammasso di ragnetti sbilenchi e bianchi su fondo blu: una meraviglia direi! Quindi, come al solito, ho arrotolato una parte del tappeto ed avvicinato la tv alla mia postazione, così va meglio. Anche se Betta poi mi dice: “Che ci vuoi entrare dentro?“. Ora, questa tv non è piccolissima, ma nemmeno grandissima, ma alla fine quel che volevo vedere l’ho visto e quel che volevo leggere ho letto. Forse se avessi un o schermo da 80 pollici questo problema si risolverebbe, fatto sta che m’aspetta la visita dal rileva cecità, nonché visita dall’ottico.

Penso di non abbandonare i miei occhialetti rosa scuro, ché mi piacciono ancora, il che tradotto suona così:

Personaggi: Elle, MadrediElle

Luoghi: Bologna, Ascoli

Mezzo di comunicazione: quella cosa che ha inventato Meucci

Scena: è pomeriggio inoltrato, Elle cammina per casa con il collo storto e tiene il cordless, è sola, mette in ordine – toh una cosa nuova – piega pile infinite di maglioni, pantaloni, biancheria… davanti ad un armadio scandalosamente pieno…

E: Mammy, piego pile di cose, metto in ordine, questa giornata sembra non finire mai! Questo armadio è pieno, e dire che ho buttato un sacco di cose… (e dire che mi lamento di non avere mai nulla da mettere!!!!)

MdE: Io è da questa mattina che metto in ordine la vostra cabina armadio… (silenzio perché vorrebbe che le dicessi qualcosa, tipo che siamo delle figlie disordinate, che non buttiamo via nulla, insomma due sciagurate!)

E: ehhhhh – pausa, pausa, pausa – certe cose bisogna pur farle…! Insomma mamma io non ci vedo più, mi devo rifare la visita dall’oculista a Natale…

MdE: Eleonora, se dici occhiali nuovi, attacco!

E: ma no che ti credi… – porca paletta ci stava una montatura di fendi che mi stava benissimo – poi questi rosa mi piacciono ancora tanto… (mantra: mi piacciono ancora, mi piacciono ancora)

MdE: (abilmente sposta la comunicazione su altri temi) …sssssenti da Sephora ci sta una crema miracolosa per le rughe, mi pare si chiami chbciubceiub (nome mai sentito e incomprensibile) comprala un po’, è di quella linea che hanno solo loro… vacci, prendila che poi ti restituisco i soldi…

E: no mamma dimmi il nome vero, ché mi fai fare una figura di merda (siccome I know my chicken vado al pc – sito di sephora – lista interminabile di filler, cremine, cremette – li leggo tutti – ci fermiamo a StriVectin…)

MdE: Sì questa questa StriVectin, StriVectin, ahhhhh comprala eh… (per quanto è agitata/eccitata mamma mi sembra un incrocio tra Meryl Strepp e Goldie Hawn in La morte ti fa bella)

E: sì mamma, il numero della mia postepay è…

Quindi? Come al solito non ho tirato il ragno fuori dal buco, ma tanto in questo periodo mi riesce tutto davvero così poco. Il biscotto della fortuna di quest’oggi dice: Memento audere semper – che per chi non sa il latino sarebbe – Ricordati di osare sempre…

Eh, lavoriamoci un po’ su… tanto io l’impegno ce lo metto sempre e comunque…

Oserei dire che mi piace osare, ma piuttosto che ammetterlo mi taglierei una mano…

Oserei dire che sono già in ritardo per la lezione delle 10.30, magnifico…

Oserei dire che ho già voglia del secondo caffè…

Oserei dire che la lista delle cose in cui vorrei osare s’allunga a vista d’occhio… ma chissà…

Miopemente… ma con degli occhialetti rosa decisamente fèsciòn… elle 

Pensato da Elle at 09:38 | 10 Comments »

24 novembre 2007

Ibrido racconto-Post: Pelle e cuore…

 “Esistere è questo, pensai,

un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle,

non c’è nient’altro di vero da raccontare…”

Elena Ferrante

Come scorre lento questo maledetto sabato, sembra essere fatto di piombo. Sembra quasi una persona vestita a più strati che zuppi gli danno un incedere tartarugoso. Va piano, arranca, a volte inciampa, si ferma, poi riprende. Proprio come la pioggia, prima è battente, poi fine pioggerellina, poi si trasforma di nuovo in enormi gocce gelide. Forma pozze grandi per strada, forma piccoli fiumicciattoli che corrono paralleli ai marciapiedi, forma piccoli scrosci che dalle canale si tuffano a terra. Mi ricordo che da piccola mi piaceva passarci sotto con l’ombrello: adoravo il rumore della piccola cascata piovana sulla tela, ma questo momento si interrompeva sempre, perché mamma mia urlava dicendomi che le sembravo scema…

Non ero scema, ero particolare. Una bambina particolare.

Anche adesso, non sono una scema, sono particolare. Una donna particolare
.

Siamo pelle e cuore. In alcuni casi, anche qualcosa di più. Sì, in alcuni casi, perché come per tutte le cose della vita, non tutto è per tutti, non tutto è dato a tutti. Giusto o sbagliato è così che le cose vanno. Da sempre.  Cosa s’aspetta che arrivi a sconvolgere tutto? Cosa s’aspetta che arrivi ad aggiungere a quella pelle e cuore quel qualcosa in più? S’aspetta o ci si corcia le maniche.

Lo sai sì che…

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine…


Io con le mani in mano non ci so stare. Amo le mie abitudini, ma queste non mi legano stretta fino a farmi diventare immobile. Sono sempre pronta a cambiare, a cambiarmi, ad aggiungere da qualche parte e a togliere dove un eccesso rende squilibrato e tentennante il mio io.

Lentamente muore chi evita una passione…

A volte sono così rigida, inquadrata, irrisolta, e talmente ingarbugliata che mi scappa tutto dalle mani. Divento così pasticciona e maldestra, che sembro Susan delle Desperate Housewife. Mi fermo, ripenso, rimugino, puntualizzo e mi rendo conto che sì qualche volta ho evitato passioni, anche se alla fine ho sempre vissuto tutte le mie emozioni, da quelle che fanno sorridere gli occhi, a quelle che senza pietà li bagnano salatamente. Ed il mio cuore e la mia pelle non si sono mai fermati davanti all’errore e al sentimento. Mai.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo… chi non rischia la certezza per l’incertezza… chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati…

Ho poggiato i palmi delle mie mani sulle orecchie, così non sentirò altre voci, altri consigli, ma ascolterò solo i miei, che siano sensati o meno, chi se ne frega. Non tutto deve avere sempre un senso. E poi io voglio parlare e ascoltare. Sono una comunicatrice, dopotutto. Capovolgo questo tavolo, questa stanza, questa stessa casa, che forse non sarà per sempre mia. Capovolgo anche me stessa quando ce n’è bisogno. Rischio tutte le mie certezze per tutte le incertezze che mi si pongono davanti. Del resto, sono una donna particolare.

Lentamente muore chi non trova grazia in se stesso…

Mi guardo riflessa e penso che se molti trovano la grazia in me, questa ci deve essere, magari è nascosta da qualche parte, tra le pieghe dei miei sorrisi, tra le lentiggini sparse sul mio viso. Nella mia pelle e nel mio cuore.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare…


Forse non accadrà mai nessuna di queste due cose. Sono pelle e cuore, a volte anche qualcosa in più, a volte anche qualcosa in meno. Mi lascio aiutare, anche se poi mi intestrardisco a camminare da sola…

…perché non mi piace dipendere,

non mi piace solo chiedere,

non mi piace approfittarmi di nessuno…


Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare…*

Esistere è questo: un sussulto di gioia, una fitta di dolore, vene che pulsano sotto la pelle, parole, sorrisi, un bacio, una voce, un paio di occhi, due mani, dieci dita, cuore e pelle, qualcosa in più, e poi…

…e poi non c’è nient’altro di vero da raccontare.

*quel che è scritto in corsivo e in giallo è uno stralcio di Pablo Neruda 

Sinceramente…elle

Pensato da Elle at 20:42 | 6 Comments »

22 novembre 2007

“Point ov situèsciòn”

Regina Spektor – Fidelity

Questa mattina, causa nebbiolina, non riuscivo nemmeno ad intravedere il campanile di Santa Maria dei Servi, e dire che dalla mia finestra si vede molto bene, le torri poi erano un miraggio lontano. Ma non mi sono persa mica d’animo, sorridevo, sì perché io sorrido quasi tutte le mattine. E questa mattina un caffè ed una doccia bollente m’hanno rimesso al mondo, anche se fuori gli operai arrampicati sull’impalcatura se la raccontavano e se la ridevano di cose che possono capire solo loro. Ed io, mentre inalavo ingenti quantità di bagnoschiuma, facevo il punto della situazione.

E chi mi conosce bene sa quanto mi piaccia puntualizzare, soffermarmi a pensare, sviscerare fatti, persone, cose dette e fatte, cose non dette e non fatte.

Fatto sta che vedendomi riflessa nello specchio non ho potuto non notare come quei due chili in più ripresi sostano in una parte dove non dovrebbero stare. Qui manca una bilancia, mi sono pesata a casa di Anna – certo dopo aver mangiato quegli enormi piatti di gnocchi, e la torta alla crema che avevamo preparato io e pulce – fatto sta che lei ha una superbilancia digitale, tu gli dai un colpetto e lei te lo restituisce, visto che i numeri digitali salgono, salgono, salgono e si fermano a 44.8… l’orrore mi ha pervasa, fino a farmi urlare. Voi direte: “e che sarà mai?”, eh ma io quei due chili in più non li sopporto, insomma si fossero distribuiti un po’ meglio sarebbe un’altra cosa. Quindi?

Punto della situazione n°1: guerra al carboidrato, dolci, dolcini e dolcetti vari, sì anche al surro, ché mica voglio tornare al viso rubicondo che avevo il primo anno di università quando mi attestavo sui 47 e andavo avanti a spinacine e cordonbleu aia, sottilette craft e nutella…

Fatto sta che ieri finalmente dopo mille rimandi, giri infiniti di mail, telefonate ed sms, l’abbiamo sfangata e siamo riusciti a vederci per un aperitivo con i compagni di corso… eravamo in cinque, non tanti perché un po’ hanno tirato il pacco, ad alcuni – molto simpatici e scassaballe – non è stato proprio esteso l’invito. Insomma alla fine si sta con chi si vuol stare no? Aperitivo mangereccio al Transilvania, dove non mettevo piede da anni, e dove anni fa mettevo piede solo con l’inganno e alle feste di San Martino. E dove ho subito subito assassinato il buon proposito del punto di cui sopra, mangiando e piluccando il mangiabile: pizza, patate arrosto, pasta al forno, fredda, tiepida e annaffiando il tutto con una birra media e un’altra divisa a metà. Ma quando la compagnia è bella, quando la chiacchiera ti coinvolge, quando ritrovi persone con cui stai bene, come non fai a farti prendere empaticamente da queste belle serate? Quindi?

Punto della situazione n°2: far diventare questi incontri una cosa abituale, come l’uscita con le amiche del sabato o del venerdì – che fa tanto Sex and the City – però è così che non ci si perde di vista, è così che si mantengono i contatti, è così che si conoscono ancora meglio le persone, no?

Fatto sta che ieri sera ho passeggiato da sola fino a casa, con la pancia piena, e con il cuore leggero e contento. Metà delle casine del mercatino di Santa Lucia sono già finite, le lucine sono già tutte accese e mescolandosi all’aria fredda fanno già Natale. Ed io ero in fibrillazione. E mi piaceva lasciarmi avvolgere da Bologna, vedere ancora persone a passeggio, le luci accese nelle case, il colore dei portici. Quindi?

Punto della situazione n°3: Impegni, voglia di fare, progetti. Studi, lavori da consegnare, voglia di ascoltare e ascoltarmi. Ottimismo e colori. Voci, suoni e parole.

E poco importa se dormo poco, se poi la mattina faccio un po’ fatica a scendere dal letto e nicchio per quindici minuti buoni, ci sarà tempo per riposarmi, adesso è il tempo di cogliere i primi frutti e fare spazio a semi nuovi nel mio giardino, no?

Schifosamente ottimista e multitaskingosamente… elle 

Pensato da Elle at 15:01 | 14 Comments »

20 novembre 2007

Io che vivo l’aria…

Image – Audrey Kawasaki

Listening to – Neffa – Passione

C’è un albero bellissimo che incrocio sulla strada che percorro la mattina quando, intirizzita dal freddo vado  mi precipito a lezione. Adesso è giallissimo, ha delle foglie piccole che sembrano tanti ventaglietti. E altri tre ce ne sono a Largo Respighi se ti ci fermi davanti, e ti estranei per un attimo, sembra di essere in uno di quei quartieri Parigini.

Mi manca Parigi. Mi mancano quei musei bellissimi e la loro atmosfera. Mi manca poterla girare, cercare tra i mercatini, sedermi in un caffé cercando di ordinare la pozione arabica e sperare che tu, pur essendo italiana rimanga simpatica a chi ti serve e che quel che ti arrivi in tazza non sia acqua sporca. Ma adesso mi scenderebbe anche quello, ho pensato questo quando sono passata sotto a quell’albero, anche se la sciarpa stava per soffocarmi ed ero in ritardo, fatto sta che avrei preferito camminare e con il naso all’insù vivere quella città. Ci tornerò, e non penso che il mio ritorno sia poi così molto lontano. C’ero a lezione, ma ogni tanto mi estraniavo, percorrevo l’agenda con la mente, il calendario che mi ha schiaffeggiata mi ricorda che ho meno di un mese per preparare due esami – ma io rendo quasi sempre di più se ho l’acqua alla gola – partire tornare a casa, iniziare a darmi una mossa per cercare un lavoro. Sì, mi sono stufata, perché non mi piace perdere tempo. A giorni ho notizie per il mio tirocinio, finalmente.

Ho bisogno d’aria perché io l’aria la consumo, perché la vivo. Io che vivo l’aria… 

Odio stare con le mani in mano. Sfoglio giornali e strappo articoli. Ho iniziato a scrivere qualcosa che potrebbe avere la forma di un libro, ma la sera mi fanno male le spalle, e la Pulce si rifiuta di farmi i massaggini, ed io nicchio, mangiucchio cioccolata, bevo troppo te e caffè, dormo poco, e consolo amiche al telefono ed in carne ed ossa. E mentre sono lì per loro, tutte mi guardano basite quasi si stupiscono e mi rivolgono sempre la stessa domanda: “Come fai dopo quello che ti è successo, ad essere così forte ed equilibrata?”… Quanto è difficile spiegarsi a parole: condensare con la voce il percorso che testa e cuore stan facendo da fine agosto, ma io cerco di farmi capire lo stesso: gesticolando, parlando, spiegando…essendo sempre me stessa e mai un’altra.

Sì, è vero, un addio può lasciare il mal d’amore, ma da questo si guarisce, basta solo guardarsi dentro, che sembrerà una frase da baci perugina, ma è così. Il mal d’amore da peso insormontabile e dalle ben note caratteristiche quali dolori al cuore e al petto, affanno, ansia, cupezza, insonnia – sì, a me è rimasta solo l’insonnia, ma quello è perché sono un’esagitata e ho una strana concezione della gestione manageriale del mio tempo – diventa qualcosa che ha confini sempre più indefiniti, leggeri, impalpabili, e che poi lascia piccoli strascichi che scompaiono del tutto. Il fatto è che se tu ci sei per te, chi scompare dalla tua vita, andandosene, non ruba la tua interiorità. Mi sgolo a dire questa frase ed io sono convinta di questo. Sono sincera, non ho maschere, sono cristallina, come sempre del resto. È questa la frase su cui ci si deve soffermare, rimuginare se lo si vuol fare, ma è così. Perché quando sei lasciato, o la tua relazione finisce all’improssivo e con motivi strani che rimangono appesi sopra la tua testa come panni ormai secchi al sole d’agosto – un mese a caso – le cose che puoi fare sono due:

Caso a. O ci rimani sotto per non si sa quanto tempo. Il treno ti passa sopra avanti e indietro infinite volte e  diventi tristissimo, non elabori il lutto, ti dai colpe infinite e pressoché ingiustificate, perché idealizzi il carnefice.

Caso b. (il mio per fortuna) Oppure elabori il lutto, ritualizzi la fine, insomma lecchi tutte le tue ferite. Ti fermi. Dai retta alla testa. Sospendi il cuore per un po’ perché lo curi, lo nutri della tua linfa, e con un po’ di surro, con la crostata, con il cinema, con gli amici, con la musica, con la scrittura, con pile infinite di libri, insomma con quel che vuoi. Esorcizzando tutto: paure, paranoie, scheletri, mal di pancia, frasi, bugie, cazzate, scuse, sms, mail, ansie, annessi e connessi.

A tutto questo, nella mia spiegazione, aggiungo che SE si capisce che una relazione è fatta da due esseri distinti, e che relazione e amore fusionale non solo non vanno d’accordo ma che non sono nemmeno sinonimi, si arriva a capire perché la terra piano piano torna sotto ai tuoi piedi, perché ti riprendi i tuoi spazi, perché le tue molecole combattive (copyright Tage) si svegliano dalla botta, si moltiplicano e sfregandosi tra di loro producono energia e calore da riversare sulla riabilitazione di te stesso… chiaro no?

Cristallinamente…elle 

Pensato da Elle at 16:35 | 6 Comments »

17 novembre 2007

Ti spiego qualcosa sui cuori…

Starlci d’un discorso mattutino

illuminante, bello e profondo

e che adesso trova un suo posto qui

 

- Sai come è fatto un cuore?

- Sì!

- E sai come funziona?

- Mmm sì, bene o male sì…

- E come ragiona lo sai?

- Oddio, forse questo no, ma posso provare a spiegarti qualcosa…



… ci sono cuori di cioccolato che si sciolgono e sanno far sciogliere…

…ci sono cuori di ghiacchio che sanno far sciogliere, ma che non son capaci a sciogliersi…

…ci sono quelli di pietra così aridi, tristi e duri che non lasciano nulla a nessuno, tantomeno ai loro possessori…

…poi ci sono cuori masticati, martoriati, feriti, sanguinanti, mai ricuciti che si perdono così tanto che non tornano mai ad essere quello che erano stati prima, felici, sereni, spensierati…


- Ma tu ci credi davvero?

…qualcuno dice che cuori così potrebbero non tornare più a percorrere quelle strane lineari che solo la pace e l’equilibrio interiori riescono a dare, e che invece siano costretti a battere strade piene di anse, con brusche curve, e con tratti così vicini a profondi dirupi che a cadere ci mettono meno di un attimo. Dicono che questi cuori non saranno mai capaci a venir su per ripercorrere la strada…

- E tu ci credi?


…no, a queste parole io non credo, m’indigno quasi, perché odio i disfattisti che amano gettare disperazione su disperazione, e mi dà fastidio chi pensa che tutto quel che sia lineare sia giusto e quel che se ne discosti sia così anormale da esser visto come qualcosa che ti fa vivere sempre nel disagio… sai che alcuni di questi cuori s’arrampicano, facendo una fatica enorme, ma poi continuano a camminare…?

…perché i cuori non si legano sempre e solo ad una strada, così come non si legano sempre e solo ad un altro cuore, forse le intenzioni ci sono, ma è pur vero che le nostre strade si incrociano a quelle di altri e spesso tutto diventa un groviglio così dolcemente inestricabile che mettersi a cercare il bandolo di ogni matassa sarebbe solo ed esclusivamente tempo perso…

…ci sono cuori che insieme ai loro padroni cercano ansiosamente quei pezzi di mela, e li vogliono così perfetti, così lisci, così dannatamente belli, così combacianti e così uguali alle loro orfane metà, che non s’accorgono spesso di sbagliare e di essere profondamente orbi… perché in giro ci sono pezzi di mela così leggermente imperfetti, ma così adorabili nei loro difetti, che ci regalano al primo morso un sapore così insolitamente buono da lasciarci di stucco e da non farsi dimenticare mai…

…ogni cuore cerca di tornare a percorrere la propria linearità, ma sa che potrà farlo solo sostando in quelle anse, solo vivendo quel che vi si nasconde, un sorriso, un calcio, un amore, un pianto, una carezza, uno schiaffo, solo cadendo e poi risalendo, solo perdendosi ci si ritrova.


- Dicono che certi cuori non torneranno mai ad essere quel che sono stati prima, pensi davvero che sia così?

Solo gli stupidi pensano che perdendo qualcosa o qualcuno una parte di noi se ne vada via con loro, solo chi non è capace di ascoltarsi pensa di essersi perso tra quelle anse e che non troverà mai più la strada, non si finisce imbrigliati nei propri timori e nelle proprie paure se la forza di volontà s’oppone combattendo, tirando fuori le unghie e prendendo a zampate chi intralcia il nostro cammino facendoci sgambetti. I cuori incontrano, i cuori parlano, i cuori s’affrontano e affrontano in prima linea tutto quello che c’è da affrontare e pagano sulla propria pelle, gocciando sangue spesso per futili motivi, ma lottano per sopravvivere, per essere sereni e felici, è questa la loro forza.

Non importa quanto tempo gli occorrerà, conterà soltanto quanta forza avranno per mettersi ancora in gioco e quanta voglia avranno ancora di rischiare per essere felici.

Veramente elle…

Pensato da Elle at 22:20 | 14 Comments »

14 novembre 2007

Musica, calzettoni e top five…

Image – Aki 

Listening to – Strange  – The Feeling

Mi piacciono i miei calzettoni, mi piacciono quando sono lunghi e che s’arrotolino sulla caviglia. Mi piacciono perché il musetto di Hello Kitty mi sorride dalla punta del mio piede quando cammino. Mi piace quando scrivo al pc con le cuffiette, eufemisticamente staccare la spina dalla giornata, ascoltare musica e mangiare una fetta di torta…e fare tardi anche se poi il giorno dopo so che la sveglia suonerà decisamente troppo presto. Ma io alle mie abitudini rinuncio molto difficilmente e questo si sa. Ma succede un po’ a tutti, e per una volta mi va bene rientrare nella norma, cosa che per tutto il resto mi dà sui nervi. Sono divisa tra lezioni, cambi del piano di studio – come sempre irriducibile fino alla fine – e vicolo bolognetti, nuovo posto in cui vado a studiare, dove riesco a concentrarmi, e dove stranamente mi riapproprio della carta stampata senza pensare ogni cinque minuti al tempo che passa, alle mille paranoie che mi faccio per tutto, alla mia salute ballerina, e agli addobbi natalizi già accesi per via Clavature.

Inizia a far freddo per davvero. Serve la lana, il cappotto, la sciarpa mille volte girata intorno al collo che s’impregna del mio profumo e il cappello di maglia rigorosamente taglia 5-7 anni comprato al reparto bambozzi fashion di Zara, mi sono vergognata mentre lo provavo, ma sembrava fatto apposta per me, e stranamente aveva un colore umano e non fluo e non trasforma la mia testa in una fragolina. Quando fa così freddo mi piace respirare l’aria e aspettare che questa mi dica qualcosa, ascoltare una lezione e fissare gli alberi fuori, fotografare con lo sguardo il giallo e il rosso che bruciano le foglie che qualche mese fa erano verdi e che tra poco cadranno ormai marroni ed aspetteranno di frantumarsi in infinitesimali pezzettini sull’asfalto. Quando fa così freddo entro da Roccati ed Anna mi regala il tartughiotto, un cioccolatino che ti scioglie pure il cuore per quanto è buono, e sorridi con i denti impiastricciati.

Sì, sorridi. Ti fermi. Respiri. Studi. Smetti. Cazzeggi. Pensi a te. Volgi lo sguardo lontano il più lontano che puoi, poi vicino. Ti fai un aperitivo con un amico dopo aver studiato, mangi schifezze e finisce che non fai cena.

Ti stendi sul letto, accendi le luci a forma di stella sul soffitto, stili la top five mentale dei momenti più del cacchio a cui hai dato vita, sorridi, e pensi che oggi ne inseriresti uno, che domani potresti dedicarti a cambiare l’ordine dei libri come fa Rob Fleming con i suoi dischi, per annata, per autore, per il periodo in cui l’hai comprati… oppure in base a particolari momenti psico-emotivi vissuti… conti i giorni che cadono dalla pagina del calendario, gli esami sono alle porte, scadenze arrivano e ti portano via, alcune cose ti succeddono e sembrano volerti togliere la terra da sotto i piedi, ma io fisso i miei piedini numero 35 strizzo l’occhio a hello kitty, mi sento calma respiro e sono tranquilla…

Veramente elle… 

Pensato da Elle at 01:25 | 4 Comments »

12 novembre 2007

Stanchezza? Ma c’è il festival del Surro…

Image – Tadhairo Uesugi

Listening to – Blondie – Heart of Glass 

Insomma il dottore in farmacia mi ha detto che ho la pressione di una persona giovane e in salute… ma io ieri sera e questa mattina mi sono sentita mancare più di una volta. Per il resto funziono. Oggi ero seduta in quella stanzetta piccola piccola che quasi mi mancava l’aria, con il braccio sinistro che si lasciava stritolare in quell’infernale macchina per misurare la pressione e che fa bip bip al ritmo del cuore, ed io che pensavo che si facesse ancora con la pompetta… Insomma sembro sana, oppure lui non sa cosa ho, quindi o assecondo la mia vena un po’ ipocondriaca e domani mi vado a sparare due ore di fila dal dottore lampadato che sembra uno skipper di Luna Rossa in mezzo a vecchiette influenzate tossicchianti – rischiando di farmi attaccare qualche malanno – oppure aspetto che mi passi questa sensazione di strana spossatezza e di stordimento.

Eppure mangio, eppure dormo – anche se poco e tutta storta – sarà forse colpa dello stress… che ancora non se ne sa nulla del tirocinio, della tesi manco a parlarne… o che la lista delle cose da fare diventa interminabile… e come se non bastasse, Natale è già da tutte le parti…eccheccacchio!

Sarà che venerdì sono andata al Palamalaguti a deprimermi, a regalare curriculum, a incontrare aziende e a cercare di capire cosa c’è per noi che ci avviciniamo alla fine del corso di studi, saltando l’eccessiva offerta dei master, che sinceramente non vorrei fare, ho cercato il più possibile di estorcere consigli, e di trovare posti validi in cui propormi come formatore/progettista che vuole imparare a livello pratico, che di teoria ne ho pieno il cervello: sono una donna pratica io…ognitanto!

Secondo me il colpo letale me lo ha dato l’unione del sabato con la domenica.

Sabato è stato in parte immolato ai negozi del centro dove mi sono limitata solo guardare - visto lo stato comatoso e carminio del mio conto – poi per il resto sono stata impegnata nella traduzione simultanea napoletano – italiano italiano – napoletano di un commensale a cena con noi all’Infedele, che mi ha gettato nella disperazione più totale, mi parlava e gli facevo ripetere ottocento volte quello che mi diceva, ché non capivo nulla. E poi la colpa deve essere stata della processione che abbiamo fatto per trovare un locale libero, gli altri tutti con scarpe comode, io l’unica stronza con un paio di scarpe favolose, ma che mi hanno fatto vedere le stelle, più di quanto ho saldato il conto. Come al solito abbiamo dato il nome per un tavolo al Boavista ma avere quattro gruppi davanti ci ha fatto mollare la presa prima di subito, in più ho fatto l’agghiacciante scoperta che l’Havana Vieja – unico posto a Bologna dove il Mojito è un signor Mojito – ha chiuso i battenti, e alla fine abbiamo ripiegato per il classico Celtic Druid dove non c’andavo dai mondiali. E così abbarbicata ad uno sgabello mi sono consolata con una birra e chiacchere, per tornare a casa con un male atroce ai piedi…

Sarà stato che ieri pomeriggio sono stata in mezzo al delirio svedese che solo l’Ikea sa regalare, gironzolavo con la mia busta gialla, per l’occasione riempita solo di cose davvero utili, felice come una bambina in mezzo agli addobbi – già quasi finiti di natale -… sarà stato che ieri sera ero cotta come una bistecca ai ferri, che mi sono addormentata con la luce accesa mentre leggevo un libro. Sarà stato che questa mattina alle otto ero già sveglia, che a momenti non morivo nella vasca – a proposito con fatevi mai la doccia se usate il balsamo panten, potreste rimanerci scivolando come la sottoscritta – e alle 10.30 quasi puntuale ero in un’aula nuova di zecca in facoltà a lezione… perché mi è sbucato dal cilindro un corso nuovo!

Sì sono stanca, ma ho trovato la mia cura… questa settimana bazzicherò il Cioccoshow… e silenzio… non posso non andare al festival del surro, non credete?!

Cioccolatosamente sempre di più…elle 

Pensato da Elle at 23:33 | 5 Comments »

8 novembre 2007

… e se oggi fosse il giorno perfetto?

Photo – Micioatomico

Listening to – The Cure – Doing the Unstuck

“E’ il giorno perfetto per diventare grandi dimenticarti di tutto quello che ti fa arrabbiare nella vita

e ti fa piangere, sii felice

è il giorno perfetto per far diventare i tuoi sogni realtà per pensare in grande

e fare tutto quello che ti va di fare, per essere felice

ma è troppo tardi mi dici per farlo ora, avremmo dovuto farlo prima

e allora ti farò vedere come ti sbagli che non è mai troppo tardi per alzarti e ripartire.

Oh caccia via la tristezza, caccia via la malinconia

strappa tutte le pagine che hanno solo brutte notizie, tira giù gli specchi

tira giù i muri, sali le scale e butta giù i pavimenti o brucia la casa, brucia la strada

tutto diventa rosso e hai completato il tuo sogno con il suono del nuovo mondo che sale dal fuoco

è il giorno perfetto per andare fuori di testa baciare tutti e dirgli addio”

… e se oggi fosse il giorno perfetto? Quel giorno perfetto…

… e se fosse arrivato il momento in cui è il caso di fermarsi a guardare, vivere ed apprezzare quel che abbiamo sotto mano, invece di perdere diottrie e tempo in interpretazioni e congetture inutili sul domani?

Sì, perché è inutile perdere tempo, energie, vita.

Sì, perché a volte quel tempo non c’è, o più semplicemente, una volta perso non ci viene restituito indietro. Mai.

E chiederlo, pretenderlo, bramarlo non serve a nulla. Quasi mai.

… e se fosse arrivato quel momento in cui è il caso di guardare le gocce a noi più vicine sul vetro della nostra vita e non quelle forme così sfocate, così nebbiose, così fin troppo lontane per essere messe a fuoco?

… e se oggi fosse davvero quel giorno in cui qualcosa si chiude e qualcos’altro inizia?

… e se oggi fosse quel giorno in cui capisci che nella vita non importa raggiungere un fine, un obiettivo, uno scopo per come lo hai desiderato o immaginato, ma che invece contano i mezzi, il percorso, la strada che fai… come cammini, come inciampi, come ti rialzi, come ti lecchi le ferite, come le curi, come metti i punti a tutti gli strappi della tua vita…

come cancelli e dimentichi, come chiudi e allontani da te:

i colori scuri, le parole brutte, le bugie e le falsità, chi non ti guarda sul volto mentre ti parla perché ha vergogna di quel che ha fatto, di chi si pente e torna indietro, di chi ha il pane ma purtroppo non ha denti per masticarlo…

…e se oggi fosse quel giorno in cui qualcosa si muove dentro, fuori e intorno a te, quello che ti trasforma da bruco in farfalla, quello che ti regala al vento, alle foglie gialle e rosse stese sul marciapiede, quello che ti sussurra che la forza c’è ora, come c’è sempre stata, basta solo tirarla fuori, darle una frizionata, un’oliata e tornare ad usarla, come sapevi fare prima… non secoli fa…

…e se oggi si accendesse quella luce che, insieme alle altre, illumina qualche metro davanti ai tuoi passi, per renderli meno incerti, ma di certo più audaci…

…e se oggi arrivasse una voce, quella che urla più di tutte, la sola capace di far tacere il brusio di sottofondo che innervosisce, deconcentra, distrae e allontana…

… e se oggi non fosse poi così diverso nella forma da ieri, ma nel sapore e nel colore sì, ti stupiresti forse del gusto strano che può trasformare il solito boccone in qualcosa di insolito, ché il palato una volta abituato può d’un tratto disabituarsi, così come tu puoi cambiare immagine, idea, pensiero su te stesso… tenerti stretto, cullare i sogni, accarezzare le speranze, e toccare le piccole gocce sul vetro con la punta del tuo naso, e sorridere appena un po’…

Perfettamente…elle

Pensato da Elle at 16:31 | 13 Comments »

7 novembre 2007

E’ che oggi c’è il sole…

Listening to – Niente Paura – Ligabue


Questa mattina ho visto il primo albero di natale, in una vetrina del centro. Di sfuggita l’ho fissato e mi ha regalato una strana sensazione di calore e di pace con tutte quelle luci ed il rosso mischiato al bianco. Un tè e un mini bombolone con crema chantilly per colazione, una passeggiata e poi a cercare libri in Sala Borsa, e immergermi di nuovo in quell’atmosfera mi ha fatto ritrovare una parte di me che mi mancava, stare lì per qualche ora, girare tra gli scaffali e tra un libro ed un altro fissare le persone sedute, chi dormicchia, chi ascolta qualcosa in cuffia, chi studia.

Ho dovuto tirarmi le orecchie.

Con oggi è ufficialmente finito il periodo “batto-la-fiacca” ed è iniziato quello del “mi-metto-seriamente-a-studiare”, che ’sto periodo di scazzo ed indolenza mi inizia a star stretto, come molte cose ormai.

E così dopo un pranzo al volo, preparo la mia borsa e per la prima volta vado a studiare in aula studio a Vicolo Bolognetti: corridoi enormi, pavimenti lucidi e scuri, tante persone che studiano. Finalmente macino pagine anche io, accaldata, ma fiera di me e della concentrazione che sono stata capace di mantenere. Scortata dal fedele amico Luigi che gentilmente si è offerto non solo di pazientare dal fruttivendolo un po’ fuori di testa, ma di portarmi la spesa fino a casa. E adesso relax, cucinelle serali, riposo, televisione e meritato cazzeggio. Stare a casa per il lungo week mi ha fatto bene, ho scostato le mie nuvole nere per fare spazio al sole. Ho goduto del sole e di me stessa, ripetendo dentro di me gli ultimi pensieri saggi, vivi, bastiancontrari, ma non è ancora il momento di trasferirli qui, sono solo in gestazione, ma ci sono e questo conta.

Come conta che io per me ci sono, che non mi sono persa, e che bene o male sto bene e me la cavo, vivendo me stessa e la mia vita. E che alla fine nella vita conta il fatto di riuscire ad alzarti da solo e con le tue forze, togliendoti la polvere dalla tua giacca, ascigandosi inutili lacrime, girare la pagina del calendario e vedere che mancano pochi giorni alla fine del 2007. E che oggi finalmente c’è il Sole…

Fortemente…elle

Pensato da Elle at 19:43 | 7 Comments »