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Archivio di settembre 2006

30 settembre 2006

Deliri: Rita Levi Montalcini è mia nonna!

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E’ proprio quando la casa sonnecchia, addormentata in un silenzio sordo e dolce, che riesco a dare il meglio di me. Una tazzina di caffè nero ed un croissant rigorosamente al cioccolato mi fanno da colazione, anche se l’aspetto in generale è ancora un po’ assonnato e dormiente. Ho fatto strani sogni poco prima del risveglio. Ho sognato che Rita Levi Montalcini era mia nonna e che era seduta sul mio letto intenta a spiegarmi qualcosa, che ovviamente la sottoscritta non capiva. Nello stesso tempo ho sognato che la mia sveglia era impazzita del tutto e sceglieva lei non solo a che ora suonare, ma a che ora buttarmi giù dal letto, senza poter opporre affatto resistenza. Ho sognato che l’esame si avvicinava sempre di più, ed io ero nella merda – ops no ’spe quello non è mica un sogno, quella è la realtà – ho sognato che all’appello del 5 non si presenterà quasi nessuno, ed io ho già una vanga per scavarmi una fossa per starci comoda comoda un po’ di tempo.

Poi i sogni son finiti, la voglia di caffeina e una fame da lupi hanno preso il sopravvento sulla mia voglia di dormire, e così io, l’ansia per l’esame, e le mie ciabattine rosa siamo scese al piano di sotto. Non un rumore, solo un po’ di aria fresca che passa dalle finestre, tutto dorme, e dorme ancora anche Bologna. A gambe incrociate cerco di dare ordine alle cose da fare, mentre sbocconcello quel piccolo cornetto cioccolatoso, e per la gioia del mio palato, rinasco dimenticando per un attimo la mancanza di tempo per studiare. Tu sei partito, e non so perché, tutte le volte che te ne vai, io mi sento sempre così sola, e mi annoio anche un po’, ho deciso voglio un gatto. Non mi importa se mia madre urlerà, non mi importa se dovrò cambiargli la lettiera, non mi importa se mi si ficcherà nei cassetti facendo diventare una pelliccia i miei maglioni di lana, lo voglio e lo desidero.

L’aria è fresca per davvero, e così indosso una felpa sopra al mio pigiama, dove leste pecorelle saltellano – almeno loro – e mi accorgo che delle zanzare, recidive anche al fresco di questi giorni – hanno deciso che pasteggeranno con la mia carne fin troppo magra. Ne ho uccise un paio, ma non sento il senso di colpa per aver fatto fuori un esserino, insomma per intenderci, non mi sento come quando si cerca di far uscire una coccinella o una farfalla dalla propria casa e non gli si fa fare una bella fine! Il peso della cultura mi chiama, la piattaforma dell’università è deserta, cosa questa non bella, penso che all’orale ci saranno ulteriori ammutinati, e non è una cosa buona. Io spero solo che la prof quel giorno non abbia fame di carne fresca e che aprendo il mio libretto veda che lunedì scorso questo po po’ di ragazza s’è fatta un altro esame!

Secchionescamente ogni giorno un po’ di più: Elle!

Pensato da Elle at 09:14 | 139 Comments »

29 settembre 2006

Padrona a chi?

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5 minuti all’una e ancora non si dorme. 5 minuti all’una con la consapevolezza – amara – di una sveglia che domani trillerà davvero troppo presto. 5 minuti all’una e dovrei dormire, ed invece mi faccio distrarre da giornali, tv e siti internet, invece che dai libri. Gli occhi bruciano, e non c’è verso di infilarmi il pigiama e scomparire sotto le coperte. Corro contro il tempo, infittisco la mia agenda di impegni e sono tappata in casa, perché ogni giorno ad ogni ora potrebbe passare il tettarolo e finire il suo lavoro. Ha lasciato da una parte sperduta del tetto un piccolo cumulo di calcinacci, e qualche coppo qua e là. Domani monterà i vetri nuovi: sarebbero loro la pietra dello scandalo, la causa di tutti i miei mali.

E’ tardi lo so. Ho già mangiato la mia dose giornaliera di nutella, ben consapevole che tutto questo fa male alla linea, ma appaga qualsiasi desiderio, ma pagherò questi stravizi, con fastidiosi e recidivi cuscinetti, e piccoli promontori sul mio volto lentigginoso. Ho voglia di una tisana, ma non ho voglia di arrivare fino in cucina, prendere il bollitore, riempirlo e metterlo sul gas, prendere la mia tazza della sera – quella gialla – calarci dentro la piccola bustina di garza bianca profumata ed aspettare che l’acqua diventi calda, per tuffarla lì ed aspettare che da trasperente diventi giallina… la pigrizia è una brutta bestia, và a braccetto con l’accidia. Io che sono sempre così dinamica. Io che dovrei andare a letto ed invece sono qui.

Io che ricevo mail strampalate da uno strampalato fan – chiamiamolo così – con qualche gusto fuori dal normale e al di là di ogni mia comprensione umana e logistica. Così per gioco, o forse per pazzia. Ed io resto pressochè un po’ basita. Che gusti strani possono avere le persone. Forse il mondo è bello perché è vario, ma non so se vario fino a questo punto. Non sono una Dea, non sono una MyLady, non sono la Padrona di nessuno, non mi ci sento e nemmeno penso di diventarlo. Non mi piace pensare ad un uomo come al mio cagnolino, nè come uno scendiletto, nè tanto meno come uno zerbino. Cosa vuole una donna da uomo ed un uomo da una donna? Tutto questo è normale o è un segno di un cambiamento all’interno dei ruoli?

I gusti son gusti, certo. Ma non esiste un limite a tutto questo? Umiliarsi, ricevere piccole-grandi punizioni, non è scendere in basso? Non è avere poco rispetto della propria persona e dell’altro? Bacchettona! Forse lo sono, o forse no. Non mi sognerei mai di trattare un uomo così. E non mi ci vedrei proprio in un vestitino di latex, con stivaloni fino all’inguine – si, lo so sarebbero al ginocchio e quindi a me stanno più su – brandendo un gatto a nove code, e frustare di qua e di là per avere la cena, per un bicchiere di succo di frutta, per ricevere un massaggio alla schiena, per farmi leggere qualche rivista. Sono un tipo piuttosto indipendente che non ha bisogno di queste cose. Ma mi chiedo: leggendo il mio blog possono venire queste fantasie strampalate? Tanto da essere chiamata “la mia padrona”?

Timidamente Elle!

Pensato da Elle at 00:23 | 128 Comments »

26 settembre 2006

E’ tutt’oggi che cerco la mia pazienza, ma dove sarà?

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Image by: A.J. Garces

Se c’è una cosa labile e che va e viene quella è di certo la mia pazienza. Non va e viene invece la pioggia quando serve, ma batte incessante tutta la notte sul mio tetto. Mi addormento con il peso dell’ansia addosso. Mi addormento con la finestra un po’ aperta e con l’aria fresca ed umida che aleggia per la stanza. Mi addormento e cado in un sonno profondo, ma sempre con il ticchettio della pioggia che scandisce i minuti e le ore che passano. Poi ti svegliano una mezz’ora abbondante rispetto al trillo da te programmato e già ti girano, ma ti girano ancora di più quando Pulce ti informa dello stato dell’ingresso: una palude, mancano solo rane, girini e ninfee. Bene, e così io, il mio pigiama, le mie giabattte rosa di Hello Kitty, e la mia ultima mezz’ora abbondante di sonno andiamo a raccogliere acqua piovana colorata, grigiastra. Bene. Per calmarmi mio cugino mi fa un caffè, mentre io alla bell’e meglio cerco di asciugare il pavimento di legno e la porta, conto i danni, snocciolo parolacce ed improperi. Ho freddo. Mi rannicchio sulla sedia mentre sorseggio il mio caffè, scambiando un paio di chiacchiere con mio cugino. Poi lui esce ed io da sola rimango a tamponare il malato cronico.

Sembra come in un film, unica cosa è che io non posso poggiare pentole per raccogliere l’acqua, perché le gocce cadono in corrispondenza della porta. Mi innervosisco, mi faccio una doccia, ma vedendo l’acqua che mi scende addosso mi arrabbio ancor di più. Decido di sfogare la mia rabbia rintracciando l’amministratore. Dopo tre squilli mi risponde la sua segretaria che è stupida come un’oca, lei è il muro, lei deve filtrare, lei prende gli appuntini; ma io sono come l’ariete, io ho la coccia più dura di un mulo, io sono incazzata e soprattutto sono sveglia dalle 7, io ho le mani zuppe, e la vernice che scende da tutte le parti, io ho sete di vittime umane. L’affronto e l’affondo subito, scocciata le dico che non può prendere un appunto con su scritto: “Perdita dal tetto in appartamento delle Signora…”, perché la mia, brutta oca, è un’e-mer-gen-za! Me lo passa con aria scocciata, le da fastidio aver perso – abituati cocca e adesso tocca pure al “padrone” tuo – dopo una squallida musichina, lui mi risponde con una vocina piccina picciò, mi dice di aver ascoltato il mio messaggio ieri sera, ma va? E mi dice che questa volta sarà quella buona, io me lo mangio, visto che sono a stomaco vuoto e avrei anche fame, gli dico che la mia pazienza è al limite.

Poi decido di aspettare Limite per andar a fare spesa – viveri – e scendendo attacco un cartello di protesta per un vicino che domenica ha tenuto la musica house ininterrottamente accesa dalle sette del mattino fino alla sera alle nove, a decibel non sopportabili, ha fatto un rave in casa, dei simpatici soggettoni si facevano le loro sigarette sulle scale – e non solo – e le spegnevano sul muro ritinteggiato da pochi mesi. Io che non sopporto la maleducazione e soprattutto le zecche, ho scritto di getto un cartello, l’ho firmato – perché non mi intimoriscono certi soggetti-cala acidi- e l’ho attaccato al portone. Spendo un sacco di soldi nella spesa, e decido che mezzo Plenty market di piazza Santo Stefano è mio adesso. Rientro, preparo un pranzo luculliano per me e Limite, strizzo ancora acqua nella bacinella azzurra. Qualcuno rientra in quella casa del rave e dice questo rientrando:”Oh ma chi è quella brutta, stronza, cogliona che ha attaccato quel cartello di merda?”… non ci ho visto più, non so cosa mi ha trattenuto dallo scendere le scale e porre fine al mio nervoso dilagante. Se Io sono una stronza, loro sono dei cafoni-buzzurri, che non si sono nemmeno scusati per il casino che hanno fatto. Fossi in loro ringrazierei Dio che se qualcuno avesse chiamato i carabinieri ora chiederebbero le stecche di sigarette alla Dozza – per chi non lo sapesse è il carcere di Bologna.  

Ed infine dulcis in fundo, mi chiama papà e mi spiega un metodo ingegneristico per costruire una canaletta che faccia defluire l’acqua piovana in un catino, ho solo bisogno di un po’ di lamiera. Balbetto che non sono Mc Gyver e che non c’è soluzione, devono metterlo a posto. Attacco e mi rimetto sui libri – eh si perché in tutto questo casino studiavo un libro sulla valutazione dei progetti formativi – risquilla il telefono ed è il muratore che domani alle 9.30 sarà qui con i materiali. Poi un sms mi informa che questa sera ho un compleanno – ma non ci andrò – poi mi chiama Anna e mi chiede se posso stare domani a casa sua nuova ad aspettare la consegna dei letti – ma non posso, devo badarre al tetto e al tettarolo. Mi siedo a tavola mi mangio il mondo. Mi accomodo sul divano e cerco la mia pazienza, qualcuno per caso l’ha vista?

Spenzientitamente sempre più, Elle!

Pensato da Elle at 22:29 | 149 Comments »

25 settembre 2006

Elle candidata ad essere “l’avvocato delle cause perse”!

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Image by: Mike Lester

Alla fine il cielo si è chiuso, diventando tutto grigio, cancellando la luce del sole, e facendo scomparire l’azzurro. Piove. Sembra quasi che con l’inizio delle lezioni si sia tutti un po’ più tristi, anche il tempo. Ero lì a lezione, e fissavo la palazzina in costruzione davanti alla mia aula. Vedevo la pioggia battente scendere, e pensavo al mio tetto, facendo buffi disegnini sul blocco degli appunti. Pensavo che a distanza di una settimana ancora non si è fatto sentire nessuno per i lavori. Avevo l’ansia pensando che forse a casa avrei trovato il lago. Poi alla fine rivedi i tuoi compagni di facoltà, si fanno simpatiche battute, anche se la pioggia continua a scendere senza sosta. E poi veloce sotto la pioggia corro fino a casa, arrivo zuppa e trafelata. Incontro matricole ben vestite nella sede distaccata di Giurisprudenza e torno indietro con i pensieri, a quando anche io frequentavo quell’ambiente, perché pensavo che da grande avrei fatto l’avvocato e che mi sarei battuta per i diritti dei più deboli. Sarei stata l’avvocato delle cause perse, come mi faceva sempre notare papà.

Che strano. Un bivio ed io ho preso un’altra strada per un’altra vita, per un’Eleonora sicuramente diversa. Rientro esausta in una casa vuota, il tetto sembra asciutto, ma non ci si può fare affidamento. Mi butto un attimo sul letto, stanca, e sento rilassarsi tutti i muscoli. Libero i piedi dalle mie scarpe dorate, mi tengo le ginocchia al petto mentre fisso le stelline sul tetto. Conto le pagine che mi mancano per l’orale del cinque. Penso che un po’ di persone hanno mollato ammutinandosi, penso che in tutta franchezza la prof diventerà una belva, dopo che ha messo una data straordinaria solo per noi. Faccio spallucce perché decisa a non mollare, non questa volta. Devo recuperare, mettermi in pari, iniziare a decidere che piega far prendere alla mia vita. Mi sfilo i jeans in fondo un pò bagnati, mi infilo una felpa che mi tenga caldo e i pantaloni larghi, e raggomitolandomi sulla sedia inizio a leggere il secondo libro per l’esame. Sbuffo perché il tempo scivola via come le gocce sul vetro. Sbuffo perché ho fame, ho voglia di una fetta di pancarrè e nutella che fa i riccioli. Sbuffo perché sono una golosa, ma no, non è mancanza di affetto.

Sbuffo perché il tempo passa in fretta sempre, ed io che vorrei afferrarlo e stringermelo addosso, premendolo sul petto, finisco sempre con un pugno di mosche. Con scadenze che si moltiplicano all’inifinito sull’agenda. Impegni e mille cose da fare, esami e tesine da preparare, pioggia e tetto come un colabrodo. Chiamo l’amministratore e mi risponde un tremolante messaggio di un’algida segreteria telefonica, e vengo informata che esistono degli orari fissi per chiamare ed ottenere una risposta. Una risposta che spesso arriva da una voce annoiata, di una segretaria pagata poco e scontenta di sentire lamentele e filtrare le telefonate al “Dottore“, come lo chiama lei. Lascio un messaggio breve e conciso: i fatti stanno a zero, almeno da parte loro. Il mio tono è scocciato, chiedo di essere richiamata. Attacco, che quasi rompo la cornetta. Mi risiedo sistemandomi bene il cuscino di piume dietro la schiena, e lui risuona, rimbombando sul piccolo corridoio. Chiedono di me, annuisco, ma la voce concitata che è al di là della cornetta si fa stento a capirla. E’ il muratore – il tettarolo come lo chiamo io – che si scusa perché la dimenticanza è stata sua. Penso che qualcuno – in questo caso il Dottore – abbia sentito il mio messaggio. Spiego al caro signore che sono stufa di raccogliere acqua e di subire danni alla mia casa. Mi dice che può capire, e no che non puoi capire: “A lei le piove in casa?”-gli chiedo- mi risponde di no, ed io: “Allora non mi può capire e nemmeno l’amministratore può, SOLO IO POSSO!”. Sono alla frutta. Gli dico che non tollero ulteriori mezzi lavori. Lo informo che se questo non sarà un intervento professionale e funzionale chiamerò io una ditta e poi addebiterò le spese a chi di dovere! Riuscirò a spuntarla e a far si che la smetta di piovere in casa mia? O la profezia di mio padre si ripresenterà tronfia anche questa volta: Elle l’avvocato delle cause perse!?

Dubbiosamente, ma accanitamente sempre più verso i buoni a nulla: Elle!

Pensato da Elle at 21:46 | 147 Comments »

23 settembre 2006

Lo shopping come cura di tutto!

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Image by: Bunky Hurter

Sono esausta. Mi fanno male i piedi, le ginocchia e dietro alle ginocchia. E’ come se un carroarmato mi fosse passato sopra, avanti e indietro. Distrutta, dopo un intero pomeriggio in giro con una Pulce saltellante. Piena di pacchi e pacchetti. Un pomeriggio passato in mezzo alla folla, che parla, urla, ride, si manda a quel paese. Passeggia mano nella mano, fa acquisti. Ed io, adesso ho lo sguardo perso nel vuoto, senza vita, che vaga da solo in cerca di tranquillità e pace. Già tranquillità e pace, cosa sono questi sconosciuti, ed il relax in casa cosa è? Forse qualcosa che in questa casa c’è stato sempre troppo poco, ed io adesso accuso, e mi rompo del casino, del bagno che non è in ordine dei posaceneri che traboccano di puzzolenti sigarette. Mi rompo perché se ho caldo non posso girare come voglio io, non posso mettere la canotta senza reggiseno (perché il reggiseno è una tortura fidatevi) perché qui ti guardano.

E allora pensi che la cosa migliore sia uscire, mandare tutti a quel paese, e pensare ad altro. Pensare che forse non arriverai mai e poi mai ad un compromesso con chi non vede la convivenza come la vedi tu. Con chi non ha lo stesso tuo pensiero su cosa sia il rispetto per l’altro e non ha l’educazione come base fondante per ogni rapporto. E così, come un eroe sconfitto, incasso il “colpo” per la mia battaglia persa, non servono nemmeno i fucili, non servono le parole, né le maniere forti, né tanto meno quelle buone. Perché non tutti sono tarati come te, perché forse non per tutti quel bagno in quello stato sarebbe da pulire a suon di alcool e lanciafiamme. Perché purtroppo nel mio caso non c’è soluzione. E così decido che per la salute del mio stomaco e dei miei nervi devo imparare a fregarmene un po’ di tutto, e ad imparare a farmi scivolare addosso tutte le battutine dei suoi amici e pensare che sono loro ad essere degli sfigati e non io di certo.

Poi esco che sto nervosa, ma da Zara già mi è passata, e mi è passata ancor di più quando pago un jeans ed un abito di maglia, che stupida cura è lo shopping, ma alla fine forse ha funzionato, per poco, forse durerà fino a domani mattina. Non c’è verso, non c’è storia. Ma c’è un’unica soluzione: finire l’università, mettermi a lavorare e guadagnarmi l’agognata indipendenza, perché la libertà non ha prezzo, perché ha un sapore unico e indistinguibile. Perché rientrare in una casa tua, che tu hai messo in ordine e apprezzare il silenzio della pace, è una cosa che fa bene, al cuore e all’anima, e quando vorrai un po’ di casino alzerai la cornetta, chiamerai i tuoi amici, metterai del buon vino e della buona birra in fresco e preparerai una cenetta degna di un re. Questo voglio, ora, adesso, subito.

Scoglionatamente, ma decisa su quel che voglio: Elle!

Pensato da Elle at 19:37 | 12 Comments »

22 settembre 2006

Le côté obscur de votre perfectionnisme!

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Image by: Cyrille Berger

E’ che ci pensavo oggi, a quanto ognuno di noi sia davvero strano, particolare, unico. Ma questa unicità non è fatta solo da un insieme di tratti che difficilmente troveremo in qualcun altro, ma si allarga fino ad inglobare molteplici aspetti. Oggi pensavo che anche il perfezionismo, ebbene si, quella cosa che spesso viene vista come una cosa negativa da annoverare tra le proprie caratteristiche, fa parte della nostra vita. Anche io alla fine sono un po’ perfezionista, ma non vedo perchè questo debba essere visto come una cosa negativa. Io ad esempio, sono perfezionista quando faccio una cosa che mi piace, perché voglio che venga fuori così come ce l’ho nella testa. Diversamente se una cosa non mi garba, non mi ispira, la faccio senza tanto impegno, prendendo per buono quel che ne esce, anche se il risultato è pari ad un soufflè moscio, moscio. Senza prenderla a male, perché tanto se la cosa non mi sta a cuore, pazienza. Sono pefezionista quando scelgo un abito, un cappotto, una borsa o provo un paio di occhiali. Sono perfezionista quando scrivo i miei appunti in bella grafia. Sono perfezionista quando faccio il letto, stando attenta che Indira (la coperta dell’Ikea) non faccia grinze da nessuna parte. Sono perfezionista quando faccio i conti della spesa, dividendo per ogni coinquilino gli importi precisi, fino al limite del collasso nervoso, il mio.

Ma come tutte le cose, anche questo perfezionismo ha dei lati oscuri. Maggiormente se lo riflettiamo sulla nostra persona e sul nostro modo di essere e di porci verso gli altri, si sezionerà in tanti piccoli aspetti, che potremmo dividere in tre grosse macroaree: il lato Esibizionista, quello Tirannico ed infine l’immancabile Masochismo. E se ci pensate bene, questa è una grossa verità, perché a grandi linee il perfezionismo, che è in ognuno di noi, tende per una di queste, per due o anche per tutte e tre, senza grosse distinzioni, senza grossi frazionamenti o compartimenti stagno. Sono proprio convinta che ognuno di noi racchiuda sotto il suo perfezionismo ognuno di questi lati. E che nei diversi momenti della giornata, della vita e nelle più svariate situazioni decidiamo di indossare uno di questi abiti, diventando a tratti dei puri esibizionisti, perché amiamo farci guardare, dei puri tiranni, perché a volte non c’è cosa più bella che essere imperiosi con chi se lo merita, e non da ultimo diventiamo masochisti, quando ci sentiamo trattati ingiustamente e quindi pensiamo che far le vittime sia la cosa più giusta e più adatta a quella sitazione.

E’ bello immaginare come possiamo essere tutte e tre queste cose, senza che l’una escluda a priori l’altra, perché alla fine è difficile essere una e una cosa sola, perché non siamo esseri definiti, perché siamo profondamente imperfetti, perché non vestiamo mai gli stessi panni, e l’acqua in cui ci immergiamo non è sempre la medesima. Allora penso che si debba essere un po’ perfezionisti e diventare quindi a tratti tiranni, esibizionisti o masochisti, perché cambiare atteggiamento ossigena la mente, ci apre a nuove strane, a nuovi personaggi, aiutandoci nell’eterno gioco dell’indossare le maschere, che ci aiutano un giorno dopo l’altro ad affrontare le situazioni fuori e dentro noi stessi. Perché tutto questo ci aiuta ad affrontare i nostri mostri, che a seconda dei casi vanno trattati con fare esibizionista, tirannico, o semplicemente masochista.

Perfezionisticamente per sempre credo, Elle!

Pensato da Elle at 10:37 | 1 Comment »

20 settembre 2006

Essere se stessi, ma senza occhi indiscreti!

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Image by: Neryl Walker

Una strana sensazione mi prende quando so che mi legge qualcuno che mi ha visto dal vivo. Un qualcuno che non è stato reso partecipe di questa cosa da me, ma da qualcun altro. E’ come se venissi messa a nudo davanti a tutti, e che tutti in un certo qual modo conoscessero quel che di più nascosto c’è. E’ paradossale come io mi senta protetta qui tra queste pagine, letta da pochi occhi che mi conoscono dal vivo, e da molti altri che non sanno affatto come è il mio sorriso, si che colore sono i miei occhi, e quali gesti faccio più spesso quando parlo.  E la sensazione di fastidio è davvero forte, perché alla fine questo è uno spazio mio, anche se è in mezzo a qualcosa di molto più grande di un piccolo e buio cassetto della mia scrivania.

Cercare di far passare i pensieri, cercare di evitare il più possibile di far unire la mia immagine a queste parole, il perché forse nemmeno io lo so, ma è così. E’ come se mi inibissi poi nello scrivere, sapendo. E’ un meccanismo strano, che segue tutta una sua logica particolare. Succede che l’altro giorno, la mia amica in treno dice al suo amico di questo blog, lui si è letto penso il post in cui si parlava di lui e di lei, tutto questo ha creato un po’ di casino, e un senso di disagio anche in me. Prima dell’estate la stessa cosa un suo amico lo viene a sapere, si legge ben bene le mie cose e mi scrive una bella mail, a momenti svengo.

E’ strano come ci si possa sentire così protetti in mezzo a questo mare, che invece dovrebbe quasi far paura per quanto è immenso, per quanto posto c’è, per quante persone ci passano, ci vivono, ci entrano. E invece no, si è come coperti dalla bambagia, tutt’intorno, su ogni parete, nascosti agli occhi di tutti. Solo parole, colori ed immagini. Moltiplicarsi all’inifinito, essere semplicemente se stessi, o cercare di esserlo il più possibile. Fotocopiarsi all’inifinito e chiedersi, in ogni singola parola, cosa si vuole, perché si scrive, cosa si cerca e da cosa alla fine ci si nasconde e si scappa. Voler essere ciò che si vuole, o essere ciò che non si è, e alla fine forse sei libero di essere te stesso quando sai che occhi sconosciuti seguono questa tua vita a puntate. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Fino a quando lo vuoi tu.

Trasparentemente Elle!

Pensato da Elle at 22:28 | 136 Comments »

19 settembre 2006

Odio per i call-center!

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Image by: Mona Daly

Una notte condita da incubi, da coperte tirate fin sulle orecchie e naso che sbuca fuori per respirare, da gente che fa casino per strada, da spazzini che si raccontano le rispettive vite mentre cercano di mettere in ordine una città che in ordine non ci sarà mai. Una notte agitata. Ho sonno, dal mio viso non se ne vuole andare la riga del cuscino, che come una piccola falda attraversa in diagonale la parte destra del mio viso. Pazienza scomparirà. La bolletta dell’Enel, scaduta ieri, chiede di essere portata alla posta, tanto per tener fede alla promessa di inizio anno accademico: “Quest’anno dobbiamo essere in riga con i pagamenti delle bollette, perché non possiamo sempre pagarle in ritardo!”, mio cugino annuisce, Limite pure, ma sul tavolo della cucina non ci sono le loro quote, bene, si inizia bene no?

Lo stomaco reclama qualcosa da mangiare, ma non ne ho voglia. Ho voglia di fare davvero poco oggi, ancor meno di prendere in mano i libri del nuovo esame, che mi aspetta il cinque di ottobre, un’impresa, un’odissea, scadenze da rispettare sulla piattaforma, lavori dei colleghi da leggere, pensare, correggere e criticare. Le critiche fanno male a quegli ego che sono convinti di sapere tutto. La settimana scorsa ho fatto una segnalazione e l’interessato mi ha fatto notare, con stizza, che ragione ce l’aveva lui, testa dura, e anche un po’ presuntuoso, fargli capire che la mia non era una critica ma una stupida costatazione è stata dura e non penso che l’abbia capito a furia di messaggi esplicativi sul forum. Sarà dura confrontarsi, sarà da matti, ma devo togliermi dalle scatole, e dal post-it celeste, anche questo gradino, o step come li chiamano in facoltà. Ma va!

Ore dieci e un quarto, chiamata di mio padre, faccio un salto dal letto, in stato catatonico, rispondo meccanicamente con voce oltretomba style, vuole sapere un sacco di cose, ed io cerco di accendere disperatamente il mio cervello, che però sfortunatamente non è ancora carico. Mi rigiro nel letto, sognando ancora un po’, cosa non mi ricordo ancora. E aspetto con la gioia nell’anima che una delle mie amiche più care tra nove mesi si moltipilichi. Ho pianto quando ieri, ancora con il boccone di carne in bocca, le ho risposto al telefono e lei mi ha detto: “Ele sono incinta”, ho pianto come una bambina, di felicità, sapevo che sarebbe successo. Riempirò di regali questo piccolo esserino già lo so.

E adesso è mezz’ora che cerco di sapere che fine ha fatto un pacco postale che mi doveva arrivare, che il postino non mi ha segnalato con nessun avviso e che sul sito di poste italiane dicono di averlo provato a consegnare sabato mattina, BUGIISSIMA! La cornetta del telefono sta diventando una mia propaggine, direttamente attaccata al mio orecchio sinistro, pazienza Elle, ma dopo essermi ascoltata tutta la Primavera di Vivaldi, come posso non sbroccare al centesimo squillo senza risposta? Devo arrivare fino a via Zanardi che è culonia da casa mia, maledetti!

Imbufalitamente e fantozzianamente come sempre, Elle! 

Pensato da Elle at 10:43 | 7 Comments »

17 settembre 2006

A Galopar…

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Image by: Anne Simon

Silenzio. Tutti dormono in questa casa. Alle spalle ho sei ore di sonno notturno. Un sonno fatto di quadernone sul letto con evidenziatori, lampada lasciata accesa, coperta tirata fin sulle orecchie per il freddo, con una finestra sempre aperta. Ha tirato vento, ha piovuto, il mio tetto perde di nuovo, proprio lì sopra alla porta d’ingresso, dove insieme all’acqua piovana è scesa anche la tempera color giallo. E adesso son cavoli nostri, ma più dell’amministratore che questa volta mi sente, uh se mi sente. Gliene dico quattro!

Sonno notturno iniziato tardi, penso verso le tre, all’ultimo capitolo del libro, al penultimo foglio degli appunti del quadernone rosa con gli anelli. Evidenziatori che cadono come meteoriti sul pavimento, con un tonfo sordo sul parquet. Sonno. Sonno all’una quando ci siamo messi a costruire la cassettiera di mio cugino, che tutto il giorno è stato impegnato in seri lavori di bricolage per la sua camera. Quattro menti geniali intorno al plico di istruzioni di montaggio peggior scritto nella storia. Un aperitivo randez-vous con le mie amiche e un po’ di aggiunte romane. Salto la cena fuori con loro, perché ho l’ansia del ripasso pre-esame. Ma a casa c’è troppo casino per studiare, mi commuovo davanti a due storie di C’è posta per te (checipossofaremaèpiùfortedime)! Ma siccome sembra che tutto vuol succedere quando non sono presente, mi chiama la mia amica in lacrime, e poi passa a casa, tisana calmante, per lei e per me. Intanto mentre lei si sfoga, prende vita la cassettiera più assurda e arzigogolata del mondo. Finisce che lei torna nel locale dove è accaduto il misfatto, e noi altri dopo un altro po’ di trambusto, ci chiudiamo nelle rispettive stanze, io acchitto il letto per lo studio, per addormentarmi come una pera lessa quando è notte fonda ormai.

Ore 10 del mattino, la pioggia cade, e fa quel rumore odioso sulla tettoia, penso al tetto, anzi me lo sto sognando. Squilla il cellulare, accesosi con la sveglia delle 8.30, non è un sogno, mi sveglia del tutto ed io rispondo. La mia amica è in lacrime più di ieri sera, perché poi ieri il suo amico, quello che si è portato da Roma (quello che gli piace insomma) invece di andare a dormire a casa sua, ha passato la notte da un’amica di lei – amica??? – e non penso che abbiano contato le pecore. Le faccio assistenza in uno stato di intorpidimento acuto da sonno, unito ad un profondo stato comatoso, voce da trans e ansia crescente da esame preparato alla cacchio di cane. Mi trovo con la mia tazzina di caffè e quattro pan di stelle a fissare una pioggia recidiva che aumenta sempre di più, come se mi volesse fare un dispetto. Adesso ricevo un’altra chiamata, lei (la sua amica) si è presentata a casa sua con il lui, fanno tutti pranzo insieme appassionatamente: “Tata vieni pure tu che io non ce la faccio da sola?”…Quando si dice: Elle sei davvero un’Amica, ma con la A maiuscola! In teoria – ma anche in pratica – domani l’esame dovrei passarlo per la legge del contrappasso!

Galopposamente per tutti, Elle!

Pensato da Elle at 10:13 | 9 Comments »

15 settembre 2006

Di ricorrenti passati…

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Image by: Yuko

E’ che dovrei studiare ancora, forse tutta la notte, tutto domani, tutto domani notte, e tutta la santa domenica, per acquisire la proprietà di linguaggio che vorrei sfoderare all’esame. Solo che adesso il tempo mi sembra essersi fermato, dopo la sua telefonata, lui così lontano, ma così vicino nella cornetta. Sud Africa – Bologna, dieci minuti per dirmi che mi ha preso dei semi di fiori africani da piantare. Semi che io curerò con il mio pollice verde mancato, ma con tanto amore. Il tempo si cristallizza fermandosi sui rumori provenienti dalla strada, persone che escono, persone che vanno a cena, persone che si incontrano. E poi arriva qualcuno al citofono, la Meravigliosa Creatura di Limite è arrivato da Brescia così per farle un saluto, sono felice, lei è felice, lui lo è. Amore a distanza, che di distanza ha solo i chilometri che dividono Bologna da Brescia.

E penso che alla fine la vita è fatta di piccoli compromessi e di dolci equilibri. Che tutto gira, che ogni cosa ha un capo ed una coda. Che il passato torna a farti visita quando vuole lui, e con lui si aprono cassetti carichi di immagini, momenti, foto e fogli scritti. Ma capisci anche che il trucco sta nel non fermarsi ad un punto sterile, perché la mente, così come il cuore, hanno bisogno di ossigenarsi, per mantenere vivi i pensieri. E che i pensieri possono indossare abiti malinconici, ma che poi un attimo dopo, possono denudarsi per metterne altri più spensierati. Che non c’è un verso giusto ed uno sbagliato della vita. Ma tutto sta nell’indossarla come più ci fa star bene, e nel levarla quando ci tira un po’ da tutti i lati, dandoci fastidio.

Ho pensato che alla fine il passato torna sempre, torna in una carezza, in un’immagine, in uno sguardo, in una somiglianza con un passante, torna quando chiuderai gli occhi la sera prima di addormentarti, e quando li riaprirai al mattino, ma sarà lì esattamente con il tuo presente e con quello che sei riuscito a costruire dopo le macerie. E’ questo quello che mi fa star bene, che mi fa sorridere riflessa nello specchio: la mattina, il pomeriggio, la sera.

C’è pace, c’è silenzio, sono usciti tutti, rimangono solo i rumori della strada e le televisioni che parlano nelle altre case, e nulla più. Forse studierò o forse no.

Silenziosamente Elle!

Pensato da Elle at 21:53 | 10 Comments »