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Archivio di maggio 2007

30 maggio 2007

Misurarsi più che altro con se stessi: ovvero le proprie sfide personali…

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Image – Veer

A scuola ero una ciofeca diciamolo pure… Il mio percorso scolastico, almeno quello che abbraccia le scuole elementari e le medie, è stato costellato da cocenti delusioni, pianti isterici di mia madre – che credeva di avere una figlia stupida – e voti rarissimamente brillanti. Bambina irrequieta e campo indipendente, ho sempre dato problemi, impiegato infinità di tempo per imparare poesie come la Cavallina storna o A Silvia, e l’unica che ho studiato con piacere e di cui ancora ho un vago e piacevole ricordo è stata Il sabato del villaggio, forse perché mi faceva un po’ fantasticare e sognare più delle altre. Ero diversa dai miei compagni, già nelle fattezze fisiche, la più piccola di tutti, andavo un anno avanti perché nata a Febbraio, sono quel che si dice una primina, e mai cazzata fu più grande, non si toglie un anno di gioco ad una bambina eccheccacchio… Lo ammetto ho fatto una fatica immane ad inserirmi, e a farmi scivolare addosso tutti i commenti poco carini sulla mia statura e le lentigini… e forse è stato grazie al mio carattere ribelle e forte che me la sono cavata, portandomi però strascichi negli anni a seguire, ero pur sempre una bambina, cavolo!

Ho sempre “subito” questa cosa, ma era come se non me ne fregasse nulla! C’erano cose che non c’era verso né di farmi studiare, né di farmi capire. Qualche volta c’ha provato pure mio padre, la sera dopo cena, a spiegarmi teoremi e dimostrazioni di geometria, e la mia testa si è sempre chiusa, e più mi urlava più mi rifiutavo di capire, e lo stesso – ve lo dico in gran segreto – succede anche adesso, se i canali che si scelgono con me non sono pensati e non sono i più adatti, non c’è santo che tenga, io divento inaccessibile. Il fatto è stato aggravato sempre di più dall’infame frase che i professori ripetevano costantemente ad ogni incontro con mia madre: “La ragazza è intelligente e sveglia, solo che non si applica, potrebbe fare di più se lo volesse“… e questo aveva la forza di far incazzare mia mamma come una biscia, e che la faceva tornare a casa con uno sguardo inceneritore e di fuoco come il Caronte di Dante, ed erano cazzi amari, non come quelli di Corona…, ma urla, pianti, punizioni (senza cartoni animati intere settimane, sai che strazio!), insomma un supplizio…! A mente fredda, adesso dopo anni, questa cosa mi fa impazzire dal nervoso: io mi applicavo eccome, anche se la mia capacità di attenzione sui libri era dannatamente scandalosa, ed il confronto con una sorella - di 5 anni più piccola - autosufficiente nello sbirgare i doveri scolastici pomeridiani sempre dietro l’angolo… I paragoni con chi era più bravo, con una sorella diligente, e con il mio stato semi comatoso ed annusante l’odore della replay sulla carta, forse mi ha destato un po’ di orgoglio, che ne so, quel senso di rivincita personale che ti prende quando vedi negli occhi dei tuoi il senso della sconfitta… abbiamo una figlia stupida

Segni di ripresa, o meglio di risalita, di scalata – mi piace ancor di più – si sono avuti alle superiori, anche se sono vividi in me i ricordi dei compiti in classe di matematica tutti rigorosamente in lacrime, e interrogazioni di geometria assolutamente da encefalogramma piatto, forse per traumi infantili. Certe cose non le ho più volute studiare, puntando i piedi e la mente. Poi un giorno è scattato qualcosa, i tempi cambiano e sono cambiata anche io, da peste sono diventata agnellino, ma solo fuori, dentro sono sempre stata e continuo a rimanere un bastiancontrario polemico e puntiglioso, con una punta di stronzaggine che non guasta mai… e forse tutto quel che ho immagazzinato, tutto quel che ho passato, mi fanno essere così adesso. Per questo oggi parlo di misurarsi con se stessi e di sfide personali, e non è solo per dimostrare qualcosa agli altri, a quelli che non credevano in te, ma è per palesarlo a noi stessi che non si deve essere bravi a far tutto, ma che bisogna essere capaci di saper fare quello che ci piace di più e quello che ci stimola di più. E così adesso è diventata una sfida personale trovare un’ottima tesi che mi dia la possibilità di spiaccicare sulla laurea specialistica quella cazzo di lode, ché non mi importa se diverrà carta straccia, se la lode di ieri non è come quella di oggi - come mi ripete il padre ingegnere – ma la valenza che ha per me – la bambozza stupida che non si applicava su Euclide,  e che non si ricordava le poesie a memoria… Le sfide personali servono a molto, ci danno la possibilità di tararci sulle cose, ci fanno sperimentare gli errori, possiamo così imparare dai passi falsi e gioire dei successi, raggiunti con il sudore, e lo stupore negli occhi degli altri paga, ma mai quanto la gioia e la felicità che si sperimenta sulla propria pelle, la gioia della conferma di esserci riusciti…

Caparbiamente… Elle!

Pensato da Elle at 10:18 | 12 Comments »

28 maggio 2007

1 progetto, una presentazione, lo scazzo e un po’ di pioggia…

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Image – Sara Singh

È notte. Zanzare malefiche a profusione. Tre il numero di bozzi procurati: coscia destra, guancia sinistra, avambraccio destro. Troppi caffè. Una settimana dietro ad un lavoro su un progetto: incazzature a non finire, lavoro di gruppo quasi inesistente. Carico di lavoro mentale e non, tutto sulle mie spalle e su quelle di un’altra ragazza, che si è praticamente trasferita a casa mia per ultimare la cosa. Giri di mail, di slide e di presentazioni in power point. Mi sono resa conto di essere puntigliosa da morire, e soprattutto di essere come San Tommaso: io se non vedo, non credo. Per sbaglio ieri mattina mi sono messa a guardare le slide fatte da alcune persone del mio gruppo, c’era da mettersi le mani nei capelli, c’era da piangere, pestare i piedi e soprattutto prendere chi le aveva fatte, guardarlo dritto negli occhi e chiedere spiegazioni. Ma mi sono rimboccata le maniche e tutto è passato sotto al mio sguardo vigile, anche perché chi presenta domani mattina il lavoro di “gruppo” alla professoressa? Una a caso…

Ho finito adesso la mia puntuale analisi sulle comunità di pratica, e posso dire di avere un gran sonno, complice il fatto che sono stanchissima, visto che queste sere ho dormito poco per colpa del caldo e dei pensieri. Ma oggi ha piovuto e adesso tira una piacevole aria, respiro un po’ meglio, e mi sento un po’ tranquilla, anche se la settimana che mi aspetta sarà atroce, ma si supera tutto. Sono padrona della mia casa, l’elefante starà fuori fino ai primi di luglio ed io spero di fare baracca e burattini prima che luglio finisca. Ed è bello vivere questa casa da sola con Pulce, girare svestita senza l’effetto surprise “rientro-con-amici-senza-dirti-nulla”, mangiare il gelato stesa sul divano, insomma tradotto farmi i cacchi miei, senza esseri petulanti che vogliono farsi gli affari tuoi. Come “sigarettina“, il suo amico finto-biondo, artefatto e pieno di sé (il classico uomo che suscita in me l’opposto di quel che vorrebbe suscitare), e chiamato così da me e Pulce, perché abile scroccatore di sigarette altrui. L’altro giorno entra e mi saluta chiamandomi cugina – ehm cugina a chi?- mi sottopone all’interrogatorio cosa fai – studi – quando inizi a lavorare – rimani qui a bologna o te ne vai?, seguito da lagna atroce sul difficile lavoro del consulente aziendale, ed io mi stavo suicidando con lo sgrassatore ajiax. Poi mi chiede se può usufruire del bagno per farsi una doccia e rinfrescarsi un po’ - fai fai da oggi sarai anche doccina – fa quel che deve fare e finalmente parte togliendosi dalle scatole con il suo fedele compare, entro in bagno e orrore degli orrori, ha usato il mio asciugamano – che gli aggiunge anche il soprannome di asciugamanino –  che è lì mezzo ingurgitato dal temibile sacco dei panni sporchi dell’elefante, inuitle dire che è stato lavato svariate volte.

Ma si sa io sono una precisina del cacchio e a me uno che parla del suo ufficio come un posto “topa-munito” mi fa solo venire l’orticaria!L’una e zero quattro, lesta lesta vado a nanna, e domani ore 8.30 fresca come una rosa, mi darò alla presentazione… perché adoro parlare in pubblico, che dite sono un’esibizionista?

“Semplicemente”…Elle!

Pensato da Elle at 00:03 | 7 Comments »

21 maggio 2007

Miciatomic-Elle: ovvero dei rapporti tra giovani uomini e giovani donne

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Metti il caso che due blogger si parlino, si confrontino e discutano. Sono di sesso opposto e con reazioni diverse. Sangue che scorre nelle vene e che muove vite differenti. Eccoli: la sottoscritta e Micioatomico, uniti virtualmente per scrivere un post a 4 mani, sperando che il risultato non solo vi piaccia, ma sollevi gli animi e i cervelli in un dibattito stimolante… Che si incomincino a mischiare le voci, in un’unica danza, in un unico scritto… seguiteci dunque a parlare de: “I rapporti tra giovani uomini e giovani donne o meglio degli attaccapanni…” (liberamente ispirato alla trasmissione radiofonica di Radio2 Fabio&Fiamma)

Scolta Elle: “Il primo punto cardine della discussione è che l’uomo cerca in una donna principalmente sesso e amore, in questo ordine, se il secondo non è possibile, solo sesso

Il secondo punto cardine è che: l’amicizia tra uomo e donna è impossibile, o meglio, qualsiasi rapporto nasca tra un uomo e una donna è un sublimato del punto cardine uno… mi segui? Bene… ecco…

In qualunque tentativo di approccio di un uomo verso una donna, la meccanica è più o meno questa:

La donna deve essere “fottibile”: cioè non deve essere protetta dalla legge (difficilmente uno rischia la galera per violenza sessuale su minore) e non deve essere protetta dalla natura (ha di gran lunga passato l’età fertile), può essere guardata senza provare ribrezzo! Come ti renderai conto la maggior parte delle donne entra in questa categoria…”.

Non so perché ma quel che dice il mio amico Micio, mi sembra il pezzo dei uno dei miei film preferiti e precisamente questo:

Harry: “Nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente. Vuole sempre portarsela a letto”.

Sally: “Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?!!!”

Harry: “No, di norma vuole farsi anche quella”…

(ndr: Harry ti presento Sally)

Ma continuiamo con la meccanica… allora

Stato della donna:
libera / accoppiata

Se la donna è libera non si pone il problema: l’uomo attiverà la summa delle sue capacità di conquistador per ottenere il suo scopo: sesso e se è possibile amore.

È nel caso in cui la donna sia accoppiata che nascono una quantità infinita di problemi, e Dio solo sa le strade che la cosa può andare a prendere.

Per quanto riguarda il lato maschile, ci sono da tenere in conto due paradigmi:

1) Se l’uomo cerca solo sesso, non lo dirà MAI, nemmeno sotto tortura alla donna. E questo è male, la intorterà raccontandole di aver trovato la donna della sua vita per poi mollarla ottenuto lo scopo.

2)Chiosa di questo paradigma è che se il sesso è molto soddisfacente, l’uomo giocherà la carta dell’amicizia con beneficio (anche questa debitamente nascosta): insomma l’uomo pur dichiarando il suo eterno amore alla donna, non si dichiara pronto a nessun tipo di rapporto per via della storia appena passata, del gomito che fa contatto col piede, delle papille gustative interrotte e altre terribili sfighe di questo tipo. Questo tipo di reticenza nell’alzare il livello da solo-sesso a rapporto stabile, è comune sia negli esemplari femmina che negli esemplari maschi.

Il mondo è fin troppo pieno di amici con il beneficio e mi chiedo se alla fine di tutto, non ci si annoi, insomma non può mica durare per sempre, ma nessuno si innamora in questo pericoloso gioco con il fuco…? Poi penso alla mia vita e al mio passato, io di amici con il beneficio non ne ho avuti mai, ma conosco tante amiche che ne hanno…forse io ho sbagliato l’approccio in passato o più semplicemente non son tagliata per questo genere di cose…(ndr. Elle)

Ma qui viene la parte interessante, nel soggetto che vede il suo tentativo di concretizzare il rapporto rifiutato con solerzia dal partner, può scattare la pericolosa sindrome “dell’Attaccapanni”.

Quando ci si imbatte in una persona le appendiamo addosso, a mo di abiti, tutte le nostre aspettative, i nostri sogni, la nostra viscerale voglia di essere felici, quella speranza che la nostra vita, per una volta, abbia imboccato la strada della Felicità, sì, quella con la F maiuscola, quella vera insomma! Anche se non la conosciamo bene, noi siamo nei suoi confronti ben disposti, e non stiamo lì a sospettare, a dubitare, a calcolare che voglia usarci per un proprio tornaconto o peggio, che voglia prendersi gioco di noi… Fatto sta che da quel momento in poi, noi non facciamo i conti con la persona che abbiamo conosciuto, ma con quelle aspettative che ci siamo fatti, lei è lì, ben nascosta sotto al cumulo di panni, noi non la intravediamo più, proprio come accade ad un attaccapanni grondante appunto!

Ma poi accade che veniamo smentiti quando ci accorgiamo che la realtà è tutta un’altra cosa, ma cerchiamo di resistere a tutto questo, preferendo di gran lunga i nostri desideri, ed è proprio come quando la realtà non è come le nostre idee, è lei ad essere errata, mica il contrario!

In sostanza in ogni rapporto tra uomo e donna è normale e frequente l’idealizzazione del partner, prendiamo il caso di un uomo che si innamori di una donna accoppiata, o viceversa:

l’uomo ragionerà con questi due canoni:

1) Una donna scopata (licenza poetica di Micio) bene è una donna felice (dall’altro lato, un uomo felice della scopata è un uomo felice)…

2) Se passa del tempo con me è perché a casa non si trova bene e a forza di battere il chiodo riuscirò a convincerla che IO sono la sua felicità e la libererò dalla prigione. (Per noi donne è la sindrome dell’infermierina che grida tutta speranzosa: “Io ti salverò! Sarò la cura a tutti i mali del tuo cuore ferito…”)

E’ difficile rendersi conto che l’uomo o la donna che porta avanti la storia parallela, probabilmente non vive il suo stare con l’ufficiale come una prigione, ma come casa e che probabilmente le ore passate con l’ufficioso sono un divertente e piacevole diversivo.

È molto frequente che questo tipo di idealizzazione possa partire anche prima che il rapporto diventi qualcosa di concreto, anche solo attraverso telefonate, messenger, chat, mail o cose così. Insomma per l’uomo, ma anche per la donna, l’essere degnato/a di attenzione è un buon motivo per rivestire l’attaccapanni del vestito: “La/o convincerò che con me starebbe meglio”. Nello stesso tempo la propria idea di amore romantico può vestire il pretendente di caratterizzazione e intenzioni che invece non ha: cerca sicuro amore e non solo sesso!

Il fatto che sia più frequentemente l’uomo a caccia di solo sesso rispetto alla donna, è intrinseco nel dna. Insomma l’uomo ha bisogno del cosiddetto MSG: Minimo Sesso Garantito ovvero, la sicurezza di poter esercitare in quantità minima la funzione sessuale.

I problemi nelle coppie nascono soprattutto perché le donne, all’atto della nascita di un figlio, o a fronte di problemi, smettono di esercitare la funzione sessuale, o si limitano al meccanico MSG, oppure perché gli uomini si inciabattano, iniziando prima del tempo il processo dell’acuta larvizzazione…

Un insoddisfacente MSG equivale a non avere MSG.

Per questo molto spesso gli uomini cercano il loro MSG al di fuori della coppia.

Micioatomico: “E allora sarà meglio che mi metta alla caccia di un’amica con beneficio …!!”

Elle: “Cacchio, nel mio passato ho uno sfascio di attaccapanni strapieni, e nemmeno un amico con beneficio, non cambierò mai eh?!”

E voi come siete messi ad attaccapanni? O semplicemente cosa ne pensate?

Scherzosamente, ma non troppo Micioatomico & Elle…!

Pensato da Elle at 22:23 | 25 Comments »

19 maggio 2007

3 anni di me…

Image – Tadahiro Uesugi

Dicono che 3 sia il numero perfetto, ma forse questa sera questo non è il dato per me più importante. Tre, oggi per me, sono gli anni  che compie il mio blog, che compiono queste mie parole, la mia vita proiettata qui. per cena un po’ di vino bianco marchigiano, del pesce, una torta con crema chantilly e fragole per cena, mi sono data alla cucina oggi, senza togliermi una bella passeggiata in centro.

Cosa fa di una persona una bella persona, non lo so. So solo che ho contato quanti sono i giorni che mi hanno visto protagonista qui, eh tanti, e quanti ancora mi vedranno, molti altri. Perché il bisogno di scrivere per me, di me, di altri, c’è sempre, perché forse io del blog non ne potrei mai fare a meno, almeno non adesso. Perché io a questo spazio di me mi ci sono abituata, e mi sentirei orfana senza, perché anche questo fa parte di me, e chi mi conosce bene lo sa.

Una pagina nera, con le immagini ed i colori: una come tante per molti, una diversa dalle altre per altri. Il mio spazio con la mia vita, con i miei sorrisi, con le mie risate, con i miei dolori e le mie lacrime. È bello filtrarsi qui, per se stessi, per chi legge, per chi ti ama, per chi ti vuol bene, per chi sei qualcuno, e anche per chi sei nessuno. Un’Eleonora, o Elle, egocentrica, narcisista, ma strana, profonda, che si scava dentro e che pensa di tirare fuori sempre il meglio di sé anche dagli errori. Un’Elle che scrive, che pensa, che si guarda, che si critica e che tante volte è stata dura con se stessa, perché forse era giusto così.

E adesso cosa dire dopo tre anni? Forse un grazie ci starebbe bene, per chi passa, per chi legge sempre, per chi invece lo fa sporadicamente, per chi mi contatta per mail, per le mie amiche che mi hanno sempre seguito, per chi ho conosciuto strada facendo: tutte persone bellissime che mi hanno regalato un po’ di loro. E allora questi tre anni di blog sono per voi, vicini e lontani, per chi conosce i tratti del mio viso e potrebbe immaginare il mio sorriso in questo momento mentre scrivo, e per chi non lo conosce, poco importa, non conta come sono fatta, conta quel che sono, conta quel che divento ogni giorno che passa, e contano tutte le parti di me che vi arrivano piano piano…

Semplicemente… Elle!

Pensato da Elle at 22:58 | 8 Comments »

17 maggio 2007

Il mondo fatato di elle…

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Image - Chris Boyd

Potrei decidere oggi di vivere in un mondo fatato, dove non ci si sveglia alle sette, dove non si fa la fila per entrare in bagno, dove non si sta sotto ad un’interrogazione per quasi un’ora. E parla che ti riparla le cose le ho spiegate bene, insomma padroneggiavo i concetti, ma quei cacchio di Portoghesi a me son stati sempre sulle balle, anche quando millanta anni fa facevo le Magistrali. Insomma la mia trattazione dotta sulle figure mostruose ha fatto la sua porca figura, anche perché quando trovo un argomento che mi piace do il meglio di me, mi documento anche, ma sono caduta pietosamente su una delle motivazioni delle spedizioni di quei cacchio di Portoghesi, insoddisfatti del cavolo. Alla fine con il ragionamento ci sono arrivata. Mi sono presa un ventotto, che riempirà un’altra casellina sul mio libretto, ma ho dovuto penare e parecchio anche, gosh.

E adesso? Il prossimo esame da sbambozzare ci sarà il 7 di giugno e non ho ancora aperto libro, ma non lo farò prima di lunedì. Non parto, non mi muovo da Bologna, devo riposarmi, svagare la mente, insomma cazzeggiare. Mi devo godere un po’ del mio mondo fatato o no? Ho maglie da dipingere, una decina di libri da leggere da poco acquistati con la super promovera della Feltrinelli, scarpe da mettere, abiti a cui far prendere luce… Fine settimana ai giardini se non piove, con amici, o senza, da sola o in compagnia, ma in relax, me lo devo. Inizio fin da subito, mi cambio, prendo Pulce ed esco…

Vivamente… Elle!

Pensato da Elle at 15:39 | 6 Comments »

16 maggio 2007

Guardare nitidamente…

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Sountrack Irene Grandi- Bruci la città

Succede che a volte tante cose possono sembrare lineari, normali, sensate, ma forse è così solo nelle nostre teste e nei nostri film personali. Che tu sia uomo o donna poco importa, succede e basta. A qualcuno capita di rovinare un’amicizia perché nel calderone ci butta dentro anche dei sentimenti amorosi, fa casino, poi un giorno si sveglia e chiede che tutto torni come prima. Impossibile direi. A qualcuno capita di incontrare una persona e di trovarla terribilmente interessante e passare parte del tempo a riempirsi la testa di domande. Possibile direi. A tanti capita di fare i conti con la propria vita, di tirare delle linee e vedere se qualche traguardo è stato raggiunto o quanta strada manca ancora, se si occupano i posti alti della classifica o se invece si bazzica nello sconfort che solo gli ultimi ti sanno donare. Frequente direi. Ad altri capita di masticare pezzi della propria vita tutti i giorni e trovarli senza più il gustoso sapore dell’inizio, e non c’è sale o pepe o salsa piccante che potrebbe aggiustare il tutto. All’ordine del giorno direi. E cosa si fa quando è così? Non è come trovarsi alle prese con un muro di casa sporco? E lì che fai: prendi un pennello ed un barattolo di vernice e ti limiti a imbiancare solo le parti macchiate o tiri la vernice su tutta la parete? La risposta è ovvia e quanto mai scontata: dipingi tutto, portando il bianco ovunque, in modo che tutto torni ad un unico livello.

È questo quello che si dovrebbe fare, per capire, per capirsi, per aprirsi, senza ma e senza se. Ma è difficile, perché tante macchie da noi, a volte, non vanno via, non vogliono, o forse siamo noi a non volerle lasciare andare via. Ci fanno comodo le nostre macchie: ci difendono, ci danno un alibi, ci coprono, ci coccolano persino. Ma fino a che punto è giusto che quelle macchie ci stiano ancora addosso? Penso che le macchie si ammucchino su di noi, con il tempo che passa, con i dolori appresi, con l’esperienza, con le lacrime che scendono, con i groppi fermi nella gola e con i nodi nello stomaco. Loro si appiccicano come delle sanguisughe: loro si nutrono di noi e paradossalmente noi di loro. Che schifo eh? E se bastasse darsi un’energica scrollata per farle cadere tutte? Non sarebbe poi così male, aver meno pesi addosso, essere più liberi di essere noi stessi, nudi per intero, solo noi nel profondo. Un unico nocciolo, quello vero, che vive della luce del giorno e non del buio profondo. Liberi dai pesi, dalle macchie, dai ma, dai se, anche dai perché. E vivere tutto quel che ci arriva addosso con più tranquillità e con un animo che riesce a riflettere con una tranquillità mai avuta. Sarebbe bello, sì…

A piccoli passi si fa tutto, si può far tutto. Si ritrova anche il coraggio di dare una pennellata bianca alla propria vita, cancellando macchie, e togliendo gli eccessi, togliamo la pesantezza dai nostri pensieri, dai nostri sentimenti, dai nostri noccioli, che finalmente guardano fuori quel che non erano riusciti mai a vedere così nitidamente…

Veramente …Elle!

Pensato da Elle at 22:59 | 2 Comments »

14 maggio 2007

Caldo, caldissimo, calderrimo…

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Soundtrack Le Vibrazioni – Dimmi

Caldo. Caldissimo. Anzi no calderrimo. Anche il muro azzurro della mia camera è caldo, c’ho poggiato una mano prima, mentre ero sul letto stesa a fissare il soffitto. La notte sembra non portare il vento fresco in queste quattro mura, qui tutto sembra bollire, sembra la bocca spalancata di un forno, ed io dentro a cuocerci, piano piano, a fuoco lento. Di questo passo uscirà di me un arrosto perfetto. E poi dormo male, ed io odio dormire male, mi sveglio con il broncio, e mi trovo a grugnire da sola davanti alla macchinetta del caffè, in ritardo sulla tabella di marcia. Nella notte poi, lotto con le lenzuola, con il cuscino, e disperatamente cerco parti fresche nel letto, che mi diano un po’ di sollievo. I libri e fogli sparsi non si muovono, si danno la mano l’un l’altro aiutandomi a costruire un piano mentale corretto e preciso di tanti secoli di storia, che adesso si ammucchiano come vecchie cose senza senso nella mia testa, rincoglionita da troppo studio, troppi caffè, troppi pensieri, troppo tutto.

La sveglia è puntata alle 7, perché domani in questa casa si sveglia tutto il mondo: mio cugino e consorte, Pulce e il suo uomo. La prima della lista a rotolare giù dalle scale sarò io, la prima a ficcarsi nell’unico bagno della casa, a farsi la doccia, a colazionarsi, a vestirsi, a darsi una truccata e l’unica che esce sempre di corsa e che arriva trafelata e con lingua felpata a lezione. Avrei dovuto fare mille e tante altre cose oggi, incluso andare in una clinica bolognese a trovare la mia amica Claudia, che mi ha chiamato dal suo letto strafatta di anestesia, è riuscita a dirmi però che è stata brava… e pensare che ieri piangeva come una fontana al telefono in preda al panico ed era nel pieno della fase non-mi-opero-più-ci-ho-ripensato… E invece incombenze domestico-amministrative mi hanno tenuta incollata al telefono per ben due ore… alla fine ho decretato che da brava procrastinatrice quale sono, è meglio affrontare la questione a mente lucida venerdì, quando mi sarò tolta dalle balle l’esame. Eh l’esame, croce e delizia, croce perché non riesco a memorizzare una data, e delizia perché alla fine è interessante il sapere in generale.

Gambe nude le mie, spuntino notturno per affamate e stronze zanzare. Potrei dir loro che sono velenosa o che su di me da mangiare c’è ben poco, ma da un paio di rossi bubboni disseminati qua e là, posso dire di essergli piaciuta. Il sonno sembra non voler arrivare, Ipod nelle orecchie, aggiornamento avvenuto, le canzoni incolonnate scivolano e penso che mi accompagneranno per qualche ora ancora, fino a che esausta non deciderò di lasciarmi andare al sonno.

Accaldatamente… Elle!

Pensato da Elle at 23:44 | 12 Comments »

13 maggio 2007

Le persone speciali…

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Image – Cecilia Carlstedt

Ci sono persone che ti passano accanto e nemmeno te ne accorgi, non le vedi, non le noti e tiri avanti. Ce ne sono altre che fanno parte della tua vita per un po’, poi un giorno senza salutare, così all’improvviso scompaiono. Ce ne sono altre ancora che solamente sfiorandoti le senti che sono tue, e che lo saranno per sempre, ogni giorno un po’ di più. Lo capisci dalle parole, dal tocco della loro voce e da quello dei loro sguardi. Lo senti per come ti parlano. Lo capisci un giorno che non te lo aspetti, che quelle sono persone speciali, irripetibili.

Sapere che tu rappresenti qualcosa per loro ti gonfia il cuore, e nello stesso tempo però, tutto questo ha la forza di stringerlo fino a farlo piangere, di gioia, di tristezza e di malinconia… Avere la consapevolezza che a volte la vita cambia le persone, i loro sogni, le loro aspettative, i loro volti e anche i loro cuori mi dipinge triste ogni giorno un po’ di più, e fa crescere grumi di rabbia infondo al cuore, alla pancia, allo stomaco. Perché la vita regala, ma poi chiede qualcosa indietro, sempre. Perché un giorno sai amare e quello dopo non sai più come si fa. Perché un attimo respiri e quello dopo annaspi. Perché prima ti vedo sorridere e poi so che forse piangi lacrime amare. Perché ieri eri forte nei tuoi ideali, nei tuoi valori, nei tuoi sogni ed un attimo dopo loro si dissipano, scomparendo come fa il profumo in una stanza, lasciandoti solo con un te stesso che stenti a riconoscere.

Vorrei accarezzare il tuo cuore, trasferirti un po’ del mio idealisimo diperato, delle mie certezze indissolubili, e della mia fede incrollabile nei sentimenti, come li hai chiamati tu, per vederti sorridere ogni giorno un po’ di più insieme a me, ma anche senza me. Vorrei essere quella medicina che calma tutti tuoi mali, e se sapessi come fare, giuro che lo farei, che essere impotente è una delle cose che mi fanno stare più male. Vorrei essere quel salvagente che ti tiene a galla per davvero, che ti salva dalla corrente dei pensieri tristi. E allora io per te sarò un abbraccio caldo, una telefonata quando ne hai voglia, una mail lunga cento pagine, una voce che ti scalda il cuore tutte le volte che lo vorrai. Perché ti sono vicina, perché sei un amico vero, perché c’eri sempre quando ne ho avuto bisogno. Perché la nostra è un’amicizia vera e profonda che gli anni hanno costruito, stretto, cementificato.

Non sognerò per te, ma ti aiuterò a ricordare come si fa. Perché nulla è perso, perché i sogni basta solo cullarli e non dimenticarli, basta solo riprenderli tra le mani, giocarci un po’, e fissarli, mentre dolcemente si soffia via da loro la polvere che il tempo tiranno ci ha spruzzato sopra…

Dolcemente per un amico speciale… Elle!

 

Pensato da Elle at 23:52 | 2 Comments »

10 maggio 2007

Transformation: da Elle in Magh-elle!

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Image – Fitz Hammond

La trasformazione di questo passo avverrà in tempi brevissimi. Mi spunteranno due alucce, inizierò a volare, impugnerò finalmente una bacchetta, retaggio lasciatomi dai vari Creamy, Sandy, Lulù e via discorrendo, e poi, cosa non da meno, inizierò a leggere nel pensiero delle persone. Volete mettere che dono divino sarebbe, che botta di culo? Impararerei così a ravanare nella segatura che alberga negli altrui cervelli, non perché il mio abbia al suo interno una materia grigia di eccellente fattura, ma è solo che, mai come in questi giorni, mi sto confrontando con persone che hanno un paio di neuroni e pure sedati.

Le cose stanno così. È iniziato un corso nuovo, con una prof davvero brava, io e il mio amico Jack siamo i suoi referenti per il suo insegnamento all’interno della nostra specialistica, che tradotto sarebbe: prendersi la briga di distribuire il materiale cartaceo e informatizzato, che lei durante il corso ci fornisce. Facile dite voi, impossible rispondo io, soprattutto perché la maggior parte dei miei compagni di corso abita nell’iperuranio, pasteggia a pane e furbetti da quando è in fasce, e cosa ben peggiore, pensa che tutto gli sia dovuto. Ergo tutti pensano che sia io che il mio compare dobbiamo fare tutto per loro, senza eccezione, senza ma e senza se, e soprattutto all’evenienza farci uscire anche una fettina sottile sottile di culo vicino all’osso. Insomma passatemi questo becero francesismo, che mal si cuce addosso ad una donna della mia finezza, ma porca zozza, quando ci vuole, ci vuole, no?

Capita quindi che questa prof ieri ci consegna il primo malloppo da fotocopiare. Vado dal mio amico fotocopiatore-economico, ma mi informa che per i mesi di maggio e giugno non farà sempre apertura, quindi per evitare spiacevoli situazioni e conoscendo il target di fauna che frequenta i corsi, e la facilità con cui si potrebbero avere delle scene raccapriccianti di isterismo puro, decido che la migliore è quella in piazza Verdi, anche perché lì è l’unica. Quindi il percorso da fare sarebbe: esci dalla facoltà, attraversi la piazza in diagonale, ti ficchi in copisteria, chiedi, fai, paghi, saluti ed esci. Facile dite voi, impossible dico io. Perché oggi è andata così. 8.45 entro in aula – leggermente in ritardo e pesantemente assonnata, causa notte insonne per caldo pazzesco – non faccio in tempo a salutare, che una quantità di domande mi danno il benvenuto. Nell’ordine: nome della copisteria, il prezzo delle fotocopie, e il top dei top il numero civico… io-volevo-morire. Spiego, mi siedo e in trance ascolto la lezione. A fine corso accompagno la mandria di babbuini in copisteria, anche perché devo recuperare gli originali, e lì scoppia la tragedia: una ragazza che le ha comprate ieri le ha pagate un euro in meno di oggi, chi sbuffa, chi alza gli occhi al cielo, chi farfuglia parole come “qui ci fregano, occhio!“. Prendo in mano la situazione e la soluzione è elementare Waston, quella di ieri ha preso solo un documento dei due che componevano il primo modulo, quindi redarguisco la mandria dicendo chiaramente che avevo già detto di quanti documenti era composto il tutto. Esco fuori per prendere aria – anche perché potrei macchiarmi di spregevoli colpe e che mi farebbero marcire in una cella –  esce una ragazza e mi avvisa gentilmente che lei conosce una copisteria dove a pagina ci farebbero pagare 3 centesimi invece di cinque, perché questa è un po’ caretta, rispondo che non è una morte, che si può cambiare e che non ho firmato né un contratto, né la copisteria mi dà una percentuale sul venduto. ma poi ne esce un’altra e mi fa: “Eleonora, scusa, ma il materiale che mandi per mail, lo stampi tutto tu e poi ce lo porti a lezione vero?”… la mia mente ha elaborato questo pensiero: “Certo come no, faccio l’asino da soma di mestiere, non le vedi le orecchie e la coda? Ah dimenticavo, e poi nel servizio è anche inclusa la masticazione dei pasti principali, colazione esclusa, perché sai, la mattina ho un po’ di problemi con la sveglia!”. La pazienza era la limite, la parola ACME dei cartoni animati, mi si è tatuata sulla fronte rossa e gocciolante, e dalla mia bocca è uscito ciò:”Eh… no cacchio, io ve lo giro per mail poi ognuno di voi ci fa quel che vuole, insomma!”… No, dovevate vedere la faccia di questa… Ma io dico, ci rendiamo che queste persone un domani - non tanto lontano – dovranno lavorare?

Ah informazione di servizio sto scrivendo con uno speciale strumento di sintetizzazione del pensiero che lo trasferisce direttamente nell’editor del blog, perché?????? Perché le braccia mi son cadute oggi a piazza Verdi, ecco perché! 

Magicamente in trasformazione e sempre più basita… Elle! 

Pensato da Elle at 20:28 | 11 Comments »

8 maggio 2007

L’attesa mal dissimulata – parte prima

 

Da ore fissa la schermo, il mouse è come impazzito e le sue dita saltellano un po’ qui e un po’ là sulla tastiera dai tasti consunti. È immersa nei suoi pensieri, come da un po’ di tempo a questa parte. È lì che vaga, che parte, che torna, che si allontana e non sa mica quando tornerà. Accarezza un ricordo, ripete parole, scorre lettere, virgole, punti ed esclamazioni. Da quanto tempo è così? Non potremmo mai dirlo, forse da sempre, forse da mai. Fatto sta, che lei è lì, arenata tra i suoi puntini, tra le sue passioni, tra i suoi pensieri di donna…

“Cosa fai dormi?Vegeti? O cosa!!!”. È questo quel che arriva alle sue spalle, che la fa balzare sulla sedia, facendole prendere un colpo e impazzire di mille battiti il suo cuore. Si sveglia da quel torpore mattutino, perché trasale al suono della voce, che l’ha scoperta nella sua nullafacenza. È come quando vieni pizzicato a fare una cosa che non devi, l’imbarazzo si prende tutto te stesso, facendoti bofonchiare la prima cosa che ti viene in mente, e che è sempre quella che c’entra meno, la più inopportuna, la più sbagliata, quella che segna l’autogol.

“Scrivo… no leggo, no aspetto la posta, no una telefonata… insomma aspetto…”, si giustifica così, balbettando, e poi pensa perché mai uno debba giustificarsi in certe situazioni, certe cose capitano e basta senza nessuna apparente ragione, perché a volte le cose non hanno senso, è questo quello che Lisa si ripete da giorni, da qualche mese, o forse da sempre. Staccando gli occhi dallo schermo, si accorge che quella persona è proprio dietro di lei, e che con fare interrogativo, ancora la guarda, è come se sapesse, se avesse capito che la sua risposta è solo una balla colossale. Dissimulare, bisogna imparare a distogliere l’attenzione degli altri dalle cose che vogliamo tener nascoste e segrete. Sa che non è il suo forte, che non è stata mai capace, e che forse non lo sarà mai, soprattutto con chi la conosce bene. Del resto un coinquilino che vive, mangia, dorme e che soprattutto ti conosce da più di vent’anni, non può non capire che qualcosa gira nella tua testa, che ronza come un’ape, che becca come un picchio un tronco, scavando ogni giorno un po’ di più, un buco nella corteggia.

In quel momento l’unica cosa che ti può salvare, se non sai dissimulare, è mangiare o bere qualcosa, per pensare, per prendere tempo, per evitare che altre domande vengano poste. E così fa Lisa, trent’anni, laureata, in cerca di lavoro, ecco la scusa, e mentre beve un po’ della spremuta appena versata nella tazza, dice: “Cioè aspetto una mail per un lavoro…”, quasi ci crede anche lei, perché sa di essere stata credibile, sa di avere unito alla perfezione il verbale al non verbale. Andrea, stessa età di Lisa, avvocato in carriera, la guarda, sbuffa e pensa dentro di lui, che la sua amica non solo non è stata convincente, ma con quella frase ha scoperto molto di più di quel che volesse dire. Può ritenersi soddisfatto, è sagace lui, e come la conosce lui, non la conosce nessuno. La fissa e ride con un ghigno che gli provoca quasi felicità. Lisa, commette un errore, appiccica lo sguardo sulle mattonelle del pavimento, dando ad Andrea la conferma di quel che pensa. Il rossore del volto e il palese imbarazzo la fanno sentire come in quei sogni in cui ti ritrovi totalmente nudo in mezzo alla gente e in preda al panico.

“Cosa c’è? Una persona non può aspettare una mail di lavoro adesso? Cosa c’è di strano, dico io, ma guarda te!” – Lisa non ha regolato il tono della voce, e non è stata attenta ad addolcire lo stridio provocato dall’imbarazzo, quando stringe in una morsa feroce la gola. Fre-ga-ta. Non ha mai imparato a mentire, non le è servito nemmeno il corso serale di recitazione. Pessima atrice di se stessa, pessima dissimulatrice, pessima giornata, pessimo tutto. Lisa fissa Andrea, quasi con disprezzo, perché odia lo sguardo indagatore e scopritore dell’amico, perché lui è peggio di una faina, stana tutto. Andre incalza, spingendo all’angolo l’amica: “Mail di lavoro… dici tu… altro tipo di comunicazione, dico io“. Lisa è divorata, ce l’ha con se stessa che non sa nascondere le sue cose, dovrebbe fare come quelle persone che puliscono in fretta buttanto la polvere sotto al tappeto, donando lo stesso un aspetto lindo alla propria casa a chiunque vi entri. Lisa è nel panico, tutte le spie sono accese, e sono tutte rosse, quelle di allarme, quelle che, superata la soglia, aprono il cammino del discorso-del non-ritorno. “E cosa te lo fa pensare, signorino, principe del foro, so tutto io?”, altro errore, altro stridio, al pari di uno scivolone sulla pista ai mondiali di pattinaggio ad un soffio dall’oro, rovinosa caduta. Lisa zero, Andrea uno. “Ah Lisa, Lisa… quando imparerai che non mi puoi tenere nascosto nulla eh?! Secondo te, trovarti da giorni incollata al pc, giorno e notte, possa farmi credere davvero che tu stia aspettando una mail di lavoro? E se poi mi rispondi con quel tono, o hai le tue cose, o hai qualcosa da nascondere. Buona la prima o buona la seconda?”. Vorrebbe aver imparato anche a mangiarsi i gomiti, ad impedire alle sue orecchie di diventar cianotiche… “dissimula, dissimula”, si ripete nervosamente, “menti, inventa, taci, fa qualcosa, reagisci cazzo!”…

No davvero è importante, è di lavoro giuro, e poi non è vero che fisso il pc, questa mattina sono uscita per ben due ore a far la spesa e a pagare le bollette, ah e mi devi trenta euro” – forse ho dissimulato pensa – e quando si parla di soldi Andrea cambia sempre discorso, perché poi lei inizierebbe con la storia dei ricci nelle tasche che odia. Lui, magro nel suo metro e ottanta, fissa i suoi due occhi verdi e grandi, profondamente indagatori, su di lei: “Lo so che puoi controllare le mail anche dal cellulare, piccola stronzetta, non mollo, ho capito che c’è sotto qualcosa e a me non la fai“… Lisa è esausta, inspira ed espira, sente l’uovo sodo in gola, i rospi danzanti nello stomaco e le scimmie urlatrici nella testa, sente che sta per mollare, sente che sta facendo la fine di Tyson, al tappeto e senza una parte di orecchio di Andrea tra le fauci, perché adesso si sente proprio come un leone in gabbia. Si affloscia sulla sedia, comandando al server di posta di scaricare ancora una volta, ma è magro il bottino: due newsletter di cucina italiana ed un invito per un aperitivo con le amiche. La parola delusione le si tatua sulla fronte, su quella di Andrea, vittoria. Le si fa vicino massaggiandole le spalle, sibilandole all’orecchio il più odioso degli “Allora….?“… “E va bene stronzo saccente, non è di lavoro ok, contento adesso,,,?

(continua)…

Veramente Elle! 

Pensato da Elle at 12:04 | 6 Comments »