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Archivio di ottobre 2007

31 ottobre 2007

Bianconigliament-elle…

Image – Shag

Sembra che abbia smesso di piovere. Io non la sopporto proprio la pioggia, mi costringe a stare in casa, ed io tutto un giorno in casa rischio di impazzire, perché mi innervosisco, mi sento limitata negli spazi, e a volte è come se mi mancasse l’aria. E poi, ciliegina sulla torta, ieri pioveva a vento, sui vetri che la settimana scorsa ho tirato a lucido, mi sembra anche giusto, no? Sono le dieci ed è come se non fossi mai andata a dormire. Ieri un dvd, un po’ di Surro – da bandire categoricamente fino agli stravizi natalizi – e chiacchiere con Pulce. Insomma, come al solito non ne volevo sapere mezza di andarmene a dormire. Una volta nel letto, e dopo due ore di Ipod, avevo gli occhi più sbarrati di prima – eppure ho ridotto drasticamente il numero dei caffè e delle ore davanti al pc – so solo che mi era quasi venuta l’infausta idea di sradicare il piumone dal letto, prendere il mio cuscino di piume, scendere sotto, impossessarmi del divano e della sala, accendere la tv, e aspettare che quell’atmosfera e la pioggia facessero il resto. Ma poi la pigrizia ha avuto il sopravvento e ho letto, studiato, e rimuginato su quanto letto e studiato fino ad un’ora scandalosa. Ma pioveva ed era quel ticchettio a rendermi davvero nervosa, o forse è quel che devo fare oggi a farmi stare così elettrica.

Sì, oggi sembro uno di quei gatti attratti da qualcosa e che stanno sul chi-va-là e a cui basta che uno li sfiori appena un po’ per farli saltare impazziti. Ma devo restare calma e seguire la mia scaletta, così non sgarro, e ho l’illusione che tutto è fatto a modo mio. Ma io sono un essere esagitato per natura, anche senza caffè ed affini, e non  basta aver comprato un super tè deteinato, manco quello mi fa effetto, sono così punto e basta. Sarà che mi piace vivere sul filo del rasoio e che mi ficco sempre situazioni borderline, sarà mica perché io stessa sono una borderline? Fatto sta che oggi a tutto si aggiunge anche un dannatissimo treno, il che implica l’odiosa preparazione di un bagaglio, insomma torno a casa per il fine settimana lungo. Ed io odio partire con il treno per il week end lunghi, perché partono tutti. Sì, ho il posto prenotato, ma l’ho trovato su un intercity e quindi non so come riuscirò ad arrivarci, senza seminare morti e contusi con la mia valigia, visto che i corridoi saranno pieni. Ma la vita va presa con calma, no? Quindi faccio una valigia leggera leggera, ci metto giusto un paio di cosette – voi ci credete? Io no! – faccio quello che devo fare, poi torno a casa, prelevo pulce e incontro Anny in stazione. Questo è l’ultimo fine settimana in cui posso tornare a casa, poi penso che non ce ne saranno più fino a Natale, a meno che non ci siano passaggi in macchina – ma anche no – mi sa che resterò qui, ho un altro pezzo di mostra ferrarese da andare a vedere a Palazzo Schifanoia, i soliti esami a ridosso delle vacanze, un corso da seguire all’università, e mille altre cose in coda.

Mi sono fatta convincere: sarà stata la voce di mamma al telefono – mi ha convinto con una torta – o quella di papà, sarà che il mio amico di infanzia Ange è nei dintorni della città turrita, sarà che ribecco tutte le mie amiche sparse per l’Italia, sarà che quest’anno una visita al cimitero la voglio fare, anche se finisce sempre che piango come una fontana sotto agli occhi basiti di mio padre. Insomma arriverò questa sera per cena fatta, cotta e finita, non penso che festeggerò Halloween ché mi sta parecchio antipatico, ma forse mi concederò una birra con una mia amica che poi parte. E adesso scappo che sono già in ritardo sulla tabella di marcia come al solito. Poteva esse!

Ritardatariamente sempre con la vita Elle…

Pensato da Elle at 10:41 | 7 Comments »

29 ottobre 2007

Di corridoi e di porte chiuse, semichiuse ed aperte…

Image – Toko Ohmori

Listening to – I Like Chopin  

Ok, bene, fermati e pensa alla tua vita. Adesso potremmo passare il tempo stilando classifiche come Rob Fleming, e lanciarci nelle top five di tutti i tempi: migliori gruppi musicali, migliori libri, migliori canzoni, fino ad arrivare alle più grandi fregature amorose e snocciolare nomi e fatti dolorosi. O forse no, non ha senso fare classifiche adesso, perché ieri non è mai uguale ad oggi ed oggi forse non sarà lo stesso domani…

Oggi sono molto metaforica e criptica… ma seguitemi lo stesso… ché mica vi fa male, no?

Ok, bene, allora fermati e pensa alla tua vita ed immaginala come se fosse un lungo corridoio, che si snoda e che spesso gira su stesso, e che soprattutto non è mai simile ad una linea retta, dritta e pulita. Perchè la vita non ci si avvicina mai e nemmeno lontanamente a qualcosa di lineare e semplice, ricordatevelo. Ogni corridoio poi è fatto di stanze che, consequenziali, si avvicendano una dietro l’altra, come gli anelli di una catena. A dividerle ci sono solo delle porte. Dall’alto, come se fosse un plastico, fisso bene le mie stanze, alcune porte sono chiuse a doppia mandata, così lontane, così pesanti, così ferme ed immobili, mentre altre sono solo chiuse e altre ancora soltanto socchiuse, accostate. Queste stanze non sono mai vuote, ma sono piene di oggetti, cose, ricordi, emozioni, persone, sì persone. Figure e figuranti di ogni genere e specie.

In quelle più lontane ci sono solo figure immobili come cartonati, nascoste dalla polvere del tempo, immerse nel buio di una luce che non le illumina più, sì, le puoi toccare ma solo con il pensiero e farti sfiorare a tua volta da labili ricordi che ti regalano soltanto qualche brivido e nulla più.

E non c’è nostalgia dolorosa per loro, e se ne nutri un po’ è solo per qualche lato di te, che hai lasciato qui.

Scorrendo verso le altre stanze, avvicinandoti sempre più a quella in cui sei ora, ce ne sono molte dove le pareti grondano ancora di te, della tua vita passata e appena passata, qui trovi tanti figuranti. Alcuni sono rivolti verso la prossima porta e le prossime stanze, altri ti danno semplicemente le spalle, ed altri ancora sono così chiusi in se stessi che sono stretti in una posizione fetale e fissano la porta passata. Coloro che ti danno le spalle e quelli che sono rannicchiati su se stessi potrebbero raggiungere un giorno non molto lontano quelle stanze più lontane, farsi seppellire dalla polvere e farsi cancellare dal buio, perché chiusi e freddi, perché scelgono di uscire dalle stanze calde, o soltanto perché per loro non c’è più semplicemente posto. Altri ancora rimangono chiusi dietro una porta senza una loro volontà, bussano, raspano, grattano, piangono persino ed urlano ma tu sei sordo, perché anche per loro semplicemente non c’è più posto e tu, tu non vuoi più ascoltare.

Coloro che invece sono rivolti verso la prossima porta, sono quelli che fanno passi verso di te, che aspettano che lo spiraglio s’allarghi per poterci passare più comodi, per avanzare verso stanze nuove, quelle in cui l’odore di te è più forte ed impregna ogni cosa che ci riposa. Forse faranno parte di quell’oggi, ma senza sapere se e quando mai faranno parte anche di domani, o se ti volteranno le spalle e appallottolandosi su se stessi rotoleranno verso porte e stanze lontane. Nessuno può sapere quali figure animeranno le stanze del proprio futuro, ma si può tendere il naso all’insù e sentire che aria tira. Puoi persino affacciarti in quelle stanze in cui le porte sono aperte e decidere chi e che cosa vuoi portare con te, oppure ti puoi fermare soltanto per un attimo a guardare e  rimanere ingoiato nella stessa sensazione che si prova quando si ha uno specchio di fronte all’altro: un eterno gioco di rimandi, infinito e vuoto. Ci vuol coraggio nella scelta, e consapevolezza del fatto che le chiavi che abbiamo in tasca non riusciranno per sempre ad aprire le porte che ci si è lasciati indietro. È come fare un salto bendati su un percorso che non si conosce, è come andare a tentoni in stanze semi buie che non abbiamo ancora popolato, è come entrare in posti che non sanno ancora di noi, e che non abbiamo ancora sporcato con le nostre mani, è come respirare un’aria nuova ma che fastidio non procura.

Fissiamo il corridoio non più dall’alto.

Adesso siamo seduti in una stanza calda che sa di noi. Ha due porte: la prima è socchiusa verso il passato, e da dove siamo possiamo intravedere qualche figura che di spalle se ne va, qualcuno che arrotolato su stesso è ancora più lontano, e poi c’è chi a piccoli passi cerca di farsi spazio in quello spiraglio per cercare posto nelle tue vicinanze e tra le tue cose, mentre l’altra porta è aperta verso il futuro, e come questa quelle delle stanze a venire…

Metaforicamente Elle…

Pensato da Elle at 17:45 | 6 Comments »

26 ottobre 2007

Procrastinare: ovvero il mio passatempo preferito…

Image – Chuck Gonzales

Io procrastino quasi sempre.

Insomma, non capisco perché quando devo fare 1500 cose mi trastullo, rimando, perdo tempo, invento scuse, insomma finisco irrimediabilmente per cazzeggiare. Ho pile di libri da stanare, iniziare a leggere, e studiare. Per non parlare della pila di panni da stirare, ma quella è tutta un’altra storia. Ho gli esami a dicembre, la settimana prima di Natale, proprio per stressarmi un po’, ma se continuo così è nera. E la mattina rimando la sveglia, poi mi alzo e mentre faccio colazione fisso i libri sconsolata, poi mi distraggo e bum: non combino nulla. Forse dovrei intimare a Betta di legarmi alla sedia, di mettermi un paio di paraocchi, di spegnere il cellulare e soprattutto vietarmi l’uso del pc. Oppure potrei ficcarmi come facevo qualche anno fa nella mia amata Sala Borsa e restare lì l’intera giornata, uscire all’ora dell’aperitivo, raccattare qualche amica raminga e bermi un aperol&soda, e finire la serata a casa, o in un cinema.

Sì faccio così, ma inizio lunedì, si fa come per le diete no? Giuro!

E poi il tempo mica mi aiuta, piove ininterrottamente da due giorni ed è tutto grigio, cupo, fumoso, nebbioso ed io divento matta come lui. Esco e con stupore mi accorgo che al portico di Santa Maria dei Servi hanno già appeso le lucine per natale, sono spente ed io le vorrei già vedere accese ché mi mettono tanta allegria. Maledico l’umidità e la mia amica che m’ha fatto uscire e mi ha fatto violenza entrando da Fendi, lei per vedere un regalo, io a fare l’amore con la cinta – e circa 7/8 borse – che sta ancora lì ad aspettarmi…

E poi pioggia ed ombrello, Betta che scivola sotto i portici e che s’aggrappa a me come se fosse una vecchina, una breve sosta al Plenty saluto tutti come al solito, tanto ormai sono di casa, riempio il mio carellino rosso, pago saluto e me ne vado, fissando le gocce che s’allargano in miriadi di cerchi concentrici nelle pozzanghere grigie. Non ho freddo e nemmeno caldo. Ma che sapore strano hanno queste giornate, sanno di dolce e d’amaro, di salato e di aspro, di sorrisi e di amici, di calma e di agitazione, perché con me è così, il mare calmo non bagna quasi mai le mie sponde, ma ci arrivano solo le onde alte, quelle che hanno strane diramazioni bianche schiumose, quelle che arrivano all’improvviso e che ti bagnano i pantaloni fino a metà ginocchia lasciandoti sul viso un’espressione basita… per poi trasformarsi in un sorriso…

E allora prendo i miei tempi, ora cucino, mi lego i capelli, saluto il mio amico dirimpettaio che studia tutta la notte (e che mi regala sensi di colpa a nastro), e mi preparo con calma per la giornata di domani: Ferrara, ovvero la mostra di Cosmè Tura e Francesco del Cossa.

Artisticamente in subbuglio, ma tanto non è cosa nuova…Elle

Pensato da Elle at 19:05 | 9 Comments »

24 ottobre 2007

Il Rovescio di me…

Image – elle

Listening to – Non è Nel Cuore – Finardi

C’è una cosa in cui sbaglio per davvero, e in cui paradossalmente e nello stesso tempo, riesco per davvero. Non riuscire a dare agli altri la vera parte di me, io ci provo, ma mi accorgo sempre di più di essere un soggetto estremamente razionale, quando invece al mio interno, sono quello più istintivo, caotico, irrazionale e sregolato che ci sia. E non v’è presunzione o bugia in queste mie parole, è così punto e basta, credetemi.

C’è un piccolo concetto che io dovrei far entrare nel mio cervello, farlo accomodare e soprattutto farlo restare lì, che ne so, per tutto il resto della mia vita? Ovvero che non serve essere sempre perfetti. Perché è come se l’insicurezza, la timidezza, il senso del pudore, e una forte razionalità si sedessero con tutto il loro enorme peso sulle mie volontà. Scrivere di questo è difficile, ma lo è ancor di più conviverci senza provare a ribaltare la situazione e se stessi, senza cercare di esorcizzarsi per migliorarsi una volta ancor di più. Ed io oggi voglio rigirarmi come un calzino, per mostrare a me stessa un altro lato: il rovescio di me.

Perché è terribile ritrovarsi a fare o dire certe cose, mentre dentro si vorrebbe fare e dire tutto l’opposto e letteralmente tritare dentro perché non s’ascolta quello che testa, cuore, pancia e mani ci urlano. Io sono questo e faccio sempre così. E tutto questo è terribile perché poi mi maledico per non essermi ascoltata, e per non aver prestato la giusta attenzione, e guardo con occhi stizzosi tutto quel che mi sono fatta sfuggire. Poi mi fermo a pensare, mi vedo e mi percepisco così rigida e così legata, e la colpa è tutta della stupidità e del fatto che spesso sembro essere composta solo di cellule paranoiche, mica d’altro. E non mi viene da sorridere, ma solo di arrabbiarmi con me stessa, per non permettermi di essere quello che sono per davvero, per camminare sempre con il freno tirato e lamentarmi poi della puzza di bruciato che c’è intorno a me.

E così oggi voglio essere come una maglia che offre agli altri il proprio rovescio, quello che mette in luce le cuciture, i passi nascosti di un ricamo, una targhetta vicina al collo, o quelle al lato sinistro con su scritta la composizione, le regole del lavaggio e dell’asciugo. E forse rigirandomi su me stessa mollerei un po’ dei freni, dei legacci e delle paranoie che non mi rendono agli altri per quel che sono. Perché spesso conta di più l’impressione che facciamo sugli altri, sperando che questa plachi lo spietato giudizio che abbiamo di noi. Butto alle ortiche le ansie, le incertezze, la paura d’esser giudicata e peggio ancora d’esser fraintesa, perché non si può vivere sempre con il metro in mano, calibrando e facendo attenzione ad ogni parola o gesto. E vorrei che questa rigidità si sciogliesse insieme ai tanti nodi che mi compongono, per non disegnarmi come un essere fumoso, poco chiaro, snob o presuntuoso. Vorrei non metterci secoli prima di prendere una decisione, e così senza far caso ai se e ai ma, e senza aver lo scheletro del rimpianto appeso vicino alle mie giacche e che tutte le volte si beffa di me… così semplicemente essere me stessa e rivelare quel che di nascosto in me c’è…

Cristallinamente Elle… 

Pensato da Elle at 17:56 | 12 Comments »

23 ottobre 2007

La fortuna va smossa…

Image – Tadahiro Uesugi 

Diciamocelo fa freddo. Insomma, è una tortura svegliarsi e non voler assolutamente mettere fuori il piede dal letto, si fa fatica ad entrare nella doccia se prima il bagno non ha raggiunto una tempetura pseudo tropicale, e soprattutto ci scoccia rinfragottarci in pesanti maglioni di lana, cappelli e sciarpe, o almeno rompe a me. Del resto, se teniamo a non ammalarci questo è l’iter da seguire, no? Io vado avanti a tè, bevande calde, caldarroste, vino e perché no, liquore. Diciamolo pure: domenica siamo partiti scandalosamente tardi, con le panze piene e la sottoscritta aveva in sé un tasso alcoolico decisamente alto, che ne so, ma quel bardolino rosè scendeva che era una meraviglia e trionfava con gli antipasti, le tagliatelle e con il coniglio in casseruola e le olive ci andava decisamente a nozze. E poi quelle paste alla crema stavano da dio con l’anisetta meletti dry, ed io ho gradito! In macchina ero in un dolce stato di intorpidimento, sarà stato il vino, o il liquore, o solo che già la notte scendeva, che mi sono appisolata, per svegliarmi quando ci siamo fermati all’autogrill. Un caffè mi ha rimesso al mondo, e ho convinto gli altri ad impegnare un po’ di eurini nell’acquisto di un gratta&vinci milionario, io che la fortuna non la tento mai. E facevamo ridere 4 imbecilli attrespolati su un tavolinetto che stiravano numeri e premi, dicendo una vagonata di parolacce ogni qualvolta si sfiorava il numero vincente.

Siamo arrivati che era tardi, e Bologna era sotto la sua solita pioggerellina fina fina, e si sentiva che il freddo aveva raggiunto la pianura padana, anche se con qualche grado in meno della città turrita.

Stare a casa è passato in un attimo. Ed è stato tutto così veloce, che non mi sembra di esserci stata per niente. Ma ho avuto il tempo di rivedere qualche amica, di tenere in braccio la piccola neonata, che pesa sei chili e che mi stava distruggendo un braccio, e di mangiare un’ottima pizza, rilassandomi poi al cinema.

È vero anche che io la fortuna non la tento quasi mai, e non parlo solo di gratta e vinci, ma in tante situazioni spesso sembro meno scaltra di quel che in realtà sono: sarà per timidezza, per una natura profondamente pipposa, che io insomma spesso mi faccio sfuggire le cose di mano, perché mi faccio mille problemi inutili.

Tipo la storia del bando per la tesi all’estero, ho tutta la documentazione, ma non ho una risposta certa da chi mi dovrebbe seguire, in più s’aggiunge il fatto che se dovessi mai vincere questa borsa di studio, la tesi mi slitterebbe di diversi mesi, ed io di stare ancora a farmi dare della bambocciona non ne ho mezza voglia. Quindi…?

1. in tutta consapevolezza ho deciso che non consegnerò nemmeno per scherzo la documentazione, ché se mi danno tutto il cucuzzaro chi ha poi il coraggio di fare la schizzinosa?

2. non partirò, almeno per dovere, verso la Francia, come avrei richiesto, ma resterò qui ad assolvere i miei compiti, a studiare, a togliermi dalle scatole gli ultimi tre esami e un paio di laboratori, cercando di vivere la mia vita tranquilla, senza attendere che sia la fortuna a svegliarsi, ma dandole ogni tanto na ciancicata

3. ho trovato la ricetta della torta della nonna, quella con la crema e i pinoli, e mi sa che nel fine settimana mi metto alla prova…

4. ho una cosa pseudocomica da raccontare ma non ne parlerò fino a desiderio realizzato, ecco!

Dolcemente Elle…

Pensato da Elle at 12:35 | 7 Comments »

19 ottobre 2007

Presto che è tardi!

 Image: Marika Shiwaei

Cielo terso, aria a tratti tiepida, a tratti gelida. Poco sonno, tanti passi sparsi per Bologna. Ed una valigia ancora da preparare, perché per il fine settimana si torna a casa. Anche se dire fine settimana sembra una presa in giro: prima delle sei non si parte, s’aspettano la Meravigliosa mobile che arriva da Brescia con il ben noto meraviglioso ragazzo di Limitina. E così tutti allegri e pimpanti si parte per la città turrita, io sarò un po’ meno pimpante visto che ho in pancia un luculliano pranzo da Tamburini ed un supergelatograsso di Gianni.

Ma l’ipod è carico, di sonno un po’ ce n’è, di stanchezza anche. Ho poco al seguito, ma tanta è la voglia di riabbracciare mamma e papà, che è dai primi di settembre che mi sentono solo per telefono. Poi ho voglia di casa, di caldarroste, di Anisetta Meletti dopo i pasti, di riabbracciare un po’ di amici e di spupazzarmi una piccola neonata. Sto diventando peggio di una zingara errante, vado, faccio, parto, scompaio, riappaio, penso, scrivo, canto, urlo, sbraito, sorrido, ma cosa strana non piango più.

Ora che ricompongo i miei pezzi, ora che sono in cammino, ora che guardo tante cose e persone con occhi diversi… ora che ascolto me stessa. Tacciono le voci, tace il cuore, che libero respira, non mi voglio chiedere più il perché delle azioni di altri, un chissenefrega ci sta bene. Se non sei chiaro con te stesso come puoi pretendere che gli altri ti capiscano, sempre che te ne importi qualcosa? Dalla mia esperienza ho imparato che si può far finta di tante cose, si può persino arrivare ad esser sordi verso se stessi, ma non lo si può fare per sempre, a meno che non si voglia vivere una vita nella menzogna e nella finta felicità.

E chiamatemi idealista, ditemi bambina, urlatemi “infantile!”, ma ci vuol coraggio nella vita per ammettere a sé stessi tante cose, ed io adesso mi sussurro tante verità, masticando lo strano sapore della realtà, godendo me stessa, per quel che sono, cercando di migliorare gli aspetti peggiori, per guardarmi la mattina allo specchio e sorridermi, serena.

Serenamente, ma in ritardo sulla tabella di marcia…Elle

Pensato da Elle at 15:33 | 6 Comments »

18 ottobre 2007

Pensieri catartici…

Image – Tadhairo Uesugi

Da alcuni comignoli esce il fumo, quindi qualcuno ha già deciso di accendere il riscaldamento. Ma io un po’ mi rifiuto, così si inquina. Ho i maglioni di lana ancora imbustati, i cappotti appesi nell’armadio di sotto e troppo in alto. Giro vestita a strati, sperando di non ammalarmi, imbozzolata nelle mie variopinte pashmine. L’unica cosa che sono stata capace di fare è stata quella di mettere il piumone al posto del trapuntino, mi mancava ed è stato bello dormirci e sprofondarci sotto questa notte.

Ha cercato di cullare i miei sogni, le mie ansie, le mie speranze, le mie paure, a volte c’è riuscito, alle altre, pazienza, no.

Adesso c’è rabbia, c’è insoddifazione, c’è voglia di pestare i piedi. Ma non c’è e non c’è stata affatto la voglia di chiudermi in me stessa, perché non sarebbe giusto, no questo no. La rabbia va sbollita e va soprattutto canalizzata verso altre attività per trasformarla da qualcosa di vizioso in virtuoso, ed io son maestra in questo processo. Solo che questa volta faccio più fatica delle altre. Perché più coinvolta, perché più scottata, perché profondamente delusa. Perché stupidamente si pensa che esistano delle persone che mai e poi mai ci faranno del male, perché erroneamente si pensa che quegli occhi mai e poi mai ne guarderanno di altri, perché un giorno ti fermi a pensare che i colori della vita non sono tutti belli e lucenti. Purtroppo.

Ma c’è una vagonata di ma… Una mia amica si sfoga con me, sta male, e poi un giorno si scusa del fatto che “succhia energie da me per stare bene e che io sono capace di farla star bene”, che in questo momento dovrei pensare solo a me stessa, a curare il mio cuore, a far tesoro degli insegnamenti che questa situazione, come altre, mi pone davanti. Ed io l’accarezzo dicendole che non mi sento privata di nulla, che di forze ne ho e anche che sono ben nascoste, lì nel profondo dei miei 42 chili. E la stringo con le mie parole dicendole che alla lettera E nel mio dizionario potrà trovare molti vocaboli, ma non Egoismo, che non son capace di pensare solo a me stessa, che non mi tiro mai indietro e che ci sono sempre, perché mi è stato detto che do certezze e sicurezze. (che poi sarà vero?)

Anche se viene da chiedermi “ma tutte queste certezze e sicurezze che posso dare servono davvero?“. No perché adesso che sono sola me lo chiedo ad ogni piè sospinto. Le certezze e le sicurezze le danno solo le persone vere, quelle di cui ci si può fidare, quelle che non hanno secondi fini, mai, nemmeno una volta. E sì ragionavo su questo che oltre all’Egoismo, mi manca anche il lemma Secondi Fini… quindi le cose sono due: o sono piena di bug, oppure di questi bug io ne devo andar fiera, perché ci sono cose che non farei mai, perché seguo la mia linea, perché amo la coerenza, la schiettezza e la correttezza sempre. Per questo sono arrabbiata! Ma non me ne importa nulla, affronto tutto, determinata, senza incertezze, e con lo sguardo fisso sulle cose, perché inspiegabilmente al mio interno sono solida, ci sono per me e per quelli che mi vogliono bene, per quelli che mi stimano e che mi rispettano e che me lo dimostrano ogni giorno che passa.

E leggo frasi, mail, messaggi, ascolto telefonate e voci, che mi riempiono il cuore di forza, di calore, di energia, e tutto questo mi aiuta, mi rinvigorisce, mi fa, tra le lacrime, sorridere per davvero.

Ed è bello scoprire che, se anche qualcuno ha tirato con violenza in terra la tua tovaglia con tutto il servizio che c’era sopra, non tutto è perduto, e tu, nonostante tutto, sei lì in piedi, solida, granitica, decisa, sensibile, ma umana, vera, e decisamente insolita… ma questo alla fine è il bello di alcune persone, non essere mai uguali ad altre, distinguersi in mezzo al mucchio, spiccare solo ed attraverso il proprio cuore, dove molti, purtroppo per loro, non sanno nemmeno come ci si fa ad arrivare…

Catarticamente…e sì, presuntuosamente e sfacciatamente… Elle 

Up date culinario se no Anny-Rinny mi trucida,

questo è il suo gustoso capolavoro cioccolatoso con funzione di surrogato

compiuto in mia casa lo scorso week

Strati di pasta biscottata con ripieno di crema pasticcera e gocciole di cioccolata

Esterno in finissimo cioccolato fondente fuso, e panna montata fresca.

Quella cosa a cuore l’ho fatta io con la mia super tasca da pasticcere!

voto?

 



 

Pensato da Elle at 09:45 | 12 Comments »

15 ottobre 2007

La vita… da vivere e respirare…

tadahiro_uesugi17.jpg

Image – Tadhairo Uesugi

La vita, dopotutto, era come l’aria.

Will non aveva più dubbi al riguardo.

Sembrava che non ci fosse alcun modo di lasciarla fuori,

o tenerla a distanza, e tutto quel che poteva fare al momento era vivere e respirarla
.”

Nick Hornby

Arriva l’aria fredda, è notte e passeggi per Bologna, calpestando in galleria Cavour tappeti rossi di già. Pensi che è troppo presto per Natale, che non sei pronta ancora, e che forse non lo sarai nemmeno tra due mesi e qualcosa. Vorresti che i giorni rimanessero invischiati ed impantanati, fermi ed immobili, sulle pagine del calendario, e che quest’aria non diventasse ancora più fredda. Ma è il corso delle cose e non ci posso far nulla, mi stringo il bavero della giacca intorno al collo, e cammino decisa e sicura sui miei tacchi, mi piace sentire il loro ticchettio riecheggiare sotto al Pavaglione, una delle parti di questa città che adoro di più. Un aperitivo circola nell’esile corpo, un vestito viola, i capelli sciolti e mossi, ed il cuore strato su strato si protegge, fin quasi a chiudersi. Ascolto i suoi battiti farsi irregolari e penso che lui sia capace di arrivare in certi momenti a somigliare alle belle di notte. Sì, quei fiori che di giorno son chiusi e che si aprono poi all’imbrunire per rivelare a tutti i loro colori più belli. Così fa lui: si chiude, si stratifica, si protegge, si nasconde, per poi d’un tratto, aprirsi, spogliarsi, e manifestarsi in tutta la sua essenza.

Mi accorgo che il cuore e le sue questioni non son fatte solo d’amore, di passione e di dolore e che per aprirsi non servono sempre e solo queste cose, ma a volte basta poco un tocco di una mano, un soffio, le parole di una persona che ti vuole bene e che ti vuol vedere star bene… E così, strato dopo strato, il cuore, scaldandosi, si spoglia di tutto quello che s’è messo indosso, con paura, con terrore, ma anche con ardore, con la voglia di cambiare, e di passare rapidi e decisivi colpi di spugna, per ricominciare a respirare, vivere, vedere e sbirciare curioso cosa c’è là fuori.

E timidamente, e piano, e timorosamente, passo dopo passo, sotto una luce diversa s’apre, lasciando intorno a sè, sparse, quelle parti che lo hanno coperto, protetto, fermato, bloccato quando a “scaldarlo” c’era solo il freddo, il gelo, la tristezza mescolata all’amarezza. Il nero.

E sono queste nuove luci, questi passi, questi marmi, questa stessa città a tingersi di colori a tratti indefiniti, impossibili da descrivere anche da me, che ho sempre scavato e affondato le mie mani nei sentimenti.

Questi sentimenti sono gli strati del cuore, ed hanno diversi spessori, alcuni sono come mattoni, altri come carta velina, alcuni sono recidivi, altri son leggeri, alcuni pungono, altri fanno il solletico, alcuni sono marchiati a fuoco, altri sono come la polvere, effimeri.

E non so se tutto questo mi provochi fastidio, se è come un sasso nella scarpa con cui non si riesce proprio a camminare. So solo che mi frastorna e mi acceca, ed è come rimanere per ore seduti al buio e all’improssivo aprire le imposte. Si aspetta che l’occhio s’abitui, che la sensazione di strano in fondo allo stomaco si plachi, e che si sedimenti come fa la sabbia agitata nell’acqua.

Ed io mi sento sempre più come quella sabbia.

Cammino sul marmo bianco che è buio con le mie amiche che mi parlano, mi sorridono, mi abbracciano, mi amano, mi vogliono bene, e con loro cammina anche il mio cuore che, un po’ più spoglio, se ne va in giro toccando cose, passando in quei posti, che erano i nostri posti, sfiorando emozioni, che erano le nostre emozioni, passando accanto a quel che è stato, ma facendosi mangiare e pungere dalla vita, piluccando quel che di vivo per lui ora c’è, sentendo con il naso all’insù nuovi odori, e stupendosi delle mille ed insolite sfumature di cui può all’improvviso colorarsi la vita…

Sinceramente…Elle 

Pensato da Elle at 09:43 | 8 Comments »

12 ottobre 2007

Io che non mi sposto di una virgola…

Image – Miss Van

È una buona media quella di andare a dormire alle 3 e svegliarsi alle 8.30, non credete? Perché di notte io leggo, penso, scrivo, guardo la tv, mi addormento sul divano, poi, in trance mi strucco con un dischetto di cotone, salgo di sopra e mi imbozzolo nel letto. Prima ero una 9-12 ore di sonno, adesso non lo sono quasi più. Potrei aver ripreso questa in-sana abitudine da mia madre, ma penso che questa pseudo insonnia-attività sia causata da ben altri motivi, ormai fin troppo noti su queste pagine.

Ma c’è un ma… Questa notte presa dalla malattia della nostalgia-malinconia ho acceso le mie mille luci a stella del soffitto – che fanno tanto Natale, e tanti bei ricordi – l’ho fatto perché ne avevo voglia e perché alla fine mi calmano un po’, regalandomi uno strano ed insolito senso di pace, ed ho pensato… Ho pensato che più si và avanti e più sembriamo bastare a noi stessi, nel senso che ci rendiamo conto che forse nessuno è indispensabile. Il corpo va avanti e sono i suoi stessi organi vitali a dettare regole e funzioni, e tu esegui alla regola quel che ti viene imposto e fai la tua vita. Ho pensato che forse andando avanti si può e si fa leva solo su stessi, fidandosi solo della propria persona, evitando di regalare parti di sé agli altri, perché si sa io gli organi vitali come cervello e cuore li regalo, spesso senza chiedere nulla in cambio, ché mi sembrebbe troppo un do ut des. Poi però mi son fermata a pensare che io senza le persone che mi sono accanto non potrei mai vivere bene, perché sì, posso star da sola, ché mi diverto anche, ma alla fine mi intristisco a parlare e vivere le mie cose in piena solitudine. Ci pensavo ieri mentre ero ad un aperitivo, e sorseggiando il mio aperol&soda mi son detta che non si cambia per nessuna ragione al mondo, che alla fine la pasta di cui siamo fatti rimane sempre quella e la natura di oguno di noi è come quel famoso pelo di quell’altrettanto famoso lupo, per cui io continuerò ad essere, fare e a muovermi come faccio da ventotto anni, senza spostarmi di una virgola, senza cambiare.

Le involuzioni, apparentemente negative e cariche di significati neri e scuri, posso d’un tratto diventare evoluzioni, e le situazioni più drammatiche possono spogliarsi di tutti i panni sporchi per vestirne di altri, più colorati e profumati. Tante cose cambiano intorno, si modificano, si plasmano, si sformano, ma se ci faccio attenzione mi accorgo che dentro io sono rimasta intatta.

Pachidermaticamente
ferma sui miei valori, sui miei punti di forza e perché no, anche sui miei mille difetti ed imperfezioni.

E cammino nella mia città, nella mia mente, e passeggiando sul mio cuore, mi affanno a medicarlo, correndo di qua e di là, perché io con il cuore malato non ci so stare, perché so di non poter dare agli altri il meglio di me. Respiro un’aria che si fa fredda giorno dopo giorno, mi scaldo con il sole, con le parole degli amici, con quelle di un libro. Alzo il mio bicchiere, il ghiaccio tintinna, mi sciolgo in un brindisi, mangio schifezze, e vivo, sì, vivo la mia vita.

Pachidermaticamente per sempre…Elle

Pensato da Elle at 10:17 | 4 Comments »

11 ottobre 2007

Presentazioni: Wemustact.org

Di progetti e di inziative belle in giro per il web ce ne sono molte, ma ce ne sono alcune che, secondo me, brillano più di altre, e che hanno dei cuori motivati che le portano avanti, che le nutrono ogni giorno un po’ di più. È questo il caso di wemustact.org, posto in cui mi è stato dato uno spazio e dove nel mio piccolo cerco di dare il mio contributo parlando della cosa che conosco meglio: i sentimenti.

D’accordo con il fondatore si è deciso di fare un’intervista per far capire meglio le intenzioni, le motivazioni e cosa muove sotto un’iniziativa di questo genere…

Vi consiglio non solo di leggere le risposte che Michele ha dato alle mie domande, ma di fare un saltino sul sito, dargli un’occhiata e perché no, se vi piace il tutto linkarlo nei vostri blog o siti perché di iniziative così ce ne dovrebbero essere di più, perché non è e non si fa mai abbastanza!?

Qui l’intervista completa con un’intro sulla sottoscritta scritta da Michele!  

Intervista

1) Michele, perché, da dove nasce e soprattutto dove vuole andare Wemustact.org?

Wemustact.org è un mio progetto che nasce il 23 febbraio 2006. Un progetto che continua l’attività inizialmente svolta attraverso un blog sulla piattaforma splinder, www.micheleer2.splinder.com.

Ho ricevuto moltissime visite, 16000 e fra queste si sono aggiunte anche quelle del Ministero della Pubblica Istruzione, dalla Regione Toscana, dal Department of Foreign Affairs and International Relations del Canada, dalla United Nations Logistics Base, dal Ministero delle Politiche Agricole Forestali, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e da alcune università italiane, inglesi e americane. Ecco che, successivamente, ho proprio deciso di farmi costruire il mio sito web, un progetto semplice ma anche chiaro nei suoi contenuti con gli obbiettivi già dichiarati nel “Codice etico”.

Wemustact.org, in questo senso, vuole andare avanti, è un progetto continuativo nel tempo che accoglie qualsiasi persona desiderosa di far sentire in un modo costruttivo la propria voce.

2) Quale è il filo rosso, lo scopo principale che si intende perseguire attraverso uno spazio del genere?

La vita è una continua lezione in lealtà ed onestà. Il punto non è quanto viviamo, ma come viviamo”.

3)  Il mondo è fatto di tanti pregiudizi, di giudizi affrettati e spesso sbagliati, non pensi che le tue parole possano essere fraintese, e che valori come l’onestà e la lealtà, di cui parli, possano essere percepiti dalle persone solo come ideali irraggiungibili, o ormai obsoleti ed andati?



Non sono mai stato una persona a cui piace lottare contro i mulini a vento. Mi piace essere realista nella vita, ma soprattutto corretto, onesto e leale nei confronti degli altri. Ciò non significa essere idealisti, ma fare una “forzatura positiva e costruttiva” in noi stessi ogni volta che incontriamo delle persone ciniche, scettiche, degli individui che non credono nei miracoli della ricerca, della scienza eccetera.

Mi è capitato, come del resto credo ad altri, di incontrare delle persone ipocrite, tendenti a tutelare solamente i propri interessi a discapito di quelli degli altri e, soprattutto, usando cinicamente gli altri come se fossero delle pedine. Fortunatamente mio padre mi ha cresciuto attraverso dei valori ai quali credo fermamente e dai quali non transigo, ma non mi ha mai detto, fino a più di un anno fa, come comportarsi esattamente per tutelare non solo noi stessi, non solo chi crede in te, ma soprattutto l’integrità dell’onesta, della lealtà e della correttezza.

Ho perso mio padre l’anno scorso per un tumore maligno e negli ultimi mesi mi ha insegnato alcuni “cardini” affinché proprio io potessi “difendere” tutte queste “integrità” di cui ho parlato. Mio padre non è mai stato un indovino, ma oltre che a un avvocato patrocinante in Cassazione era padre e soprattutto un vero amico che ha saputo consigliarmi: mi ha insegnato come disegnare una linea tra la persona buona e la persona cattiva, mi ha insegnato come agire e come non agire, mi ha insegnato da avvocato e amico come utilizzare le “chiavi” per aprire le “porte” di questa affermazione, “La vita è una continua lezione in lealtà ed onestà. Il punto non è quanto viviamo, ma come viviamo”. E questi sono insegnamenti di vita molto preziosi che si imparano, che ne so, a 50/60 anni e io ho cominciato a vedere questa “luce” a 25.



4) Come si può reagire a mali come il cinismo, il disfattismo e il pessimismo insiti nella natura umana?



Oltre ai consigli di cui ho parlato prima, bisogna essere sempre positivi nella vita e non scoraggiarsi mai. Se “cadi” ti rialzi: cadiamo perché così impariamo a rialzarci.

5) Purtroppo oggi c’è una vigliacca tendenza tra gli uomini: la procrastinazione delle azioni, decidere che di una cosa o di un fatto se ne può parlare un altro giorno, e non nel momento in cui accade, oppure lo si affronta solo quando ci si trova coinvolti in prima persona.

Tutto questo mette in atto un circolo vizioso, come pensi che possa esser cambiato in virtuoso?

Essere sempre se stessi e, soprattutto, non farsi influenzare dalla “legge” del gruppo. Infatti, la verità su una persona o su un evento non è mai quello che gli altri dicono a giro e il resto non conta nulla, anche se questi “altri” sono 50, 100, 1000. Bisogna informarsi e informare, senza dover dare “lezioni” e senza pensare che la “nostra” sia la miglior posizione, mentre tutti gli altri sono nello sbagliato. È un po’ come quando si presentano per discutere due gruppi, quello “A” e quello “B”: la soluzione non sarà mai solo “A” o solo “B”, ma “A”/”B”.

Se “qualcuno” tenta di celare agli “altri” una verità a “lui” sconveniente, non diminuisce il significato di essa, ma lo aumenta e accresce di più il significato di questa verità nel tempo, finché le persone non vengono a conoscenza della realtà dei fatti, prendendo dei provvedimenti e, possibilmente, cambiando il loro modo di vivere.



6) Non tutti riescono a reagire positivamente quando subiscono vessazioni e scorrettezze, anzi di solito la tendenza è quella di mettere in atto con gli altri lo stesso comportamento, seguendo la legge “dell’occhio per occhio, dente per dente”, pensi che vada sempre così, o che ci sia qualcuno che rema contro questa insana corrente?

Non desidero parlare di “remare contro”, perché sembrerebbe la lotta di una “classe” nei confronti dell’altra. Preferisco essere realista, evitare linguaggi populistici e “politici” e considerare la realtà dei fatti per come si pone in quel dato momento, trasformando ogni svantaggio causato da delle persone scorrette in un vantaggio, un evento negativo in uno positivo e cosi via. E’ come quando si fa politica sociale: il politico è quella persona che una volta eletta pensa alle prossime elezioni in termini di voti, lo statista è quell’individuo che ascolta le persone e  i loro problemi e che cerca di fare la differenza in un modo genuino, senza fare conti “materiali”.



7) Possiamo dire che Wemustact “rema contro” questa corrente? E quale potrebbe essere una frase che lo può rappresentare nella sua interezza?

Wemustact.org non rema contro alcuna corrente, perché crede fermamente che oggi giorno una maggiore diplomazia possa contribuire a raggiungere risultati migliori del “conflitto”, persino quello che può accadere fra due o più persone nella vita quotidiana, dal più piccolo al più grande. Wemustact.org ha sempre pensato che non esiste alcuna scienza infusa al giorno d’oggi proprio perché la nostra realtà è costituita da diverse entità, mai da una unica verità assoluta. Il sito web non vuole dare alcuna lezione, ma desidera prendere in considerazione e realisticamente un punto della vita che ritiene cardine: può capitare di incontrare delle persone ciniche e scettiche che alterano la realtà, mirando ad una sorta di “corruzione ambientale”, soprattutto per celare alcune verità o entità a loro sconvenienti. Il “segreto”, se così lo posso chiamare, per non diventare come queste persone è innanzitutto vivere assieme agli altri, ma soprattutto ricordarsi che “la vita è una continua lezione in lealtà ed onestà. Il punto non è quanto viviamo ma come viviamo”.

Sinceramente…Elle


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