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Archivio di marzo 2007

31 marzo 2007

Cosmoprof: docenze da una galassia parallela…

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La cosmoprof è una delle fiere in cui riuscirei a spendere più soldi. Cerchietti, fermagli, collane, gingilli di tutti i tipi, piastre, phon, trucchi, insomma cazzate! E’ un mondo surreale, specchio di una società che in casa ha specchi di legno e dal gusto atroce, dall’educazione abbandonata, e dai modi poco civili. Ti chiamano, ti tirano, ti prendono per un manichino, ti toccano i capelli per vedere se tu le extension le hai su: non metteri quei capelli morti in testa manco se mi pagassero oro, le vendo cosa ancor più diversa. Succede che lo stand è troppo grande e noi troppo pochi, che io passo quasi tutta la mattina a stampare prezzi con la macchinina (e mi sono divertita tanto a giocarci) ad attaccarmeli sul braccio – per poi scoprire di essere allergica pure alla colla – e a rimanere in bilico su una scaletta per attaccarli. Succede che raccattano una ragazza cacciata da uno stand accanto – per poca voglia di fare – lei arriva, minigonna che corta è dire poco, stivalone al ginocchio, trucco iper pesante, si va a cambiare e per l’occasione sfoggia un jeans bianco – che a fine giornata è risultato essere nero come la pece – cercano di spiegarle quel che c’è da sapere e il tocano le dedica anima e corpo. Ma la ragazza è un po’ citrulla, o per lo meno a fare la bella statuina e non la tuttofare dietro a un bancone, fa qualche domanda senza senso, io faccio la gnorri e continuo a prezzare. Il toscano mi si avvicina e con un’aria da cane bastonato – fa così o quando deve chiedermi dei favori, o quando devo trattare con qualcuno in francese – e mi dice: “Gli fai te la formazione, te la tieni accanto, gli insegni bene quel che c’è da sapere?”, ho visto la mia vita da fuori, e mi chiedo perché mi ammazzo quattro giorni (più uno di allestimento stand) per poco più di trecento euro… non lo so non me lo chiedete… per una volta nella mia vita sono riuscita a guardare un uomo fatto e finito dall’alto al basso – mitica scaletta – e gli ho detto questo: “Quell’imbranata prende lo stesso che prendo io?”… lui si perde tra le parole giustizia, uguaglianza, correttezza, insomma menate - infierisco perché mi piace infierire: “Bhè sembrerebbe che io non sia uguale a lei, e non è giusto che prenda come me, e poi adesso devo prezzare”… e ciccia. Stronza sono e stronza rimango!

Ho finito di prezzare, ho interpretato l’ordine di un francese rincoglionito, ho parlato troppo come al solito, ho venduto un sacco di cose. Domani nella battaglia mi porto pure la sorella, che mi odierà ancora di più. Dopo cena l’ho formata a dovere, lei era in apprensione, ma domani si renderà conto che lì è solo un mondo parallelo pieno di matti, e di uomini bavosi, come il pelato che ci ha chiesto come fare per potersele mettere, attack semplice no? Adesso, dopo una cena veloce ed una doccia rigenerante, sento la stanchezza banchettare con tutti i miei muscoli doloranti. Mi aspetta il divano, finalmente c’è silenzio, lui se ne è tornato a casa nelle marche, io partirò giovedì in macchina con l’amica Isa, per stare qualche giorno a casa, rivedere qualche amico, e mangiare cose buone a dismisura e che mi venissero pure i brufoli, chissenefrega!

Tocchettosamente… Elle!

Pensato da Elle at 21:58 | 153 Comments »

29 marzo 2007

Cosmoprof-elle…

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Image: Veer

Ultimo giorno di organizzazione, studio del piano d’attacco, training autogeno sul divano, e poi sarà Cosmoprof.

Epilogo

Martedì mattino provo a chiamare il tipo, presa dall’ansia visto che loro ancora non l’avevano fatto, non mi risponde… il solito culo. Mi ficco sotto la doccia, e mentre mi sto incremando, manco fossi un bigné, squilla il telefono di casa, e come in un film esco dal bagno mezza nuda, sotto lo sguardo basito di mia sorella, mi scapicollo per andare a rispondere, sono avvolta in plaid trovato sulla poltrona, sembro un’attrice di un film che è saltata fuori dal letto dell’amante e si è avvolta nella prima cosa che ha trovato. Il suo accento toscano mi mette gioia, mi chiama Eleonorina (che odio, tollero solo Ele per storpiare il nome che mio nonno ha voluto per me), e mi dice che gli servo e che se non mi ha chiamato è perché s’era perso il numero, tatuartelo no? Rimaniamo per venerdì mattina.

Vado a psicologia ad aspettare un’amica e poi andiamo insieme a lezione, ovviamente in ritardo, la mia attenzione è pari a zero, la concentrazione passeggia fuori dall’aula e si fa ampiamente i fatti suoi, torno sul pianeta terra e più rincoglionita che mai faccio la strada che mi porta a casa. Mentre compro il pane, mi richiama il toscano, pregandomi di presentarmi l’indomani mattina “a mettere a posto lo stende che un ce se la fa, suvvia”… Giovedì mattina – meglio alba, fa più effetto – mi congelo aspettando un lento 28 che mi porti in fiera, arrivo allo stende, tutti mi salutano baci, abbracci, convenevoli, e… tempo due minuti: “Te, tu Eleonorina sei sempre più magrina!!!” -…eh ma valgo per tre…- presa dalla disperazione noto che quest’anno copriamo 60 metri quadri di superficie, questo vorrà dire: dono dell’ubiquità a palla. Siamo pochi, la merce è tanta, inizio a darmi da fare, ho cambiato per ben cinque volte la disposizione delle cose sotto al banco, seduta per terra, con la segatura da tutte le parti, e sommersa da boccette, boccettine, spazzole… e dall’aiutante marocchino, tale Ibraim, (che non so nemmeno come si scrive) che si informava se abitassi o meno a Bologna… vabbè

Ho notato che siamo solo in nove, che i ganci con le ciocche sono troppo alti e quindi come al solito dovrò usare strani stratagemmi per prendere le cose e che i fari fanno una luce fredda, e non quelli semi abbronzanti degli altri anni, unico neo? esci giusto un attimo un po’ verdina, ergo quest’anno quando vedrò arrivare la Rai, eviterò di farmi inquadrare e di farmi riconoscere da metà parentado-amici e via discorrendo e di dover dire a tutti la stessa cosa al telefono, “ehm si ero io“! Detto questo ho tirato dentro questa avventura la mia amica di facoltà Ornella, e penso che dopo questa esperienza mi odierà… Alle 18 fresca come una rosa, inzaccherata come poche, nel mio woolrich che mi fa somigliare più ad una patata con due stuzzicandenti al posto delle gambe, entro alla coop… mi prendo a botte con il salvatempo, dimentico metà delle cose, facendo giri e giri di corsia, spiego nei minimi particolari alla tipa del banco dei salumi che il prosciutto va steso e diviso da velina etto per etto, e non fare come al loro solito una pallozza informe che somiglia più ad una bistecca… sì sono in un periodo perfettino della mia vita…

Arrivo a casa esausta, rinasco – per poco – dopo una doccia, mi attacco al telefono e apprendo – con poca gioia – che ho buone probabilità che il 15 di agosto – anche detto ferragosto – avrò un matrimonio… mi dispero, faccio cena, e rimango in trance sul divano sparandomi le varie serie che sky propone, fino a che crollo come una pera cotta alle 2.

Extenscionosamente per qualche giorno…Elle!

Pensato da Elle at 09:33 | 272 Comments »

25 marzo 2007

Un post metereopatico!

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Image: Ohgushi

L’unione della pioggia battente, il cielo uggioso, un’allergia tremenda, la mancanza di soldi, la voglia di lavorare e non poterlo fare, la voglia di mollare tutto, di avere una casa mia, dove stare in santa pace senza nessuno che ti scombini i piani, la voglia di staccare la spina, o meglio, desiderare per una volta di essere trasparente per tutti… mi fa star scazzata. Sono arrivata al mio limite, ho bisogno di trovare un posto che sia tranquillo, dove scaricare la tensione, perché io son fatta così, ancora non ho imparato a fami scivolare tutto addosso e basta un non nulla per farmi andare storta la luna… Umorale lo sono stata sempre, ma in questo periodo lo sono ancora di più… saranno le esigenze che cambiano, sarà che mi son rotta di pulire e di stare dietro alla casa, e di vedere chi invece non partecipa e se ne frega, sarà che non so quando tutto questo cambierà… perché magari sapere quando questa situazione potrebbe avere fine sarebbe meglio… meglio per me, per i miei nervi, per la mia salute…ecco!

Perché mi son stufata, e sono contenta di avere il blog dove poter scrivere quello che mi passa per la testa, per essere una goccia nel mare, per essere una come tante e non Eleonora hai fatto questo? c’è posto a casa per x persona? Eleonora fatti trovare questa settimana? Ma perché non esci? perché non fai questo o quello…? Perché è così difficile capire che io tante cose non le accetto, perché sono solo una stupida sentimentale del cazzo… Lui mi dice che forse questo è il corso naturale delle cose, ma io forse a questa naturalezza non ci voglio fare l’abitudine. Perché io sono strana, perché a me piacciono le mie cose, e che il loro aspetto, quello a cui sono legata, rimanga sempre protetto. E chiamatemi infantile, ditemi che non son capace di crescere, ma quelli che io chiamo e reputo punti fermi nella mia vita, se all’improvviso mutano, mi danno uno scossone così forte che è difficile uscirne poi tranquilli… Ed io che sono abituata alle mie piccole cose, divento matta e non capisco dove posso recuperare il bandolo della matassa… O forse questo è un contrappasso: se ricevi ricurezze da una parte, per forza ne devi perdere altre da un’altra parte… e questa cosa mi disturba in un modo memorabile… Le persone cambiano è vero, intraprendono strade facendo esperienze diverse dalle nostre, ma poi è possibile che quando ti si avvicinano tu stenti a riconoscerle?

E’ questo che mi fa stare un po’ giù, un po’ scazzata, un po’ con la voglia di stare a casa, di ritagliarmi in un piccolo angolino e cercare di non sentire nessuno, farmi coccolare, farmi sgridare da lui, perché a volte ho bisogno anche di questo, di prendere una botta in faccia, che non tutto è sempre nero, e che alla fine io non son capace ad essere pessimista, che il mio mondo è quasi sempre a colori, e che se un attimo una lacrima mi riga la guancia, l’attimo dopo un sorriso accende il mio sguardo… ma questa sera ho bisogno di scrivere queste cose apparentemente senza senso, questa sera ho bisogno di raccontare tutto questo… perché anche questa è elle…

Uggiosamente metereopatica… Elle!

Pensato da Elle at 19:54 | 140 Comments »

22 marzo 2007

Un’arringa tutta per Nina Moric…

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Image: Erica Sharp

Succede che scoppia il caos, che vallettopoli ingoia tutto e tutti come se fosse una voragine che si apre in mezzo ad una città. Tutti sospettano di tutti, ognuno veste i panni di diavolo-angelo-talpa, ognuno ha foto e segreti da nascondere, manco fossimo a Wisteria Lane. Un politco pare che si sia fermato con la macchina vicino a un trans, un paio di ragazze senza talento che si tirano su con la roba bianca, vallette portate alla luce da scandali impolverati, manager “insospettabili” coperti di fango, ma anche merda via! Ma cosa c’è di più scomodo di tutto questo? I giornali, in lungo e in largo, occupano le loro pagine con documenti che dovrebbero rimaner chiusi dentro le quattro mura di un palazzo che si chiama Tribunale, ma tutto alla fine deve essere riportato, perché tutti devono sapere, perché la stampa è libera, ma anche no! E forse noi di queste cose non ne abbiam più bisogno, perché questo non riduce mica il tasso di inflazione, mica fa aumentare i posti di lavoro, mica fa diminuire il debito pubblico e no questo serve solo a coprirci ancora di ridicolo! E se ci son persone come Corona che possono fare quel che vogliono, è perché di leggi serie applicate non ce ne sono. E se la privacy in Italia conta quanto il due di coppe quando la briscola è bastoni, allora siamo messi proprio bene! Ma a noi piace puntare il dito e quindi è facile dire che Sircana andava a trans, che Michelle Unzicher è un po’ zoccola, che è tutto un magna magna generale… a me francamente dei gusti sessuali di un politico non me ne può fregar di meno, tanto meno se la Lodo per tirarsi su di fa un po’ di coca – cosa che non mi ha sconvolto mica – che qualcuno ricatta qualcun altro perché ha foto compromettenti chiuse nel cassetto e moltiplicate a milioni in file nascosti in un pc… Ma la cosa ben più squallida è puntare il dito su una donna: Nina Moric, che a me fa un po’ pena. Parlano di riciclaggio, tutti puntano il dito, tutti l’accusano, ma tutti hanno memoria breve…

Perché nessuno pare ricordare come è andata la storia… Nina nasce come modella, testimonial etc… guadagna un sacco di soldi e appare pure in un video di Ricky Martin, poi un giorno sfortunato – dico io – incontra Corona, un ragazzo manco tanto bello, altezzoso, nulla facente, senza una lira e senza il talento del padre, ci si sposa e ci fa un figlio… per po’ sta in televisione, e poi scompare… mette metà dei soldi nell’agenzia Corona’s idea del marito e lì inizia la ascesa-discesa… i ricatti, le botte, eh sì perché il caro Corona la “corca di mazzate” come si dice a Roma, lei non fa più moda, né televisione, sta a casa e bada al figlio, e mette la firma sui conti svizzeri…Adesso che il vaso di Pandora si scoperchia tutti se la prendono con lei, lei che sapeva e che ha taciuto, lei che se avesse parlato non avrebbe più visto un euro, lei ricattata dal marito, lei che viveva separata in casa, lei che ha un figlio e che come tutte le madri pensa al suo bene… lei che disprezza che il marito vada a rovinare la vita delle persone per soldi, lei che sa, ma che non mette a rischio la vita del figlio, perché così ragiona una madre, e non è comodo, è una firma su dei fottuti conti in banca, è una vita fatta all’ombra di un casa… è una vita diversa da quella delle altre star, la vedete a far serate all’Hollywood? La vede ospite nei talkshow (non adesso, prima!), e come si guadagnano soldi se non lavori – o meglio se lui non ti fa lavorare - e come fai a scappare e denunciarlo se i tuoi soldi sono in un conto comune, come fai a proteggere tuo figlio se non ti puoi permettere nemmeno un avvocato con le palle che ti difenda, come puoi pensare che qualcuno ti aiuterà, in questo paese di faciloni, in questo paese di persone che se ne fregano di tutto, in questo paese in cui la gente gode a vedere una vita andare in rovina, solo perché l’invidia mangia dall’interno…

A me dispiace per lei, perché la penso umana, perché penso che abbia taciuto per questi motivi, e mi prenderò di sicuro insulti nei commenti, e le visite oggi saliranno, perché la voglia di sapere, la voglia di mangiare carne fresca, la voglia di puntare il dito contro gli altri fa stare bene e tronfi, ma quanto è brutto esser ciechi… quanto è brutto sapere di “mescolare un secchio di merda sapendo che più lo mescoli e più puzza”… complimenti!

Arringosamente per Nina… elle!

Pensato da Elle at 11:04 | 286 Comments »

20 marzo 2007

Libri e lezioni…

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Le lezioni sono rincominciate, ed il fatto che abbiamo una nuova facoltà ma che non ci contiene tutti è un dato di fatto. Per questo, ci tocca a girare la città in lungo ed in largo, alla ricerca delle aule in cui faremo lezione. E ogni lezione finisce quando inizia l’altra, tutto ciò avrebbe proprio bisogno del dono dell’ubiquità, cosa fino ad ora non posseduta da nessuno. E così si può vedere una mandria di specializzandi goffi e di corsa, arrancare da un istituto all’altro, alla ricerca delle aule. Ieri ad esempio, lezione in tre posti diversi ed oggi sarà la stessa cosa, entrerò trafelata a lezione, con la pennetta al sugo di traverso in gola, ed una flemma che mi farà addormentare sui libri, ché quegli argomenti il sonno lo conciliano, eppure parecchio. Per tenermi sveglia mi costringo a prendere appunti, ma il brusio di sottofondo non aiuta, ed i prof (questa tornata tutti uomini) sembrano non vedere il basso livello di attenzione che gli viene prestato…un po’ di outing no? Mica è come la lezione del venerdì, dove c’è il prof giovane e bellissimo, e pure simpatico, quelle son cose che capitano una volta sola e poi basta, due del resto è chiedere troppo…

Così ieri il primo prof ci ha mostrato una decina di libri di storia che potrebbero/dovrebbero servirci per fare il lavoro rischiesto, me basita, ed io che mi sono fermata alla fine dell’ottocento, dopodiché buio pesto, ho pensato di far fare il mio lavoro al mio amore, grande appassionato di storia, ma penso che la sua simpatia politica non sia la stessa del prof che ha parlato ed inveito per quasi due ore piene, contro l’America, chi ci vive, chi la governa, chi ci fa affari e parlato di Bin Ladèn, con un accento mai sentito, e dei terroristi come se fossero solo delle vittime di un sistema che li vuol sfruttare a tutti i costi… ed io non ero poi così d’accordo, visto che non amo la politica, mascherata da lezione, all’università, perché ritengo che un professore dovrebbe cercare di essere superpartes e insegnare una disciplina e cercare di muovere negli studenti il senso critico in generale, e non verso quello che lui ritiene essere riprovevole… Per questo ho pensato che il mio animo troppo bastiancontrario potrebbe dare il meglio di sé in quel lavoro che ci ha richiesto, ma non so se tutto questo mi aiuterebbe a passare l’esame e a mantenere la media… oppure potrei sempre studiarmi i mille libri del programma e fare l’orale, e ciao, mah si vedrà…

In ogni caso è stato bello rivedere i compagni del corso, chiacchierare con il mio amico Jack e prenderlo un po’ in giro, stare in aula: un po’ ascoltare, un po’ vagare con la mente, guardare l’agenda ed incastrare ancora cose da fare… Con sommo piacere ho consegnato con un giorno di anticipo il progetto, che mi ha tenuto occupata tutto il fine settimana, e il prof mi ha detto che a prima vista sembra esser fatto bene, ed io gongolo, perché alla fine mi è piaciuto crearlo, pensarlo e mi ha fatto capire che sì, questo quello che voglio fare “da grande”…

Prontissimamente… Elle!

Pensato da Elle at 11:06 | 145 Comments »

19 marzo 2007

Dai colli Bologna si fa piccola…

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Image: Charuca Vargas

Listening to: Way back into Love Music & Lyrics Soundtrack

Cosa c’è di più bello che apprezzare il sole… assaporare po’ di caldo… prendere il motorino e girare questa città che in questi giorni sembra svegliarsi dopo l’inverno. Cosa c’è di più bello che fare tutta via Siepelunga e sognare vedendo quelle case bellissime, e stringermi a te. E anche se l’allergia è già arrivata, è bello girare sui colli, vedere Bologna farsi sempre più piccola dall’alto, fermarsi a mangiare nel nostro ristorante preferito il pollastro arrosto, lì sotto alla veranda, bere un buon pignoletto frizzante e fresco, anche se mi va subito alla testa. Il tempo si ferma con te e gusto le pietanze e questi momenti bellissimi con te, con la mia vita. E poco importa se poi faccio quasi nottata a lavorare al progetto, tu sei lì che mi aspetti, e anche se mi bruciano gli occhi e sono stanca, mi accarezzi i capelli e mi sei vicino.

Scadenze e calendari, date e impegni. Domani inizia tutto da capo, le lezioni, la penultima tornata e poi ci sarà un po’ di respiro e sarà pasqua. Ed io un uovo l’ho già aperto anche se di cioccolata me ne è toccata poca, visto che ci siete passati tu e la piccola pulce. Mi godo questa musica nelle orecchie, staccandomi per un attimo dalla realtà, prima che cada dal sonno, prima che chiuda le saracinesche su questa giornata di studio. Il progetto è pronto e si rilassa nella chiavetta usb, aspettando di essere spiegato in tutte le sue parti venerdì al corso. Ed io sono tra il rilassato e il dormiente, dopo questa settimana di ritmi serrati. Una tazza con mille Hello Kitty tiene in caldo una buona camomilla, per il mio rito serale. Un libro di lettura mi aspetta, la finestra è un poco aperta e aria fresca circola nella camera. E domani è un nuovo giorno…

Rilassatamente anche se stanca da morire… Elle!

Pensato da Elle at 00:20 | 129 Comments »

15 marzo 2007

Anche stanca io devo far qualcosa…

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Image: Carrie Williams

La testa appena si è adagiata sul cuscino ha staccato la presa che la collega al mondo, ed io sono piombata in un sonno prondo, talmente profondo da non aver sentito rientrare mio cugino nella notte e la stanchezza era tale che non ho chiuso le persiane. E così all’alba il sole si è impadronito della mia camera. Così è finita ieri la mia giornata, iniziata alle sette, alle 8.15 ero già in facoltà che disperatamente cercavo una macchinetta per stampare gli statini, e alle 8.35 rispondevo all’appello. Ho fatto un esame, ed è andato liscio come l’olio, perché per una volta mi è capitata un’assistente buona ed ho avuto fortuna perché mi ha fatto sei domande e tutte riguardavano argomenti che sapevo bene. Un trenta si è aggiunto al mio libretto ed io sono fiera di me e sono contenta perché vedo avvicinarsi il mio obiettivo, che non è solo quello di specializzarmi, ma di superare il 106, voglio fare il botto questa volta, voglio la lode, cacchio! Non è sognare, è volere una cosa, dopo che hai studiato tanto, dopo che qualche notte ti sei addormentata con la faccia sul libro, dopo che tante cose non le hai fatte perché avevi un esame. Ma sono stanca, e non ho recuperato, ho delle brutte occhiaie, un progetto da creare e mandare entro martedì, perché venerdì ognuno di noi presenterà quel che ha ideato. Ho tante idee, e non so dove buttarmi…

Vorrei dormire fino a tardi ma non ce la faccio e mi sveglio presto e sempre con la fretta cerco di far tutto. Nel frattempo, sempre perché non posso star buona, mi sono buttata in affari, e non ridete, mi sono messa a fare collane e braccialetti in Tarantino style, perché mi piacciono e perché alla fine avere un po’ più di soldi al mese non mi fa mica schifo, e spero che questa mini attività decolli. Non posso star buona o con le mani in mano, mi girano troppe cose ed idee per la testa, anche quando sono esausta, anche quando  sono a pezzi io devo far qualcosa. In moto perenne, senza sosta, non mi poso, né mi fermo. Perché chi si ferma è perduto, perché non mi piacciono le cose insolute.

Devo cenare ancora, ho fame e gli occhi sono già stanchi, ma mi mancava il blog in questi giorni ed arrivavo la sera troppo stanca per scrivere, mi limitavo a leggere se c’erano commenti, a cancellare tonnellate di spam, e a spulciare le mail… ma ci sono, sono tornata, e scriverò e ci sono tante cose che devo dire, scrivere e fare, perché ogni cosa ha un perché, perché ogni cosa è un perché… adesso mangio…

Frettolosamente, ma presente Elle!

Pensato da Elle at 21:14 | 4 Comments »

10 marzo 2007

Voglia di finire delle cose e di iniziarne altre…

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Image: Jonas Bergstrand

Ieri sera l’ho guadagnato troppo tardi, e questa mattina l’ho perso troppo presto: il sonno. Sonnecchiando sul divano, e con occhio poco vigile, ho deciso che la visione del film non batteva l’estremo bisogno di dormire. Mi sono trascinata a letto, ho mandato l’ultimo sms della giornata a lui che sta sul cucuzzolo della montagna, Ipod nelle orecchie e stato comatoso. Ho lasciato le persiane aperte, affinchè filtrasse la luce dalla strada, e così mi sono fatta cullare, fino a che ho spento la musica, mi sono rigirata dall’altra parte e buonanotte. Ore 8.30 in punto, la sveglia suona, ed io come un automa sposto la chilata di piumone, apro la finestra, mi acceca un sole bellissimo, ringhio sapendo che dovrò studiare tutto il giorno. Bofonchio qualcosa con Pulce che sta per uscire e che basita mi chiede cosa ci faccio in giro e soprattutto quale logica mi anima, sono in stato confusionale, senza meta e scazzatissima: insomma un buon inizio di giornata. Mi sento anchilosata, ho strani dolori al collo, una gamba addormentata ed una spasmodica voglia di uscire e andarmi a fare un giro. Ma… mi manca un libro da finire a leggere e sintetizzare. Un progetto da iniziare e da consegnare. Mail da mandare. Vita da vivere. L’ansia a tratti dilaga, i pensieri si espandono come olio, il silenzio assordante mi parla ronzandomi nella testa… c’è un unico bisogno nella mia vita: voler finire ed iniziare altre cose. Inutile tanto non ascolterò chiunque mi dirà che non devo avere fretta, perché non si deve avere fretta, ed io mi guardo e assomiglio sempre più al bianconiglio, con uno sguardo all’orologio ed una fretta nera.

Fretta di stare per i cavoli miei, organizzarmi le mie cose e le mie giornate, assaporare l’indipendenza ed una casa tutta mia. Desideri e speranze di una ventotenne, voglie e richieste di chi forse s’è stufata di pulire e ramazzare, di togliere pile di giacche, con annesse cravatte e sciarpe, dell’uomo più ciaffoso – in italiano: disordinato – della terra. Mi ripeto sempre che prima o poi finirà, che questa – per fortuna – è solo una convivenza forzata e che lui non è l’uomo con cui dovrò dividere la mia vita, per fortuna aggiungo. E mi rompe le palle che alla fine si approfitti del fatto che ci siamo io e mia sorella a far tutto. Il fine settimana doveva essere il momento delle sue pulizie, ed invece va a finire che se sta qui dorme – cazzeggia – sporca – invita i suoi odiosissimi amici – e non fa una ceppa; oppure se ne parte in sordina per altre mete… comodo dico io e stronzo in assoluto. E non ci sono giustificazioni perché tutti lavorano, e tutti si organizzano per tenere una casa decentemente pulita. Invece qui gira tutto al contrario, lui non fa nulla, o meglio lavora, ma per il resto non puoi contare su di lui, non si offre per accomagnarti a prendere i cartoni dell’acqua (da quando c’è Gianchi ci dà lui una mano, mettendo finalmente fine all’allungamento dei nostri arti superiori), storce il naso quando arrivano le bollette o c’è qualche spesa da dividere, seziona i conti come se fosse uno strozzino e dire che prende un sacco di soldi. Ecco vorrei che tutto questo finisse, e che se proprio dovessi lottare, incazzarmi ed inveire lo vorrei fare verso le stessa, magari non capace di organizzarmi, e non verso qualcuno che se abitasse con i suoi amici così non li tratterebbe. E se ne approfitta, e si culla, ed è anche un po’ stronzo, ed io - forse - fin troppo cogliona. Per tutto questo vorrei che la situazione si ribaltasse, che tutti i nodi venissero al pettine, e che prima o poi anche lui farà i conti con queste cose.

Post di scazzo, una montagna di panni da lavare e da stirare. Libri da leggere e cose da ripetere. La voglia a passeggio per mercati e negozi. Il corpo irrigidito e stanco su questa poltrona. Un desiderio che si avvera: dopo pranzo esco, cammino fino a piazza Santo Stefano, entro in un posto e poi esco con 2,50€ di gelato di Gianni, giro i tacchi e torno a casa, poi legatemi alla sedia…

Scazzosissimamente un sabato mattina… Elle!

Pensato da Elle at 11:16 | 290 Comments »

7 marzo 2007

Quel che resta delle puntate precedenti…

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Image: Tadahiro Uesugi

Cosa resta delle puntate precedenti, della vita dell’altro ieri, di quel che abbiamo lasciato, come un’ombra  fumosa, dietro l’angolo dei ricordi? Puntate di cui spesso si ricorda solo un piccolo pezzo, quello nero o quello fin troppo colorato. Assaggi i ricordi e le frasi, e capisci che poco resta delle puntate precedenti. Perché c’è come una legge che scorre dietro a tutto questo: cercare di imparare a guardare avanti proiettati in un ambizioso salto verso la versione futura di noi stessi, senza voltarci mai con l’espressione del pentimento e del rimpianto sul volto… Ma questa è una cosa che molti non fanno, e che io ho imparato a fare da poco. Cercare di mettere insieme le puntate precedenti di noi stessi è impresa ardua, perché la mente, beffarda, seleziona all’ingresso, come se fosse una bodyguard, quel che può prender parte alla festa e quel che invece deve restare fuori. Ci sono puntate precedenti che le metti insieme e danno come risultato un’accozzaglia di cose, difficile da interpretare, come un quadro cubista, e ci sono invece puntate precedenti che conosci come il tuo film preferito: ne conosci a memoria le pause, le battute, le espressioni, i momenti di rabbia e tutti i battiti del cuore…

C’è chi, invece, non si staccherebbe mai dalle sue puntate precedenti, perché anche se gelide, paradossalmente scaldano, e anche una minestra fredda a volte può sfamare, ma sazia? C’è chi invece guarda le sue puntate precedenti e non impara nulla, archivia, dimentica e lascia che tutto si copra di una fitta coltre polverosa, convinto del fatto che tutto prima o poi si perda, e che anche i ricordi, come stampe al sole, sbiadiscano… Le puntate precedenti, le nostre vite precedenti, servono, ci aiutano, illuminano la strada che abbiamo davanti… perché sfido chiunque a brancolare nel suo buio e a non inciampare. C’è chi decide che tutto quello che ha lasciato dietro l’angolo, rimarrà lì immutato per sempre, e che alla fine non serva poi a molto.    Se mi guardo per un attimo indietro, se leggo quel che ho scritto un anno fa, un senso di paura misto ad orgoglio mi pervade, perché forse la lezione l’ho imparata, ho capito che a volte basta essere solo un po’ più coraggiosi e che il salto non deve far paura. Rischiare sapendo di rischiare se stessi,  rischiare sapendo che quel che eravamo un po’ ci ha impoveriti, ed è brutto essere poveri d’animo e di sentimenti, almeno per me.

Ma una cosa fa più paura: ravanare nei ricordi e spostare cose vecchie che hanno lasciato l’alone del ricordo dove le avevamo poggiate, in un posto recondito della nostra mente… e a tutto questo si aggiunge che fa paura tanto uguale la consapevolezza di dover guardare dietro l’angolo, di vedere quel che siamo diventati e quel che forse saremo. E non bisogna aver paura di sperare di essere qualcosa, di agognare di diventare quelli di ieri ma migliori… con le cicatrici, con gli abiti un po’ sporchi di polvere, ma vivi, dentro. Le mie puntate precedenti mi hanno portato fino a qui, fino a te, fino a quello che pensavo di aver stupidamente perso per sempre, per la mia stupidità, per quel che pensavo prima, per quelle che sembravano le mie certezze e mie non erano. Ma si cambia, dio come e quanto si cambia, e spesso in meglio, a piccoli passi, che quasi non ci facciamo caso e solo dopo aver fatto tanta strada ci stupiamo guardandoci indietro del percorso appena fatto.

C’è chi delle puntate precedenti capisce solo adesso il segreto che racchiudevano, e capisce che forse prima non era il momento per capire, per vedere, per sapere quello che adesso incomincia a sapere. Perché ognuno ha il suo tempo, e la sua strada, diversa da tutte le altre, ma pur sempre la sua strada. Ognuno ha i suoi errori, i suoi punti di forza, i suoi ricordi polverosi, le ferite da leccare, quelle da grattare, quelle da sanare. E ci sono piatti di minestre bene o male riscaldate e piatti fumanti di spaghetti e forchette o cucchiai da usare… e ci sono le scelte che ognuno di noi nella sua vita può e deve fare. E’ solo che alla fine si deve decidere di saltare…

Da una che ha saltato… dolcemente, Elle!

Pensato da Elle at 10:34 | 263 Comments »

4 marzo 2007

Un test culinario per Elle…

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Image: Guillaume Decaux

Trovata, presa e fottuta da Fabio

Il tuo primo ricordo di te stesso cucinando

Beh ovviamente è universitario: io alle prese con padelle e fornelli per la prima volta, senza mamma e i suoi consigli, una sottospecie di cotoletta fatta alforno con una sottiletta sopra ed il polso ustionato dalla resistenza del forno, nel tentativo -fallito- di accomodare la suddetta fettina nella teglia!

Chi ha influenzato di più il tuo stile culinario?

Vista l’abbondanza di olio e sale nelle mie performance, direi mia zia Ida che non c’è più, ma che faceva degli arrosti che tento ogni volta di emulare!

Possiedi materiale fotografico che possa provare il tuo interesse per il mondo culinario? Lo pubblicheresti?

Possiedo foto fatte nelle prossimità dei fornelli, ma vista la mise e i capelli legati a toppetta non pubblicherei mai una mia foto conciata così, e la stessa cosa varrebbe se fossi vestita Valentino dalla testa ai piedi.

Hai qualche fobia culinaria? Un qualche piatto che solo a pensarci ti viene il sudore?

Fobie culinarie… sudore… boh forse per fobia potrei intendere che voglio essere da sola la regina incontrastata della cosa che sto preparando, che se ho gente in giro mi stranisco…

Il gadget in cucina che funziona meglio / quello che ti ha deluso di più?

Quello che funziona meglio il pela patate… quello che mi ha deluso di più.. un robot della Braun che sembrava dovesse fare tutto lui e che invece sapeva solo fare delle grandi poltiglie argh!

Un abbinamento cibario strano che mi piace e che probabilmente non piace a nessun altro

Non sono una che ama gli abbinamenti strani… ma forse pucciare le fragole in un piattino pieno di zucchero, l’ho fatto l’altro giorno e mi hanno guardato storto, sembrava che mi stessi mangiando un bambino mah!

Quali sono le tre cose commestibili senza le quali non potresti vivere?

Pasta, pizza, nutella a nastro

Il tuo gelato preferito?

Cestino di cialda e gusti “signore degli anelli” e “che fatica farlo”, conoscete Gianni la gelateria più buona di Bologna, no????

il primo gusto è un trinfo di gelato al fiordilatte e nocciole e happy hippo, ed il secondo è gelato al gioccolato e mini bignè ripieni di crema pasticcera e fili di ciocco fondente… fame eh???

Non mangeresti mai…

Il pesce crudo

Il tuo piatto firma

Gli spezzatini quasi tutti

La cosa più assurda che hai mangiato?

Io le cose strane non le mangio… ma forse una volta a tradimento le zampe di rana argh! ma sapevano di pollo!

Una cosa buona che hai mangiato di recente

Una cotoletta alla bolognese divina, da Nello a via Montegrappa a Bologna! consigliata!

La cosa che mangeresti in questo momento

Tutto: una pizza, un piatto di spaghetti allo scoglio, del pesce alla griglia… oddio vado a cucinare che è meglio, anzi no Pulce e Gianc vanno dal pakistano, 4 salti in padella Findus stasera! evviva la pigrizia!

Ah, sì è una catena, non obbligo nessuno/a a farlo, ma chi lo vuol fare è libero, chi vuole lo può fare anche nei commenti!

Culinariamente Elle!

Pensato da Elle at 20:53 | 142 Comments »