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Archivio di settembre 2007

30 settembre 2007

E tra noi…puntini di sospensione…

Image – Ohgushi

Piazza San Martino. Nuvole sopra di noi ed ombre scure sul cuore. Acqua salata, non sull’asfalto, ma dagli occhi. Arrivi, mi guardi, prima c’è silenzio, io sento i rumori della strada assordanti, ma il mio cuore fa più rumore di tutto. E poi parliamo. Che sensazione strana…quante sensazioni strane. Una più di tutte: è come se tra di noi ci fossero dei puntini di sospensione, e non un punto e a capo. Non sai darmi motivazioni e spiegazioni, l’hai deciso dall’oggi al domani di non avermi più nella tua vita, mentre dentro non ti capivi ed il bello è che non ti capisci nemmeno ora. Sai che ora vuoi questo e che devi fare così. Ed io sono lì su quel selciato, stretta nella mia giacca verde scuro, immersa nel mio profumo, e ti guardo guardarmi. Vorrei poter maledire il caso, e quel che ci è successo, vorrei tante cose che adesso non posso avere. Ma alla fine scopro che io ci sono per me, come sai che io ci sarei per te, perché sono vera. Scavo in me e trovo il mio equilibrio, la mia forza, quella forza che nonostante tutto mi dice di andare avanti per la mia strada e che alla fine mi piaccio per come sono. Mi piace la mia dignità ed il mio modo di essere, mi sento vera, genuina, mai ambigua, in tutte le cose che faccio e che dico.

E ti guardo come ti ho sempre guardato, con la profondità del mio sguardo, che sai benissimo arrivano lì, alla tua anima, nascosta ai più. Mi dici cose di te, che guarda caso sapevo mi avresti detto e che non mi sconvolgono per niente. Non tutti si capiscono, non tutti riescono ad amare allo stesso modo, ognuno ha il suo, tu devi capire se ne sei capace, e se sì come lo fai. Mi fa strano dirti tutte queste cose, mentre ti tolgo qualche insetto dalla giacca di renna, che ho sempre adorato. Mi abbracci e affondi il naso tra il collo e la mia spalla, ti lasci andare, respiri Bulgari nel mio orecchio, ed io sono in pace con me stessa. So quale è la mia strada, la vedo, la sento, la vivo e la vivrò. Ci lasciamo al destino, regalandoci a lui. Sei una persona complessa, che spesso vuol dimostrare che gli altri si sbagliano e che il segreto di tutto, nonostante tutto, ce lo hai solo tu. Uomo di altri tempi, un pazzo lucido, puro ed impetuoso istinto, ora. Non siamo fatti di sola ragione e nemmeno di soli sentimenti. Abbiamo bisogno di certezze e di sicurezze. Abbiamo bisogno di specchiarci negli occhi dell’altro, ma vedere noi stessi lì riflessi alle volte fa paura. Perché anche l’emozione è razionalità, è percepirsi per quel che si è fin nelle viscere. E ti conosco troppo bene. Non ho bisogno di interpretare il tuo sguardo o i tuoi gesti, vuoi far così: adesso vuoi lei, può essere, anzi sì! Vorresti me, per quello che sono, adesso no, o forse sì, o domani può essere, non lo sai, o lo sai già e questo desiderio lo hai nascosto in un cassetto del tuo cuore, tenendo per te la chiave. O potresti non voler nessuno, perché è stando da soli che ci si capisce, io ho fatto così.

Le persone alle volte anestetizzano i propri sentimenti, se ne allontanano, li seppelliscono, li sfuggono, perché seguono l’istinto, il vento o una sensazione. Ma poi arriva un momento in cui si fermano, si guardano allo specchio e non piacendosi capiscono che in qualcosa hanno sbagliato o che hanno sbagliato tutto, e che in quell’istante, o da un mese o forse da sempre, sono state le persone più stronze e stupide della terra perché hanno permesso a se stessi di far cadere il vaso più bello e più prezioso che possedevano. Poi, ci si stacca da tutto, dal dolore, da se stessi, si smette di recitare il proprio copione, si smette di inventare altre storie, persone, cose, impegni, viaggi, passioni, studi, lavoro o letture per non pensare, ed i pensieri e la tua stessa vita ti chiedono il conto salato di quel che hai fatto, e ti si parano davanti come se fossero cemento senza spostarsi e tu li devi affrontare e affrontando loro, affronti te stesso. Io ho fatto così.

Perché è questo che le persone non sanno fare: non si sanno affrontare e provano fastidio nel percepirsi umani, sbagliati e alle volte inadeguati e mai un palmo sopra a tutti e con il segreto della vita sempre in tasca. Ci si inventa diversi, si mettono in atto strani giochi per avere qualcuno o qualcosa, si mente al cuore e alle mani. Tutto questo l’ho capito in questi anni fatti di nero, di sbagli, di persone tirate nella mia vita, nei miei casini e nelle mie irrisolutezze.

E adesso mi guardo allo specchio e vedo una donna che si piace, e posso dire di essere una persona buona, una persona che c’è sempre e che è vera – come ho detto a te – senza fronzoli o finti orpelli, senza giochi e giochetti, senza strategie ed è questo che rende una persona indimenticabile, diversa, particolare…unica, per sempre.

Cristallinamente… Elle!  

Pensato da Elle at 11:50 | 8 Comments »

27 settembre 2007

Io… un non-nessuno per te

Image – Tadahiro Uesugi

Mi sento come se fossi un velo, soffice, ma tutto acciaccato, morbido, ma lasciato appeso e dimenticato fuori dalla finestra. E sventolo in balia del vento e della pioggia che adesso bagna Bologna, rendendo tutto un po’ più grigio, un po’ più freddo. E c’è gelo e non so come coprirmi e vorrei fuggire ma non ho un posto dove andare. Vorrei scoprirmi diversa, meno sentimentale, meno istintiva, magari più fredda e razionale. Vorrei dare una sbirciata a quel che il domani mi nasconde, ma non si può fare. Vorrei poter curare alla svelta quel che mi ammala il cuore, leccarmi le ferite sperando di veder velocizzarsi il processo di rimarginazione. Ma c’è sempre un ma. Come è difficile ascoltare la tua voce al telefono, dirmi che mi hai amato e che i tuoi progetti futuri con me erano veri, ma che non era più come prima, e che adesso il bene è forte, ma che non è amore.

Ed io so che l’amore può finire, ma quando questo finisce o scema o scompare o si affievolisce, come si fa a comportarsi come sempre, a dare attenzioni, a cercare quella persona, a farci l’amore, e a guardarla con quello sguardo con cui mi ha sempre guardata lui? Come si fa a tacere i propri sentimenti alla persona che vive, mangia e dorme con noi, come si può pensare che il sasso nella sua corsa non raccolga altro materiale e diventi quindi un masso che poi non si può più fermare? E so cosa vuol dire non essere mai contenti di quel che si ha, di essere sempre alla ricerca di qualcosa che ci completi e che ci levi di dosso la sete costante di qualcosa che non abbiamo ancora bevuto. Perché oggi ci sentiamo bene, ma forse domani no, oggi sei felice e sorridi con una persona, poi domani non basterà soltanto quello e ti chiederai se è davvero quello che vuoi per te, e così via la vita passerà facendo e disfacendo, per sedare quel che in noi non riusciamo a capire.

Io l’ho fatto per anni, costruivo e distruggevo, facevo e disfacevo, mettevo in piedi e poi sfasciavo, per vedere cosa c’era di meglio dopo, cosa c’era di più forte che mi aspettava, cosa davvero ci volesse per me, e quanto ancora là fuori ci fosse per me. Così come ho camminato per tanto tempo con un occhio che guardava indietro al passato. E forse sarò solo un acquario masochista, che vuol vedere in faccia la realtà, che vuol sviscerare ogni cosa per trovarci un senso, per non pensare che quei baci e quegli abbracci e il nostro “noi” siano stati come orme sulla sabbia che l’acqua in un attimo porta via e che non lasceranno mai un segno visibile a nessuno. Ed io adesso vorrei essere un nessuno qualunque, e non vorrei sentirti dire che io per te non sarò mai nessuno, che mi vuoi più bene di tutti al mondo, perché io adesso vorrei che tu lo fossi, ma non ce la faccio a dipingerti così, perché sei nella testa e nel cuore, nella pancia e nelle mani, sui miei cuscini, nei pan di stelle, nelle mie canzoni e nelle mie parole, e in tutte le mie lacrime.

Tristemente…Elle

Pensato da Elle at 14:52 | 11 Comments »

25 settembre 2007

Incontenibilmentelle…

Image: Tadahiro Uesugi

Non fa né caldo, né freddo, questo mi permette di dormire ancora con la finestra aperta e di essere sepolta sotto ad un paio di coperte e di godere quindi dell’arietta notturna ancora per un po’. Non so stare con le mani in mano, ho deciso quindi di fare modifiche abbastanza significative alla mia casa. Il vecchio tappeto Egeby  – made in Ikea – c’ha salutato sabato pomeriggio, e a dirla tutta mi piangeva il cuore anche se tra noi ultimamente c’era un rapporto fatto più di odio che d’amore. Il fatto che fosse divenuto impulibile e che ci fossero macchie persistenti – causate dalla bestia cosmica di mio cugino e dai suoi amici disattenti e grufolanti – era diventato per me un vero cruccio, e sì lo so sono strana e fissatella, ma su certe cose si deve essere pur precisi e l’igiene in casa per me è una di queste. E così con l’aiuto del mio amico Andrea l’ho arrotolato e legato con un po’ di spago, ed è stato nel momento in cui l’ho poggiato di fianco al cassonetto che mi s’è stretto il cuore, troppo sensibile? Forse sì. Mi ricorda tante cose andate, i primi sei anni in questa casa, e tutti i puzzle che  ci abbiamo fatto su, soffrendo un dolore alle ginocchia inenarrabile. E l’ho lasciato lì con una speranza nel cuore, che per qualcun altro non fosse poi così orribile e irrimediabilmente sporco e che decidesse di adottarlo, ed infatti dopo qualche ora quando sono uscita di nuovo c’erano solo i secchi di vernice e lui, Egeby, non c’era più. Ho pensato che sarà felice da un’altra parte!

Adesso in sala sul pavimento di legno chiaro c’è un sostituto verde chiaro, talmente morbido che quando ci si cammina sopra con i calzetti la sensazione è di una piacevolezza immensa, e quando l’ho steso non ho potuto evitare di stendermici e fissare con il naso all’insù il soffitto per un po’. Una sensazione fantastica. Poi l’altro giorno all’ipercoop ho comprato spatola e stucco in vaso bellepronto - così evito di impiastricciare tutto – perché ci sono dei muri che vanno messi a posto, unico neo: non ho ancora trovato la tempera che fa per me, perché voglio ridipingere una parte della mia cameretta, e già so che passerò ore ed ore in mesticheria facendo impazzire i nervi di un povero commesso che scuoterà la testa a tutte le mie – esigenti - richieste.

Ma io sono fatta così: fantasiosa e con tante cose in testa, prendere o lasciare.

E  poi adesso i progetti si mischiano l’uno all’altro: la tesi, mille argomenti, mi entusiasmo per tutto, e ancora non riesco a tirare fuori il filo rosso che conduca il progetto e che mi porti da un prof. E poi decisioni bene o male importanti, un bando che esce ad ottobre e l’occasione di andare a preparare la tesi in Francia per sei mesi. Tutto si ammonticchia nella testa come i panni da stirare o i piatti da lavare. Poi spengo il cervello, anestetizzo il cuore dipingendo e dando vita a quel che ho dentro: la fantasia e la voglia di essere quello che sono, di esprimere la mia natura. E poi domani partecipo ad una giornata in regione sulle comunità di pratica e il knowledge management, sperando che questa full immersion mi dia una mano a delineare questo benedetto progetto di tesi, e chi mi dia la carica necessaria per affrontare questi mesi…

E nel frattempo sarò me stessa, starò un po’ a Bologna, un po’ a casa, un po’ in viaggio, perché sì sono incontenibile ed eccentrica.

Io, il centro di quel mio mondo a volte fin troppo strambo e variopinto…

Incontenibilmente…Elle!

Pensato da Elle at 13:42 | 4 Comments »

24 settembre 2007

Abbracciati Elle…

Riprendo in mano le redini della mia quotidianità, ma con sfumature e dettagli diversi. Giovedì scorso l’esame, dopo una settimana di studio intenso ed una notte di insonnia mista a fitti incubi, arrivo stralunata e stanca. Da settima guadagno la posizione numero 5 grazie ai soliti che non si presentano. E l’ansia sale, i pensieri privati si mescolano inevitabilmente ai sistemi di Welfare nei diversi paesi europei, ed io vorrei essere in tutti i posti del mondo tranne che al piano terra della palazzina di Via Filippo Re davanti allo studio del prof. Vorrei non stare lì con il quadernone aperto a fissare quella porta bianca e rispondere ogni tanto ai questiti dell’ultimo minuti dei miei colleghi visibilmente agitati. Una schiera di ragazze della triennale guarda noi della specialistica come se fossimo chissàchi, e mi viene tenerezza per loro, ma tristezza per noi, che stiamo per prendere una specialistica e saperne sempre meno di progettazione. Poi il prof mi chiama, ed io lascio nel corridoio la mia malinconia, la tristezza e le troppe lacrime dei giorni passati, vesto i panni della donna forte quale sono, mi dipingo con la grinta del mio carattere: 3 domande secche, tre risposte precise, professionali, vestendo i panni della sociologa - come mi ha detto il prof – mi guarda, mi sorride e mi dice che sono da 30… a stento riesco a trattenere la mia visibile ed eccessiva emozione. Del resto non è il mio primo esame, ma è un piccolo segno luminoso in un cielo cupo, grigo ed oscuro. Digito il pin, registriamo, mi firma il libretto ed io mi sento leggera come l’aria.

E poi riprendo la mia vita di sempre, tutti alla Scuderia, la pasta alla crema e scaglie di cioccolato e il caffé macchiato, e tanti buoni propositi per il nuovo anno, perché settembre, l’ho sempre sostenuto, è un po’ come il mese di dicembre. Si parla di organizzare un viaggio dopo la laurea, un piccolo gruppo, ma affiatato, ed io ci sto perché ho sempre voglia di fare, perché con le mani in mano io alla fine non ci so mica stare. Mi prendo il week end, me lo regalo, mi ficco dentro a Zara, ed esce la mia parte futile e leggera, giro per la montagnola a caccia di idee, mi lascio cullare dal sole e dall’aria non troppo calda. Faccio da personal shopper per un amico e poi finiamo all’Irish per una birra, tante parole e tanti progetti. Nel fine settimana la mia casa si riempie dei miei amici che sono venuti a trovarmi. Sabato sera a cena regalo a tutti il mio superpolpettone, e poi Bologna, per strada io con loro, e la paura di incontrarlo, la voglia di vederlo e di non volerlo vedere allo stesso tempo. E sto bene. Una birra con gli amici in uno dei miei locali preferiti del centro, e ridiamo ricordando i primi anni dell’università, la mia vecchia casa, e le vecchie coinquiline, metto in atto il teatrino dei racconti della cripta, ridono tutti e rido anche io, sono passati anni, ma io dentro mi sento quella di prima: viva, vera, tenace, forte, gioiosa, lucida, e come dice Luigi un equilibrio tra femminilità e pazzia.

Decisamente e con un esame in meno… Elle!

Pensato da Elle at 09:31 | 9 Comments »

18 settembre 2007

La sfera magica…

Image: James Dignan

Vorrei poter avere una sfera magica, dove poter sbirciare la mia vita futura, che ora è già diversa da ieri. Ora già manca quel che avevo, ora scompare quel che c’era e che viveva con me, per non esserci più, nel mio letto, tra le mie coperte, sulla mia pelle, tra le mie pentole, nella mia vasca, in ogni dove…

Strane sensazioni, pianti che si alternano a sorrisi, e sento il calore dei miei amici e dei suoi che non mi lasciano mai sola. E piango a volte prima di dormire e quando la mattina fisso le stelle sul soffitto, quando la tenda si sposta piano perché tira un filo di vento, quando un brivido mi percorre la schiena, quando lo stomaco s’annoda un po’ e la palla in gola cresce fino quasi a togliermi il respiro. Ed è come se mi fossi addormentata il 23 di agosto e non mi fossi svegliata mai e che questo che sto vivendo ora è solo l’incubo più lungo che abbia mai fatto, ma dal quale non mi sveglierò di colpo mentre immaginerò di cadere nel vuoto sentendomi persa.

In questa sfera magica vorrei già vedere il mio domani, per sedare un po’ dell’ansia che mi accompagna e che cerco di anestetizzare con orari di studio massacranti, come l’altra notte lei era lì, ed ho acceso la luce, mi sono messa a studiare fino alle 4.30, una volta sul letto i miei occhi non si sono chiusi, ed ho fatto mattina. Ho preso la mia tazza di New York l’ho messa nel microonde e mi sono fatta un tè, mentre tutti dormivano, mentre lui dormiva, chissà se con lei.

E quanto brucia dentro questa sofferenza che si amalgama piano con la rabbia, e fa male, male da morire togliere le nostre foto, perché a vederle ancora non ce la faccio. E giro lo sguardo verso la finestra, vedo le punta delle torri da lontano, e so che devo guardare avanti e raccogliere questi pezzi di me e lavorare alacremente per ricomporre quel che è stato rotto, piano ed un poco alla volta. Inizierò a dividere la mia giornata in unità, come Hornby suggerisce a Will in About a Boy, e a piccoli passi tornare a correre. In questi giorni sono una canzone dei Queen – Don’t stop me now – urla nel mio Ipod e mi dà la carica per affrontare tutti i momenti colorati di nero nella mia giornata e mi dà la forza per ricacciare indietro le lacrime e dare le cure necessarie alle mie molecole combattive che so di avere e che debbono solo essere un po’ agitate, per colorare di nuovo il sorriso sul mio viso…

Stranamente Elle… 

Pensato da Elle at 21:12 | 7 Comments »

14 settembre 2007

Quella purezza d’animo…


 Image: Tadahiro Uesugi

L’altra sera ero con una mia amica, parlavamo di noi, delle ultime cose successe. Sedute da sole ad un tavolo. Passano dei suoi amici e si siedono lì con noi, me li presenta. Io sono assente e lontano con la mente, con gli occhi, seduto su quella sedia c’è solo il mio corpo. Uno dei tre mi fissa, mi sorride, attacca bottone. Mi chiede se sono di Ascoli, e se ci vivo, perché non sono un volto nuovo per lui. Mi chiede se studio e cosa mi piace e cosa no. Rispondo distratta, pensando: “Ma cosa vuole questo da me?”… Poi mi dice che è vero non è la prima volta che mi vede, che mi aveva già vista quest’estate al mare a passeggio sulla spiaggia e di sera più volte in un locale del centro, il Buozzi, uno a caso. Mi dà noia. E poi mi fa mille domande. Poi sta zitto e mi guarda, mi fissa. Ed io mi sento a disagio. Bevo la mia birra pensando ai cavoli miei fissando a mia volta le persone che sono sulla piazza, la mia amica mi dice qualcosa sorrido, ma non ho poi tanta voglia di stare ancora lì a quel tavolo. Lui mi chiede quando parto, e quanto starò via. Rispondo educatamente che non lo so, che la mia vita è strana in questo periodo proprio come me. Poi con la scusa di preparare i bagagli mi alzo, saluto tutti, lascio i miei 3 euro, sorrido, giro le spalle e me vado. Mi sento come un vaso di miele aperto e lasciato in mezzo ad un bosco. Ed ho paura, tanta.

E poi tornare di nuovo a Bologna. Entrare nella mia casa e sentire che ogni venatura del legno, ogni stanza, ogni parete trasuda il suo nome. Ricordi miei e suoi sulle pareti della mia stanza. Colpi al cuore. Schiaffi alla mia anima, che animo strano, lunatico, difficile, ma forte è il mio. Ascolto quello che mi dice il mio cuore, ed io sono testarda, io lotterò. Un suo amico mi ha detto:”Sai cosa ti rende diversa dalle altre?”, la purezza della tua anima, ed è lì che ho pianto di più. Sì è vero, ho fatto tanti sbagli nella mia vita, ma ha ragione lui, ho purezza e dignità nell’animo. Forse è questo quello che conta nella vita, potersi guardare allo specchio e vedere che le cicatrici e le ferite ancora aperte sono lì a testimonianza del tuo valore, della tua vera essenza. E allora libero la mia vera me per le strade di questa città, a passi piccoli ed incerti, con la paura di incontrarlo senza me al suo fianco. Ricaccio in gola le lacrime, ho un esame da registrare, dei documenti da ritirare.

E per calmarmi un po’ mi faccio baciare dal sole mentre cammino, da sola.

Puramente, Elle!

Pensato da Elle at 12:34 | 5 Comments »

9 settembre 2007

Immersa nella formalina…

Mi sono fatta del male chiamandolo. Mi sono fatta male nel farmi domande a cui non sapevo rispondere, perché sono sempre convinta che per tutto ci sia una spiegazione, una ragione, un motivo, un perché.

Avrei voglia di mettere il cuore in un vaso con la formalina, lo spirito, l’alcool o come diavolo si fa, chiuderlo per bene e riporlo su una mensola e saperlo lontano da me, dal mio petto, dal mio dolore, e fissarlo ogni tanto per vedere come sta, come se la passa.

Hai scelto di stare lontano da me, vedi un’altra, mi dici che adesso devi fare i tuoi errori, i tuoi sbagli, e che di irreversibile c’è solo la morte.

Ed io nella confusione più totale riesco solo a singhiozzare al telefono, distesa sul letto, e con un’enorme sensazione di freddo addosso, che nulla riesce a scaldare.

Mi chiedo quanto ancora io debba soffrire, e se è vero che il dolore è catartico, allora forse un giorno sarò migliore e più forte di adesso, più bella, ma di una bellezza interna, perché è questo quello di cui mi importa.

Preferisci vedermi di persona, che sentirmi stare così al telefono, che così è uno strazio, hai ragione. Ci vedremo dopo il mio esame.

Pensi a me e lei questo lo sa.

Io so solo che la vita fa giri enormi.

Il mio cuore tempo fa lo ha fatto, lasciandoti e poco dopo ributtandosi in una storia che in sé purtroppo già portava il germe della fine. Non so se questo è il percorso che i nostri cuori devono fare per ritrovarsi: prima mi sono allontanata io, mi sono persa, poi ritrovata, e tornata da te convinta di quello che volevo, e adesso sei tu ad allontanarti da me, a volere questo.

Osservo mia nonna, lei ricorda solo le cose lontane, di quando era giovane, e non le cose recenti. Per un attimo penso che vorrei essere come lei, dimenticare queste due settimane, e fare come se non fosse mai successo nulla. Poi mi vergogno di quello che ho pensato, e mi ripeto che allontanare questa sofferenza in modo forzato, senza elaborarla, sarebbe solo dannoso per me, io che mi sono sempre scavata dentro.

E mi scopro fragile, esposta, nuda come mai nella mia vita. Mi stanno tutti vicino, cercando di scaldarmi con le loro parole, ma tutto mi scivola addosso. È come se mi fossi immersa nella formalina insieme al mio cuore, a tratti è come se osservassi dal di fuori questo momento della mia vita, così delicato, così precario, così sfuggente dalle mie mani, dalla mia volontà, dalla mia stessa anima.

Debolmente per adesso… Elle!

Pensato da Elle at 11:06 | 16 Comments »

7 settembre 2007

Perché la vita è un palcoscenico…

La vita è un palcoscenico. Ci sono sagome, figure, figuranti, comparse ed attori. I frammenti delle nostre vite, sono scene, con battute, domande e risposte. La vita è un cammino, è una strada tortuosa, che non sai mai dove ti porterà. Il mio cuore s’è fermato. La tristezza lo riempie, io attrice principale della mia vita, delle mie scelte, dei miei errori, dei miei desideri, dei miei passi falsi. Il cuore batte in una strana aritmia, a tratti mi manca l’aria, ora che tra noi c’è un punto che chiude una frase.

Non vuoi stare come, ed io invece vorrei te. Strana la vita eh? Che amaro boccone mi tocca oggi ingoiare. E’ strano avere una sensazione, conviverci e rendersi conto che la realtà forse è un’altra, ed è la più cruda che possa trovare. Guardo da fuori, per un attimo da spettatrice la mia vita, quella di ieri e quella di oggi, e pensavo che ci saresti stato tu con me, domani. Ed ho lacrime di rabbia. Non capisco il perché di tutto questo, una parte di me mi dice di continuare a lottare, di essere forte, un’altra dice solo di volermi bene, che sono più forte di tutto questo, e che ho un valore ed un animo che molti non hanno. Non è presunzione, sono sentimenti, è vita, è avere il coraggio delle proprie azioni, è capire che se vuoi tanto una cosa non deve importarti di nulla.

Mi sento frastornata e con un perenne nodo in gola, vorrei potere andare via da qui, da Bologna, per trovarmi in un altro posto, in un’altra dimensione dove qualcuno percepisca per davvero quello che sono, quello che ho dentro.

Ho perso lui, non so se per sempre, ma non ho perso me, questo conta ed è la cosa di cui adesso vado più fiera, perché sono stata capace di affrontare le mie paure, le mie incertezze, i miei mostri, perché ho capito tante cose dai miei errori. Perché non ho paura nel dire di aver stretto la felicità davvero come non l’avevo fatto mai, ed io l’ho voluta vivere senza farmi domande, ho corso questo rischio per sentirmi viva, vera, sincera come molti non sanno fare. Mi sento di essere la padrona della mia scena è questo alla fine quello che conta. Non so se lui è una semplice comparsa, un cartonato, un figurante, il tempo me lo dirà.

Adesso ho gli esami gli ultimi quattro, un tirocinio da cui riuscire ad imparare il più possibile ma che ancora non ho trovato, una laurea e poi chissà…poi ci sono io, fragile, forte, irrisolta, romantica… e a volte un po’ stupida…

Tristemente nell’animo, ma con il nocciolo intatto… Elle!

Pensato da Elle at 14:45 | 7 Comments »

3 settembre 2007

Scherzi di Psiche…

“È strana la vita, Dio se lo è”… con il naso poggiato sul vetro, ed il riflesso del sole negli occhi, sento il calore invadermi. Mi riempie di un’energia positiva che pensavo di non avere, di non ritrovare in me.

Ho letto una cosa scritta tempo fa, ed ho pensato a quanto è beffarda la vita.

Mi ricordo di una sera, di una discussione, della mia indecisione.

Mentivo sapendo di mentire.

Dissi che non avevo un sentimento per lui, che non ero sicura, ed invece lo sentivo bruciare dentro di me, forte.

Mi ricordo abbracci dolci e stretti, lacrime amare, e più di un bacio.

Mi ricordo che sentivo dentro di me il bisogno di essere certa di quel che volevo, mi ricordo di aver detto che dalla cenere non può rinascere un sentimento, ma per me quella non era mica cenere, era brace, erano tizzoni ardenti. Mi è bastato soffiarci un po’ su, per capire quanto scottasse e quanto ci fosse ancora di vivo.

Ma quella volta non gli ho detto nulla, non gli ho detto che lo amavo ancora, non gli ho detto che il migliore era lui. E forse ho sbagliato.

Stupida e cocciuta. Scherzi di psiche. Nel mio cuore sapevo che avevo bisogno di altro tempo, per capirmi, per chiudere il cerchio, per darmi delle risposte, e che tutti i miei dubbi e tentennamenti fossero sedati.

Una volta per tutte.

È come se le azioni che ho compiuto in quel periodo mi fossero servite per incasellare e ridimensionare quel che avevo erroneamente mitizzato e che, più semplicemente, non era quello che davvero mi rendeva felice, serena e in pace.

A volte nella vita ci sono dei momenti in cui solo se si è da soli con le proprie paure, dubbi e scheletri, si è capaci di astrarsi da tutto e mettere a fuoco una volta per tutte quale tizzone nel mucchio è quello che ci scalda per davvero e di più.

Tutte le lacrime versate e gli errori commessi ne hanno spenti tanti di insignificanti, ma solo uno è rimasto acceso, ed è quello che poi non si è spento mai, che mi ha dato la forza di affrontare me stessa e il sentimento che viveva dentro di me, quello che mi ha rimesso sulla mia strada e che mi ha fatto capire che dire come la pensiamo e cosa proviamo non è una cosa di cui vergognarsi, mai.

Quanti cerchi ho chiuso nella mia vita? Qualcuno e a caro prezzo.

Ma poi mi sono scoperta migliore, più adulta, più nuova, ma sempre me stessa.

Forse non importa quanti giri la mente ed il cuore devono fare, quante cose questi si vogliano raccontare, per rimbambirsi, per allontanarsi, per anestetizzarsi al dolore, alla rabbia, alla malinconia. Perché questo è quello che ho fatto in quegli anni: distruggevo e mettevo in dubbio quel che sapevo mi avrebbe fatto felice, per avere la prova che, nel momento della sua totale assenza, sarebbe stata la sola cosa a mancarmi veramente e di cui avevo bisogno per vivere bene…

…come l’aria, come il sole, come un profumo che ci calma, come l’acqua, come un bacio sul cuore.

È proprio vero che ci accorgiamo dell’importanza e del valore di qualcosa solo quando è distante da noi…

Serenamente…Elle

Pensato da Elle at 14:55 | 4 Comments »

1 settembre 2007

Io come Napoleone…

L’esame che sto preparando è fatto quasi totalmente di percentuali, raffronti tra le nazioni europee, ipotesi e teorie sulla disoccupazione, insomma un’ansia senza fine. Se aggiungiamo che: vado lenta come una lumaca, che qua intorno brucia tutto, che l’aria è irrespirabile, e che la mia testa sfarfalla distraendosi ad ogni capoverso beh il bilancio è parecchio negativo. Il fatto è che ho una testa dura e che tra gli esami che mi sono rimasti questo è il meno peggio quindi obtorto collo devo farlo lo stesso.

Ieri sera mi sono vista Shrek Terzo, anche se io avrei voluto vedere L’ultima legione, ma so che le mie amiche mi avrebbero sputato in faccia, e tolto Lui non so a chi altri potrebbe venire voglia di andare a vedere un film così con me. Ho fatto relativamente tardi, dopo aver mangiato e bevuto in compagnia delle mie amiche, me ne sono tornata a casa e solo a tarda notte e dopo un bel po’ di Hornby sono crollata abbandonandomi al sonno.

Mi sono resa conto che fare spese con il cuore malandato fa male al portafoglio: in questa settimana ho comprato un microonde per casa a Bologna, mi è stato regalato un cordless, e di sguincio mi è arrivato un cellulare nuovo, che è troppo tecnologico e che non so usare affatto, perché non è un Nokia, fissatella eh!? Poi questa mattina mi si è appiccicato addosso un cappotto stile napoleone, tutto nero e con i bottoni dorati, di quelli che piacciono a me, e me lo sono portato a casa insieme ad una giacca in stile corto maltese. Dal bancomat esce sangue!

Comprare non serve a nulla. Pensare sì che mi aiuta, sì che mi rilassa.

Fisso il cellulare nuovo, provando nostalgia per il vecchio. Concludo che sono un essere fin troppo nostalgico, romantico, palloso e melenso. E non me ne vergogno! Non starò qui a ripetere quanto io lo stia pensando, e quanto lui sia complementare con me, lo sapete e lo sa anche lui, ma mi piace rigirarmi questo pensiero nella testa, perché è quel che voglio, e basta. Se mi chiedono come sto, e lo fanno in tanti e in tutti i modi possibili, dico che “sto benone” – parola che mi è sempre stata sul cacchio – ma sono dimagrita di quasi due kili, ma mangio, o meglio mangio quando dico io e quello che voglio io! E’ una strana sensazione ovattata e di intorpidimento. Ma sono forte.

Napoleonicamente… Elle!

Pensato da Elle at 17:49 | 7 Comments »