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Archivio di maggio 2006

31 maggio 2006

Non ci siamo capiti forse…

Image by: James Christoph

Non ci siamo capiti forse…

Il vestito è di seta leggera, leggera, quasi impalpabile direi, i sandali lasciano una parte del piede scoperto, indi per cui non metterò calze, le braccia saranno nude – e solo in chiesa porterò un coprispalle – per tutti questi motivi non può e non deve fare assolutamente questo freddo, non è possibile che questa notte ho dovuto mettere la trapunta doppia, che riposava imbustata nell’armadio in attesa dei nuovi freddi, sì vabbè ma questa attesa nella mia testa va oltre i 10 giorni… Non è possibile che questa notte studiavo imbacuccata in una maglia di lana e sulle gambe una coperta di pile ed ho rischiato l’assideramento… la colonnina di mercurio toccava gli 11 gradi.. ripeto di seta… sandali e spalle nude un freddo atroce, mi sono svegliata che ero un baco da seta nel mio bozzolo, rimbambita, con i capelli sparati, tonta fino al punto da rimettere il latte in un mobiletto, invece che nel frigo…

Vago per casa vestita a strati modello cipolla style, spargendo fazzoletti al mio passaggio, tossicchiando qua e là e riempiendomi di pasticchette combatti e stendi allergia; nel frattempo ho stabilito una corrispondenza di pochi amorosi sensi con la geografia culturale e l’approccio semiotico, mi appassiono alle sorti del Lago D’Aral e prego i santi numi di non fare una figura pessima domani all’esame… Vivo sommersa dagli appunti, penso alle politiche demografiche e mi accorgo di avere un piccolo gap storico dalle guerre mondiali in poi… e mi ritrovo a riempire gli appunti di asterischi e post-it richiama memoria, o meglio aiuta memoria… ingnorante…

Per sentirmi forte ne ho fatto uno dove ho segnato tutti gli esami del primo anno ancora da superare e spero che domani sul primo ci sarà un bella riga rossa, simbolo che il primo ostacolo l’ho saltato con grazia e che non ci sono inciampata cadendo rovinosamente a terra! Farò come Fantozzi con le tacche….Poche ore ancora per ripassare,  ottimizzare i tempi e velocemente fare mente locale… ma questo freddo paralizza un pò tutto… venerdì vorrei andare al mare…, ma di questo passo ci andrò con il cappotto… Non ci siamo forse capiti… 31 maggio, l’estate dovrebbe essere tra noi… o al massimo posso chiedere che sia tra noi sabato? è forse chiedere troppo?…

ps. da oggi, se mi sarà possibile, renderò giustizia agli autori che disegnano le immagini che carico nei post, inserendo i nomi!

Infreddolitamente conservata e sotto esame Elle!

Pensato da Elle at 14:17 | 7 Comments »

30 maggio 2006

Dettagli…

Un timido sole fa capolino tra minacciosi batuffoli grigi fumo, dal colore potrei dire che sono ancora carichi d’acqua, lo sentivo nell’aria ieri che oggi avrebbe piovuto, l’ho sentito ieri notte mentre ero sui libri, e mentre la lampada rifletteva la sua luce sulle pagine scritte, cercando di mantener sveglio il mio cervello… Studiare di notte mi piace, c’è silenzio e la concentrazione è maggiore, certo è un dettaglio che gli occhi avevano dei pesetti che li facevano chiudere, è un dettaglio che ad una certa ora ha iniziato a far davvero fresco, così come lo è il fatto che abbia lasciato la finestra sempre aperta, così i dolci rumori urbani mi hanno accompagnato nello studio dell’esame che vado a “provare” giovedì…

Non l’ho mai fatto di buttarmi così in una situazione, io così paranoica-riflessiva-compulsiva, io così apprensiva, io che non mi presento ad un esame se non ho ripetuto tutto bene, se non riesco a intavolare una degna conversazione che mi permetta di collegare tutte le parti che ho studiato disegnandole con un capo ed una coda, ma stavolta cambio approccio, almeno per questo esame, mi sono detta: “Oh io ci provo e vediamo come và“… mi porto avanti la lettura del libro e intanto fisso i concetti principali ripetendoli…

E’ forse uno stupido dettaglio cercare di cambiare il corso ad una cosa, cercare di spezzare per una volta una routine, cercare di pensare che l’acqua possa iniziare a scorrere al contrario, e così questa volta decido di provare… il giorno prima preparerò le valige, e appena fatto l’esame tornerò a casa per una settimana, 2 matrimoni, tanti libri da studiare, il pc da portare a far aggiustare… tanta voglia di stare a casa, ma solo tra le mie quattro mura, forse andrò al mare, mi infilerò in una busta rosa e mi metterò all’ombra di una palma sanbenedettese, sperando che il sole mi colori un po’, in modo tale che il cipria dell’abito che ho comprato non mi faccia sembrare una piccola macchia chiara che cammina…

Sono dettagli se qui l’acqua scende a secchiate da questa notte, ed io mi immagino distesa sulla sabbia, seppellita da chili di crema e con un buon libro di lettura tra le mani, sono dettagli se questa notte dal freddo mi sono messa una maglia in più sopra al pigiama, sono dettagli se alla fine ho preso anche un pile, è un dettaglio che io non abbia chiuso la finestra… Io i dettagli li ho sempre adorati, forse perché sono un’eterna precisina – anche scassaballe se volete – ma io del resto le cose o le faccio bene o non le faccio per niente… mi piacciono i dettagli, mi piacciono in un vestito, mi piacciono su una borsa, mi piacciono sul viso di una persona, mi piacciono nel carattere, nei modi di fare, mi piacciono su una coppa di gelato su cui affondano i miei amati frutti di bosco… mi emozionano i dettagli, qualunque essi siano, basta che siano dettagli… particolarità, minuzie, quisquilie… tutte quelle cose che fisseresti sempre e non ti stuferesti mai…

Dettagliatamente come al solito Elle

Pensato da Elle at 14:43 | 8 Comments »

29 maggio 2006

Un morbido amichetto

C’è un peso sul petto che gli impedisce di respirare… Una poesia, una lettera, un cd e un morbido amichetto… toccano il cuore, toccano ogni parte di me, non fermano le lascrime che iniziano a scendere nella penombra della mia camera… come lame i ricordi arrivano, tagliano e trafiggono tutto quel che trovano, la vita si presenta arrivando come un’enorme onda che spazza via tutto, che ti bagna i piedi e i pantaloni mentre distratta fissi l’orizzonte…

Fisso l’orma che ho lasciato, il sentirmi dire che ho fatto la differenza per qualcuno, mi riempie il cuore di gioia e di tristezza allo stesso tempo, all’improvviso arriva il senso di colpa, quello che ci sentiamo sempre, che non c’è ragione che possa spiegare, perché mi sento così, perché mi sento di avere fatto forse del male, anche se mi viene detto il contrario… ho chiuso una storia che era iniziata da poco, perché non ce la facevo ad andare avanti, perché quello che avevo deciso di chiudere in un cassetto tornava in continuazione a farmi visita…

Imparo che forse non si fa così, che non si può decidere di girare pagina se non si è convinti, e così prima di andare oltre, prima di trovarmi ad annaspare in mezzo all’acqua alta, ho deciso che avrei dovuto cercare di capire me stessa e quello che il mio cuore mi stesse dicendo… tutto torna, tutto torna prima o poi… e con le lacrime agli occhi non riesco a capire il perché di tutto questo, perché cercare di capirsi non è una cosa poi così facile… Ho smesso di farmi domande, ho smesso di chiedermi a ripetizione del perché alcune cose della mia vita hanno preso strade che le hanno fatte allontanare per sempre, ho smesso di pasteggiare con i ricordi che lasciano solo l’amaro,  ho smesso di fare molte cose forse perché si arriva inevitabilmente al punto del non ritorno per cui non ce la fai a fare i passi indietro, ed io che nella mia vita ho sempre imitato i gamberi, andando sempre più indietro che avanti…

Le canzoni di questo suo cd vanno avanti, ed io non riesco a spiegare troppe cose, rimane tutto lì all’altezza della gola, non scende e non sale questo uovo sodo, ed io mi sento strana, triste, e vedo dal di fuori quella che è stata la mia vita fino ad ora, non riesco ad essere fortemente oggettiva, perché sono sempre troppo dentro con tutte le scarpe nelle situazioni che mi circondano… sembra di essere la protagonista di un assurdo film….

Dolcemente Elle!

Pensato da Elle at 14:08 | 59 Comments »

27 maggio 2006

Un circolo virtuoso?

L’aria non si muove in questo angolo della mia casa, la luce fioca rende irreale questo sabato sera, i libri, le fotocopie e le penne scandiscono questa mia serata all’insegna dello studio… a guardarla da fuori sembrerebbe vissuta da un’altra persona e non da me, forse perché non vorrei essere qui in questo momento, forse perché non vorrei esser sola, o forse perché fare dei lucidi sintetici ed esplicativi da esporre a lezione, non incarna per niente la mia idea di relax.

Voler essere da tutt’altra parte ed invece guardarsi e vedere le propria dita incollate ad una tastiera, la sveglia per domani mattina, e sapere già da ora che dovrò lottare con il sonno che queste nuove pasticche antiallergiche mi mettono… respiro male… ho cambiato medico, a giorni prenoto le prove, l’altro giorno non respiravo più, è stata una sensazione bruttissima… Uscire per un attimo dalla vita che vivi, non sentirla più tua, sentire che tutto quel che vedi non ti appartiene, mai ti è appartenuto e mai ti apparterrà, sarebbe strano sentirsi diversi, ma totalmente diversi al punto tale che se ci incontrassimo per strada nel guardarci non saremmo mossi da nessun sentimento, proprio come quando cammini ed incroci qualcuno che non conosci senza sentire nulla… Percepire che forse quel che si vive, alla fine, fa parte di un anello che si lega indissolubilmente a quello che lo precede e a quello che lo segue… che se l’ordine delle cose è quello, allora significa che tutto ha un senso, tutto è un circolo, e che alla fine tutti i nodi vengono al pettine…

Irreale senso che si attacca alla pelle, così come fa il sole questi giorni su di me, lascia tracce sul mio viso, piccole macchie sparse sulle guance, che come margherite coprono questo piccolo lembo di carne che copre glil zigomi… tutto è un circolo, forse non c’è per forza un inizio e una fine per tutto; inizio seriamente a pensare che tutto è per forza collegato a tutto, gli eventi di ieri si danno la mano con quelli di oggi, che a loro volta tendono la loro verso a quelli del futuro, per diventare a loro volta un giorno passato… No, non c’è un inizio ed una fine, non c’è un capo ed una coda, ma è qualcosa che continua da sempre e per sempre continuerà. Perché nella vita non ci sono compartimenti stagno, perché non esistono chiavi che ti puoi permettere di girare sperando di chiudere in quel cassetto e in un posto lontano della tua mente tutto quello che prima c’era, perché prima o poi anche solo per un attimo quel qualcosa torna a farti visita…

Magari stringe un pò il tuo cuore, l’orgoglio si affaccia, ti pizzica ancora una vecchia cicatrice, ma è così che va la vita, bisognerebbe solo capire come si fanno a trasformare tutti i circoli viziosi in magici circoli virtuosi, e spazzare via così la marmellata di tristezza che si spalma su quel che eri prima, su quel che avevi prima… Non basta non pensarci, non basta imporsi di non fare, forse davvero l’ammassarsi degli eventi che si aggiungono a questa catena possono sfumare i contorni di qualcosa che è passato…

Non c’è malinconia tra queste mie parole, non c’è un abbondante strato della suddetta marmellata, è arrivare a capire che la vita è solo un cerchio davvero perfetto…

Semplicemente Elle!

Pensato da Elle at 19:59 | 139 Comments »

25 maggio 2006

Come applicare una teoria psicologica a me stessa!

La nostra mente fa dei giri che spesso nemmeno immaginiamo, i pensieri arrivano da chissàddove e senza nemmeno chiederci il permesso, si installano lì tra le nostre cose, magari accanto ai panni da stirare o vicino alla pianta di bambù. Così come spesso sembra di capire che il cuore ha una ragione tutta sua, che forse ha davvero poco a che fare con quella “ragione” di cui spesso sentiamo parlare, perché se davvero loro fossero parenti – anche solo alla lontana – il cuore non ci farebbe prendere strade troppo tortuose per esser affrontate con tranquillità… Allora, cosa serve per camminare in questi dedali? Coraggio, forza, spirito? Non solo, e forse – come direbbero gli psicologi – un alto locus of control interno… perché se ce l’hai vuol dire che bene o male sei equilibrato e che riesci con un certo qual criterio a controllare e a valutare bene quel che ti accade…

E così ascolto una lezione di psicologia e scopro che potrei essere con quasi tutta certezza un soggetto campo indipendente, ovvero se mi sottoponessero ad un esperimento in cui ci sono due aste di ugual lunghezza, ma posizionate in modo tale da farle sembrare diverse, e mi chiedessero di dire quale è la più lunga delle due… ecco una volta presa la mia decisione, nessuno mi potrebbe far cambiare idea, anche se il resto delle persone mi dice e cerca di convincermi che la più lunga è l’altra… questa è la campo indipendeza, ovvero il non farsi influenzare dal giudizio e dalle idee che afferma la maggioranza… e così con una sana quantità di sangue bastian contrario nel corpo, posso pensare di far parte di questa categoria…Ma come tutte le teorie psicologiche qualcosa non mi si plasma bene addosso…

La psicologa incalza e infatti dice che chi è campo indipendente mostra delle funzioni cognitive di tipo analitico – il mio sopracciglio destro si alza di scatto in segno di dubbio, il grillo parlante, ben vestito come al solito, si siede sulla mia spalla e mi suggerisce tutto quello che di assolutamente non analitico ho fatto, gli do uno schicchero perché sono convinta che solo l’Ansia può averlo istruito così bene – … la prof continua “il soggetto in questione dimostra una forte autonomia e indipendenza di pensiero e quindi di giudizio“… e qui non ci piove son quel che si dice una cocciuta… “presenta inoltre un alto locus of control interno… una buona autostima e una forte introversione“… Il cervello inzia a pensare, il cuore batte, pulsa e segue la sua ragione, addentrandosi nei dedali che solo lui è capace di ripercorrere, alle pareti di questo labirinto ci sono fermi i ricordi, i miei ricordi, i volti, le azioni significative, io scavo, lui scava, gli dà una mano anche il cervello, che non so come, ma è riuscito ad arrivare anche lui qui – forse perché mente e cuore a volte non si possono staccare, perché ci sono fatti e momenti che muovono le corde più remote e importanti, perché la mano pizzica la corda, ma l’impulso glielo dà il cervello – vivi e ti ripieghi su te stesso creando una visione altamente introspettiva, ti vedi e ti riverdi, vedi e rivedi, chi come te era in quelle azioni, non sai cosa provi, perché è come guardare un film, perché è come essere un pesce che nuota nel suo acquario chiuso, e fai le tue bolle per respirare… e capisci che quell’introverso di cui parla la psicologa, non è quello che tutti noi possiamo pensare, ma significa capacità di guardarsi dentro, di analizzarsi e di capirsi, di mettersi in discussione, di farsi domande, interrogandosi sul perché delle cose e delle nostre e altrui azioni…

Applico questa teoria a me stessa, trovo un’unica incongruenza quella delle funzioni cognitive analitiche, ma ci penso meglio e mi accorgo di essere caduta in errore, perché analitico non vuol mica dire logico, analitico vuol dire che le funzioni cognifive di una persona fanno dei percorsi pressoché dettagliati e per questo analitici di tutto ciò che accade, ed infatti, non posso non definirmi una persona analitica, forse a volte penso pure troppo, riprendo il grillo e lo informo dell’errore, e che quel che lui voleva intendere è che io manco di funzioni cognitive logiche, così va meglio… sono fiera di essere una campo indipendente, non suggestionabile, profondamente analitica, ripiegata su me stessa, introspettiva, e con una forte autostima…

Psicologicamente in delirio per voi… Elle!

 

Pensato da Elle at 13:38 | 259 Comments »

23 maggio 2006

Prima o poi passa e te ne vai in vacanza… Oh, ma quando?

Listenig to: Real Sugar – Roxette 

Pensare che un’abbondante litrata di caffè si agiti nel mio esile corpo, insieme ad una discreta quantità di antistaminici e di rinazina, non deve dare una buona immagine di me… ma l‘aria è carica di sostanze nocive, il mio naso ha le stesse sembianze di una cipolla sott’aceto, il pacchetto dei fazzoletti è diventato la propagine della mia mano, e dulcis in fundo, come una pallina rimbalzo da una parte all’altra della città per seguire le lezioni e per cercare di definire il mio calendario di esami… Vedo persone che a lezione hanno già letto una buona parte dei libri,e consegnato molti dei lavori commissionati, io li guardo con aria smarrita e basita, cercando di capire in cosa sbaglio, insomma dove sta la falla del mio sistema organizzativo… dove è che il mio processo routinario fa cilecca?

La sveglia gracchia alle 7.15, metto i pedi nelle ciabatte alle 7.20, in cinque minuti prendo le cose per vestirmi – scelte la sera prima – accendo la macchinetta dispensatrice di fonte di vita, mi chiudo in bagno… alle 7.40 sono fuori, lavata e vestita, do il cambio a mio cugino, salgo in camera e rifaccio il letto, con annessa disposizione in tetris style dei mille cuscini e pelouches che ci sono su, ripiego qualche maglia, e si sono fatte le 7.50, poi 5 minuti li dedico totalmente al rito dell’aroma arabica, se c’è leggo anche un giornale, e quindi siamo alle 7.55… poi si passa alla fase ristrutturazione dell’espressione facciale, da rincoglionita a “bene o male sono felice di essere qui a lezione con tutti voi“, insomma anche detta fase trucco-stucco, si son fatte le 8.15/20. Poi se incontro Betta ci scambio due grugniti, cioè 4 chiacchiere, e alle 8.25 mi butto fuori casa, cercando di non inciampare per i due piani di scale che ovviamente faccio di corsa… cammino veloce, arrivo per la prima lezione alle 8.40 e l’ultima finisce alle 18,30… ora in cui raccolgo parti del mio corpo e del cervello con un cucchiaino, li metto in un contenitore a tenuta stagna, vago fino alle torri oppure taglio per viette, metto piede in casa alle 18.45, se per strada non ho incontrato nessuno… ecco arrivo e…

Il bagno è da pulire, ma prima ti fai una doccia, e già che ci stai ti lavi i capelli, esci dal vapore acqueo e lo stomaco brontola perché ha fame, cucini e si fanno già le 20.15 o 30 a seconda del piatto da preparare, mangi, fai i piatti, ti siedi che sono le 21.30, ma non ricordi né il tuo nome, né le tue origini, né quanti anni hai… vedi la tv e non capisci, il cervello cerca di compattarsi e di riprendere un pò di attività… posi il braccio sul bracciolo, di accomodi il cuscino dietro la schiena, gli occhi ti bruciano un attimo li chiudi e li riapri che sono le 00.30 se non più tardi… ti trascini in bagno, lavi le zanne, ti strucchi, passi un paio di pappette che pubblicizzano come ritrovati di miracolosa scienza, ti infili in una maglia, prendi un libro di studio e una penna, sottolinei qualche riga, ma quell’insieme di cellulosa ti vuole proprio dare qualche bacetto, infatti si avvicina al tuo viso di continuo, e alla fine quando te ne stampa uno sul naso capisci che è quello della buonanotte… lo poggi, lasci la penna, conti quanti segni blu hai fatto sulle lenzuola e sulle mani, punti la sveglia, spegni il cellulare, esco dalla rete dei miei contatti (come direbbe il mio prof), do un occhio all’orologio, dico una parola che non è tanto da signora, afferro che è tardi, spengo la lampada e sono in trance!

Dove sbaglio? Dove sono le crepe del mio sistema routinario? Dove è che non riesco ad ottimizzare il tempo? Oppure ho solo uno stramiliardo di cose da fare, e l’arco di tempo a mia disposizione non è quello che in effetti ci servirebbe per svolgere tutte le azioni da me sopra descritte?

Supervelocissimamente ma sempre qui Elle!

Pensato da Elle at 16:24 | 8 Comments »

19 maggio 2006

Esattamente e precisamente due anni fa…

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Due anni… già sono due anni, come sono volati, e a me sembra l’altro ieri, quando per la prima volta cercavo la definizione di weblog per implementare un dizionario sulla formazione… Due anni oggi, che a me sembrano un battito di ciglia, una folata di vento, proprio come quelle che velocemente entrano in una notte d’estate…

Potrei strizzare queste pagine e vederne colare tutta la mia vita, tutto quello che ho vissuto, e tutto quello che non ho vissuto, escono fuori tutti i miei sorrisi, e le mie lacrime, sembrerebbe di vedere sgorgare da queste parole colorate tanti piccoli fotogrammi, cerco di acchiapparli, fermarli e di vederli bene per sentire ancora mie tutte quelle sensazioni indipendentemente dalla loro natura. 

Tra queste pagine passano i colori, così come passano le stagioni, passo io, come fa l’olio con il colino, e non mi stanco di scrivere qui, si è vero il tempo mi stringe e mi strozza, ultimamente sono poco presente, ma non è per mancanza di cose da dire, è solo perché non mi rimane il tempo per scrivere, ed il più delle volte mi addormento e cado in trance facendo compagnia al divano…

Ma non posso non pensare con affetto a queste pagine, a chi giornalmente passa di qui per leggere la mia vita, e non posso dimenticare tutte le persone che ho cosciuto qui e a cui sono indissolubilmente legata, perché anche questa è vita vera, non è qualcosa di parallelo che non si incontra con la mia quotidianità, ma è qualcosa che sgorga dalla vita reale, è qualcosa che ci immerge profondamente le mani, non è mai finzione, non è spettacolo, non è una finta rappresentazione di me, sono io punto e basta…

Elle un palindromo, lo leggi sempre uguale sia che lo leggi al dritto che al contrario sempre quello uscirà fuori, un pò meno facile imparare a leggere dentro di me, come tutti del resto, si fa sempre un pò fatica a capire, perché siamo noi i primi ad avere diffocoltà a capirci, e alla fine sono contenta che tutta la mia vita non sia un palindromo, perché le cose facili non mi hanno mai affascinato e forse lo si deduce anche da tutto quello che ho combinato, ma non vorrei e non potrei mai dimenticare quello che mi ha portato fino a qui…

Due anni di baci per voi: per tutti quelli che leggono, per tutti quelli che ho conosciuto, per tutti quelli che hanno un pensiero per me (anche per chi non lascia un commento), per tutti quelli che mi scrivono delle mail, per chi mi critica perché anche da quelle si impara.. di cuore per voi…

Sinceramente Elle!

Pensato da Elle at 19:09 | 14 Comments »

17 maggio 2006

Che mi fa il pieno?

Scusi mi fa il pieno? Sa ne ho davvero bisogno, sono stanca, mi mancano le forze, l’allergia mi perseguita e all’estate manca per me ancora tanto! Se vedessi sgorgare dalla terra qualcosa che si avvicina molto ad una pozione ricostituente mi ci butterei addosso e cercherei non solo di berne il più possibile, ma di fare un po’ di scorta perché le mie energie iniziano  a scarseggiare.

Mi sveglio la mattina che sono in trance, l’aspetto non è dei peggiori però si vede che son stanca e che sono al limite delle mie forze e che sicuramente sto sottoponendo il mio cervello ed il mio fisico ad un enorme carico: il ritmo incalza, l’agenda si riempie infittendosi di impegni, scadenze, feste, compleanni, ma non trovo mai un piccolo spazio per me, per fermarmi e tirare un sospiro di sollievo, tappare le orecchie e lasciarmi cadere in un dolce e tenero relax. Ed invece continuo ad incastrare impegni tra impegni come se fossero colorati pezzi del tetris, ed io devo essere lesta, furba e accorta nel farli quadrare bene, in modo tale da passare al livello-scoglio successivo.

Impiego e frammento il mio tempo, divido la mia giornata in unità, come fa Will Freeman in Un ragazzo del mio amato Hornby, e adesso che ci penso le unità più numerose si concentrano tutte sull’università, oggi, ad esempio quando sono tornata dalla lezione poco prima di far pranzo mi sono messa a lavorare per un progetto che devo presentare lunedì, continuando così il mio cervello entrerà in loop, poi in stand by e poi non si riaccenderà più… posso quasi ascoltare la ventola soffiare per cercare di raffreddarlo.

Il clima non aiuta, fa caldo, di notte però dormo come una pera lessa, ieri sera mi sono addormentata vestita e truccata sul divano, un attimo prima ero presissima nel vedere per la centomilionesima volta Frantic e poi bum, il vuoto, mi sono ritrovata dopo un pò che me la dormivo alla grande, a bocca aperta – causa allergia – con il fazzoletto in mano e con la testa piegata ad angolo retto sul bracciolo… e così tra dolori lancinanti, e con aria rincoglionita, sono andata in bagno, ho quasi perso l’equilibrio e per poco non finivo nella vasca – tanto stanca come ero avrei dormito anche lì – ed infine mi sono messa a letto, Pulce mi ha infilato il pigiama e mi ha tirato le coperte fin sotto al mento, come al solito si è preoccupata di tirare bene la tenda affinché nessun alito di vento fresco possa causare strani raffreddori, ma io ci sono abituata non riesco a non dormire con i rumori che vengono da fuori, mi fanno un pò da ninna nanna!

Così come adesso Pulce intona il mio nome con una vocetta da bimba, le sorrido e mi unisco anche io in questo gioco infantile di buffi rimandi che ci piace tanto, una davanti all’altra, una incollata ad un portatile, l’altra ad un altro, le nostre propagini, l’una che si fa forza con l’altra, una convivenza scoperta, qualcosa di inaspettato, unite come non lo siamo state mai… e così scorre frenetica la mia vita, unita, legata, incasinata, veloce, emozionata, sbrigativa, stancante, ma vibrante…

Velocissimamente Elle!

 

Pensato da Elle at 20:49 | 6 Comments »

14 maggio 2006

Non voglio esser capita, ma odio essere fraintesa…

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Listening: Because the night – Patty Smith

Dormire sonni agitati, fare sogni in cui cadi senza mai toccare terra, perderti nel terrore perché non sai dove andrai a finire. E non basta svegliarti nel buio della notte e capire che non ti è successo nulla, che se le coperte ti avvolgono, allora significa che sei nel tuo letto e non può succederti nulla, e non ti basta percepire il ticchettio della pioggia sul tetto per dire al tuo cuore di riprendere il suo battito regolare e riportare il tuo respiro ad un normale sali e scendi del petto. Non ti basta percepire la tranquillità che regna, anzi forse quel silenzio muto è più assordante di tante urla tutte insieme, un sibilo si propaga in tutta la stanza, bevi un goccio d’acqua per spezzare il silenzio, cercando di rilassarti…

Brutti sogni legati a ricordi, ma ricordi che nel delirio onirico si trasformano prendendo sembianze che ti agitano spiazzandoti, pugnalando il tuo cuore, seccando la tua gola, ma inondando i tuoi occhi di acqua salata, un viso o forse due, o tre, e senti l’ansia che si è seduta sul bordo del tuo letto, deve essere entrata dalla finestra, lasciando i suoi umidi passi sul parquet, non hai più sonno, perché quel che hai visto te l’ha portato via e forse rimmarrai sveglia fino a quando da sopra le nuvole grige il sole uscirà, tingendo tutto quello che c’è sotto di un colore lattiginoso…. Cosa c’è da ridere, e tu cosa hai da piangere ancora, e tu ansia non ghignare, non cercare di sfottermi, vorrei vedere te al posto mio, come adesso vorrei vedere al posto mio una marea di persone, non voglio essere capita, ma odio essere fraintesa, così come non sopporto essere giudicata senza validi e fondati motivi…

Qualche pugno alla pancia del cuscino per far si che le piume contenute si distribuiscano omogeneamente sotto il peso della mia testa, e così con gli occhi fisso l’artificiale cielo stellato della mia camera, ma niente porta in questa camera buia un soffio di tranquillità… continuo a ripetermi che tutto passa, che tutto scorre, che la vita come l’acqua dove ci immergiamo non è sempre la stessa, che oggi ha un sapore e domani ne ha un’altro e domani l’altro ne avrà un altro ancora. L’ansia ride, prende sulle sue gambe il gatto nero e lo accarezza, si dimostra mansueto il felino, ti giri di spalle, conti le pecore, o forse le lacrime che hai versato, rabbia ed orgoglio, senti la tua anima dura e fragile, è come l’argilla trattiene ma poi si amalgama, forse qui sta il mio errore, per una volta vorrei trasformarla in uno di quei marmi secolari che nemmeno l’usura del tempo riuscirebbe a scalfire e così mi erigerei in piedi ed altera sopra a tutto e tutti, solo per una volta, solo una volta vorrei tutto questo, per orgoglio, per spirito di sopravvivenza, per rabbia, per forza di carattere, per decisione… e non ritrovarla invece statua di tufo, minata da qualsiaisi cosa la sfiori, sensibilmente reagisce a tutto, sia a un duro e violento colpo di martello così come ad un lieve sfioramento di una leggera piuma… ma forse la bellezza della vita sta nella capacità di non lascarsi indurire dalle difficoltà, ma di mantenere un’anima intatta…

Decisamente Elle…

Pensato da Elle at 15:20 | 6 Comments »

12 maggio 2006

Laboriosamente Elle!

Il mio cervello adesso è pappa, ma non quella pappa che si può mangiare o usare per altri scopi, è qualcosa di assolutamente inusabile. Dall’una alle 18.45 è stato sottoposto a stress da laboratorio – ben 2 per l’esattezza – e adesso ho un cerchio alla testa che è proprio come un tutù di una ballerina. Ho troppe cose a cui pensare che si ammassano al fine settimana, scorro la mia agenda e sono piena di scadenze, devo pensare nella mia testolina – che ultimamente va sempre più a criceti infartuati – ad un’ipotesi di progetto sull’applicazione delle tecnologie dell’informatica e della comunicazione alla pubblica amministrazione, ovvero analisi del fabbisogno, contesto lavorativo, utenza, metodologia e strumenti: quello che viene definito un progetto formativo, il mio pane quotidiano – si spera – un domani.
Ora, le cose stan così: il prof – che ha una testa tanta – ma esperienza di insegnamento universitario pari a zero, ha instaurato con noi un rapporto a dei massimi livelli, in parole povere: ci parla come se fossimo tutti progettisti quasi fatti e come se nutrissimo il nostro corpo a suon di fondo sociale europeo, pubblica amministrazione e infine progettazione come cacio sui maccheroni.
 
Gli sguardi attoniti, la bocche spalancate, e un certo qual imbarazzo si sono fatti vivi quando alla ottantesima slides iperprofessional, il prof deve esser stato colto dal dubbio che noi quelle cose le abbiamo masticate davvero poco, ho preso in mano la situazione, aprendo bocca – anche perché i miei compagni di corso sono peggio delle mummie – ho spiegato molto da vicino la nostra realtà universitaria, e che fatti salvi alcuni corsi davvero mirati, il resto cela dietro al nome un programma fuorviante e spesso poco attinente con la pratica lavorativa. Non basta un tirocinio – dove spesso vieni preso per schiavetto da mettere accanto alla fotocopiatrice, o valletto porta caffè – ma forse decidere di calare nella realtà le materie che studiamo schifo, schifo non ci farebbe.
Ma, e qui si apre l’annosa questione, ci troviamo di fronte ad un problema davvero grosso, in primis la voglia dello studente di sbattersi per aggiornarsi laddove il corso di studi non arriva, e secondo far capire ai professori quanto spesso i concetti spiegati rimangano appesi in una sorta di limbo della memoria che appena fatto l’esame – non in tutte, ma nella buona parte delle menti – prende la strada del cestino, con tanto di rumore della carta che si accartoccia simil windows-style.
 
E così dal tragitto da medicina legale a casa mi sono persa nella creazione di un’ipotesi per questo lavoro che mi interessa particolarmente, del resto che senso avrebbe sennò studiare, spendere tanti soldi, se poi non vuoi vedere applicati tutti i tuoi sforzi? Le antenne mi si sono rizzate quando lui ha detto che se il progetto presentato è valido ed ha buoni spunti, si potrebbe trasformare in una brosa di studio per metterlo in pratica… Così come l’ape fa con il polline, così elle ha iniziato a pensare che questa potrebbe essere un’idea per spezzare questo circolo vizioso che non porta a nulla se non a poco. L’idea mi alletta, anche se non so bene da dove inziare, dovrei prendere il toro per le corna e farmi venire un’idea, non un’ideona che sarebbe inapplicabile perché ahime mi mancano molti strumenti, ma qualcosa davvero fattibile, che sia ad hoc per un’esigenza vera e sentita…
 
Laboriosamente Elle!
 
 
 
 

Pensato da Elle at 19:13 | 263 Comments »