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Archivio di giugno 2007

29 giugno 2007

On va partir pour le week…

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Image – Tadahiro Uesugi

Mi piace da matti scrivere quando sono sola in casa. Nessun rumore, nessuna distrazione, nessuno che ti faccia domande. Solo io, un po’ di musica in casa ed un sottofondo fatto dai rumori di strada, dalle stoviglie urtate nei lavelli, e dal chiacchiericcio che esce dalle finestre aperte. Ed io mi rilasso. Preparo un paio di cose da mettere in valigia, week end a casa, manco da pasqua. Vorrei andarmene al mare, stendermi sotto ad un ombrellone, mangiarmi un gelato e leggermi un buon libro. E se i miei piani vanno come vorrei, forse riesco a fare quel che voglio.

Ho bisogno di staccare, di stare qualche giorno a casa. Di coccolarmi, di riprendere un po’ le energie, e poi tornare qua, stare qualche altra settimana, fare un altro esame, e poi andarmene in vacanza. Ho in caldo una partecipazione per un matrimonio il 15 di agosto, e mi chiedo come ci si possa sposare il giorno di ferragosto. In cuor mio spero di driblare elegantemente l’ostacolo, di essere lontana dal territorio marchigiano e di cavarmela con l’invio del regalo. Insomma, io tutta rivestita quel giorno non ci sto seduta ad un tavolo a un matrimonio dove conosco solo la sposa. Poi, guarda caso, a me non è stato recapitato l’invito per il matrimonio dell’amica rediviva… cosa questa che mi fa pensare che le persone sincere che dicono sempre le cose anche al diretto interessato, sono quelle che vengono trattate peggio! Comunque meglio, che io l’otto di settembre devo stare qua a Bologna, che ho troppe cose da fare…

Il pavimento è un pullulare di scarpe, devo scegliere cosa portare giù e cosa no, mi mangio le mani per non avere la mia macchina qui, l’eurostar delle 15 è stracolmo e penso che mi toccherà l’intercity, che io odio con tutta me stessa, arriverò strafatta dal caldo, scazzata e in cerca di un passaggio per tornare a casa, mio padre come al solito è irrintracciabile, ma la strada di casa la ritrovo, insomma io sono come Lassie…

Adesso scappo che sono in ritardo, come al solito, ma torno eh…

Velocemente …Elle

Pensato da Elle at 10:32 | 10 Comments »

27 giugno 2007

Vorrei che fosse chiaro…

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Image – Luisa Montalto

Che non mi piace essere fraintesa è ormai cosa chiara, ma forse non è un dato assodato per tutti. Che non mi piace passare per quel che non sono, per me lo è ancora di più. E quante volte l’ho scritto su queste pagine, ma evidentemente non tutti leggono e percepiscono con attenzione. Ci sta pure il fatto che i blog e la stessa rete distorcono a volte la realtà, ma come sempre c’è un ma…

Vorrei che fosse chiaro, e forse non smetterò mai ripeterlo, che scrivere di sé, della propria vita e di quel che accade intorno quasi tutti i giorni, non è un modo di mostrare la propria solitudine, o inadeguatezza nel mondo, o una richiesta di aiuto, o bisogno di essere ascoltati, o per lo meno non per me, questo non è il mio caso. Scrivo per esprimere me stessa, l’ho sempre fatto e continuerò a farlo. Ma non tutti credono che chi scrive di sé, o pubblica una foto, o un racconto, lo faccia per questo motivo. Tra le altre cose, non vanto nemmeno un enorme bisogno di essere al centro dell’attenzione. Questa sono io, mi esprimo, mi descrivo, scrivo quel che succede alla e nella mia vita. No, non sono una di quelle che scrive, scrive e scrive per essere ascoltata e mirata, seppur presuntuosetta, ho sempre messo la mia umiltà in quel che scrivo senza credermi chissàchi…

Perché non mi reputo né una scrittrice, né tanto meno un’attrice, perché se lo fossi stata forse non sarei qui, o forse sì. Non sono come le altre persone o forse sì, spetta a chi mi legge, sempre se lo vuole, cercare di capire e di mettere insieme dei pezzi, io non chiedo nulla di tutto questo. Certo, ci sono persone che scrivono solo per abbeverare il proprio ego, ma io ho una vita fuori di qui, fatta di una casa che va pulita, di libri da studiare, di problemi da risolvere, con una famiglia lontana a chilometri, di un ragazzo che mi sta vicino, di una sorella che adoro e di mille altri interessi, dolori, ipocondria, follia, ansia, paranoie, gioie e chi più ne ha più ne metta.

Ho sempre pensato, a questo punto forse ingenuamente, che il blog riflettesse questa immagine di me, ma evidentemente non è così. Sono ingenua, forse troppo buona, o forse è che io le persone non le capirò mai. Scrivo per me stessa, e chi mi segue da tempo questo lo sa, è scritto nei primi post il motivo per cui ho scelto di aprire un blog. Non posso pretendere che tutti capiscano questo e forse non dovrei nemmeno prendermela tanto, ma sono fatta così, ci sono cose a cui non voglio stare e su cui non posso passare come nulla fosse. Ho stretto bellissime amicizie qui, seppur diverse da quelle “reali” – passatemi il termine – e sono sempre stata disponibile a confrontarmi, ad accettare non solo i complimenti ma anche le critiche, se costruttive. Ho risposto a tantissime mail e sono stata più di una volta vicina a chi mi si scriveva, e l’ho fatto nel modo in cui lo faccio sempre, con la sincerità, la schiettezza e la bontà d’animo. Forse se fossi scialba, stupida e superficiale, come molte delle mie simili, godrei di tali comportamenti, ma il fatto è che non lo sono, sono pipposa e metto il picco, ma prima o poi passa.

Adesso scappo che tra poco avrò i Matusa in casa e non è buona cosa farsi trovare ancora in tuta!

Sinceramente come sempre…Elle 

Pensato da Elle at 11:04 | 12 Comments »

25 giugno 2007

Le soglie del dolore…

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Image – Kirsten Ulve

Tu lo sai quale sia la soglia del tuo dolore? Sai fin dove si deve arrivare per vederti piangere, scalpitare e soffrire? Sai come scavare dentro di te per scroprire cosa sia marcito e che è importante strapparlo via dalla carne viva per evitare che infetti tutto? Ognuno ha la sua soglia di dolore… e quel che ci fa soffrire preme, preme, preme fino a quando non lo sentiamo arrivare al nervo, che scuotendoci ci fa capire che è riuscito ad arrivare là dove voleva…

E il dolore sa dove deve andare a colpire per farti male, farti cadere e impedirti di muovere un dito, e di rialzarti. Tu lo sai qual’è la soglia del tuo dolore? Sai cosa significa soffrire e stare male? Il dolore guarda gli altri come se fossero tutti trasparenti, guarda se stesso, rimirando quel che riesce a fare delle persone che soffrono. E tu agisci, parli e fai, pensando che forse nulla ti succederà, nulla di quel che fai oggi un giorno tornerà travolgendoti con la tempesta. Perché si raccoglie quel che si semina e chi semina vento raccoglie solo tempesta.

Ognuno ha la sua soglia di dolore, ognuno sa fino a dove sa di poter sentire il male. È questo che mi manda in bestia: sai che una cosa ti fa del male, ma nonostante tutto vuoi essere presente, sei lo spettatore di quel che ti uccide, che ti annienta e rimani muto ed immobile. Tempo fa è capitato anche a me, di espormi in prima persona, senza corazza, senza scudo, con il cuore malato, malato di quel che si era sempre raccontato: che le persone che ami non ti faranno mai del male, che mai ti scorderanno, che mai di tratteranno come carne cruda da mangiare e poi sputare disgustati. Ci si dimentica di tutto perché siamo troppo concentrati a cercare di capire quale sia la propria soglia di dolore. E ci si scorda della cosa più importante che non è capire quanto l’altro tenga a noi stessi, quanto piuttosto capire quanto noi teniamo a noi stessi, e di quanto ce ne importi che il cuore batta tutti i suoi battiti di vita libero, senza pesi, senza veleni amari, senza colori scuri che lo tingano di nero.

Il dolore sei tu, è l’altro, è chi ami, è chi ti odia, è chi decide di affondare una lama nel tuo cuore senza il rispetto del tuo sentimento, delle tue passioni, dei tuoi colori, delle tue gioie. Il dolore è chi non ha rispetto per te, per chi ti ama in silenzio, per chi non ha il coraggio di dire basta, per chi non ti dice che ogni tua mossa ha un carico enorme di resposabilità, soprattutto quando si dice di voler bene, di amare, di stimare… ma voler bene, amare, rispettare, stimare, non è spingere ogni giorno un po’ più a fondo quella lama, ma è aiutare a sedare il dolore, è aiutare a cicatrizzare, è aiutare a chiudere la ferita con punti stretti che non strapperanno quella carne un’altra volta ancora.

Se ti comporti così è perché non sai cosa sia il rispetto. E allora sai cosa significa tutto questo? Significa che tu le mani in quella soglia di dolore non ce le hai affondate mai, perché quando provi il dolore vero, quello non si lascia dimenticare così facilmente…

Doverosamente verso chi non dimostra rispetto… Elle

Pensato da Elle at 18:42 | 10 Comments »

25 giugno 2007

La pirouette…storia di una genuflessione

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Image – Barbara McGregor

Insomma, ero con la testa tra le nuvole, che ne so forse ero nel mio iperuranio, ero con la mia amica Conc a mangiarci una cosa in un bar, prima di buttarci in un afoso pomeriggio di shopping bolognese… fatto sta che, alzandomi per andare a vedere i tramezzini disponibili, non ho visto la zampa della sedia del vicino, insomma senza farla tanto lunga e senza tanti stupidi ed insulsi giri di parole, mi sono gentilmente genuflessa sotto al portico di Strada Maggiore dopo aver pirouettato leggiadra nell’aria. Ero lì per terra, viola in volto, io bimba di tre anni, sotto gli occhi basiti di un signore baffuto che mi ha raccolto e lo sguardo fisso ed immobile della mia amica. Volevo scomparire, e avrei voluto che un tombino mi risucchiasse fino al centro della terra. Il ginocchio mi faceva male, ma con tutta la mia forza mi sono alzata e con una nonchalance pressoché innata sono andata a vedere quei cacchio di tramezzini, cercando di nascondere il tremolio delle gambe e la visibile vergogna dipinta sul viso. Poi mi sono seduta ed ho consumato tre delle salviettine profumose della mia amica, che cadere per terra a Bologna non è cosa poi buona. Nessun graffio, solo un po’ di dolore al ginocchio. E la caduta non mi ha portato nemmeno un buon tramezzino, visto che era pieno di maionese che io odio con tutta me stessa.

Ora ho un livido tondo sul ginocchio, è violaceo al centro e verdastro ai bordi, mi fa male, ma cammino. Questa caduta si va ad aggiungere a quelle più clamorose, come quella volta che ero in mountainbike e un delizioso calabrone nero mi si posò sul braccio, il panico mi prese tutta, iniziai ad urlare, ma quello non si staccava, non mi ricordo bene come finii per terra, ricordo solo di aver tolto entrambe le mani dal manubrio, di essermi agitata come un breakdancer isterico, e di essere tornata a casa zoppicante e con la bici in mano, di aver fatto quattro gradini, e visto mia madre che urlava per il sangue che mi usciva da una sbucciatura sulla spalla sinistra, e di aver preso ben quattro schiaffi per aver chiesto quella bicicletta, ché a me non sembrava più il caso di andare in giro con la bici di barbie rosa a 14 anni! 

Adesso fisso quella medaglia al valore e rido, e penso che sono caduta proprio come un sacco di patate. Forse questa potrebbe essere la punizione per essere stata a Forte Iola venerdì sera e per aver preso in giro tutti quegli uomini ridicoli perché depilati, truccati e profumati come donne, e le donne perché sembravano gruppi assatanati in cerca di prede, e i baristi fin troppo ubriachi per darti la consumazione, ecco me lo dovevo aspettare, giurin giurello giuro che non lo faccio più…

Pirouettosamente dolorante …Elle

Pensato da Elle at 10:30 | 6 Comments »

21 giugno 2007

Aria… di libertà…

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Image – Marilena Perilli

La sveglia delle 7.30 – quella puntata per l’ultimo, veloce e quantomai fugace ripasso – è stata ignorata, e posticipata di dieci minuti in dieci minuti fino alle 8.45, momento in cui mi sono rotolata fuori dal letto. Dopo la doccia, con i capelli stretti una piccola toppa, mi sono inguainata in un paio di jeans e nel mentre lottavo per entrarci dentro, sbirciavo il quaderno alla ricerca di cose da ripassare. Consapevole del fatto di non sapere nulla a memoria, di non tenere a mente una teoria in fila ad un’altra, sono uscita – ovviamente in ritardo – nella città più calda di oggi, seconda solo a Lecce. Arrivo a via Irnerio driblando con semi eleganza quei ragazzi incravattati che per strada cercano di venderti corsi su metodi di studio prettamente mnemonici… ero di fretta, anzi di frettissima, ho fatto di no con il dito e lui mi ha detto: “In bocca al lupo per l’esame”… mi sono chiesta se avevo la FDE, ovvero la faccia da esame!

Davanti alla facoltà scaricavano quintali di catrame, una polvere nera mi ha accolto insieme alle cicale del giardino botanico, ma ho pensato che quel caldo di lì a breve mi avrebbe lasciata e che mi sarei pentita di non essermi portata un golfino contro l’aria condizionata della facoltà, ma – e in questi casi c’è sempre un ma – entro e una vampata di caldo in pieno phon style mi ha dato il buongiorno. Faccio un piano a piedi e in pieno enfisema entro disidratata nell’aula più assolata e torrida di questa terra. Il prof si asiugava tutto con fazzoletti madidi, e pressoché vani sono stati i tentativi di rianimare l’aria condizionata. È stato così che belli freschi abbiamo iniziato gli esami. Da quinta sono diventata terza. E quando è stata la mia ora, boccheggiante, e senza il barlume di un po’ di antiallergico in corpo, mi sono seduta su quella sedia dandogli il mio libretto. Inizio a parlare, sono stata interrotta un paio di volte e dentro di me mi ripetevo: “fa che non mi chieda quelle cavolo di teorie, e gli approcci e….” e mi è toccato il bilancio di competenza, ultima cosa ripassata ieri sera prima di cadere in un sonno profondo. Per farla breve ho un altro trenta e lode sul libretto, faccio schifo? Ok, si faccio schifo.

E faccio schifo talmente tanto che: non faccio più l’esame del 19, ma ne faccio un altro un po’ prima, anticipando così il mio arrivo nella ridente Riviera delle Salme, ops Palme! E poi è stata di nuovo la Scuderia tutti insieme, io sempre fedele al mio caffè e alla ciambella con lo zucchero sopra, anche con 37° all’ombra. Ed eravamo ancora tutti noi, con un esame in meno, con il sorriso sul viso ed i tratti un po’ distesi. E poi è stata Bologna, giri per negozi. Domani farò la personal shopper per Claudia, sto diventando una consulente di moda, avanti il prossimo… Che strano sapore ha la libertà…? Oggi per me sa di me…

Spensieratamente per qualche giorno… Elle!

Pensato da Elle at 20:57 | 7 Comments »

19 giugno 2007

Apparentemente senza senso…

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Image – Tadahiro Uesugi

Pensieri…

La vita è fatta di fasi, sfumate tra loro, dai confini mai netti. La vita è fatta di tante cose, alcune belle e altre brutte. La vita è fatta di pezzetti sparsi e noi passiamo il tempo a cercarli e una volta trovati pensiamo a come dargli forma. Si cerca di guardare ogni cosa da tutti i punti di vista, e la rovesciamo questa vita, per trovarne il senso, la polpa, il succo. La vita ha il sapore di un bacio, o di uno schiaffo, dell’amore o dell’odio, del caffè della mattina, del sole sulla pelle, della pioggia sull’asfalto. La vita è fatta di tante domande, poche risposte, ancor meno certezze. E poi ci sono gli occhi, le mani e le labbra. Loro vogliono guardare, toccare, e parlare anche quando non si può. E vivere alle volte è un po’ come amare in silenzio qualcuno, esserne attratti ed impauriti nello stesso istante. È capire che spesso si ha più paura che coraggio, che si preferisce la testa sotto la sabbia che libera al vento. E che a volte è meglio che il cuore taccia, così come non si fa per il rancore, per la rabbia, per l’odio. A volte si vorrebbe scomparire, alle altre si vorrebbe che tutto tornasse lì immobile per viverlo ancora una volta, poi riavvolgere il nastro e godere ancora di quelle scene, di quella musica, di quei sapori.

Lo sapevi che i sapori più intriganti son quelli che non hai provato mai? Lo sapevi che quello che non si può raggiungere lo accarezziamo da sempre in fondo ai nostri cuori? Lo sapevi che quel che non hai a volte è l’ultima cosa che si proietta all’interno delle tue palpebre un attimo prima di dormire? Lo sapevi che tutti hanno segreti che non vogliono raccontare, scrivere, urlare o soltanto sussurrare?

Ci sono domande che non si incastreranno con nessuna risposta. La vita è come incontrare una persona e nel momento stesso in cui la vedi per la prima volta già sai che ti resterà impressa per una strana reazione chimica. Proprio come fa la carta fotografica con l’immagine, la cattura e la nasconde, solo gli acidi riveleranno quel che lei custodisce. Ma quale è la cartina tornasole dei nostri cuori, dei nostri occhi, delle nostre menti? Non lo so. Forse un bacio, uno sguardo, un profumo… o forse chissà. Ci sono aspetti celati in oguno di noi, ci sono cose che non si dicono, ci sono cose che rimangono nascoste e sornione in angoli scuri della mente, ma saltano fuori quando meno te l’aspetti come gatti neri dagli occhi gialli, in una notte ancora più nera.

E poi ci sei tu davanti allo specchio, doccia appena fatta, crema ai fiori sui capelli grondanti, reggiseno, coulotte nere, e maglietta, passeggi scalza sul pavimento di legno, l’aria fin troppo calda sa di tempera fresca passata da poco. Sorseggi una birra e nella scura notte ti stendi sul divano a pensare a tutte quelle fasi sfumate tra loro…

Apparentemente senza senso, o forse davvero senza senso… Elle!

Pensato da Elle at 21:29 | 12 Comments »

18 giugno 2007

Deliziosamente stronza…

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Image – Luisa Montalto

Ingresso di casa semi smantellato. Libri, dispense, raccoglitori e scatole varie sparse in sala, che ha preso le sembianze di un vero accampamento romano, castra catrorum. Zanzare uccise solo una, quell’altra, la superstite, quella troia, mi ha punto un ditino del piede. 60 sono le pagine del libro da finire a leggere, e a sintetizzare. 7.30 è la sveglia puntata per domani, visto che alle 8.30 si presenta Cristiano il pittore dal linguaggio incomprensibile… e saranno teli di plastica, portatili su tavoli di fortuna, elle che studia in camera con 36°C minimo, sperando che l’annosa diatriba con il tetto si spenga qui. C’è caos dappertutto, polvere nell’aria, libri da mettere in ordine, qualcosa è anche da buttare e la mia allergia ringrazia. Nel pomeriggio Pulce è entrata in semi fibrillazione quando abbiamo spostato una delle librerie, con la mente ingegneristica che si ritrova, era tutta eccitata e intenta a trovare nuovi incastri per cambiare e dare aria allo spazio ingresso-studio. Ma forse al tempo quando mio padre disse la sua – senza poterlo contraddire, ovviamente – già sulla carta e nella mente aveva già provato tutte le soluzioni possibili, e cioè l’unica, quella che vede le librerie prendere due pareti intere, la scrivania di taglio, e i portatili lì sopra. Con il tempo però i libri si sono moltiplicati, sono arrivati quintali di cd e dvd, scatole di decoder e dei puzzle fatti, scatole con i miei colori ad olio, raccoglitori, annate intere di Elle, Glamour, Marie-Claire, e Cosmopolitan… l’anno scorso – obtorto collo - ho buttato due anni di Vogue, e per fortuna che quell’abbonamento era stato pagato dal mio vecchio parrucchiere… ma ricordo di aver pianto lacrime quasi amare quando ho lasciato accanto al cassonetto la busta azzurrina per la raccolta della carta…

In ballo, ma non ancora cosa certa, c’è nell’aria e forse nella mia cassetta postale della casa natale, un fantastico invito ad un matrimonio per l’otto settembre, di una vecchia amica – che è dire tanto – con cui non ci si parla dalla bellezza di sette anni, olè. Ora, è scoppiato nel gruppo il caso dell’estate: ci si va o non ci si va? Per coerenza io non ci andrei, ma ho voglia di vedere come muoverà le sue pedine. Forse ha già sbagliato, e forse avrebbe prima dovuto riavvicinarsi e poi mandare la partecipazione no? Le persone alle volte si comportano in un modo del tutto opposto da quello giusto per noi. Non voglio fare la solita scassa balle, ma questa storia mi puzza parecchio, e tante domande vanno a spasso qua e là: perché ha sentito solo ora il bisogno di farsi sentire? Perché in tutti questi anni non le è venuto in mente di fare una telefonata e spiegare il perché di quel suo atteggiamento. Del resto, se io mi fossi sentita trattata ingiustamente dalle mie amiche, le avrei sentite ed incontrate una ad una, soprattutto sapendo che il mio comportamento era giusto e corretto fin dall’inizio. Ma qualcosa mi dice che chi non fa valere le sue ragioni, soprattutto quando pensa di star nel giusto, è perché evidentemente sa di non essere stata la correttezza fatta persona, no?

Aspetterò di sapere se questo benedetto invito fa cucù-cècè dalla mia cassetta della posta, poi si apriranno le primarie, e poi si passerà al voto vero e proprio, dopo esserci consultate, ovvio. Questa estate vedremo se ci parlerà e se esporrà le ragioni di quello che è successo millanta anni fa, per me caduto nel dimenticatoio e nell’oblio tempo fa. Ma visto che è stata lei ha portare a galla di nuovo il tutto, voglio proprio vedere come si parerà il deretanino questa volta… io intanto aspetto e mi mangio il tartufo della gelatria del corso, quello nero con il cuore alla crema, gnam!

Deliziosamente stronza, questa volta per davvero… Elle!

Pensato da Elle at 21:23 | 6 Comments »

15 giugno 2007

…i giorni dell’abbandono

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Roy Lichtenstein

Ho quasi sbrogliato la matassa. Ma è in quel quasi che rimane in fase di stallo il secondo libro, intonso. Mi ripeto che c’è tempo, che a tutto c’è rimedio, e che io sono quella dell’ultimo minuto. Sono quella che si prepara per uscire all’ultimo minuto, per capirci, sono quella che si è plasmata negli anni sul verbo procrastinare, declinandolo all’infinito, infinite volte, e quando mia madre mi dice: fai oggi quel che non vuoi fare domani, io faccio le orecchie finte o pelose che dir si voglia. Ma se ci penso bene questa volta almeno, ho la coscienza pulita pulita, ché non prendo respiro da pasqua con gli esami. Potrei anche farmi un fine settimana fuori, ma penso che la nuvola di Fantozzi mi seguirebbe anche là, quindi rimango ad espiare le mie colpe di semi nullafacenza sotto la torrida cappa bolognese.

Ma una volta tolto dalle palle quell’esame, mi dedicherò a me stessa. Me ne andrò ai giardini, e prima mi fermerò da Laganà per farmi fuori due cestini di pasta frolla alla crema, panna montata e frutti di bosco, quelli che macchiano le mani, la bocca e la maglietta pulita di fresco. Cercherò un posto al freschetto e mi darò alla lettura, che adesso è solo fugace e notturna. Questo stato confusionale e il bioritmo sballato si riflettono anche sulle mie letture. Se di solito sono abituata a leggere un libro alla volta, adesso ho la mensola invasa di libri iniziati a metà. Ne leggo un pezzetto di ognuno facendo una poltiglia di tutto, cosa questa che si proietta sui miei sogni. Ma da un paio di notti mi sto dedicando a “I giorni dell’abbandono” della Ferrante, crudo, bello, amaro, aspro nel descrivere l’abbandono di una donna da parte del marito che, ahimè, si innamora di una ventenne. Mi ha rapita. Descrive magistralmente il senso di rabbia mista a sdegno che ti prende quando ti rendi conto di essere stata tradita ripetutamente negli anni. E coglie in pieno il senso di annientamento che si impossessa di te quando resti solo, senza la tua metà, con la parte sua del letto fredda e vuota.

Ci si annulla per le persone che si ama? A volte sì. Si chiudono gli occhi, si fa tacere anche la voce del cuore, si fanno le orecchie pelose anche lì. Cerchi di non vedere i suoi difetti, ti dai la colpa se le cose non vanno, e cerchi una ragione quando forse una ragione vera e propria non c’è. È come quando conosci una persona interessante, che ti piace, e magari tu hai qualcuno al tuo fianco e ti chiedi come mai tutto questo sia successo proprio a te. Ipotizzi che tutte queste forse sono prove o ostacoli, e che la vita alle volte è strana. Che è facile camminare ed imbattersi in qualcuno, che da lì in poi noterai. Dettagli. E non c’è nemmeno una ragione nel cercare di spiegare perché un giorno lui se ne è andato da quella casa, se lo chiede Olga, dandosi prima la colpa e poi prendendosela contro di lui, contro le voglie di una pelle fresca, tirata e giovane. Fa i conti con la sua vita, come tutti noi del resto. Ognuno si scava dentro, c’è chi lo fa sempre più in profondità, per cercare di vederci chiaro, per cercare di trovare quella tranquillità che non arriva mai. Forse è che amiamo sentirci inquieti, perché è così che possiamo avere la certezza di essere vivi per davvero.

Profondamente… Elle

Pensato da Elle at 21:27 | 6 Comments »

14 giugno 2007

Me… sincera, corretta, coerente…

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Image – Audrey Kawasaki

Questa casa di giorno carica tutte le sue pareti con il caldo solare, per rilasciarlo poi tutto di sera. Tra queste quattro mura si boccheggia di giorno e di notte. Il numero delle docce è infinito, i giorni prima dell’esame troppo pochi e le pagine rimaste più di un centinaio, ed io arranco letteralmente. Di notte dormo poco, la mattina ignoro la sveglia posticipandola innumerevoli e fastidiose volte, ingurgito quantià spaventose di caffè, mi butto sotto la doccia e poi assolvo tutti i miei doveri, cercando di prestare attenzione a quel che sto studiando.

Ma mi distraggo, fisso quel che c’è fuori dalla finestra. Poi, fisso un punto nella mia mente, e tutto passa in secondo piano. La mia vita somiglia ad un mobile pieno di cassetti, dove non ricordi affatto il loro contenuto. Li puoi aprire e sbirciare dentro, in alcuni c’è polvere, in altri ci sono solo ricordi, in altri ancora ci sono cose che fanno bene all’anima e altre invece che te la mangiano, sputandola sul pavimento. Ci sono cose che non si dimenticano, altre che fai finta di non ricordare, altre ancora sembra quasi che a viverle non sia stato tu, ma qualcun’altro. Le persone a volte si perdono per sempre. Poi un giorno qualcuno pensa di poter tornare nella tua vita senza fare i conti con il peso delle responsabilità delle proprie azioni passate, e questa è una cosa che odio profondamente. Chiudere un occhio è un conto, volerli chiudere entrambi è un suicidio. Non accetto chi fa buon viso a cattivo gioco, di solito sono una mediatrice, una persona mite, che difficilmente cerca lo scontro con lite annessa. Ma ci sono cose che anche se son passate non si possono dimenticare così come se non fosse successo nulla. Ci sono cose che ce le segniamo al dito aspettando che quel giorno arrivi, perché tutto torni al proprio posto: le colpe con le colpe, la verità con la verità, le bugie con le bugie.

Da piccola ero bugiarda, e la frase che mi ripetevano più spesso era che le bugie hanno le gambe corte: le immaginavo come Ciobin, tutte pallottose e con gambe appena appena percettibili, e pensavo di vederle comparire quando me ne inventavo una. Ho sempre lavorato di immaginazione si sa. Ma con il tempo si cresce, si cambia, si capisce che per quante ne puoi raccontare non staranno mai in piedi tutte insieme, e che un castello di sabbia per quanto bello possa essere, la prima onda che arriva se lo mangia via. Con il tempo si percepisce – o meglio lo si dovrebbe fare – che ogni gesto e ogni azione deve portare su di sé il pesante cappotto della responsabilità e che ogni cosa che noi facciamo potrebbe avere non una, ma dieci, cento, mille facce. Mi sono sempre imposta di creare i miei castelli in pietra, con fondamenta forti e con muri così inattaccabili, da proteggere quel che c’era all’interno, e tutto quello che ho fatto, ho cercato di farlo nel rispetto degli altri, a volte anche di chi per me non lo ha mai avuto. Stupida, forse. Ma c’è una cosa che paga più di tutto, c’è una cosa che mi fa essere fiera di quel che sono, io mi guardo allo specchio e vedo una persona sincera, corretta e coerente con se stessa, che dice sempre quello che pensa, e che non dice quello che le persone vorrebbero sentirsi dire… perché le illusioni, le bugie, le cose infiorettate dipingono di rosa e di dolce solo l’attimo e non saziano mai il tuo stomaco… lasciando solo un triste strascico d’amaro…

Sinceramente vera… Elle!

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12 giugno 2007

Io… testarda!

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Image – Tadahiro Uesugi

Sveglia suonante ore 7.30. Sveglia effettiva ore 8.14, tra parolacce e improperi… mi sono riaddormentata, forse vedere Conan (il cartone animato) fino a notte fonda non è stata poi una grande idea. Assonnata, rincoglionita e con un caffè in corpo esco dirigendomi verso la facoltà di storia, Jack è lì che mi aspetta, fossilizzato come i sanpietrini di san Giovanni in Monte ed io sono scandalosamente in ritardo. Dopo 3 piani di scale, ottocento sale studio ed un paio di angusti e bui cunicoli, arriviamo all’ufficio del prof. Una serpentina di persone lunga quanto la coda alla poste il giorno di pensioni, ci rende atterriti. Gli esaminandi fremono e ognuno che arriva con il libretto per la registrazione viene guardato male, noi passiamo avanti, qui è come dal dottore “Le ricette hanno la precedenza“… Una mia compagna di corso – a cui devo essere “parecchio simpatica”, cosa per altro molto reciproca – mi fa: “Eleonora, ma ti sei svegliata ora?”… ed io: “Ho dormito poco, perchè?”, e lei con il ghigno: “Si vede dal tuo aspetto, hai delle borse sotto agli occhi, hai un aspetto orribile!“… l’ho odiata, ho cercato di ignorare questa sua gentilezza velenosa. Poi, si accorge che sono lì per registrare, mi si fa sempre più vicina, ed io odio quando una persona mi si appiccica così, già sono piccola, già mi mancava l’aria, già non la sopporto, già mi vendico… e mi fa: “Ehm senti, vedo che tu l’hai fatto questo esame, lui come è?”… Cerco di farmi spazio e dico telegraficamente: “Pignolo, chiede le date, tiene un’ora se ti va bene“… sbianca…ed io godo, del resto una mezza verità non ha mai ucciso nessuno, e poi lei è una secchia…  L’uomo più lento della terra, con gli occhiali in punta di naso, camicia texana e strane smorfie, cerca di registrare on line i nostri voti, e fuori è una processione. Aggiungo un ventotto, ed io e Jack ce ne andiamo, ma prima le regalo un in bocca al lupo di tutto cuore.

Un caffè ed una super ciambella fritta con lo zucchero sopra – la mia preferita alla scuderia – non leva dalla mia bocca parole di fuoco per quella stronza. Jack mi informa che l’altro giorno ad un esame parlava di come io mi presento agli esami, pareva che avesse da pontificare sul fatto che io non mi presento se non ho finito di studiare (che mi sembra anche una cosa normale)… ora, io dico, ma cosa caspita te ne deve fregare se io vado all’esame se ho letto tutto il libro, o metà o solo la quarta di copertina…? Non sopporto le persone che ti tengono d’occhio, che ti si appicciccano e quelle che pontificano sulle tue scelte, i cavoli sono miei e tali rimangono. La prossima volta non avrà scampo, questa me la segno al dito.

Giorni strani, giorni frenetici. L’antimacchia sul soffitto ad asciugare, la riunione di condominio, 4 teste e i millesimi raggiunti per un pelo. Martedì mattina l’imbianchino in casa, e saranno pennelli e vernici dappertutto. Un esame il 21, libri da leggere ancora con coscienza e cognizione di causa, e voglia pari a zero. Adesso gocce enormi si stampano sui vetri, la pioggia si abbatte su Bologna, un cielo grigio colora di scuro la mia casa, mi viene sonno, ma devo resistere, devo studiare, devo finire il libro se no chi si presenta all’esame?

Testardamente da ventotto anni …Elle!

Pensato da Elle at 14:22 | 10 Comments »