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Archivio di febbraio 2007

25 febbraio 2007

Il pensiero di te…

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Image: J.David Mckenney

C’è una cosa che scalda il cuore, in un freddo pomeriggio bolognese, grigio e piovoso. Sono in camera seduta per terra che metto in ordine delle cose buttate alla rinfusa in un cassetto, e c’è qualcosa che scalda il cuore: infiammandolo. Il pensiero di te. C’è una cosa che scalda il cuore: ricordare le tue parole dell’altra notte, prima che io crollassi dal sonno, prima che la mia testa trovasse nell’incavo della tua spalla la posizione più giusta, per abbandonarsi finalmente. C’è che quelle parole mi hanno ricordato tante e tante cose. Sapere che un giorno hai fissato il cuscino e ti sei ricordato di quando eri solo, e che io non ero più con me, e ti chiedevi cosa stessi facendo, ed io ieri mentre camminavo per strada, sono tornata indietro nel tempo, a quando ero sola anche io, che pensavo a te, a dove eri, con chi eri e cosa facevi…

C’è una cosa che scalda il cuore: la certezza di poterti stare accanto, di sentire la tua voce, di respirare i tuoi abbracci… ed è bello sentire che nello stomaco volano le farfalle, ed il cuore batte come le loro ali, e so che ci sei, come io ci sono per te. E i ricordi si affastellano nella mente, sovrapponendosi, sbavandosi come fa l’acqua sul colore a spirito, si annebbia il ricordo della tristezza che poco a poco si addolcisce. Via le lacrime, via l’ansia, via la malinconia e i colori scruri, che portano via la luce dal volto. Mi stringo nel cappotto, e con in mano la busta della spesa, cammino lenta sotto ai portici, piove e tu sei tornato a casa, ti mancava il gatto. Ed io mi ritrovo in una domenica pomeriggio a pensarti: mio, diverso da tutti gli altri. Mio davvero. E non mi vergogno di dirle queste cose, né di scriverle, perché solo i sentimenti sanno dipingere una persona per quella che è. Tutti i sentimenti ci creano, tutte le sfumature sono nostre. E a volte scaldano e alle altre raffreddano.

E questa volta scaldano. Tempo fa avevo freddo ed era buio, ero sola, e mi sentivo sola. Ed è la cosa più brutta che persona possa sentire: vivere circondata da tante persone ed essere sola e a volte non capita. Ingiustizia e chiusura: così và la vita, così è che gira il mondo. Ma il mondo -forse- per una volta si può anche fermare: per ascoltare e scaldare qualche cuore che dopo tanto ne ha un po’ bisogno. Ed il mio mondo smette di girare quando tu mi sei vicino. E c’è una cosa sola che scalda il cuore… quel pensiero di te.

Calorosamente, in una serata piovosa… Elle

Pensato da Elle at 20:10 | 136 Comments »

24 febbraio 2007

La vendetta è un piatto che va gustato freddo, freddissimo…

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Image: Cyrille Berger

La parola conciliazione non è presente nel mio vocabolario per tutte quelle azioni che hanno la pretesa di prendersi gioco della richiesta disperata di due condomini di riuscire a riposare di notte. L’ho cercata senza trovarla, così come mi sono affannata e persa a scovare la poca pazienza rimasta, anche lei è fuggita. E così l’altra notte alle 5, dopo che erano 48 ore che non dormivo, ho pensato che la loro musica, schiamazzi, urla potessero esser definite dei veri e propri: schiamazzi notturni.

Infilo le ciabattine, prendo il post it con il numero della polizia municipale, e dico tutto quello che c’è da dire: è notte, vorrei dormire, non ce la facciamo più. Un uomo comprensivo mi dice che accorrono, che ho ragione, che il cittadino va tutelato… mi augura buonanotte ed io chiudo con un: speriamo. Betta si alza e viene in cucina, dove io sono stravolta dal sonno e ho le sembianze di un’occhiaia gigante, lui e mio cugino russano, io ho i capelli dritti dal nervoso. Lo squillo della vicina mi fa capire che anche lei è sveglia ed ha chiamato i vigili. Qualcuno, mi dicono, ha fatto una soffiata agli spagnoli, dicendo loro che di lì a poco sarebbe arrivato qualcuno, che bello prendere in giro chi non dorme da sei mesi, chi deve andare fuori casa per studiare, chi si deve alzare per andare a lavorare ed essere rincoglionito tutto il giorno perché stanco… bella mossa da persona infima, vorrei che potessi essere al mio posto che è da sei mesi che mi porto dietro questo strazio.

I vigili arrivano e gli stronzi hanno spento la musica, la vicina li informa della talpa, e scende dalla volante il mio mito di donna, vestita di blu, capello biondo tinta L’oreal – perché io valgo – incazzata nera, alta un palmo più di me, ne caccia due da quel letamaio, e gli fa vedere tutto quel che rischiano: schiamazzi notturni e disturbo della quiete pubblica, rido e godo come una matta. Vengono chiesti i documenti e nessuno di loro li tira fuori, lei minaccia l’arresto, chiede chi abita in quella casa e solo due si fanno avanti – ci vivono in otto – viene chiesto chi ha il contratto – ma forse questo contratto non c’è – il mio idolo dice: “Bene chiamiamo la padrona di casa allora e vediamo se vi ha registrato”… loro – la feccia umana – tergiversano, dicono che lei abita lontano, alla vigilessa tutto questo entra da un’orecchia e esce dall’altra. A uno dice che sono ubriachi marci, rientra in casa e ne conta 23, 23 pezzi di merda che io avrei preso a calci, cafoni che non siete altro tutti e indistintamente, volano parole denuncia, arresto, occupazione di suolo indebita, mancanza di contratto, questura e bla bla bla… non capisco cosa sia successo ma alla fine uno -stupido- ha firmato il verbale per tutti gli stronzi che han fatto casino ed ora ha la piena responsabilità che pende sulla sua testa, perché ragazzi miei si rischia il penale, e sapete cosa significa?

che alla prossima festa a qualcuno questa cosa costerà parecchio cara…

Ho chiuso gli occhi verso le sei e trenta e poi alle 7 è suonata la sveglia… buongiorno Eleonora…

Vendicativamente, Elle!

Pensato da Elle at 20:48 | 101 Comments »

21 febbraio 2007

Spettr-elle!

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Image: Zabatino

L’immagine riflessa sul vetro mi trasferisce un viso stanco e un po’ segnato. Fuori piove ma non fa freddo. Sono passati i giorni e sono arrivati dritti dritti dalla porta d’ingresso i miei 28 anni. Sono arrivate le date degli esami, ed ho caricato di altri impegni il mio calendario, già grondante di attività. Ed io che vorrei solo comprarmi dei giganti tappi per le orecchie e una bella mascherina, mettermi a letto e dormire un sonno che non sia disturbato. Se mi guardo riflessa nel vetro posso constatare che questa maglia rosa che indosso si prende a schiaffi con il mio smorto colorito. Ho deciso: basta con le lampade che costano troppo e poi incentivano i segni sul volto, e i segni di oggi sono le rughe profonde di domani, mamma docet. Riconosco che non è affatto salutare andare a dormire mai prima di mezzanotte e mezza. Ma le abitudini sono dure da scardinare. Come quelle degli spagnoli: mi addormento alle due e alle cinque loro decidono che la festa può andare avanti ancora per molto… alle 5.30 non ce la facevo più, mi rigiravo nel letto sbuffando e provandole tutte: cuscino sulla testa, cuscino sulla testa e sotto le coperte – a rischio soffocamento – appallottolamento vicino a lui, nulla: solo occhi sbarrati, persi nell’oscurità e orecchie “allietate” dai loro cori stonati e sguaiati.

Qui non ti difende e non ti si caga nessuno, la polizia da oggi gli sbirri o piedipiatti mi hanno detto di rivolgermi ad un avvocato…a mie spese ovvio, ed io mi sono arrabbiata, non tiro fuori un euro per una questione di mancanza di educazione e di rispetto. La multa che un vigile può far loro per schiamazzi notturni e disturbo della quiete pubblica non arriva a 35 euro, di meno che se in autobus mi pizzicano senza biglietto, o se incautamente giro con una bottiglia di birra – in busta o tra le mani – dopo le nove di sera, in determinate zone della città. La polizia non è incisiva, i carabinieri manco per il cavolo, allora succede che chi non può dormire la notte, durante il giorno è stanco, nervoso e non rende in nessun campo, e succede poi che chi non è tutelato da chi di dovere, si fa giustizia da solo, cercando di far rispettare il proprio e piccolo spazio di libertà che gli è dovuta. Ho la mia carta jolly nascosta nel taschino della giacca, me la gioco a giorni, ma non dico nulla, così per scaramanzia.

Ma stamattina quando tornavo da qualche commissione, ho beccato uno spagnolo al telefono proprio davanti al loro portone, sono salita a casa ho mollato la spesa sul pavimento e la giacca è volta sul divano, e sono riscesa, ho aspettato che finisse di telefonare, poi gli ho parlato, anche a costo di sembrare una matta, io nella mia felpa rosa con il pattino disegnato, e lui che non spiccicava una parola, che mi dice – balbettando – che è appena arrivato e che soprattutto dopo che l’ho beccato a suonare ripetutamente al campanello di quei babbei, mi dice che non sa quale sia il campanello a cui potrei suonare… In un inglese povero e smozzicato, e un po’ alla Totò, gli ho detto che “I would speak with your friend spagnolo, nooooo spanish boy, ok, understand!!!!????“… so che non sembro minacciosa e che alla fine una alta un cavolo ed un barattolo ed una piccola vigorsol per verticale, può davvero poco contro quell’esercito di “magna-paella” a profusione, ma il fine giustifica i mezzi, uhhhhh se lo giustifica, starete a vedere!

Minacciosamente e con gli zebedei per terra, Elle!

Pensato da Elle at 22:13 | 256 Comments »

16 febbraio 2007

Febbricit-elle!!!

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Image: Nancy Lane

La testa girava un po’. Le parole sul libro si sdoppiavano. Il mercurio sotto al braccio mi ha suggerito che il mio esile corpo era arrivato a cottura di 38°. L’ho guardato per dieci minuti buoni, e poi ho fissato il calendario: febbraio, carnevale, mio compleanno = influenza come al solito. Di notte mi lamentavo, di giorno vagavo, due giorni di dolori vari. E dico addio alla scorpacciata di ravioli che mi ero ripromessa di fare. Ho fatto la lagna al telefono a mamma per farmeli riportare su. I pensieri vanno e vengono. E tu mi ti presenti in camice con tanto di cartellino, sei il mio dottore, la mia medicina. Mi chiedi se ho tutte le medicine che fanno al caso, mi chiami per sapere come sto, mi fai i massaggini alla pancia, ed io mi faccio coccolare, mentre sono infagottata in una tuta di quattro taglie in più. La sera mi metti bene le coperte, guardi la tv ed io cado in catalessi.

Pensavo proprio ieri che questa settimana ha dormito sempre a casa mia, e questa cosa mi piace. Però mi fa venire voglia di stare sempre con lui e di avere una casa nostra, un gatto vero e non come quello della foto, e tante altre cose. Oggi a mezzanotte saranno 28 i miei rintocchi, ed io come ogni anno mi sentirò più grande e più vecchia, più donna dentro e un po’ meno fuori. I pensieri si triplicano, e anche le cose che voglio fare, la smania mi prende, inizio mille progetti. E penso che alla fine la mia testa non trova mai pace, non si riposa, è sempre in uno stato di perenne agitazione. Io che voglio crescere, io che voglio essere più indipendente, io che voglio costruire la mia vita futura, io che ascolto, sorrido e piango. Io che amo, sopporto e a volte odio. Io e niente di più o di meno.

Forse questi 28 iniziano a pesarmi, forse dai 25 è stato un attimo a vederli diventare ventotto, e rabbrividisco perché so che non mi basta mai il tempo per fare tutto quello che ho in mente. Vorrei sottrarre ore alla notte, aggiungerle al giorno, allungare le giornate che sento più mie, ed inglobare tutto quello che di bello c’è. Il calore e l’aiuto di una madre, l’apprensione di un paziente padre, le coccole di una piccola pulce di sorella, i colori del cielo e il rosso mattone di questa città, il castano misto al verde dei miei occhi… una telefonata con un mio amico lontano, ma vicino nel cuore, gli abbracci del mio amore, la pizza ben stesa e cotta nel forno a legna, l’odore del sole sulla pelle. Sì, questi ventotto iniziano a pesare, iniziano a tirarmi per la gonna, e mi fissano come se volessero qualcosa da me, ed io non posso che guardarli con aria dubbiosa, perché tante sono le cose che vorrei e non so da dove iniziare. Confusionaria e disordinata elle… ventottenne elle… febbricitante elle… non è delirio questo che ti circonda, è solo la tua vita che tu ami così come è…

Sicuramente, Elle!

Pensato da Elle at 19:15 | 15 Comments »

14 febbraio 2007

Today: red valentine!

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Image: Silke Bachmann

Ero abbracciata a te quando la sveglia è suonata. Hai dormito quasi tutta la notte dalla mia parte e poi sarei io quella che cerca più posto nel letto. Tanti bacetti per svegliarmi, ma il sonno non se ne è andato e abbiamo continuato a dormire, fino a che non è stato davvero tardi per te. Facciamo colazione ed io ho un aspetto orribile, bevo i miei litri di acqua che mi hai prescritto e mi rendo conto che bere per forza è una delle cose peggiori che persona possa fare, sento l’acqua nello stomaco che gorgoglia. Sono rimbambita e non mi sento affatto bene, sembro un relitto, resto sola in casa, sola con i miei pensieri.

Accendo la tv e passano mille cuori rossi. I cioccolatini parlano d’amore, gli attori anche. Le vetrine per strada sono piene di cuori. Dal biglietto al peluche, dal portachiavi alla maglietta, dalla cioccolata agli oggetti di arredamento, tutti hanno un cuore rosso, in mezzo a tanti altri cuori rossi. Questo è San Valentino adesso. Sono fiori che costano oggi più degli altri giorni, come gli scampi il giorno della vigilia di natale. I baci perugina li vendono in tutte le forme, dentro alle tazze, o nelle pance dei pupazzi. Gli mms hanno pacchi rossi colorati da cui escono tanti cuori: rossi. La pubblicità ti dice che un diamante è per sempre. Ora è così. Ma a me non piace tutto questo essere convenzionali in un giorno prestabilito dell’anno. San Valentino adesso è un po’ come la festa della donna, della mamma e del papà, solo una data sul calendario per spillare soldi agli accesi di cuore.

Ed io l’accendo il mio cuore per te, per i tuoi occhi e per la tua risata, per il tuo essere gattone con me, matto e squilibrato, paziente con tutte le mie malattie e le mie lagne. Mi piace quando mi cucini il tuo spezzatino al vino, come quello di ieri sera. Adoro dormire sulla tua spalla mentre segui History Channel, perché mi accarezzi i capelli e giochi con le mie orecchie. Si accende il mio cuore, e si scioglie quando vedo dove siamo arrivati, a come ci eravamo persi e come ci siamo ritrovati, riscoperti, riamati… più di prima. E non ci sono errori, e non ci sono passati, cazzate che persona possa fare, per cambiare il destino di una persona, se quello è già stato segnato. Legato a te in uno stretto nodo il sentimento si fa cullare al ritmo del tuo respiro, e sorrido come non facevo da tempo, aspettando che la felicità disegni sul mio volto il migliore e dolce dei sorrisi: per te. Perché non mi importa quanto ci sia voluto, quanto abbia sofferto e quanto io abbia sbagliato, l’importante è che tu ci sei, che mi stringi, che mi coccoli, che ti prendi cura di me.

Perché come scrive la Némirovsky “gli eventi gravi, fasti o nefasti che siano, non cambiano la natura dell’uomo ma permettono di definirla meglio, così come un colpo di vento, spostando all’improvviso le foglie morte, rivela la forma di un albero; mettono in luce quello che era rimasto in ombra; danno allo spirito l’inclinazione che da lì in avanti lo caratterizzerà“.

Ed io accanto a te mi illumino e mi sciolgo, proprio come fa un bacio con il cuore.

Dolcemente, Elle!

Pensato da Elle at 19:20 | 135 Comments »

11 febbraio 2007

Un solingo week end…

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Image: Kerrie Hess

Questa mattina su Bologna c’era una luce bellissima ed una pace sconvolgente. Sentivo solamente il frusciare delle coperte e il crepitio delle piume imprigionate nel piumone. E così è iniziata la mia tranquilla domenica, scandita dalla preparazione del pasto, dalla messa in ordine della camera, ed ho notato che basta solo che una cosa sia fuori posto, per avere la sensazione che tutto sia in disordine. Ma non sono riuscita a svegliarmi presto perché avevo sonno ed ho cercato di recuperare. Ho fatto tardi ieri notte, ho aspettato che Conc venisse a riprendersi Anna, lei e tutti i suoi problemi di cuore. Penso che lei abbia deciso che il suo biglietto si sia gualcito al punto tale da non capire quale sia la sua meta e la direzione giusta da seguire. Penso che abbia deciso di scendere per un po’ dal treno per cercare di riflettere. E succede così si sente il bisogno, se ti senti che una cosa non può andare avanti, continuare può solo aggravare la situazione, e prendersi e prendere in giro non è la cosa più bella cosa che si possa fare. L’unica cosa è che queste scelte non vengono mai capite e il peso del senso di colpa poi è sempre così pesante da digerire. Ma ce la farà ed io sarò con lei. Eravamo sul divano, con la copertina e parlavano, ma ci si chiudevano gli occhi davanti alla milionesima replica di Striscia, ci tenevano sveglie solo le urla degli Spagnoli, e a me un po’ del caffè ingurgitato appena cena.

Questo, un week end senza lui, sola con la mia piccola Pulce, in giro per negozi a provar cose, in profumeria a scoprie nuove fragranze e nuovi colori, passeggiare in montagnola, trattare con qualcuno un prezzo, acquistare una cosa fare dieci metri e trovarla a meno, ridere sapendo di essersela presa in quel posto. E poi a casa con i piedi e le gambe che fanno male, preparare una cenetta degna di due regine con tenia nello stomaco, mangiamo fino a che non sentiamo tirare le pance nei jeans, e penso che tanto l’estate è ancora lontana. Tu mi chiami e mi dici che sei in un negozio di Cortina dove hanno un sacco di “microtute” e che quasi quasi me la prendi, ci penso e immagino cosa potresti scegliere, parli di colori oro e argento e dico che forse è meglio di no, non vorrei sembrare un uovo di pasqua o peggio la patata al cartoccio del RoadHouse… mi manchi, ma un fine settimana distanti non uccide nessuno.

Passano le ore, finisco di leggere Suite Francese, e mi chiedo come sarebbe stato vivere al tempo della seconda guerra mondiale, e penso che io sarei stata quella Lucille, lasciata sola dal marito, e che si innamora di Bruno, un ufficiale tedesco che occupa la sua casa, ma che le riempie il cuore, con cui passeggia nel giardino e che la stringe a se all’ombra di un albero per tentare di baciarla e non farsi vedere. Forse sarei stata una donna tormentata, incapace di stare con un uomo che non amava e che non l’amava a sua volta, avrei vissuto la mia passione per quel giovane biondo dagli occhi azzurri e avrei pianto di notte tutte le lacrime del mio cuore, perché la consapevolezza di essere davvero sola mi avrebbe spaventata da morire. Chiudo il libro e gli trovo posto sulla mensola accanto agli altri. Ce ne è già uno nuovo che troneggia e che forse inizierò stasera, se il sonno non arriverà a farmi visita…

Domenicalmente, Elle!

Pensato da Elle at 22:22 | 297 Comments »

9 febbraio 2007

Flora e fauna universitaria 1

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Ti sei svegliata nel cuore della notte, hai trovato lui di schiena e la luce della abatjour accesa, pensi “si è addormentato con la luce accesa”, allunghi un braccio fino all’interruttore e tic! Buio pesto ed una voce: “Ehm ma io stavo leggendo”… sì appunto era di schiena ma leggeva, riaccendo la luce, mi scuso, deve essere molto tardi, mi dice che non ha sonno, che io debbo dormire, e che quel libro che sta leggendo lo prende parecchio. Allora mi faccio ancora più piccola di quello che sono vicino alla sua schiena, e richiudo subito gli occhi, cullata dal suo respiro e dal suo profumo.

La sveglia urla alle sette, è troppo presto, fuori dalle coperte è freddo, lui ronfa accanto a te, ma ti-devi-assolutamente-muovere, perché sennò fai tardi. Entri in bagno in trance, gli spagnoli sono nel pieno della festa, (stronzi), faccio scorrere l’acqua della doccia, e cerco di darmi una svegliata, lascio il bagno a mio cugino e mi riappisolo un po’, ore 8.00 mio cugino fa capolino nella stanza, ma gli dico che: “Sì, sono operativa”… mi vesto alla svelta, mi trucco cercando di darmi un aspetto almeno decente, un caffè e un po’ di crostata, tre giri di sciarpa intorno al collo, cappotto, borsa, agenda, cellulare, un bacio sulla guancia a lui, e via nella mattina gelida. Arrivo al corso e trovo lì il prof, che avrà tre anni più di me, che per quanto è bello non lo si può guardare: moro, sorriso disarmante, sguardo da farti cascare per terra, bel fisico, spalle giuste, insomma l’aula è in subbuglio. Gli diamo del tu, facciamo le nostre presentazioni sulla lavagna luminosa, lui mi ascolta mi fa qualche domanda, faccio appello alla mia freddezza – quale?- per evitare impappinamenti. Mi sceglie per un brainstorming alla lavagna, ma gli dico che sono di aiuto solo se non serve una persona alta… scrivo quel che devo scrivere, e in effetti se fossi stata più alta sarebbe stato meglio, mi sorride, io mi concentro sull’argomento, mi chiede di far scendere il telo per la lavagna luminosa, ed io nell’imbarazzo della scelta pigio tutti i bottoni, illuminando a giorno l’aula, cerco di far buio e li rispingo tutti e dieci: l’aula è nel delirio, io c’ho caldo. Mi ringrazia e mi siedo, e posso constatare che non è solo bello, ma è chiaro, preparato e davvero bravo.

In pausa mi attacco alla macchinetta delle bevande e mi ustiono la lingua con quel te sintetico al limone, parlotto con qualche compagna di corso, lui viene braccato da una tipa che io odio particolarmente, la classica studentessa di ritorno, con il suo posto di lavoro fisso, che alza sempre la mano, che fa domande retoriche come se piovesse. Lo arpiona con la solita frase “Ma tu non lavoravi con…perché io sono amica di…, e infatti mi pareva di averti conosciuto”… lì stavo per lanciarle addosso il mio te, tanto era vomitevole… lo ammorba per tutta la pausa, negandogli anche la sigaretta, le mie amiche si soffermano sul suo lato b, io spulcio gli annunci sui libri, distolgo lo sguardo: mi fissa, beeeeeeneeeee! Parlo di esami ormai prossimi, inclusa la mia pole position all’appello del 14 marzo ore 8.30: fantastico! Riprendiamo la lezione, chili di slides, pacchi di domande retoriche dalla simpaticona, finisce la lezione e mentre finisco di imbracuccarmi e di riprendere le mie cose, lei fa: “Spero di non aver fatto male a dirti che conoscevo X”… io stavo per morire, gli riattacca bottone, io scuoto la testa, è incredibile come sia strana la fauna che popola le università, c’è gente che si attacca a tutto. Io e la mia amica usciamo, e lui ci saluta. Poveretto.

Un pranzo con l’imbuto e poi in giro a fare da personal shopper alla mia amica bestiaccia. Finisco i miei giri e nel mentre rispondo alle telefonate del cellulare del mio fidanza, visto che questa mattina ha deciso di lasciarlo a casa. Adesso consegna espressa dell’oggetto direttamente a casa, perché stasera parte se ne va a Cortina a sciare lui… ah se al tempo avessi imparato domani sarei a fare la vippe in qualche posto figo… ma ci andrò uhhhh se ci andrò, con la mia tuta 10 anni… tiè, nel frattempo mi consolo con la beltà e le innumerevoli doti del giovine prof!

Ardentemente Elle!

Pensato da Elle at 17:13 | 4 Comments »

6 febbraio 2007

Strane alchimie di coppia…

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Image: Bunky Hurter

Le coppie sono affar strano, puro mistero, ingarbugliato gioco di alchimie, reazioni, e trasformazioni. Si è un po’ come d’argilla nella coppia, ci si plasma, ci si spalma, ci si modifica pezzo dopo pezzo. Che cosa strana sono le coppie, assomigliano ai viaggi in treno: possono sembrare eterni, troppo lunghi o troppo brevi. A volte si strappa il biglietto, a volte invece guardandolo la nostalgia ci invade o peggio, mentre si è sul treno ci si accorge che quel titolo è scaduto e quindi valido a nulla. Le coppie sono uno strano gioco di equilibri amari, dolci, zuccherosi, aspri o salati come lacrime. Le coppie sono qualcosa che è difficile da spiegare, perché forse definirle non renderebbe loro giustizia alcuna. Ma nel cuore di chi ama la coppia è come i componenti di un buon frappé: ben amalgamati ed uno indissolubilmente legato all’altro, se viene a mancare anche uno solo di questi, il gusto non è più lo stesso e l’immagine dolce sul nostro viso cede il posto ad una triste smorfia.

Le coppie non le puoi capire da fuori, e ancora meno al loro interno. La coppia la devi vivere punto e basta, sia che salga, sia che scenda. Senza ma e senza se, riempi il tuo sacco con i tuoi sogni, le tue speranze e le tue esigenze, prendendo anche le sue e sperando che non si soffochino a vicenda. Arriva poi un giorno in cui quel biglietto per un motivo o per un altro, si gualcisce e quasi non vedi né la destinazione, né tantomeno il posto che ti era stato assegnato: c’è solo nebbia. Questo è quel che accade adesso a molte persone a me vicine, che senza sapere bene come e perché, si son trovate a soffocare nella coppia, a cercare di sporgersi fuori dal finestrino per prendere aria o solo per dare alla vista un’immagine diversa. Succede che un giorno non parli più, non esterni più, ed è forse quello l’errore che dà al tutto un’aurea mortale, perché solo la voce dà corpo a quel che cova giù nel fondo. Perché una coppia è una strana alchimia di odori, sapori, giochi, ma è soprattutto parole: urlate o sussurrate, poco importa, basta che ci siano. Perché un bivio senza scambio già deciso porterà il treno al deragliamento, perché non ci si può dividere, perché non si amano due o tre persone per volta, e chi afferma questo è solo un superficiale che ha avuto la sventura di non innamorarsi mai per davvero. E l’amore non è quanto hai nelle tasche, o da dove vieni, perché se i pezzi che mancano a te, per caso ce li ho io nel mio sacco, bhé forse è per quello che il caso ci ha fatto incontrare. Si tentenna, ci si trascina, conosco un’inifinità di persone che vivono in un brutto limbo, e prendono in giro se stessi e chi sta con loro, chi li aspetta, e chi ci spera.

Ed io su questa strada ci son passata, ed è la più brutta e mal messa che persona possa decidere di percorrere, perché non ha segnali né indicazioni, perché non hai bussola, né punto di arrivo, sei solo ad un punto morto e stop. Le coppie sono difficili, camminano su tacchi a spillo alti dodici centimetri cercando di sorreggere il loro pachidermico peso. Le coppie si nutrono di una linfa che tutti e due i cuori e le menti si affannano a produrre, e se anche solo uno dei due smette, la quantità prodotta non basterà mai alla coppia per continuare a camminare. Ma cadrà in ginocchio e rialzarsi sarà difficile. Non si deve cercare di nascondere quel che il cuore sussura, tu provi a zittirlo, ma è un’arma a doppio taglio, perché lui se ignorato cercherà di urlare sempre di più, fino a che tu, esausto, dovrai arrenderti all’odioso suono delle sue parole. Non hai parlato, non hai esternato, ed ora quel biglietto vale davvero a poco…

Decisamente, Elle!

Pensato da Elle at 16:26 | 131 Comments »

4 febbraio 2007

Mini-elle!

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Image: Tadhairo Uesugi

Il fatto è che lui sa sciare. Io ho ricevuto all’età di sei anni il mio primo paio di sci: erano rossi e blu e con gli stemmini del fiocco di neve. Penso di averli usati tre volte in tutto, non perché cadevo, non perché la neve non mi piacesse, forse perché amavo più lo slittino, o forse – cosa ancor più probabile – tornavo a casa con un mal di testa feroce dovuto a sinusite cronica. Il fatto è che lui vuol andare a sciare, ed io non disdegnerei di imparare, anche se vedermi in un campetto in mezzo ad un’orda di bambini piccoli piccoli che imparano mi prende un po’ male. Il fatto è che io non vesto taglie normali.

Ieri. Pranzo fuori da Tamburini. Poi passeggiata in centro, visita a San Petronio, con studio approfondito dei libri latini contenuti nel museo interno. Tanti modellini della chiesa risalenti al medioevo, quella che sarebbe dovuta essere la facciata e che per mancanza di fondi non fu mai terminata. Mano nella mano io e te, odore di chiesa, odore di solvente per portare alla luce dipinti sopiti. Un sabato come molti, noi due nei negozi di giocattoli a cercare un fucile da softair per te, ed un gioco per casa, per rendere ancor più diverse le nostre serate. Fisso quelle barbie e mi viene nostalgia, tu impazzisci per carroarmati, macchinine telecomandate e ti lamenti che quando eri piccolo tutte questa scelta non c’era, e dire che adesso i bambini impazziscono per la play: aridi. E poi scopriamo che entrambi avremmo amato costruire un galeone, un Amerigo Vespucci, con le sue corde, le sue vele, i suoi cannoni, e tutti i fregi dorati. Poi entriamo da Fini e li cerchiamo qualcosa che funga da tuta per me, ma lì vestono la donna 40-42, il commesso mi sguarda, si scusa e sorride, mi consiglia il negozio per bambini. E ci andiamo, e mentre una spocchiosa bambina in fase preadolescenziale si specchia sotto allo sguardo arcigno della madre e quello annoiato della commessa, chiediamo una tuta per me.

La ragazza mi guarda e mi indica in alto tutto quel che c’è rimasto: un tripudio di rosa fuksia, arancio, verde acido… sgrano gli occhi, per queste cose mi sento molto sobria, forse perché non amo essere vestita come un fagotto… mi fa provare una giacca taglia 12 anni con un gatto morto bianco che addobba festosamente il bordo del cappello, risultato: sembra che ci sono caduta dentro, o peggio sembro la pubblicità di una cura dimagrante prima e dopo, ovviamente io sarei il dopo… La commessa basita, ride, si scusa, mi porge una dieci anni, si accenna un barlume di punto vita, mi fa scendere sotto ai camerini per provare la salopette, esco dal camerino e faccio ridere, il sotto è piccolo, mi tira sul sedere, sul cavallo ed in più sembra che mi si è allagata casa… non ci siamo… ne misuro un’altra taglia 12, rossa e bianca e sembro un omino del pit stop della Ferrari, sono buffissima… ci pensiamo, esco e cado in semi depressione… sono a metà tra la taglia 10 e la 12, sono un ibrido… Lui ride, mi dice che ero uno spettacolo vestita in quel modo, mi sono vista su una pista da sci, con i miei mini scarponi, i miei minisci ed il capello in testa con il pon pon… tutto in formato ridotto. Camminiamo abbracciati sotto ai portici, sprondo nel suo profumo e mi dico che sì imparerò a sciare!

Miniaturiosamente, Elle!

Pensato da Elle at 17:05 | 130 Comments »

2 febbraio 2007

Qui, dove nessuno collabora…


Per ben due volte mi si è cancellato il post che stavo scrivendo: una volta è stata colpa di aruba e del server che è andato a gambe all’aria e l’altra è stata tutta colpa mia e del fatto che non fidandomi dell’editor, maldestramente ho fatto un copia incolla, con l’unico particolare che su Firefox ho fatto ctrl+v ed ho incollato sopra al post selezionato l’ultima cosa copiata ovvero: rinnovo patente motorizzazione bologna.

Inutili e assolutamente vani sono stati i tentativi di recuperare ciò che avevo scritto, mi sono scazzata, ho detto una miriade di parolacce, e mi sono ficcata sotto la doccia bollente. 

Ma oggi evidentemente non deve essere il mio giorno fortunato, perché ho rischiato di cadere per ben due volte nella vasca e di cecarmi del tutto con una bella litrata di shampoo negli occhi. Inoltre sono sveglia dalle 5.30 di questa mattina visto che i baldanzosi e festaioli spagnoli hanno deciso di fregarsene del rischio di espulsione e di continuar a far feste, con il risultato che da quell’ora fino alle 8.30 ho fissato il soffitto imparando a memoria la posizione delle stelline iridescenti e delle piccole crepe presenti. Mi è montato un odio viscerale verso chi non rispetta e verso chi non capisce che la libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro. Ma a loro penso che un tal discorso entri in un orecchio ed esca direttamente dall’altro, senza passare per il cervello che ovviamente non penso sia presente. Mi chiedo perché la maleducazione superi qualsiasi cosa, come il riposo di persone anziane malate che popolano la casa di cura qui davanti, o il riposo di chi la mattina si deve svegliare per andare a lavorare o a studiare, e che evidentemente non può fermarsi a cazzeggiare sotto al caldo del piumone.

Il risultato è che mi ritrovo con un forte mal di testa, un bicchiere con dell’aulin, un corpo febbricitante ed un corso che inizia tra circa un’ora a cui devo per forza essere presente e lucida. Ma a loro cosa importa, fanno festa e basta, ma la pazienza umana penso che abbia un limite. Forse per alcuni sembrerà normale, ma a me no, penso che esistano dei bei locali in questa città dove poter fare casino, e dove stare con gli amici. Penso che ognuno di noi abbia diritto di star tranquillo nella sua casa, senza doversi rigirare inermi in un letto vuoto senza Morfeo, che indignato se ne è scappato. Perché oggi tutto sembra così normale, perché è più facile pensare che è meglio fare i conti senza l’oste, perché ognuno pensa che siamo soli su questo pianeta? Io opto per tolleranza zero, e chiamatemi pure fascista, tanto lo sono. Non sopporto più nulla di questa indifferenza, non sopporto più nemmeno che un intervento dei carabinieri ed una minaccia di espulsione contino come il due di coppe quando la briscola è bastoni, perché in questo paese tutti fanno come credono, senza civiltà, senza senso civico, come se si fosse ciechi, sordi e muti nello stesso tempo. Bella roba che stiamo diventando, ci riempiamo la bocca di spirito di solidarietà, di entusiasmi buonisti, e di dolci parole quando poi non siamo nemmeno capaci di rispettare chi ci abita di fianco…

Intollerantemente sempre di più, Elle!

Pensato da Elle at 14:23 | 141 Comments »