30 maggio 2007
Misurarsi più che altro con se stessi: ovvero le proprie sfide personali…
Image – Veer
A scuola ero una ciofeca diciamolo pure… Il mio percorso scolastico, almeno quello che abbraccia le scuole elementari e le medie, è stato costellato da cocenti delusioni, pianti isterici di mia madre – che credeva di avere una figlia stupida – e voti rarissimamente brillanti. Bambina irrequieta e campo indipendente, ho sempre dato problemi, impiegato infinità di tempo per imparare poesie come la Cavallina storna o A Silvia, e l’unica che ho studiato con piacere e di cui ancora ho un vago e piacevole ricordo è stata Il sabato del villaggio, forse perché mi faceva un po’ fantasticare e sognare più delle altre. Ero diversa dai miei compagni, già nelle fattezze fisiche, la più piccola di tutti, andavo un anno avanti perché nata a Febbraio, sono quel che si dice una primina, e mai cazzata fu più grande, non si toglie un anno di gioco ad una bambina eccheccacchio… Lo ammetto ho fatto una fatica immane ad inserirmi, e a farmi scivolare addosso tutti i commenti poco carini sulla mia statura e le lentigini… e forse è stato grazie al mio carattere ribelle e forte che me la sono cavata, portandomi però strascichi negli anni a seguire, ero pur sempre una bambina, cavolo!
Ho sempre “subito” questa cosa, ma era come se non me ne fregasse nulla! C’erano cose che non c’era verso né di farmi studiare, né di farmi capire. Qualche volta c’ha provato pure mio padre, la sera dopo cena, a spiegarmi teoremi e dimostrazioni di geometria, e la mia testa si è sempre chiusa, e più mi urlava più mi rifiutavo di capire, e lo stesso – ve lo dico in gran segreto – succede anche adesso, se i canali che si scelgono con me non sono pensati e non sono i più adatti, non c’è santo che tenga, io divento inaccessibile. Il fatto è stato aggravato sempre di più dall’infame frase che i professori ripetevano costantemente ad ogni incontro con mia madre: “La ragazza è intelligente e sveglia, solo che non si applica, potrebbe fare di più se lo volesse“… e questo aveva la forza di far incazzare mia mamma come una biscia, e che la faceva tornare a casa con uno sguardo inceneritore e di fuoco come il Caronte di Dante, ed erano cazzi amari, non come quelli di Corona…, ma urla, pianti, punizioni (senza cartoni animati intere settimane, sai che strazio!), insomma un supplizio…! A mente fredda, adesso dopo anni, questa cosa mi fa impazzire dal nervoso: io mi applicavo eccome, anche se la mia capacità di attenzione sui libri era dannatamente scandalosa, ed il confronto con una sorella - di 5 anni più piccola - autosufficiente nello sbirgare i doveri scolastici pomeridiani sempre dietro l’angolo… I paragoni con chi era più bravo, con una sorella diligente, e con il mio stato semi comatoso ed annusante l’odore della replay sulla carta, forse mi ha destato un po’ di orgoglio, che ne so, quel senso di rivincita personale che ti prende quando vedi negli occhi dei tuoi il senso della sconfitta… abbiamo una figlia stupida…
Segni di ripresa, o meglio di risalita, di scalata – mi piace ancor di più – si sono avuti alle superiori, anche se sono vividi in me i ricordi dei compiti in classe di matematica tutti rigorosamente in lacrime, e interrogazioni di geometria assolutamente da encefalogramma piatto, forse per traumi infantili. Certe cose non le ho più volute studiare, puntando i piedi e la mente. Poi un giorno è scattato qualcosa, i tempi cambiano e sono cambiata anche io, da peste sono diventata agnellino, ma solo fuori, dentro sono sempre stata e continuo a rimanere un bastiancontrario polemico e puntiglioso, con una punta di stronzaggine che non guasta mai… e forse tutto quel che ho immagazzinato, tutto quel che ho passato, mi fanno essere così adesso. Per questo oggi parlo di misurarsi con se stessi e di sfide personali, e non è solo per dimostrare qualcosa agli altri, a quelli che non credevano in te, ma è per palesarlo a noi stessi che non si deve essere bravi a far tutto, ma che bisogna essere capaci di saper fare quello che ci piace di più e quello che ci stimola di più. E così adesso è diventata una sfida personale trovare un’ottima tesi che mi dia la possibilità di spiaccicare sulla laurea specialistica quella cazzo di lode, ché non mi importa se diverrà carta straccia, se la lode di ieri non è come quella di oggi - come mi ripete il padre ingegnere – ma la valenza che ha per me – la bambozza stupida che non si applicava su Euclide, e che non si ricordava le poesie a memoria… Le sfide personali servono a molto, ci danno la possibilità di tararci sulle cose, ci fanno sperimentare gli errori, possiamo così imparare dai passi falsi e gioire dei successi, raggiunti con il sudore, e lo stupore negli occhi degli altri paga, ma mai quanto la gioia e la felicità che si sperimenta sulla propria pelle, la gioia della conferma di esserci riusciti…
Caparbiamente… Elle!
Pensato da Elle at 10:18 | 12 Comments »


