parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere
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Archivio di aprile 2006

29 aprile 2006

Alternanza caldo-freddo :(

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Svegliarsi con i cielo scuro, grigio, carico ancora di acqua, sentirsi stanchi perché hai dormito poco per  l’alternanza caldo-freddo che non ha permesso un sonno continuo, ma l’ha dipinto con tratti discontinui, bruschi risvegli, arsura, lancio di cuscino, cambio del pigiama… e così nella mia stranezza alle 7.15 prendo coscienza del fatto che devo per forza essere ad una lezione alle 8.30, e così anche se fa un pò freddo, anche se il cielo minaccia di piangere, esci lasciando la tua casa addormentata, le vie sanno di disinfettante, quasi nessuno per strada…

Una via Zamboni deserta, stranamente pulita, solo le campane ti fanno capire che qualcuno di vivo c’è, cammino sotto ai portici, sento solo i miei passi e il campanello appeso alle mie chiavi tintinnare nella tasca anteriore della borsa, nessun’anima viva, nessuno che ti “offre” biciclette o polverine di dubbia fattura, nulla, niente di niente, ti piace questo insolito volto di Bologna, ti piace questa zona universitaria priva del suo peggior carattere, priva della sporcizia, priva della droga, priva di sguardi furtivi e di persone che stringono a sé le proprie borse, e anche io non ho lo sguardo basso perché la via è un pò come se fosse mia, ed è silenzio…

E c’è silenzio anche adesso, tra i profumi della cucina, della pioggia e dell’odore dell’aria quando è fresca, non c’è nessuno, sono sola, caduta nel baratro del dubbio amletico se studiare o non studiare questo è il problema, voglia di uscire, di spendere qualche ora per me, il senso del dovere mi tira per la maglia, la voglia, che mi fa brutti cenni, va e viene, proprio come il freddo ed il caldo questa notte… e digito piano su questi tasti neri. La lista delle cose da fare si allunga, vorrei poter dilatare il mio tempo come quando si tira un chewingum, ma non è mica così semplice… Ho deciso che uscirò, così umorale, di stomaco, ma decisa a fare una passeggiata con la mia amica Anna alla ricerca dell’abito perfetto per le cerimonie a stampo religioso che mi aspettano…

Umoralmente sempre un po’ di più Elle!

 

Pensato da Elle at 13:42 | 5 Comments »

28 aprile 2006

SuperCaliFragiliSticheSpiraLidoso!

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Un timido, ramingo e quanto mai solingo raggio di sole è filtrato dalla finestra dell’aula magna, mentre il prof dal baffetto nero e dal completo grigio fumo di Londra cercava di attirara la nostra pigra attenzione sull’importanza della valutazione dei progetti formativi. Il sole filtrava e la pioggia svaniva, dentro di me sono stata contenta, contenta di non vedere ancora quel cielo bluastro riversare secchiate d’acqua sporca su Bologna. E così dopo un intenso pomeriggio di lezione esco, cammino sotto ai portici con il mio amico Giacomo, si parla di studio, di lezioni da seguire ancora per tutto il mese di maggio inclusi tutti i sabati mattino alle 8.30… ed infatti domani la mia sveglia gracchierà alle 7.15, mi riporterà prepotentemente e violentemente alla realtà, ed io con il broncio e i capelli sparati qua e là cercherò di non cadere giù dalle scale, prenderò il mio caffè che la mia cara de longhi mi preparerà e lo berrò nel silenzio di una casa dormiente e ronfante alla facciaccia mia…

E poco importa se in questi giorni sono a dir poco rincoglionita: del resto non sarà mica grave se in facoltà nella macchinetta che stampa gli statini per gli esami c’ho messo il bancomat al posto del badge pretendendo di stampare ugualmente il modulo, non sarà mica grave se per ben due volte ho messo il barattolo dello zucchero in frigo invece che nel mobiletto accanto a quello del caffè… sarà colpa dell’allergia, del naso che pizzica, degli antistaminici che mi fanno il solletico invece di risolvere il mio stato comatoso, della primavera, del calendario che gronda di cose da fare, del pc che è infestato di virus, malaware, spyware e non ne vuol sentire mezza di riprendersi… ed io sono nel panico più totale, il centro assistenza è nella mia città di origine e cerco attraverso programmi tappabuco di tirare avanti fino a che potrò consegnarlo nelle mani di chi me lo rimetterà in sesto…

E poco importa se devo ancora trovare qualcosa da mettermi per i matrimoni, che mi doni, che non debba stazionare da un’esosa sarta, che non costi uno sproposito, ma che sia elegante, fine e particolare nello stesso tempo… Ho stabilito una corrispondenza d’amorosi sensi con un vestito in un negozio di via Farini, non costa poi molto, ma il colore della stoffa richiederebbe un paio di scarpe nuove, e lì potrei aggravare seriamente la situazione pseudo-comatosa del mio conto corrente… E così, sommersa da dubbi amletici, sento il chiacchiericcio di chi il vestito l’ha comprato in boutique – che fa molto noblesse oblige -  di chi non ha nulla a cui pensare e che mi riempie di messaggini perché-è-il-caso-che-organizziamo-l’addio-al-nubilato-che-è-già-tardi, guardo il cellulare mandando direttamente a quel paese – per non essere ancora più fini ed educati – chi non ha un cacchio da fare nella piccola città di provincia da cui provengo, dove la più alta preoccupazione è cosa mettersi per andare a prendere l’aperitivo, oppure cercare di fregare sul tempo tutte le altre per accaparrarsi una magliettina che come te la compreranno altre 300 stronze… non so se rispondergli dicendo che studio di notte perchè di giorno ho lezione sempre, che ho pulito il bagno 5 minuti prima di mettermi a tavola per mangiare un pò di minestrone tradizionale Findus, che ingurgito kilate di yogurt activia perché anche il mio fisico non ne vuol sapere mezza di funzionare decentemente, ma sarebbe un ritratto troppo triste di me, o meglio forse non verrebbe nemmeno capita la mia situazione, il fare i conti sempre con il tempo che snocciola via dalle mani, come far entrare in quelle zucche vuote che non moltiplico i pani ed i pesci, figuriamoci il tempo, come far capire che le realtà sono diverse e che sono piena di preoccupazioni e problemi che manco se lo immagina, ma posso far capire questo a chi ha il problema fisso se andare dal parrucchiere il giovedì invece che il sabato? Pur nella mia fattanza sono riuscita ad aggiudicarmi un trenta ieri mattina all’esame, ecco perché non avevo scritto più!

Insomma direi che come picco di esaurimento stiamo messi bene, e dire che è solo l’inizio!

Incasinatamente come molti nella mia situazione Elle!

Pensato da Elle at 19:02 | 5 Comments »

25 aprile 2006

Il profumo della pioggia sull’asfalto…

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Dieci minuti esatti… questo è stato il tempo che ho impiegato a far scomparire dal cartone, la capricciosa che è arrivata poco fa a casa. L’omino della pizzeria si è fermato al primo piano, con il casco ancora in testa, era pakistano, aveva denti bianchissimi, io e la mia fame cieca l’abbiamo salutato, gli ho porto la banconota e lui mi ha dato il resto. E così veloce, ho aperto il cartone con su disegnato un bravo fornaio intento nel suo lavoro, e così veloce la capricciosa di lì è scomparsa, per materializzarsi tutta – meno un piccolo spicchio – laggiù, infondo al mio piccolo stomaco.

Ed è così che, dopo un intenso e prolifico pomeriggio sui libri, mi butto sulla pizza – certo non ottima – ma pur sempre una pizza, mi sono premiata per esser stata brava, per non essermi tanto distratta, per esser rimasta lì sopra quasi initerrottamente tutto il pomeriggio. Ed ora che la casa è in silenzio, io mi godo un pò di birra, la mente riposa, nelle orecchie non ronza più la mia voce che cerca di tenere a mente i concetti un pò astrusi dell’archivistica e della documentazione.

Stop. Pausa. Riposo.

Prima ha piovuto, per un attimo ho chiuso gli occhi, per un attimo ho sentito il profumo della pioggia sull’asfalto, mi è venuto in mente quando d’estate d’improvviso viene a piovere, lo stesso identico odore. Fa fresco, l’aria è un pò cambiata, è diventata più pungente, ho messo una felpa. Mi sono stesa sul divano, con la pancia piena, ma in silenzio, perché non ho voglia di parlare, perché non ho voglia di niente in particolare, perché vivo alla giornata, adesso più di prima…

Velocemente mi sono passati davanti agli occhi tutti questi anni, tutti questi mesi, tutte queste vite, tutte le mie parole, le mie lacrime – di gioia, di dolore, di rabbia – io piccola donna che non capisce, io piccola donna che si impunta nel non voler crescere, perché vorrei rimanere sempre bambina, perché non vorrei mai tornare ad aprire quello che il tempo ha chiuso. Gratto la mia superficie opaca nell’attesa che la parte lucida di me esca fuori, gratto fino allo sfinimento, perché dietro l’ombra c’è sempre la luce, perché dietro me stessa ci posso essere solo io e nessun altro…

Stop. Pausa. Riposo.

Con determinazione, con la forza, con la volontà di essere una persona migliore, un pò nuova ed un pò no – perché sono affezionata alle mie piccole vecchie cose – perché non cambierò mai, perché sono cocciuta come un mulo, perché continuo a fare quello che la mia testa mi dice, e non voglio protezione, non voglio ripararmi sotto a niente, perché è giusto che le intemperie cadano dove devono cadere, perché non ho paura di quel che sarà, perché la vita è bella quando la vivi così, ed io adesso l’ho capito. Perché è noioso giocare una partita in cui la tua pallina rimbalza su di un muro – ti tornerà così sempre indietro e tu non avrai sorprese – ed io questa mia partita la voglio giocare con me stessa, mi sdoppio moltiplicandomi, sono uno sciame di lentiggini che si muove a destra e a sinistra sul campo della mia vita, e non c’è sosta in questa partita, perché se ti fermi sei perduto… Saltello qua e là, è un gioco di dritti e rovesci, come fanno i ferri con la lana, loro possono tessere qualcosa che ci scalderà, come un maglione di lana, ed io cerco di tessere me stessa, arrotolando un filo che ho disfatto ormai troppe volte… Elle un pò Penelope, suda la tua fronte, la tela la fai, la pallina la rimandi e lei ti torna indietro a volte sì e alle altre no, così senza sosta, senza fermarsi, senza tregua…

Ed ora respiro, tu respira, lo senti questo odore? E’ l’asfalto bagnato perché prima ha piovuto…

Dolcemente Elle!

 

Pensato da Elle at 19:32 | 146 Comments »

24 aprile 2006

Non ora, non qui, non più…

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La primavera si fa sentire. Si fa sentire soprattutto la mattina quando non riesco, dopo il trillo della sveglia del cellulare, a buttarmi giù dal letto, mi rigiro un paio di volte, mi ripeto che dormirò solo altri 5 minuti, e poi quando apro gli occhi è giorno fatto da un pezzo, prendo il mio caffè con l’odore del soffritto che viene dal cortile. Forse perchè le mie notti iniziano tardi, per l’esattezza inziano quando tutti sono in una fase Rem avanzata, ecco, io in quel momento inizio a sbadigliare, infilo il segnalibro di metallo a forma di muso di gatto, lo poggio sulla mensola e spengo la luce fioca della lampada in carta di riso che troneggia sopra il letto.

In questi giorni penso a tante cose. Penso a me, alla mia vita, ad ogni singolo pezzo della mia vita. Mi scopro nuova, diversa, cambiata. Guardo gli altri parlare e parlarmi, ma è come se non lo facessi, ascolto solo me stessa, al punto tale che potrei essere entrata in una fase egoistica, e la cosa a dirla tutta non mi fa né caldo, né freddo. E vivo, piano, di fretta, senza tempo, senza ma e senza se, questo tempo che rimane appeso, in bilico…. e non mi faccio domande, non interrogo nessuno, non ora, non qui, non più.

Si impara dagli errori, rido, infondo al mio cuore spero di sì. Sbircio la lista dei miei errori, faccio spallucce. Non credo più a tante cose ormai, mi disilludo, e me ne frego. Reazione forte la mia, reazione di carattere – forte o no – l’importante che ci sia, perché chi non ce l’ha non va mica avanti. E poi a me non importa classificare o dare un nome al mio carattere: è quello punto e basta, così come sono umana punto e basta. E se c’è qualcosa che brucia ancora prima o poi si placherà. E se c’è qualcosa che prude prima o poi smetterà. Non ho tempo da perdere io non ora, non qui, non più.

Mi chiedo se ne ho perso fino ad ora, non rimpiango nulla del mio passato, quello che di me ne è adesso né mi meraviglia né mi compiace, siamo o no il risultato di quel che ci accade nella vita? Io penso di sì. E allora non mi stupisco se un giorno sono strana, e se quell’altro sono dura, se un giorno sono floscia e quello dopo sono una roccia, sono io questo basta, del resto non mi importa. Io sono io per come sono fatta, con gli angoli, con le lacrime e i sorrisi, mi vado bene così come sono, le cose gravi sono altre nella vita ed io non mi posso lamentare per quel che sono, da qualunque parte io giri questa mia vita, sento di dire che sono fortunata e questo è quanto, del resto non mi interessa più, non ora, non qui, non più.

Fortemente Elle!

Pensato da Elle at 18:27 | 4 Comments »

22 aprile 2006

Elle tra i puntini…

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Svogliatamente ho cercato di tenere la testa sui libri per più di tre ore consecutive, ma guardavo fuori, un momento per fissare le rondini, un altro per sentire il calore del sole sulla pelle. Fuori c’è una luce ancora calda, sono sola, ed è calma piatta, forse una calma apparente, fuori come dentro. Questa notte Claudia era seduta alla sedia della mia scrivania e parlavamo di noi, io stesa sotto una coperta ascoltavo e parlavo, mi sono persa nei miei discorsi, ma avrei voluto perdermi del tutto per tornare un’altra volta ma diversa, nuova.

Mi sono addormentata tardi, dopo aver decretato che il piumone è troppo pesante, e così nel buio della notte ho aperto la finestra ed ho aspettato che la luce di fuori colorasse un pò di grigio e di blu le pareti della mia camera, mi sono addormentata fissando la tenda che piano piano al passaggio del vento si spostava. La luna si rifletteva nello specchio sopra la mensola, troppi pensieri per riposare tranquilla, troppe inquietudini.

Mi sono svegliata e l’Ansia era seduta al posto di Claudia, in segno di sfida mi ha guardato con fare altezzoso ed io senza forze l’ho lasciata fare, l’ho lasciata fare perché non mi importava nulla, perché mi sono girata dall’altra parte e con il mio fardello di domande mi sono riaddormentata per svegliarmi ancora all’alba, con le rondini mattutine che mi hanno dato il buongiorno…

Cerco di star in piedi senza perdermi d’anima, ma le lacrime scendono se ascolto una canzone, se vedo un commento, se leggo una poesia strappata al libro che la conteneva, e so che altri occhi versano lacrime. Mi guardo indietro e capisco di essere diventata una donna, ma questo abito mi sta stretto, io eterna bambina, nel cuore, nel fisico, nell’anima. Chi non ha sofferto mai per amore, non può capire, non può nemmeno immaginare come si può stare dopo 4 anni di alti e bassi, è come quando prendi freddo e poi caldo, va sempre a finire che stai male no? E così io mi leggo in queste righe ripetitiva, noiosa, neniosa… ma è così quando non si sta bene, tutto diventa un puntino, e tu sei solo su quel puntino, mangi con quel puntino, dormi con quel puntino, esci e cammini con quel puntino.

Sbroglio la mia matassa, scrivo qui quel che ho dentro perché così mi sfogo, stasera mi portano fuori in giro per la mia Bologna, ed io sarò con il mio puntino!

Puntigliosamente sempre di più Elle!

Pensato da Elle at 19:31 | 7 Comments »

21 aprile 2006

Il mio castello di sabbia…

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Confusione. Solo questa parola riesce più di tutte le altre a spiegare il groviglio che si è creato, quel groviglio che ancora una volta si è presentato prepotentemente davanti alla mia vita sbattendoci contro. Barcollo, perdo l’equilibrio, cado ancora una volta. Ripetitivamente, ciclicamente qualcosa di ieri torna a far danno nella mia vita, caos e ricordi si attaccano sulla pelle, mi stringono, ed io come uno straccio intriso d’acqua verso tutte le mie lacrime ancora una volta.

La mia vita è una videocassetta dal nastro ormai liso, avanti e riavvolgo, play, stop, avanti, riavvolgo… Mi si stringe il cuore, lui ha pianto ed io con lui, non mi sento forte, non mi sento serena, per questo decido di rialzarmi da terra da sola, perché non voglio che nessuno sia il mio bastone, perché per far andare bene una storia le ombre del passato devono essere dissipate, e non devono essere un tuo prolungamento costante…

Non cancello nessuno, non perdo i ricordi, io che non sono capace di tagliare i ponti con niente, io che sono così legata a tutto ciò che entra in contatto con me, io che piango, io che ieri sera, stanotte e stamattina ti ho visto piangere, e sapere che io sono la causa di tutto… Sono stata in giro tutto il pomeriggio, avevo un’aria smarrita, mi sono chiusa in libreria e alla fine ho comprato un libro, che va ad aggiungersi agli altri sulla mensola…

E fa male da morire, capire che la strada fatta fino ad ora è stata poca. Fa male capire che quello che di storto c’è deve essere ancora raddrizzato e si tratta di ferro, non d’alluminio. Non mi chiedo cosa sia la felicità, non mi ricordo nemmeno l’ultima volta che è stata con me, e forse se mi passa vicino non sono nemmeno in grado di riconoscerla. Io che ho un carattere forte, io che ho sempre il sorriso, io che ho reso opaco il mio smalto, io che ho bisogno d’aria, io che ho bisogno di tornare a vivere, perchè è da troppo tempo che non lo faccio…

Ventisette anni non sono tanti, ma non sono nemmeno pochi… ed io che mi sento così strana, ed io che sono stata sempre così diversa, ed io che credo in tutto quello che faccio e che mi si dice… io che chiedo sempre perché, perché ogni cosa è ed ha un perché… forse… Io che incamero, io che quando sono amareggiata mi chiudo in me stessa, riflettendo… Non cambio, non posso impormi delle cose, io non ce la faccio a costringermi.

Io non posso ritagliarmi il mio piccolo spazio dove vivere bene, non posso costruirmi il mio castello di sabbia, inforcare un diadema tra i capelli, indossare un bel vestito e recitare la parte della principessa felice, perchè come passo il ponte levatoio, vesto di stracci, perdo la corona, e vedo crollare il mio castello… perché le fondamenta di sabbia non reggono ed io voglio un castello di pietra che non tema l’acqua, che non tema il vento… non voglio vivere in un’unica bolla di sapone…

Tristemente Elle…

Pensato da Elle at 21:32 | 191 Comments »

19 aprile 2006

Ascoltarmi…

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Ultima serata in questa città. L’odore di pioggia si mescola al colore scuro delle nubi. Il campanile della piazza è illuminato, posso distinguere il colore chiaro del travertino, annuso l’aria fredda, e il gelo pervade le mie mani, mi tiro la maglia fin sotto il collo, sospiro. Giro per casa, studio e ripasso quel che mi rimane per l’esame ormai alle porte. Sono stati giorni strani, non ho aperto nemmeno un uovo, forse perchè non li ho voluti, forse perchè altro c’era e c’è nella mia testa.

La realtà cade in terra e si spezza, frantumandosi in tanti pezzi diventando le realtà, e così la ragione mi dice che ci sono tante strade, che tutto fa male, che quel che eravamo forse siamo, muoriamo per rinascere, ed io mi sento così diversa dall’Eleonora di una settimana fa, e mi fa male, queste ferite prudono, così come prude il rancore, così come l’immagine di me riflessa nello specchio. La vedo quella faccia che è pensierosa, la vedo aggrottare la fronte, vedo gli occhi perdersi. Non mi piango addosso, forse è il corso delle cose. C’è un principio ed una fine in tutto e per tutto.

La matassa si ingarbuglia, e qui tutto diventa così grande e così scuro, e non manca né il coraggio né la determinazione, non sono né affranta, né passiva, è come un sasso nella scarpa, è capire che sei arrivato ad un punto e che non stai ancora bene e che la strada è ancora lunga. Rimango ferma per un attimo, non è una situazione di stallo, non mi manca l’attività – come ho letto nel commento di Freccia – è difficile spiegare l’insieme che si agita dentro, la consapevolezza di non essermi ripresa, la certezza di aver messo piede in questa città e di aver capito che il lavoro da fare su me stessa è ancora troppo lungo.

Ho paura, ho paura di quel che c’è dietro, davanti, accanto a me… non ho paura di camminare in avanti, ho paura e basta. Sono insicura, ci sono nata, ma in questi anni lei è aumentata, dieventando grande, sono decisa nel recidere parti di essa che fanno di me un essere traballante e lacrimoso, perchè non sono questa, perchè non ho mai zoppicato per troppo tempo, perchè non mi piace crogiolarmi nelle scuse, perchè non amo rotolarmi nelle situazioni che pungono come spine. Capisco tanto, vedo quello che sono, ma non mi riconosco del tutto, è questo quello che mi dà più fastidio. Ho le mie sbavature, ho i miei cigolii, ho ancora qualche ferita, zoppico, e per stare bene in piedi e camminare spedita, ho bisogno di essere nitida, di non produrre rumori, di non perdere sangue, e di buttare le stampelle una volta per tutte…

Solamente Elle!

Pensato da Elle at 19:59 | 134 Comments »

14 aprile 2006

Piatti, piattini, piattucci…

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Mi sono persa tra tazzine, piatti piani, fondi e zuppiere. Ho visto batterie di pentole in acciaio satinato, ho scelto il regalo per una mia cara amica che tra poco più di un mese farà il grande passo. Ho dato una sbirciata alla lista e l’ho immaginata nel mentre in cui insieme hanno scelto i piatti in cui mangeranno, le pentole dove prepareranno le loro cene e i loro pranzi… ho pensato a quanto deve essere bello scegliere e proiettarsi nel futuro, in una vita insieme. Mentre sceglievo il regalo mi è venuta un pò di tristezza, mentre fissavo il servizio da diciotto ho sentito la cupezza di questa città venirmi addosso, appiccicarsi alla mia pelle, ho sentito un’irrefrenabile rabbia, una morsa che mi ha stretta e che per poco non mi ha lasciato respirare, mi sono chiesta se mai ci sarà anche questo per me… poi fissando una tazza con un gatto disegnato ho sorriso ed ho cercato di scacciare quei tristi pensieri.

Nel silenzio dello studio, tra poster di Klimt e videocassette d’autore, ticchetto piano sulla tastiera del pc a criceti, poca la voglia di uscire, la tv parla ma non l’ascolto, una rivista è buttata per terra, ho voglia di cioccolata, ho voglia di essere in altri posti, ho voglia di prendere una spugna e cancellare tutto quello che fa male quando sono qua. Dormo in una stanza e mi sveglio che non so dove sono, stringo il cuscino per non sentirmi sola, sogno bolle di sapone dove chiudermi, cerco rifugio tra queste righe. Cerco quello che sto costruendo adesso, mi ripeto che devo essere forte, mi dico che devo essere dura, mi ritrovo ad un aperitivo con un’amica, lui passa e si ferma ed io non sono proprio un angelo per le parole che dico, ma non ce la faccio a far finta di nulla, non ce la faccio a recitare la parte di chi adesso si è dimenticata tutto, non riesco a fare come se nulla fosse, perchè io non sono capace di esser finta.

C’è una nuova persona nella mia vita e per lui io vorrei essere tutto quello che ero prima, questa storia mi ha cambiata, i rospi ingoiati induriscono lo stomaco, pietrificano a volte il cuore, ed io mi sforzo di sciogliere quello che lui ha calcificato, cerco di tornare ad essere quella di una volta, forse non lo sarò mai più, forse nessuno mi capirà perchè io stessa non mi capisco più, non capisco come non si possa capire cosa significa aver amato una persona talmente tanto da non far finta di nulla se adesso c’è un’altra che prende quel che io desideravo… mi ripeto che forse doveva andare così e che non sempre quel che pensiamo sia fatto per noi è l’abito che ci calza meglio di tutti… lui non era la mia taglia. Non è vero che non ci sono ragioni, non è vero che non si può spiegare perchè adesso si e prima no, una motivazione c’è sempre, allora incasso, e volto questa pagina perchè non ho più tempo e voglia di cercare di capire chi non mi sa dare una valida spiegazione alle sue azioni…

Devo pensare alla mia persona, alla mia salute che mi sta un pò abbandonando, ai miei problemi da risolvere, alla matassa che è ancora da sbrogliare, devo prendere il tempo da regalare ad una persona da amare, a cui presentarmi per quel che sono, voglio provare ad incastrare i miei pezzi con i suoi e sedermi e vedere come và…

Dolcemente Elle!

Pensato da Elle at 21:01 | 141 Comments »

12 aprile 2006

Elle nell’uovo di Pasqua!

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Sono stati giorni intensi, giorni in cui la sera gli occhi pesavano come se ci fossero dei massi adagiati sopra, e le gambe anche quelle facevano male, stese mi davano noia, in alto mi pulsavano, rannicchiate mi davano coltellate. Lavorare in fiera è stato massacrante, lavorare in fiera per pochi soldi – ma che mi servivano – mi ha distrutta a tal punto che la sera non riuscivo nemmeno a scrivere un post per dare un piccolo segno della mia presenza, leggevo i commenti, leggevo le mail, ma la forza di pigiare i tasti e comporre parole proprio non ce l’avevo.

E così adesso in un clima autunnale scrivo questo post, la valigia è pronta, ho già perso un treno, quello delle 13.29, tra poco mangerò un piatto di pasta, andrò in stazione e cercherò di salire sul treno delle 15.29, con un biglietto senza prenotazione, ci sarà il delirio, ma questo è quello che mi aspetta, viaggerò in piedi per 3 ore e mezza, se tutto va bene e salvo ritardi, rientro in patria solo per la settimana di pasqua, poi sarò di nuovo qui, tra le mie cose, tra i miei esami da dare, tra la primavera bolognese da vivere.

Ha vinto la sinistra, arriccio il naso, questa storia mi puzza, ne vedremo delle belle ne sono sicura, mi sento molto Cassandra ma non penso che una coalizione così frammentata al suo interno riuscirà a risolvere i problemi che affliggono il nostro paese, io il mio dovere l’ho fatto, l’ho fatto dopo esser uscita dalla fiera alle nove domenica con le ginocchia che mi si piegavano e le tempie che pulsavano…ma è valso a poco. In ogni caso aggiornerò il blog, non si ripeterà la stessa cosa della Cosmoprof, drogherò i criceti della linea super lenta della mia casa patriarcale e scriverò ancora…

Un’occhiata alla valigia e allo zaino alzo le sopracciglia “la veggo buia”… spero di riuscire ad arrivare a casa, anche se tante cose mi mancheranno qui

Velocemente in partenza Elle!

 

Pensato da Elle at 12:48 | 8 Comments »

7 aprile 2006

Elle alla Cosmoprof va in TV!

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La stanchezza spezza le gambe, piega le ginocchia, mi fa sognare il letto, un cuscino fresco su cui poggiare il viso stanco, la testa anche quella duole un pò. Ho parlato tutto il giorno in francese, ho chiuso contratti, e trattato con persone che avevano la testa un pò duretta. Lavorare in fiera è stancante e faticoso, non mi è dato fare la bella statuina nel mio stand, ma devo stare dietro ad un bancone lungo 10 metri e vendere delle ciocche per exstension… portare una magliettina carina e da domani forse anche il cappellino… che dire? Bhè, che stamattina me la sono fatta a piedi fino in fiera perchè gli autobus erano in ritardo, ho pranzato alle 16.45 sbocconcellando dietro alla porta del magazzino i miei panini, non mi sono presa nemmeno un caffè, e alle 18.30 sono salita in coma nel primo autobus che mi portava in centro.

Mi portava avanti la forza di inerzia. Accendo il cellulare e trovo chiamate perse e messaggini, la mia mamma mi dice che mi hanno ripreso in tv, io ce lo sapevo, glielo avevo detto al tipo della RAI di tagliarmi fuori, ed invece no… non mi ha dato retta e per telefono mi sono dovuta sentire mamma che mi diceva: “Avevi una coda alta, ma perchè hai lasciato gli occhiali???” eh valle te a spiegare che questa notte non ho chiuso occhio e che questa mattina i miei occhi erano gonfi come due zampogne e le lenti a contatto non ne hanno voluta sapere mezza di adattarsi… e poi ha continuato: “E poi portavi i jeans ed una magliettina con lo sponsor“, non so perchè, ma tutti pensano che se una ragazza lavora in fiera deve andar vestita con i tacchi e anche un pò da battoncella… io allibita ne ho viste passare alcune, ed ho pensato che non mi spoglierei così nemmeno per 200 euro al giorno, a tutto c’è un limite, cribbio…

E così adesso tazza di camomilla alla mano guadagno la mia branda sperando di dormire sogni tranquilli, di ricaricare le mie pile perchè domani è solamente il secondo giorno di calvario…

Laboriosamente Elle!

Pensato da Elle at 22:29 | 141 Comments »