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Archivio di dicembre 2006

31 dicembre 2006

Quel che lascio e quel che tengo

Frenesia, velocità, tempo che corre, scappa, va via.

Ultimo giorno di questo anno che se ne va, chiudendo dietro di sé una porta ed aprendone una nuova.

In silenzio o forse urlando i minuti passeranno e le ore ad una una si scioglieranno.

Cosa lascio e cosa tengo?

Lascio tante cose nella scatola del 2006, lascio i dolori, le amarezze e le tante delusioni.

Lascio un’Eleonora indecisa ed impaurita, una ragazza troppo spesso insicura e piagnucolona.

Accantono in un angolo più buio le tante cose che mi sembravano così impossibili da fare, per raschiare dalle pareti del mio cuore tanto coraggio e tanta decisione da portarmi via.

Lascio cose finite e sepolte, lascio stralci di ricordi amari, di brutte parole e di angoscianti pensieri, butto le cose senza senso, senza sapore, quelle scialbe, quelle che non ti regalano un sorriso nemmeno a morire.

E decido di chiudere questa scatola senza rancori, rimorsi o ripensamenti, ma con una decisione ferma e convinta.

E cosa porto? Mi porto dietro la mia nuova me, quel che è rinato di me, il mio nuovo e forte spirito, la tenacia ed il coraggio, la convinzione di voler creare qualcosa, di portare avanti tutti i miei infiniti progetti.

Preparo una borsa dove c’è spazio per tutto, per l’amicizia, per l’amore, per me, per te, per noi… per tutto quello che ho sempre voluto e che solo adesso assaporo con coscienza, per tutto quello che ho sempre cercato e mai trovato… una borsa che non ha fondo, una borsa che non costringe, una borsa che puoi riempire fino a che ne hai voglia, con coraggio, con tenacia, con forza e con dolcezza…

E quando l’anno nuovo verrà lo accoglierò a braccia aperte, indipendentemente dal destino cercherò di non perdere più me stessa, mi terrò stretta quando avrò freddo e paura, e mi aprirò al caldo sole, a chi mi vuole bene, a chi mi sta vicino, a chi sa quanto possa essere sia facile, quanto difficile, sopportare una ragazza strana come me…

E quando prometto io mantengo…

Preparate anche voi le vostre borse, tenetele strette credendo in voi stessi… io vi faccio i miei migliori auguri e vi mando un bacio…



Semplicemente Elle!

Pensato da Elle at 15:17 | 10 Comments »

22 dicembre 2006

Sbrigativ-elle!

Mi sono addormentata davanti ad un film lento e tedioso, mentre aspettavo che lui tornasse dalla cena con i colleghi. Una mano teneva il telcomando, l’altra il cellulare, il resto del corpo era seppellito sotto una grossa coperta. E poi, alle 3.36 il telefono ha iniziato a squillare, ed io t’avrei lasciato a gelare davanti al portone di casa mia, che io avevo sonno, e ti aspettavo da un sacco, e stavo pure facendo un sogno bello. E così mi trascino fino alla porta, ma prima inciampo nel tappeto, ti apro, e rimango penzoloni dietro allo spiffero gelido che si intrufola dalla porta. Ho un viso tra il rincoglionito e il tumefatto, mi guardo e mi sembra di essermi pettinata con i petardi, mi stringo nel pigiama, tu arrivi e come al solito fai un casino tremendo. Ti metti a letto, il mio sonno se ne è  andato via, e tu sei lì, loquace come non mai, e non ti stanchi di parlare, di dirmi che un paio di colleghi hano chiesto di me, ti chiedono come mai possa essere quella pazza scriteriata che sta con te. E sono curiosi sì, magari ad anno nuovo mi conosceranno, prevedo facce sgomente e basite. 

E’ notte fonda e tu parli di scelte future, tra un anno, per un domani e forse per la vita. Quante cose che ho in testa io, che tu neanche le immagini: gli esami da finire, il tirocinio da fare, una tesi e collaborazione ancora da accettare, pensieri belli e costruttivi, disponibilità d’animo e coraggio, senso di sfida, voglia di mettersi in gioco, spirito d’avventura, così senza macchia e senza paura. Tu parli, parli, e mi fai il solletico, ed io penso che vorrei vivere con te, perché noi due insieme ci divertiamo come due matti, perché alla fine tutte le rotelle al posto mica ce le abbiamo. Fuori albeggia, e tu mi dai la buona notte, russi ed io ti odio perché ti addormenti come un sasso sempre prima di me, rimango un po’ sveglia a pensare, poi il sonno arriva, mi si siede di fianco ti do la mano e mi addormento così.

Nel sonno ho fatto un piccolo e saggio promemoria delle cose da fare, dei libri da portare, dei vestiti da mettere in valigia. Adesso una doccia mi toglierà il colore grigio dalla faccia stanca, mi stringerò nel maglione, e aspetterò di caricare la macchina, di tornare a casa e respirare un po’ del calore della mia famiglia.

Frettolosamente come prima di ogni partenza, Elle!

Pensato da Elle at 10:57 | 145 Comments »

21 dicembre 2006

Di persone esterrefatte!

 
jade3.jpg

Image: Jade

Ho fatto una corsa in via Farini, tra tappeti rossi, abeti, luci e stelle di natale. Tra pacchi e pacchetti, tra coppie di fidanzati, ho driblato qualche vecchierella stanca e mi sono catapultata dentro la Mondadori, ho fatto una breve fila mentre sbavavo su quei mac bellissimi e alla fine ho espugnato un Ipod da 4 giga per lui, e così ho chiuso il capitolo “regali-importanti-dissanguanti”… poi mi sono incamminata con un passo bradipo verso casa, mi sono fermata a guardare imbambolata la vetrina di Dolce & Gabbana, con un tavolo tutto imbandito pieno di dolci tipici siciliani, che a me non piacciono, ma era tutto così bello, che non si poteva non guardarlo.

E poi ho ricevuto un libro da un amico, e sono troppo contenta che lui c’è per me, perché è una persona vera e bella… Non ho ancora fatto le valigie, perché mi è arrivata una mail da una vecchia conoscenza e mi sono incavolata e se c’è una cosa che mal sopporto è l‘essere presa per quel che non sono. Ed io mi incavolo, perché non essere capita o peggio essere giudicata è una cosa che mi manda in bestia. Chiamatela coda di paglia, ma insomma io a volte le persone non le capisco. Questa persona si è persa dieci anni della mia vita, in cui non ci siamo né visti, né sentiti, e quelle poche volte che l’incontrato nella mia città è andata sempre a finire che lui mi stuzzicava ed io finivo per diventare blu dal nervoso. L’ho rincontrato l’anno scorso e le cose sembravano esser cambiate, abbiamo parlato un po’ di noi, un caffè tra amici, una cosa tranquilla. Ma evidentemente mi sbagliavo perché sotto covano vecchi rancori.

Ed io sono fatta così, non porto rancore, o meglio se lo provo non mi metto a rifrequentare un amico, non lo cerco, né tanto meno ci passo del tempo insieme. Odio non essere capita e peggio è essere fraintesa, e non è colpa di una cattiva comunicazione, che io le cose le dico sempre chiare e tonde, o forse a modo mio, ma le dico. Leggevo quelle sue parole, lui dice di essere esterrefatto dal mio comportamento, ed io non posso che rimanere basita, perché non capisco cosa gli sia preso. Alla fine presa dall’ira gli ho scritto una chilometrica mail in cui ho ribadito per la centesima volta il concetto: ovvero che lui non è nella posizione di poter esprimere giudizi soprattutto perché si è perso dieci anni della mia vita. Io non mi permetto con lui e vorrei che lui mi rispettasse. Brutta faccenda questa, perché se lui è testardo dieci, io lo sono mille, e non gli voglio dare né ragione, né tantomeno soddisfazione.

Poi è arrivato lui, si è provato la magliettina fatta da me e appena stirata, gli stava d’incanto, mi sono fatta i complimenti da sola, ed ho deciso che il prossimo soggetto sarà una Miss Van su una felpina bianca, poi s’è preso il suo fiammante ipod, un po’ della mia musica anni ‘80 e se ne è andato a cena con gli altri dottori, ed io adesso mi apro una birra  e mi mangio un tartufo al cioccolato e crema, e c’ho sky che scalpita in salotto ed il divano s’è un po’ stufato a stare senza di me…

Fantasiosamente, Elle! 

Pensato da Elle at 21:16 | 122 Comments »

19 dicembre 2006

Creativ-elle!

Image: Elle

Ho sudato le famose sette camicie, ma l’opera è quasi completa. Voi che ne dite?

Certo, ci ho messo un’inifinità di tempo per finirla, ma posso dire di essere decisamente soddisfatta, manca solo qualche dettaglio. Dico in tutta franchezza che dipingere sul cotone delle magliette non è la cosa più comoda del mondo, lascia peli e non permette di fare linee molto ben definite. Ho sclerato migliaia di volte, oggi mi cadeva tutto dalle mani, compreso il tappo del colore nero sul pavimento, sembrava proprio che avessi deciso di lavare il parquet con il nero di seppia. Comunque, questa è una piccola parte del regalo per il mio amato, se la strizza uscirà tutto il mio sudore e l’ansia che avevo di sbagliare, perché se sbavi il colore, qui non puoi affatto correggere, ti attacchi, piangi, ti disperi e basta.

Ho una lunga lista di cose da fare e da preparare prima di partire. Venerdì, nel tardo pomeriggio, partiremo alla volta della città turrita, io, Limitina, La mia dolce metà e mio cugino. Come al solito dovrò cercare di contenere il mio bagaglio, mai violenza fu più grossa, ma in effetti far fare su e giù alle cose è una cosa che inizia a darmi fastidio, almeno fino a quando non potrò usare la mia macchina per i miei spostamenti e non treni super affollati. Questa volta mi va di lusso, salto i treni, perché partiamo in macchina, ma arriveremo stanchi e stremati, se molti hanno la nostra stessa idea. Parte del 23 la passerò a fare l’albero e a correre da una parte e dall’altra della città per comprare regali al parentado che dolcemente mia mamma ha affibbiato a me e Limite, con nostra somma gioia.

Sono sempre più presa dai miei progetti, e faccio sogni strani, stranissimi, bizzarri direi, questa notte ad esempio viaggiavo sul tetto di un treno e tenevo tra le braccia un coniglio rosso (dello stesso rosso del gatto del mio ragazzo) che dormiva beatamente, il treno passava nelle spiaggie più belle che io avessi mai visto, e che sono a riuscita a vedere poco contando il vento e la sabbia che mi venivano in faccia. Limite se la rideva e Giancarlo mi chiamava “Ciociara”, toh una cosa nuova! Lui mi guardava e rideva… bho ridevano tutti, tranne me, che come al solito dovevo avere tutto sotto controllo per non cercare di fare una brutta fine. Poi mi sono svegliata ed era quasi l’alba, ho rubato un po’ del tuo cuscino e della tua parte di letto, tu mi ti sei accoccolato vicino, senza grugnire, e senza lamentarti dell’ingiusto ratto (non nel senso di topo eh), mi hai dato un bacio… e dopo cinque minuti il tuo gallo maledetto, ci avvisava che erano già le otto.

Creativamente, Elle!

Pensato da Elle at 19:49 | 285 Comments »

17 dicembre 2006

Perché è quasi Natale!

Image: Toko 

Perché si avvicina Natale e mi emoziono ancora come una bambina. Perché penso a come addobberò quest’anno l’albero, lo farò in corner il 23 pomeriggio con Pulce e con la videocassetta del primo Vacanze di Natale, quello che so a memoria e che potrei recitare ora, adesso, per sempre… quello che ha come colonna sonora tutte le mie canzoni preferite. E fa freddo, i termosifoni bollono ed io ogni tanto ne abbraccio uno per scaldarmi, quando non ci sei tu.

Mi ha dato già il suo regalo, una giacca con cui ho fatto l’amore dal dì in cui l’hanno appesa nel negozio, e lei è rimasta sempre lì, nessuno l’ha comprata, forse aspettava me. Avvitata, in stile Napoleone, con i bottoni lucidi e con i leoncini e le corone: perfetta. Mi ha fatto credere che non ce l’avevano più, e che al suo posto mi aveva preso uno di quei mega sacchi di peluche per dormirci dentro: io, presa dalla disperazione e dall’istinto omicida, già mi vedevo macchiata di molteplici delitti, e poi un pupazzo enorme dove mai lo potrei mettere nel loculo di stanza che ho?

Mi chiede di cercare in camera sua il regalo, non troppo saggiamente occultato, lo trovo, riconosco la busta del negozio, tocco attraverso la velina rosa i bottoni e la riconosco, piango come una bambina mentre scarto il regalo, piango perché me l’ha regalata, nonostante il prezzo, perché quando l’ho misurata non la volevo ridare alla commessa, perché sembra proprio che me l’abbiano cucita addosso. Mi abbraccia e sono felice, mica per la giacca, perché lui e lì con me, perché posso perdermi nel so profumo, perché posso vedere un cielo terso e trasparente, senza nubi cupe a scurirlo.

Mi sento come Holly, in Colazione da Tiffany, piccola nel mio lupetto nero, esile nei pantaloni, mentre l’abbraccio, mentre capisco tante cose tutte insieme, le sussurro al mio cuore, un po’ anche a lui. Capisco che pensare di rimanere soli per sempre, sia la cosa più stupida che una persona possa pensare, perché le gabbie non le costruiscono gli altri, ma siamo noi stessi che alacremente montiamo le sbarre. Ci lamentiamo che ci manca il respiro, ma preferisco lungamente sentire il respiro che si ferma quando lui mi stringe, che quello dato dalla solitudine. Non siamo fatti per star da soli. E così, farei come Holly, raccoglierei Gatto, e abbraccerei il mio uomo sotto al diluvio, in una New York grigia, mi stringerei al suo impermeabile, e piangerei di felicità.

Perché si avvicina natale, perché mi piace fissare le mille luci dell’albero, perché voglio ingrassare a suon di tortellini e di olive fritte, perché voglio sentire tutto il calore, cosa che in questi ultimi natali non è albergata nel mio cuore!Perché… perché ogni cosa è un perché!

Dolcemente e luminosamente, Elle!

Pensato da Elle at 21:55 | 6 Comments »

13 dicembre 2006

Maestr-elle!

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L’inverno è arrivato, tutto, in ogni sua minima parte, le foglie, le ultime, sono cadute dagli alberi, formano adesso un tappeto poltiglioso che si fossilizza agli angoli delle strade, dimenticate da tutti anche dagli spazzini. Fa freddo ed io mi nascondo nella sciarpa tirata fin su al naso, non ritrovo il berretto, lo cerco nella cartella, nella borsa, nei cappoti e non so che fine gli ho fatto fare. Ho fatto lezione ieri, e sono stata brava, ho avuto questo incontro-scontro con il diritto e come antipasto direi che è andata più che bene, il pranzo completo lo affronterò a gennaio quando ci sarà l’esame, e lì dovrò sapere tutto, senza trascurare nulla. E ieri, mentre spiegavo ai miei compagni il licenziamento, mi sembrava di esser particolarmente tagliata per questo tipo di cose, c’ho provato gusto, e forse ha ragione mio padre quando mi dice che alla fine io sono una “maestrina“… Il prof – che avrà al massimo sei anni più di me – mi ha fatto i complimenti ed io penso anche di essere un po’ arrossita, cercando goffamente di nascondere un po’ dell’imbarazzo che alla fine in queste occasioni mi viene sempre. Adesso che ci penso, ieri, mentre cercavo di spiegare un passaggio abbastanza delicato, per avere conferma di quel che dicevo, ho guardato un attimo il prof, che mi ha fatto un cenno positivo con la testa, aggiungendo però anche un occhiolino…io sono andata visibilmente un attimo in panne, che certi gesti possono sconcentrare, penso che gli altri non se ne siano accorti che ho perso il filo, ma lui di certo sì… ricca figura..

E adesso ho mille cose da fare, ed il tempo si stringe. Ho qualche regalo ancora da comprare, ma nello stesso tempo ho voglia di riposarmi un po’ e mollare la presa, ma so che non lo farò, o almeno non prima del 23, in questi giorni cercherò di portarmi avanti con lo studio, in modo tale da non dover salvare capre e cavoli con la panza piena natalizia. E poi io odio studiare con la pancia piena, mi mette sempre troppo sonno. Mi sento un po’ in colpa: questa notte non l’ho fatto dormire, mi ha detto che cercavo sempre di buttarlo giù dal letto, l’unica cosa a cui mi sono potuta appellare è stata che lui ieri sera per leggere il giornale si è fregata la parte sinistra del letto, ed io dormo a sinistra. C’è uno strano silenzio questa mattina, e mi piace perché si sposa divinamente con il cappuccino, con il post it pieno zeppo di cose da fare, e con il sole magnifico che filtra dalle imposte.

Raccolgo le energie, le scaldo sotto il getto vaporoso della doccia, respiro il profumo del bagnoschiuma e vado a fare quel che devo fare, che è tardi, sempre troppo e dannatamente tardi!

Maestrinamente con voi con tanto di occhialetti rosa, Elle!

Pensato da Elle at 10:50 | 9 Comments »

11 dicembre 2006

Cinque giorni…l’* e il RoadHouse Grill

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 Image: Ed

Cinque giorni di silenzio qui nel blog, cinque giorni di studio, e non solo, di tirate fino a tarda notte, di condivisione della casa con Limite, la sua Meravigliosa Creatura e la Mia. Una strana alchimia di profumi, sapori e luci colorate. Freddo e poi caldo, in giro frenesia da acquisti e calma soffusa mentre dormo sulla tua spalla. Ho mal di schiena, è lo stress che scende per salire poi di nuovo. Cinque giorni in cui ho tolto l’asterisco a quel trenta, ma sputando sangue.

Mercoledì: appuntamento alle 15.30 per sostenere l’esame, arrivo mi siedo sul corridoio aspettando che la porta si apra e che qualcuno mi chiami, passano quaranta minuti, arriva un ragazzo che si mette ad aspettare con me, e parliamo, mi dà delle valide dritte sul tirocinio, poi la prof fa cucù e lo fa passare prima di me… si fanno le 17, sono quasi stesa su quella panca da giardino scomoda e dura, lei esce – si impietosisce – mi prende la borsa, io sono basita da questo suo gesto – mi fa sedere al computer chiedendomi di accedere alla piattaforma dell’università e di spiegare a quel ragazzo – che lavora con lei – in cosa consisteva il nostro lavoro… parlo, e lui mi ascolta, mi sorride, la prof mi fà delle domande sul corso di studi, mi chiede se voglio fare una tesi con lei… mi pizzico la gamba perché mi sembra di sognare… Si fanno le 17.30 e lei decide che deve essere l’assistente ad interrogarmi su tutto il libro dei saggi, mi siedo, e rispondo infarcendo il mio discorso di esempi concreti, finisco alle 18.40 che mi sento stremata e straziata… la prof mi propone di pensare bene alla sua proposta, anche perché questa cosa potrebbe servirmi per lavorare un po’ con lei in facoltà… passerei così dalla parte del nemico e chissà magari tra qualche tempo interrogare io una poveretta che sta lì per togliere uno stupido asterisco ad un trenta… mi saluta ed esco… scendo le scale e decido di accettare, dopo Natale andrò a vedere bene di cosa si tratta…

E’ tardi quando esco dalla facoltà, stanno per chiudere, ed io devo andare alla cena di Natale tra amiche, trafelata arrivo a casa, mi preparo alla svelta e a casa di Anny riuniamo il gruppo: parlano queste amiche dei loro amori, delle loro incertezze, delle loro sicurezze, delle feste, della vita, degli anni che corrono… Poi arriva il week end e domani è già Natale, esco per vedere qualche regalo, tante idee, troppe direi. Poi ci sei tu, che rimani a casa da giovedì a domenica e siamo costretti a dividere il mio letto, anche se per poco, perché finisco sempre per andare a dormire da un’altra parte della casa, perché stiamo stretti e scomodi. Nei ritagli di tempo preparo la parte di lezione che terrò domani, mentre tu dormi nel mio letto. Si esce poco prima di cena a guardare le vetrine, e so che mi porti in giro perché sono una cartina tornasole: mi coloro quando vedo qualcosa che mi piace particolarmente… hai bisogno di idee, o forse no…

E ieri sera noi quattro al Road House Grill a mangiar carne quasi fino a star male: io che lotto con delle costolette di maiale lunghe quanto un mio braccio, tu e Gianchi che avete dato fondo agli arachidi, Limitina che se la rideva e foto buffe scattate, una partita a biliardino, dove ho fatto numeri allucinanti: sono tutti ricordi che si aggiungono alla scatola nascosta nel mio cuore, sto bene e sono tranquilla, una buona bud allieta la serata invernale e fredda… Torno a casa che ho sonno, ma prima un limoncello offerto dall’oste sotto casa, e poi sotto il piumone dove finisce anche questo lungo fine settimana…

Riposatamente, Elle!

Pensato da Elle at 15:12 | 153 Comments »

5 dicembre 2006

De saettibus!

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Image: Stacy Curtis

Fulmini e saette, non sopra Bologna, ma sopra la mia testa. Per strada una fitta nebbiolina umidiccia impasta i capelli e bagna i vestiti, non c’è bisogno dell’ombrello ché potrei sembrare imbecille, il cappello di lana color carne mi fa somigliare ad un fallo maschile con le dovute precauzioni prima dell’atto, e così cammino a capelli sciolti sotto la brina. Nebbia in città, ciò mi lascia esterrefatta, basita, indubbiamente metereopatica. Devo essermi svegliata con il piede sinistro, oppure tutto è iniziato a girare storto quando mi sono messa a ripassare prima di andare in facoltà per togliere quell’asterisco, che pesa su quel trenta come una catena per un carcerato. I concetti si affastellavano nella mente ed insieme a loro montava la mia rabbia e la mia insofferenza verso la materia oggetto di esame… continuavo a ripetermi: “Ma dove si è visto mai che uno va a togliere un asterisco a un 30″… esco che non sono le undici, arrivo in facoltà, incontro un po’ di gente, ne driblo altra… mi siedo davanti allo studio, chi è lì per la tesi, chi per il ricevimento, l’unica stronza che deve sostenere l’esame sono io.

Passa un’ora, ne passano due, stiamo per raggiungere la terza quando, come un’apparizione, la prof si affaccia mi vede mi chiede come mai sono lì… “sa Prof mi diverto a farmi dare un po’ meno di trenta, ma che non è ventinove agli esami…” (avrei voluto dirle) ma mi è uscito un umile: “Sarei qui per togliere l’asterisco al trenta“… lei mi guarda, si sposta il polsino della camicia che le nasconde il piccolo orologio, scuote la testa e mi dice: “Perché non hai preso un appuntamento?”… mi stavo per gettare a terra, per strapparmi il cuore di dosso, per implorare un abbassamento di voto: perché giuro che non ce la faccio più… e pensare che questa mattina mi sono arrivati gli sms di in bocca al lupo dei compagni di corso… Insomma mi fa aspettare un’altra ora e alle 13 mi chiama, apre la sua agenda tendando di trovarmi un buco tra una riunione, una lezione, e la riabilitazione della madre… domani ore 15.30, 15.45 che magicamente diventeranno 16 (I know my chicken) mi devo presentare nel suo studio e già prevedo un’altra interrogazione delle sue: interminabile, tediosa, cavillosa e dulcis in fundo: ramanzina come capro espiatorio, in quanto rappresentante della classe studenti.

Adesso, dopo 2 ore piene di diritto, pioggerellina, umidità, misuro con lo scazzometro il mio stranimento post esame non sostenuto, ho chiuso i libri e li riaprirò domani mattina, ho la nausea, e prevedo temporali in casa per questione punti sui doveri casalinghi “lavaggio piatti” tra Limite e la BU (che sta per Bestia Umana)… io mi sa che mi defilo, vado su un altro pianeta, esco da me stessa e da questa casa, che di saette per oggi ne ho scagliate abbastanza! Anzi no ho deciso vado a cena da lui!

Saettosamente oggi più che mai, Elle!

Pensato da Elle at 19:59 | 134 Comments »

4 dicembre 2006

Stressed?

Image: Delicatessen

La stanchezza si sa può creare degli inconvenienti, uno di questi è la voglia costante di dormire, appollaiarsi sul divano, sintonizzarsi su qualche stupido canale satellitare ed aspettare che il calduccio del plaid, i rumori attutiti della strada e il torpore domestico facciano il resto.

Ma i ritmi incalzano, ieri era estate, oggi è Natale, e domani sarà già carnevale.

Esco in una fredda giornata bolognese e mi lascio affascinare dalle mille luci e dall’atmosfera che si insinua nei cappotti, la voglia di studiare scappa via, lontana da me, è bello tutto anche se l’aria è pungente fino al punto di arrossarti la punta del naso. Piccole nuvole di fumo escono dalla tua bocca, ma ti piace tutto questo. Tieni in mente che devi ancora prendere la metà dei regali, e che molte sono solo idee allo stato natio, il portafoglio piange e devi acquistare nuovi libri per gli esami, in cuor tuo vorresti avere la famosa ricetta per la motiplicazione dei pani e dei pesci…ma non si può..

Accendi le lucine a stella che hai fissato sul soffitto della tua camera, bucherrellando tutto, ma vederle mentre sei stesa sul tuo piumone è una sensazione di strano calore, che vale tutta la pena e la fatica che hai fatto per creare il disegno. Profumo nell’aria di dolce, di abbracci, di amore.

Un profumo il tuo. Uno sguardo il tuo. Un abbraccio il tuo. Un sorriso il mio.

Mi sussurro piano nell’orecchio quello che mi hai detto questo pomeriggio, quando ho saltato la lezione per stare a casa a studiare, e poi sei arrivato tu, ed è saltato tutto, ho fatto salti anche io, pensa. Me lo ripeto piano affinché nessuno possa sentire, per custodirlo gelosamente come fa la tigre con i suoi cuccioli. Ascolto i battiti del cuore, e sento il tuo profumo in questa stanza, mi mette pace tutto questo, e poco importa se domani vado a cercare di togliere quell’astersico a quel trenta di un mese e mezzo fa.

Ti ho fatto le zucchine fritte per cena… perché so che ti piacciono, e mi dispiace che della crostata alle prugne e cioccolata ci siano rimaste solo le briciole, è piaciuta tanto che se la son finita, vuol dire che te ne farò una solo per te. E anche se la stanchezza si fa sentire, mi ripeto che questi ultimi giorni prima di Natale sono solo il pezzo finale della corsa che mi divide dal nuovo anno, dai nuovi propositi che mi divertirò ad infrangere per i prossimi 12 mesi. E rido. Metto a posto gli appunti, leggo qualche cosa, mi avvvicino alla finestra fisso le luci, e ascolto il mio cuore.

Luminosamente, Elle!

Pensato da Elle at 20:07 | 281 Comments »

1 dicembre 2006

Osez-vous?

Image:  Arthur De Pins

Voi osate? Troppo poco, quasi per niente, no??? Beh fate male!

Insomma diciamocelo nella vita bisogna anche un po’ osare, sennò che vita è? Un’esitenza piatta, moscia, e senza sussulti – di ogni tipo – non è poi una cosa da accarezzare e volere. Vuoi mettere il gusto del rischio, dello spingersi sempre un po’ verso il precipizio: adrenalina allo stato puro? E allora osate, rischiate, giocate, buttatevi nel mare – tappandovi il naso se vi dà fastidio – ma vivete e osate credendoci, perchè se non ci si crede è come prendersi in giro da soli e rimanerci male, come degli stupidi.

Osare serve per cambiare le carte in tavola, che il destino magari ci ha buttato lì, pensando – tronfio - che noi mai e poi mai avremmo il coraggio di metterci contro di lui, e invece no, bisogna imparare ad osare iniziando con il tirargli il tappeto da sotto i piedi. Imparare anche a barare – se serve – ed infilarsi un asso nella manica e giocarlo al momento giusto, quando tutto sembra andare a puttane, quando la vita si annoda soffocandoci.

Gioco-forza… gioco-forza… gioco-forza…

Prendete un paio di forbici, e tagliate la coda che il cane, fin dalla notte dei tempi, si morde di continuo, e zac… poi sedetevi e respirate aspettando che qualcosa accada, che il telefono squilli o che magari arrivi qualcuno a bussarvi alla porta, o soltanto specchiatevi e guardate già come siete un po’ cambiati. Ma osate, senza indugiare, senza vergognarvi delle vostre nudità, perché Vivere – con la V maiuscola – significa svegliarsi e non dire: “Buongiorno”, ma “Rischio!”… ed oggi giochiamo svegli, solerti, mai rincoglioniti come ci vorrebbe chi sta grasso con la nostra calma e la nostra calma deve essere solo apparente. Si può far finta di non guardare, ma l’occhio sarà sempre vigile ed aperto. Si può far finta di non sentire, ma l’orecchio sarà sempre teso. Osare, rischiare, alzare la posta, sentire quello che si vuole nella pancia, nella gola, nelle mani, nelle gambe, nello stomaco, nel cuore. Sfogare la rabbia e mai reprimerla. Amare e dimostare di essere innamorati. Odiare e di dimostare chi non digeriamo. Parlare anche quando vogliono imbavagliarci. Piangere se dentro il cuore piange. Mai covare, mai tenere nulla in incubazione. Guardare dritto negli occhi chi ci sfida, e sentire la forza che solo chi osa credendoci davvero ha. Ho deciso a quasi ventotto anni suonati di osare, di fregarmene di chi mi vuole mettere in guardia, pensando che il mio cervello da solo non ce la farà, sono adulta, sono una donna, ho deciso io oso… e voi?

Rischiosamente, ma viva… Elle!  

Pensato da Elle at 15:46 | 151 Comments »