Image – Shaneglines
I tempi si allungano e facciamo cena tardi, del resto quel roastbeef sembra fatto di amianto: non si cuoce mai. Si fanno le 24 e propongo di uscire, Pulce e Gianc ci tirano il pacco, rimaniamo io, la mia metà, il suo scooterone e due caschi. Chiamo le mie amiche decidiamo di raggiungerle: destinazione Ca’ de Mandorli, è tanto che volevo andarci, quindi perché no? Il posto è in culonia, come dico io, oltre Idice, un po’ fuori Bologna, è carino si entra gratuitamente e se vuoi consumi. Dopo diversi giri trovo i miei pezzi e ci sediamo al loro tavolo, c’è tranquillità, una piacevole fresca arietta. Dopo un po’ dietro al nostro tavolo si siedono dei ragazzi, iniziano a parlare a volce alta, sono visibilmente ubriachi. Uno ce l’ha con me, mi ripete che “è tutta colpa mia“, io, che non gli ho fatto nulla, tant’è che sono di spalle, non lo filo e continuo a parlare con le mie due amiche e il mio ragazzo. Mi faccio un giro nel locale, mi prendo da bere e torno al tavolo.
Parlo ancora con le mie amiche, di vacanze, di lavoro loro, di studi io… poi il tipo si alza e si mette a gironzolare intorno al nostro tavolo, mi guarda mi si avvicina, mi punta il dito contro e mi biascica alzando la voce: “È tutta colpa tuaaaaaa!”, lo fisso stizzita, ne ho abbastanza, non gli rispondo, mi alzo in piedi di botta e mi giro verso chi sta con me, chiedendo se possiamo cambiare tavolo. Le mie amiche si alzano, l’unico che rimane seduto con il suo aplomb inglese è il mio ragazzo, che vivendo in un mondo tutto suo, mi e gli chiede insistentemente cosa vuole quello da me… insisto innervosita, anche perché io di stare a sentire un ventenne ubriaco perso che ha deciso di rompere le palle gratuitamente non ne ho affatto voglia. L’ubriacone cazzone, visto che con me non attacca, si rivolge al mio ragazzo e insiste continuando a dire che qualsiasi cosa accada è sempre colpa mia… e gli si appiccica con la faccia a parlargli addosso… Capisco che l’aria non si è fatta buona e inizio a tirare il mio ragazzo per il braccio dicendogli di andarcene, le persone degli altri tavoli guardano la scena attoniti…
Il mio ragazzo gli chiede di andarsene e di non parlargli così vicino che lo sta sputacchiando tutto, io vorrei ucciderli entrambi, uno perché rompe il cavolo da quando si è seduto dietro di noi e l’altro perché era curioso di sapere perché ce quello l’avesse così con me. Finalmente il mio ragazzo si alza, lo tiriamo per andare via, finalmente penso dentro di me, ma quello lo prende e gli dà un pugno sugli occhiali, che volano tra i pini. Il mio ragazzo senza occhiali non vede una cippa, e per difendersi gli tira la prima cosa che trova una bottiglietta, che non so dove sia finita. Le mie amiche scappano ed io rimango con la borsetta e la corona nella mano sinistra con i piedi incollati a terra. È stato un momento quando mi sono accorta che quel teppista era tutto intenzionato a tirare una sedia al mio ragazzo che era attorniato da un paio di persone che li avevano divisi, non ho esitato un attimo e senza pensarci due volte gli sono piombata addosso e l’ho tirato per la maglietta, con tutta la forza che avevo, per fortuna non era né tanto alto e nemmeno ben piazzato, ho tirato con la rabbia che avevo sperando che non si girasse e che non regalasse un pugno anche a me. Quel momento è durato troppo, ho pensato le cose peggiori, lo tiravo e cercavo di vedere dove e come stesse il mio ragazzo, sentivo solo che le mie amiche mi chiamavano, ma io sembravo un pittbull con la sua preda: io il mio uomo da solo non lo lascio. Poi sento straaaaap, la maglietta è fottuta, e fortunatamente arrivano due omoni vestiti di nero e con auricolare nell’orecchio. Il mio cuore è a tremila, vado da lui che mi chiede di trovare gli occhiali, gli animi si scaldano e gli amici del farabutto cercano di farlo allontanare, parlo con il buttafuori e gli indico lo stronzo, quello, con la sua maglietta sbrindellata arriva si spiaccica su un buttafuori e tira un calcio al mio ragazzo. Mi incazzo e dico ai tipi di far qualcosa. Recuperiamo gli occhiali, una lente è persa, una è vetro ramificato, sembra che ci sia sopra una ragnatela. Arrivano gli amici del teppista e mentre siamo lì a quantizzare i danni, il mio ragazzo ha uno zigomo rosso, arriva uno e gli dà uno schiaffo, qualcuno intorno si incazza, prendo un buttafuori e ci facciamo accompagnare all’uscita.
Fuori parlo con i tipi, capiscono che siamo gente tranquilla, e stupidamente non penso che forse potrei chiedere l’identità di quel cretino che ci ha attaccato senza motivo, che ha rotto gli occhiali al mio ragazzo e che si meriterebbe una bella denucia. La cosa più grave è che ora siamo a piedi a Idice a 7 chilometri da casa mia, con uno scooterone che pesa duecento chili che io non so guidare, e con uno mezzo cecato che non può riportarci entrambi a casa. Per fortuna Conc ha la macchina, ci accompagna lei, io sono il cane lupo e il bastone bianco del mio ragazzo, mentre siamo per strada chiamo mia sorella che muore di paura già sentendo gli squilli del telefono di casa, per fortuna c’è Gianc con lei, ci aspettano per riaccompagnarci lì per riprendere lo scooter. Lui si mette le lentine, e constatiamo che gli occhiali sono da buttare e che il suo zigomo è rosso e gonfio. Arriviamo lì, fortunatamente non c’è nessuno, lui riprende il motorino e ci rivediamo sotto casa. Sale a casa, ha preso un brutto pugno, una palletta di pasta frolla congelata cerca di alleviare il tutto. Il mio cuore batte ancora, le gambe mi tremano, ho stretto per tutto il tempo quella Corona senza lasciarla mai con due sorsi appena bevuti, la mollo sul tavolo, fisso le bolle e il limone che galleggia. Lo stomaco si stringe annodandosi. Abbraccio lui e lo rimprovero, perché con certa gente non ci si deve nemmeno parlare, lo abbraccio più forte perché ho avuto paura, perché poteva andare peggio, perché alla fine quello era per fortuna solo un coglioncello. Lui va a casa sua, io mi faccio una tisana per dormire, alle 5.30 albeggiava ed io ero nel letto a fissare il vuoto con l’immagine di me che tiravo con tutte le mie forze quell’orrida maglietta…
Forzutamente irresponsabile, ma per una giusta causa… Elle!