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Archivio di agosto 2006

28 agosto 2006

“Dolci” risvegli

Muntsa_Vicente9.gifLe ore di sonno si riducono sempre di più, causa luce naturale che filtra dalla finestra sul tetto, dai rumori della strada, e dal passo poco felpato e quindi elefantiaco di mia madre. Mi giro dall’altra parte cercando di riprendere il sonno, ma tutto è vano, perché sbatto forte la testa sull’angolo in legno del letto. Vedo le stelle proiettarsi su tutte le mura di questa mia pseudo camera. Arriva l’odore del caffé e le prime notizie del tg. Sento tutte le fasi della colazione dei miei, inclusa apertura e chiusura della scatola di latta dei biscotti. Poi silenzio… per poco.

Mi rigiro ancora, la coperta mi lascia fuori i piedi, parlo da sola, do un’occhiata al cellulare, troppo presto per alzarsi per una che studia di notte.

Chiudo gli occhi. Arriva il sonno. Dormo.

Ore 11.43 Pulce entra, mi tocca, intimandomi di svegliarmi e tirarmi su. Dico cose impronunciabili, sbiascicando parole e schiarendomi la voce, mi soffio il naso, apro un occhio – di solito il destro – la luce mi acceca, e cerco – ancora invano – di coprirmi con il micro cuscino che uso (il mio, quello di piume, unico cuscino al mondo che mi permette di dormire, ce l’ha mia nonna… cara nonna!). Butto via quella cosa che non è un cuscino, ma è un mini cuscino per arredo del divano. Sbuffo. Il mio corpo chiede caffé. Mi alzo e vado in bagno, sperando che dell’acqua gelata mi svegli da questo incubo senza fine. Macchè, sono sveglia eppure sono sempre nella pseudo camera. Scendo al piano di sotto, scivolando per ben due volte su quegli odiosi gradini di travertino liscio. A nulla vale quel finto corrimano messo lì per bellezza da mio padre – manie da ingegnere – la mia mano destra si appiccica alla parete liscia, non mi dà sostegno, ma ce la faccio a tenere l’equilibrio e a non farmi gli ultimi gradini di sedere fino al tappeto.

Entro in cucina. Mamma parla a decibel inenarrabili a mia nonna che non sente nulla e le ripete in continuazione: “Non ti capisco, non ti sento!!”, vado fuori sul terrazzino e mi prendono strani ed insoliti istinti suicidi, chissàpoiperché. Vedo il bicchiere pieno del mio caffé, macchiato con del latte, 2 cucchiaini di zucchero, gira, gira e poi bevi.

Sfoglio il catalogo dell’Ikea con una Pulce eccitata, in vena di cambiamenti e mossa da progetti architettonici di stravolgimento della casa bolognese. Sonno, sonno, sonno. “Sì, sono sveglia! Sì… e la tv la mettiamo lì, meglio la cassettiera Malm, che lo scaffale!”… Entro in bagno in stato confusionale, gli occhi vorrebbero chiudersi, e cercare finalmente riposo e finire le mie ore di sonno. Eh no: “Metti in ordine le tue cose che hai lasciato in giro per mezza casa Eleonora!” – mi intima mi madre, aggiungendo che sono proprio disordinata – sto zitta per un po’, ma alla fine le faccio presente che tra me e una profuga non c’è tanta differenza, visto che non ho più il mio spazio per mettere tutte le mie cose e che sono costretta a fare come Pollicino. Mi sorride, mi dice che è ancora per pochi giorni. Io, sì sono paziente, ma tanto la prossima settimana parto, e lì forse una camera tutta mia, seppur minuscola, ce l’ho! Qualcuno mi ospita fino a quel giorno?

Profugosamente Elle!

Pensato da Elle at 19:10 | 142 Comments »

26 agosto 2006

Un sapore amaro per la fine dell’estate…


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Deve essere un po’ triste e strano starsene il sabato sera in casa, mentre tutti sono a fare una grigliata in montagna. Hai preso freddo, hai mal di pancia e anche un po’ di raffreddore, sei stanca di studiare e la testa duole. Tutta colpa del tempo che stringe, che scivola via, che ti incalza con i suoi ritmi.

Pile di fogli disordinati fanno da tappeto sul pavimento della mia camera di fortuna. La nonna si è presa la mia stanza ed io sono relegata al piano di sopra, sotto il tetto, soffrendo il caldo e poi il freddo in base agli umori delle correnti d’aria che si spingono fin qui.

Ultima settimana qui a casa, poi sarà di nuovo Bologna. Ieri l’ultimo giorno di mare, amaro, amarissimo, come non lo è mai stato. L’anno prossimo con tutta certezza non avremo più il posto nello chalet – o bagni – in cui sono cresciuta. Una scusa, soltanto una scusa hanno usato per mandarci via, ed io non posso che rimanere sdegnata davanti alla poca educazione di chi il cliente lo dovrebbe osannare. Ma in questo mondo funziona tutto al contrario, se dici ciò che pensi con sincerità, ti tornerà indietro solo tempesta. Non ci sarà più il mio ombrellone, nello chalet che mi ha visto crescere, non mi basterà fare cinque passi per raggiungere il lettino del mio amico Angelo, dopo aver scavalcato la salma di Mirigliani che vegeta lì gratuitamente da più di una settimana. Che tristezza riempie il mio cuore, che tristezza sapere che le persone difficilmente ti parlano davanti e che qualcuno, a cui eravamo scomodi, ha fatto di tutto per allontanarci. Non mi importa della struttura e di chi la gestisce, che le buone maniere non le ha e purtroppo non le imparerà mai, mi importa di tutti quei ricordi legati a quei quaranta metri di spiaggia, a quegli ombrelloni che prima erano arancio e verdi e che poi sono diventati bianchi e gialli.

Non mi importa ce ne sarà un altro, forse quello accanto. Ma l’amarezza rimane stagnante infondo al mio cuore, raschia i miei ricordi di bambina in costume, con le mani troppo piene di formine per fare altro. È brutto scontrarsi con una realtà che non arriva a capire queste cose, che pensa che nella vita conti fare soldi a palate e che l’unica regola che vige è sbattere in faccia agli altri tutte le possibilità. Vorrei potergli dire che forse tutto questo non conta se non sei capace di dire a un cliente in faccia che lo cacci perché ha osato lamentarsi piano di un uso selvaggio delle sdraio e dello spazio pubblico. Non si può pretendere che il rozzo diventi brillante, non si può pretendere di istruire colui che l’educazione non l’ha mai imparata e mai conosciuta. Chiudo un capitolo della mia vita che è durato lì ventisette estati, e prima di me la generazione dei miei genitori, per aprirne uno nuovo un altr’anno in uno chalet che non sarà quello in cui sono cresciuta. Forse un giorno ci passerò davanti, farò spallucce, e dimostrerò loro come si comporta un vero signore.

Amarevolissimevolmente Elle!

Pensato da Elle at 23:06 | 7 Comments »

14 agosto 2006

Discorsi prima di una grigliata notturna…

BourbonniereSylvie2.jpg

Image by: Bourbonniere Sylvie

“Allora quale è il tuo bilancio per l’estate?” – si siede senza chiedere il permesso e bevendo dalla mia bottiglia. Inerme la fisso e la lascio fare, ormai lei è una strana compagna della mia vita. Sbuffo solo un po’, la mia mente cammina a ritroso per unire tutti i tasselli immagazzinati per darle una riposta… “Anomala, è stata un’estate anomala”. Mi trovo sorpresa perché ho usato il verbo che uso per le cose passate. Prendo atto che questa estate è durata quanto un cerino.

“Non saprei dirti con certezza se mi sento o no appagata, strana mi sento strana, ma riposata e carica, ho anche un’insolita voglia di studiare” – nemmeno lei ci crede, stenta ad essere seria, mi conosce così bene che pensa che la sto prendendo in giro, e che anche io per una volta ho deciso di usare la carta dell’ironia, e abbia voglia di sbeffeggiarla.

“Sono seria, mai stata più seria di così. Questa estate la sento un po’ incompiuta, è come se sentissi di non aver fatto ancora qualcosa”, distende le mani sul tavolo, aggiustandosi sulla sedia e lisciando poi la stoffa del suo abito scuro.

Guardo lontano, oltre le nuvole che sovrastano la mia casa per morire dietro la cima del colle, annuso l’aria sperando di non trovarci quell’odore di umido che solo la pioggia che sta per arrivare gli dà.

“Pensi che pioverà? E se sì come farai per la grigliata di questa sera?” – il suo tono è perculativo – “Non ti ci mettere anche tu, tutto sembra girare al contrario, ho fatto mille telefonate, la cena ormai si farà; la casa è grande e c’è posto anche se il cielo dovesse mettersi a piangere”.

C’è silenzio adesso tra noi, lei non ha fretta di andar via, e so che sta pensando ad altre domande da farmi. Mi fissa, poi fissa il cielo con me anche lei. Un mio sospiro rompe il silenzio e le dà la spinta per continuare con il suo interrogatorio investigatore.

“E dimmi, come stai? Rispetto a qualche mese fa intendo. È un po’ che non piombo tra le tue cose. Sai, non è facile starti dietro, tu corri troppo, pensi così tanto che è come se mi fossi persa i capitoli centrali di un libro, quelli in cui si spiega tutta la storia!”… Sorrido appena un po’, perché non so da dove iniziare: “Sto meglio, e mi fa strano che tu ti preoccupi così per me, non sarai mica stata in ansia” – lei scoppia in una fragorosa risata, ha capito al volo il senso della mia battuta.

Lei, l’Ansia, è stata in ansia per me.

Forse deve aver letto questo blog, e deve aver notato la mancanza di post melensi e malinconici, e deve essersi preoccupata tanto per me.

“Ansia, questo tuo interessamento morboso mi preoccupa, dillo che vorresti vedermi piangere, dillo che ti manca un po’ vedere quei goccioloni salati farsi strada sulle mie guance…” – il mio tono è polemico, nasconde nervosismo e lei lo sa, incalza: “Uh la tua coda di paglia non finisce mai, ma non c’è un piromane che dia fuoco anche a lei?”. Sembra affettuosa e stranamente magnanima con me oggi. “Sto bene, ma mi manca la mia vita, qui mi sembra tutto così lontano, tutto così diverso. Vedo come se portassi degli occhiali che hanno il potere di distorcere la mia realtà. Ho bisogno della mia vita, di piantare la mia tenda dove sta il resto dell’anno”.

Non mi parla più, posso solo immaginare a cosa stia pensando. Si accende una sigaretta con eleganza, e parlandomi butta fuori tutto il fumo della prima boccata. Mi dice che ha deciso di lasciarmi stare, che quest’anno mi ha vista star male, e che a volte avrebbe voluto aiutarmi, cercando di spostare i massi che con il tempo avevo posato sul cuore. Mi dice che quando si sta così nessuno può fare nulla, che nulla allevia i nostri dolori come noi stessi, parla di forza di volontà, parla di luce negli occhi e di perduti amori. Mi confida che ognuno ha la sua di ansia, che ognuno in fondo al suo cuore sa cosa vuole, che ognuno prima di chiudere gli occhi sa cosa lo farà felice e cosa no.

Le sue parole non mi lasciano indifferente, vorrei dirle tante cose, vorrei dirle di un discorso fatto a inizio estate, di cosa mi ha toccato in quelle parole, di cosa ancora dolcemente mi dà brividi di paura, ma preferisco tacere, perché Lei non sempre è amica, perché Lei sa quale tasto dà suono alle mie note dolenti.

Scompare piano, salutandomi con un ciao, perché tra noi non c’è mai un addio.

Il sole si fa strada tra le nuvole, ed io sorrido perché la grigliata si farà.

Ferragostosamente insolita Elle!

Pensato da Elle at 16:44 | 280 Comments »

6 agosto 2006

Total relax

Alla fine decreti che a casa per qualche giorno stai bene. Hai chiuso la casa al mare a doppia mandata, hai messo le tue cose in macchina e via verso la tua città, hai anche trovato parcheggio sotto casa e in questi giorni di festa è stata davvero una gran fortuna. I giorni scorrono come chicchi di sabbia racchiusi in una clessidra e tu li fissi imbambolata da fuori. Passeggi tra le piccole vie strette della tua città medievale. Accenti francesi ed inglesi invadono la piazza principale, e tu cammini immersa tra pensieri leggeri, entri in libreria e leggi stralci di libri che prima o poi comprerai. Tiri fino a tardi la sera e la mattina ti alzi con un lieve mal di testa, trovi giovamento e un po’ di felicità nel dormire su di un materasso ortopedico, e senti la tua schiena ringraziarti al mattino.

Devi studiare, gli esami sono alle porte, devi recuperare: voglia, voglia dove sei finita? Forse deve essersi nascosta prima di partire e non devo averla messa in valigia… il mio tran tran mi sembra così lontano, come se fosse un sogno fatto millanta anni fa, ma la coscienza mi dice che non è poi così lontano e che prima o poi riprenderò la mia vita bolognese. Ne ho preso coscienza ieri quando sul sito della facoltà ho già visto bello e impacchettato il mio nuovo anno accademico, tutto scandito e pronto per essere vissuto. Ho solo tirato un gran sospirone ed il mio vicino di pc all’internet point ha fatto cucù dalla sua postazione, ma non deve aver capito minimamente a cosa io mi stessi riferendo.

Un foglio A4 ha impresse a penna tutte le mie date di settembre, date in cui dovrò passare brillantemente tutto quello che non ho fatto a luglio per pigrizia e per stanchezza. Le vacanze portano con sé un po’ di carica ed io mi sento bene, distesa, riposata, anche se poco abbronzata. Tutto sembra aver preso una bella piega ed io mi sento tranquilla, molte cose riposano, molte cose si imprimono su di me, e giorno dopo giorno assumono sembianze diverse, è come un dipinto ad olio su tela, puoi sempre aggiungere qualcosa e non stancarti mai del profumo della pittura…

Rilassatamente Elle

 

Pensato da Elle at 20:21 | 268 Comments »