29 novembre 2006
La gatt-elle sul tetto che scotta…
Image: Jerome Studer
Albeggia, ho un sonno pesto, penso che ci siamo addormentati dopo le quattro. Dopo essere stata a lezione, con te un po’ in giro, e poi un piccolo bar del centro, dove una nonna sprint prenotava già i regali natalizi per i nipoti, ho invidiato quella bambina che si accaparrerà la casa di Barbie in valigetta… Tè fumante per me, cioccolata con panna per te. Poi Bologna, portici, motorino, casco bene allacciato e su il bavero del cappotto, fermo immagine di me e di te: insieme. Cena da te, risate, mangio come un uccellino in questi giorni, e stiamo stesi sul letto a scherzare, ridere, sospendo nell’aria ancora un’immagine di noi e l’attacco sull’album dei miei ricordi. Una bottiglietta di shampoo alla camomilla per lavare i tuoi maglioni di cachemire, ed io ti prendo in giro. Giochiamo alla Playstation – o meglio ad un modello paleolitico di quella diavoleria – alle micromachine mi perdo tra destra e sinistra, al gp vado sempre in testacoda e non so cosa sia il freno mai, a Resident Evil getto la spugna e tutti quegli zombie ansimanti mi mettono una certa ansia. Si fa mezzanotte e con i rintocchi giriamo nella notte umida Bolognese. Un film che finisce a notte fonda, senza un orologio che testimoni la nostra incoscienza che tu domani devi andare a lavorare, ed io si sa devo studiare.
Ore 8.20 suona il campanello, purtroppo non è la squadra di Extreme Make Over Home Edition che io e Limite guardiamo a ripetizione su sky, ma è la “squadra” di muratori che per la decima volta viene a mettere a posto il tetto. Apro in pigiama e ciabatte, capello arrufato, e sonno nero. Preparo il caffè seminando danni a destra e a manca. Loro inziano a sfasciare e sembra che la casa stia per venir tutta giù. Una puzza di guaina abbrustolita aleggia nell’aria e fa un freddo cane perché tutte le finestre sono spalancate, perché loro salgono e scendono. Tale squadra è così composta: padre di origini napoletane, ma trapiantato qui di trent’anni, e due figli. Tale signore mentre porta giù i secchi pieni di coppi passati all’altro mondo mi fa: “Che bella quella camera dove ci sono tutte quelle foto di quell’attrice americana di tanto tempo fa”… ed io: “Sì, Audrey Hepburn, mi piace tanto”… e mi si mette a parlare prima di film, e poi non si sa come si passa a parlare del caro vita bolognese, e di tutta la verdura che si è riportato dal paese suo e delle 1500 bottiglie di conserva di pomodoro, io pensavo dentro di me: “Ma questo che casa c’ha?“… poi disquisiamo del pane-gommoso di qui, ma poi mi lascia lavorare…
Poco prima che mi accorgessi di essere in un ritardo mostruoso per la mia lezione di Diritto del Lavoro, mi si rimette a parlare e affronta il tema della morte, ecco io non sapevo più cosa fare ed ho solo detto: “Il brutto non è per chi muore, ma per chi rimane!” ecco non l’avessi mai detto, lui un religioso incallito, io una credente pseudo-autodidatta, mi parla di Gesù e mi dice chi ci ha costretto a morire e fa: “E’ stato Aaaa…” io a bocca aperta… lui incalza: “Ad…“… io come se stessi a fare un’interrogazione dico: “Adamo“, lo dico quasi urlando e soffocando un epiteto poco carino ma che ci stava benissimo ovvero: Cazzo!!! Insomma mi parla di Bibbia e di Farisei, di Mosè e di comandamenti, poi mi dice che me la regala una Bibbia e che leggerne un po’ di sera non fa mai male… io sorrido esterrefatta, stupita della sua fede così forte, mi chiedo dove ho lasciato la mia… Mi sorride e mi lascia lavorare – come dice lui – ma è tardi, la pasta con il po-pomodoro è pronta, mangio con l’imbuto, mi vesto, mi trucco, mi lavo le zanne ed esco in fretta e furia.
Tornano domani mattina che manca metà del tetto da aggiustare, arrivano per le otto e un quarto che mica è così presto!
Spiritualmente Elle!
Pensato da Elle at 20:42 | 143 Comments »


