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Archivio di febbraio 2006

27 febbraio 2006

Prendi le tue stelle!

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Camminare piano con i calzettoni sul pavimento nudo è una cosa che mi è sempre piaciuta. Entro piano al buio nella mia stanza facendo attenzione a non urtare con qualche angolo vivo, accarezzo il piumone e mi stendo piano tra quei cusicini, mi perdo in un profumo e l’oscurità mi tiene dolcemente compagnia facendomi sentire meno sola. Dal soffitto scendono mille stelline ed io le voglio tutte per me, voglio che facciano pesare la borsa che porto a tracolla, le stelle sono i sogni, ed i sogni sono le persone, le persone che vuoi o che vorresti vicine.

Io alzo le mie braccia in alto cercando di tirarle a me, perchè aspettare non è stato mai il mio forte, è come quando mamma prepara la mia crostata preferita, è difficile non mangiarne uno spicchio e così è con le stelle loro brillano di una luce particolare, ed io che ho una gazza ladra nell’anima non posso non fissarle e non farle mie…

Le stelle sono come due occhi che ti fissano e che non vorrebbero lasciarti mai andar via, sono come le mani che ti stringono forte come quando stai per cadere e loro ti trattengono in una morsa decisa, sono come le braccia che ti scaldano di notte quando fa freddo, sono come le labbra che ti sfiorano e ti sussurrano tante cose, troppe e tutte insieme, sono come il cuore che batte e che ti ricorda che sei viva… sono tutto quello che ti manca e che tu vuoi mettere nella tua borsa che hai a tracolla… Non rappresentano solo l’amore, sono anche l’amicizia, la gioia, la felicità, un sorriso, un bacio, una carezza, l’odore del sole e quello della prima pioggia…

Le stelle brillano e brillando scaldano, metto su un pò di musica, tutto scivola, ed io sono stanca ed ho sonno, ma non riesco a dormire perchè sono intenta a riempire la mia sacca con tutte queste stelle… alcune sono vicine ma altre sono lontane, e anche se mi sforzo non ce la faccio a prenderle tutte, so che dovrò aspettare un pò per vederle tutte nella mia borsa, ma non ho fretta, non ho ansia…

Cammino un altro pò al buio, riascolto parole, stringo mani, assaporo baci, fisso le mie stelline brillare… e poi leggo una poesia bellissima di Tage che non posso non trascrivere:

Di neve che scioglie maschere
ho nutrito il cuore
troppo stanco di carnevale
Così come sono apparirò
tra la nebbia padana
del mio dialetto
fluttuando sulla superficie
dell’arte
Fiori gialli tra le dita
per chi riesce a cogliere
tra sei corde e una voce
la dolcezza pacata
dell’essenza intima
nelle giornate uggiose dell’assenza
 
Brillosamente sempre più Elle!
 

Pensato da Elle at 22:56 | 5 Comments »

27 febbraio 2006

Un lunedì poco da leoni :)

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Sì lo so è Lunedì… non riesco a pronunciare questa parola senza che mi prenda un attacco di balbuzie acuta. Sono a tocchi, la sveglia mi ha tirato giù dal letto alle 7, la schiena non ce la fa a star dritta e tutte le volte che la muovo produce orribili rumori, che testimoniano sempre più le mie cattive abitudini: forse dite che dovrei smettere di star seduta a gambe incrociate mentre scrivo al pc, forse dovrei smettere si studiare appallottolata sulla sedia, forse dovrei smettere di stare stesa sul divano mentre guardo la tv, e soprattutto dovrei smettere di dormire a pancia in giù? Sì, lo so la vostra risposta è sì!

Fisso fuori dalla finestra e vedo un pulviscolo di goccioline che non riescono a diventar pioggia, e non mi viene affatto voglia di infagottarmi ancora nel piumino per uscire di nuovo per andare a seguire una lezione dove le palpebre non ne vogliono sapere mezza di star su… e così mi ritrovo a sgranocchiare una schiacciatina per ingannare un pò la fame, mentre aspetto che il condimento per la mia pasta sia pronto! Il questionario di Sociologia delle Religioni occhieggia dal quadernone, e mi chiedo sorridendo se sono rimasta l’unica lazzarona a non averlo ancora consegnato alla prof, del resto sono solo 5 stupide domande, ma non ho voglia di mettermi lì sopra unire la mente al corpo e buttare due pensieri su quel foglio fotocopiato e dalle righe già tracciate. Forse sono così ostica nei suoi confronti proprio per quel percorso guidato, è una cosa che ho sempre odiato, avere delle domande a cui rispondere apertamente ma con il vincolo di rimanere confinati in quel misero spazio. Certo, non ho la benchè minima intenzione di prodigrami in un trattato sulla religione ai tempi nostri, ma odio fare asterishi per tutto il foglio per dare un senso compiuto a quello che non mi ci sta sotto alla domanda. E così lo fisso scosolata, poi lo leggo, poi prendo la penna e l’abbandono lì sopra dalle 4 alle 5 volte al giorno… Insomma quel che si dice una persona decisa/volenterosa eh?

Sono ancora intirizzita dall’aria mattutina, sarei andata a lezione avvolta nel piumone, sarei entrata con assoluta non chalance in aula, avrei salutato tutti e avrei seguito mezza dormiente la lezione sui Moo e sull’uso dei blog; anzi a dirla tutta mentre il prof chiedeva se qualcuno di noi aveva una vaga idea di cosa fosse un blog, a me veniva un pò da ridere. Non me la sento di dire che ho un blog, sarà strano ma è in un certo qual senso è una difesa alla mia privacy, il bello dello stare in rete ti permette forse anche di nasconderti; mi scoccerebbe parecchio dare il mio indirizzo come esempio e far sì che si colleghi poi il mio volto a quello che scrivo lì, ed è anche per questo che non ho mai messo una mia foto tra queste pagine e la stragrande maggioranza degli occhi che scorrono queste righe dal vivo non mi hanno mai vista! Quindi mi sono limitata a fissare il monitor seguendo la dettagliata spiegazione del prof su cosa è un post, come si modifica il template, e quanto è ormai di moda questo efficace strumento di comunicazione.

Sarebbe davvero interessante fare uno studio sociologico sul Blog e forse riuscirei, dopo tutto questo tempo, a tirar fuori delle cose interessanti, potrei proporre al prof una cosa del genere, ma una piccola vena di timidezza e di riservatezza mi fa desistere da questa proposta… sono parecchio indecisa e non so cosa fare! Credo che questa indecisione sia colpa del tempo, del freddo persistente, del fatto che oggi è lunedì e che come tutti i lunedì devo riniziare tutto dall’inizio… ed io ho già sonno ora!

Sonnosamente Elle!

Pensato da Elle at 13:20 | 151 Comments »

24 febbraio 2006

In Simbiosi con il divano :)

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Apri gli occhi perchè il lento e metodico ticchettio della pioggia sulla tettoia ti sveglia esattemente 5 minuti prima del suono della sveglia, e tu Elle odi perdere preziosi minuti del tuo sonno, e così appena il cellulare si accende, con un solo occhio e le mani addormentate, digiti senza sbagliare il codice pin e rimandi, al numero 6 del menu, la sveglia di altri 5 minuti, quelli che ti sono stati rubati appunto.

La casa dorme, e tu maledici di esserti segnata a quel laboratorio. Controvoglia e assonnata apri la finestra e prendi atto che arriverai zuppa al corso. Prepari la caffettiera e accendi il gas, nel frattempo speri – invano – che una doccia ti renda cosciente del fatto che vivi sul pianeta terra, ma non c’è verso, questa mattina il primo piedino numero 35 che hai poggiato è stato il sinistro, hai la luna di traverso… Ti vesti, infili gli stivali, ci passi un pò di lucido nero, facendo attenzione a non spalmarne metà sul pavimento come sei solita fare, che poi è un danno pulirlo via… Scambi due rapide chiacchiere con l’elefantiaco cug, mentre nell’ordine: sorseggi il caffè, pensi a quanti libri devi ancora acquistare per fare gli esami di Aprile e sfogli una rivista… Il caffè ti rimette al mondo, ti dai una leggera truccata, sono le 8.25, esci…

Esci con tutti i tuoi pensieri al seguito, passano poche macchine, e senti solo il ticchettio dei tuoi stivali sull’asfalto e quello della pioggia sull’ombrello grande blu. Cerchi di mettere insieme un paio di idee, cerchi di far quadrare un paio di impegni, cerchi di pensare che domani è sabato, che i corsi per fortuna questa settimana saltano, e che tu puoi dormire… Ma non vuoi solo riposare, vorresti anche leggere un pò di quel libro che tutte le sere ti cade sul viso, vorresti uscire con qualche tua amica/o che non vedi da tempo, vorresti studiare e metterti un pò in pari con i programmi, vorresti andare da Zara a comprare quella bella gonna che hai visto ieri… ma il tempo è tiranno, il tempo sembra restringersi come le cose che metti in lavatrice, ogni volta ce n’è di meno…

E’ carnevale ma non lo senti, lo hai sentito solo un attimo quando, nella vetrina di un negozio per bambini a via Marsala, hai visto una maschera che ti piaceva, ma hai già deciso che domani rimarrai qui e che non partirai, non ne hai voglia, devi fare troppe cose, hai una porzione della parete davanti alla scrivania coperta di post-it multicolor, pieni di ordini imperativi… “ricordati di…”, “compra…”, “telefona a…”… insomma non si può correre mica sempre, alla fine mi esaurisco del tutto… Alla sera dopo un pò che sto sul divano – o meglio che sonnecchio sul divano – con le gambe stese sopra la Pulce – che è costretta dopo mie lagne insistenti a farmi i grattini – mi alzo di scatto e in un italiano stentato e quanto mai incomprensibile, recito un paio di frasi in cui sono arrabbiata con il mondo e che c’ho troppo sonno… Betta ride, mi fissa, ed io faccio le danza per infilarmi in un pigiama che è tre volte più grande di me, mi infilo sotto al piumone, leggo un paio di pagine, il libro mi cade sul viso, e dopo un pò che respiro l’odore della carta, mi rendo conto di essermi addormentata e così infilo tra quelle pagine il segnalibro a forma di muso di gatto, lo poggio sulla mensola, mi giro un pò di volte nel letto fino a che il mio viso non crolla sull’angolo sinistro più fresco del cuscino…

E così, in modo routinario, va avanti questa mia vita, non me ne dispiaccio, ma a volte sento un’enorme insofferenza, e mi dico che forse è tutta colpa dello stress e dell’età che avanzano esponenzialmente con la voglia quasi viscerale di andare a vivere da sola, senza elefante che fa casino, che lascia cappotti, giacche e tutto quello che va sotto il nome di abbigliamento maschile in giro, che mangia la pasta dalla pentola al pari dei cani e che se beve una lattina di cocacola emette ruggiti che manco Simba – il famoso Re della foresta – fa nella Savana… Se fossi un cartone animato – e badate che dal vivo potrei sembrarlo davvero – a quest’ora mi starei colorando gradualmente di un bel rosso carminio e avrei del fumo bianco che copiosamente mi esce dalle orecchie e dalle narici… Domani è sabato ed io mi riposo.. qualcuno parte, ed io  faccio colazione con lo Champagne, dentro la mia camera iperbarica del week end!

Mi stringo addosso la pashimina celeste che mi sono messa a mò di modella, cammino per la mia casa, mi stendo sul divano e mi sorseggio la mia camomilla notturna!

Camomillosamente, ma un pò sotto stress, sempre per voi Elle!

Pensato da Elle at 23:36 | 7 Comments »

22 febbraio 2006

Come in una gita… ma senza pranzo al sacco!

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Velocemente ti infili sotto la doccia, maledicendoti di aver sostato un pò troppo sotto a quelle invitanti coperte, ti insaponi alla velocità della luce, poi ti asciughi e nutri la tua pelle con una crema che sa di arancio, ti viene quasi fame, metti su il caffè, nel frattempo accendi lo stereo che è collegato all’Ipod e sei felice perchè la tua casa è vuota. Ti vesti in fretta, rubi una maglia dal cassetto di Pulce, ti stendi sul letto e quasi sottovuoto riesci a chiudere i tuoi jeans preferiti freschi di lavaggio… la caffettiera arancio ti chiama, lei è pronta.. tu un pò meno. Con i capelli legati alla bell’e meglio riempio la mia tazzina, indugio davanti alla finestra e Bologna è coperta da nuvole grigie, bevo piano quel caffè gustandomelo… ma il tempo scivola, scappa, fugge e con lui devi fuggire anche tu… finisci di prepararti e ti lanci di corsa giù per le scale….

Per Strada Maggiore penso a come arrivare il più in fretta possibile al Pavaglione e precisamente al Museo Civico… ci arrivo di corsa con la lingua felpata, una buona parte degli specializzandi del mio corso è già lì, la Prof mi saluta e ansimando – come se stessi doppiando un porno – le dico Buongiorno. Il mio amico Giacomo mi guarda come se per me non ci fosse più nulla da fare, ma sono in ritardo solo di tre minuti cacchio! Nel museo ci costringono a lasciare per sicurezza gli zaini negli armadietti, a me quasi lo strappano di dosso, io odio queste cose… mi tengo addosso la giacca, ma già entrando nella prima sala mi maledico perchè fa un caldo atroce… vengo catapultata indietro con il tempo ed esattamente arrivo al Concilio Vaticano II, perchè seguendo il corso di Sociologia delle Religioni non potevamo non andare tutti insieme appassionatamente a vedere questa mostra… Diciamo che la mia attenzione è stata alta per la prima mezz’ora rientrando così nella media delle persone, poi ho iniziato a fissarmi su particolari strani, ho letto un documento in latino, ho studiato il ricamo di una colomba dorata su un mantello papale, ho seguito ma non ascoltato quello che proiettavano i dvd… e così mi sono spostata da una stanza all’altra in trance, eh si perchè il caldo, la semioscurità e il sottofondo di canti ecclesiastici non donava un’aria sveglia a nessuno degli specializzandi… In una sala ho anche messo a dura prova le mie ginocchia, qualcuno è riuscito a sedersi su una cosa molto somigliante ad una panca, ma lì ho fatto la dura e per un attimo il mio livello di attenzione è risalito – forse per non sentire il dolore – e poi con un passo felpato la prof si è alzata ed è venuta da me, mi ha strattonato il braccio dicendomi che lei si era ripostata e che era giusto che anche io mi sedessi… non mi sono seduta, la mia educazione non me lo ha fatto fare, l’ho ringraziata e le ho detto che non avevo problemi a star in piedi… e poi la nostra guida, che continuava a spostarsi la fede da un dito all’altro mentre spiegava, ha detto che non mancava poi molto… mi sono quindi sentita quasi miracolata… passeggiando per quelle sale buie mi sono sentita tranquilla, anche se era un pò inquietante, ma con Giacomo abbiamo deciso di andare a vedere la mostra permanente sugli Egizi, credo che quella mi interesserà di più…

Sono uscita sotto al Pavaglione che quasi gattonavo, sono entrata dentro Tamburini e con il mio amico ci siamo mangiati il mangiabile, e poi con la pancia piena ho decretato che non era mica il caso di ronfare durante l’ora di Docimologia e così mi sono goduta un caffè a casa, l’ho fatto durare fino alle 16.30 quando ho ripreso le lezioni… La sento adesso la stanchezza serale, lei mi pesa sulle spalle, i jeans mi stringono e penso che cadrò nel mio pigiama prima di subito… e che finirò la mia serata a colpi di tv spazzatura, sperando che mi salga presto il sonno e che Morfeo mi tenga un pò compagnia…

Adolescentemente come in una gita Elle!

Pensato da Elle at 23:01 | 14 Comments »

21 febbraio 2006

E se ognuno vivesse bene nel suo caos?

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Dolori articolari alla schiena mi ricordano che non sono tanto più una giovinetta, e mi consigliano anche caldamente di iniziare ad assumere una posizione sana per dormire, che come dormo io è la strada più facile per il busto correttivo, ma il mio è un retaggio che ha dell’ancestrale, non riesco a prender sonno e quindi a riposare se non solamente a pancia in giù, vero è che la mattina avrei bisogno di una carrucola appesa al soffitto con una corda che permetta di alzare i miei 40 kili dal letto e posizionarmi sul pavimento.

E invece no, mi ostino a dormire solo così, pagando le conseguenze e muovendomi quindi come una vecchina un pò bradipa e producendo rumori sinistri con le mie articolazioni; come questa mattina, quando la mia sveglia mi ha catapultato nel grigiore di una giornata troppo plumbea, dove una fine pioggerellina sembrava appartenere più ad una città situata dopo lo stretto della Manica e non in quello che tutti chiamano il Bel Paese, il paese del sole, Dio come lo aspetto quel sole, unito a quell’odore inconfondibile che solo la primavera ha, quella bella sensazione che ti mette addosso quando, guardando fuori dalla finestra, vedi i rami vestiti di foglie di un verde brillante che ti rilassa. Oggi mentre ero a lezione ho guardato fuori e quel cielo grigio unito a quelle braccia di legno smagrite mi hanno trasmesso freddo, ed è lì che ho sentito come preponderante il bisogno di una luce diversa unita a quella di dormire con la finestra aperta, di svegliarmi con l’arietta del mattino che è insostituibile…

La mia casa è vuota, sono sola, e tra un pò anche io sarò di nuovo in mezzo alla città, ancora fuori per le lezioni e mi chiedo quando è che riuscirò a studiare con continuità, ho tutta le settimana impegnata e non sono ancora diventata capace nè ad insegnare ai panni a lavarsi e a stirarsi da soli, nè tantomeno ho la possibilità di esser aiutata da scope magiche che si animano pulendo la mia casa quando non  ci sono… E così trovo una stretta somiglianza tra la mia camera e quella dell’immagine, unica cosa in cui si discosta è per il colore delle pareti che io ho azzurre… ma ci sono cose sparse da tutte le parti, non ci sono superfici libere, e così è anche la mia testa, piena di cose da fare, l’agenda vomita impegni, mamma e papà mi chiedono quando tornerò a casa, gli sms dei miei amici mi chiedono se a Carnevale sarò con loro, ma anche quest’anno passo, do forfait, non torno a casa rimango qui, non ho voglia di star giù, avrei solo voglia di star con mamma e papo, il resto me lo eviterei accuratamente, ci sono volti che non ho voglia di incontrare e con cui non voglio affatto interagire, e se vogliamo dirla tutta io qui sto bene, e mi chiedo se io sto bene solo qui, e se giù non ci voglio star più… le motivazioni sono le più disparate, i ricordi sono troppi, e tutti insieme pesano, anche se adesso sto bene, ma ci sono cose che nella vita -anche se superate- non sono mai ben del tutto digerite e così vivo questa città di adozione, addentrandomi sempre più in un habitat che giorno dopo giorno, anno dopo anno è diventato mio, più di quello della mia città di origine… lo so è una cosa brutta da dire, ma io sono strana, e siccome devo preservare una sanità sia fisica che mentale, me lo devo ed è per questo che sto bene qui…

Tutto ha il profumo del caos, tutto è un caos, ma io in questo apparente disordine -che ha un ordine solo per me- ci sto benissimo, o forse è che non sono pronta, o forse sono immatura, o forse è solo voglia di far tacere l’Ansia che parla, parla, parla più di me a volte, o forse c’è qualcosa di speciale che mi lega qui… o forse è un frullato di entrambe le cose… ai posteri l’ardua sentenza :)

Disordinatamente e apparentemente senza senso sempre Elle!

Pensato da Elle at 14:36 | 5 Comments »

19 febbraio 2006

Perchè il cuore s’addormenti…

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Pensavi di svenire sotto la doccia, mentre il vapore di quell’acqua calda si mischiava al profumo del bagnoschiuma, pensavi a tutto, pensavi al tempo che a volte sembra essere infinito e soggetto ad una tremenda moltiplicazione di se stesso allungandosi così a dismisura, e alle altre sembra bruciare come un cerino che metti a testa in giù, nemmeno un paio di minuti ed è già tutto cenere. E così, come un cerino, è stato questo mio fine settimana: lo aspetto con trepidazione, lo vivo, lo abbraccio, è mio, ma vola e sfugge come fa la saponetta tra le mani.

E stai infinitamente bene quando per un attimo senti che finalmente puoi respirare, che ti perdi in qualche abbraccio e che sorridi a volte pensando che forse puoi sembrare sciocca, ma tu vorresti solo legarti addosso tutte queste sensazioni per non farle scappare, per non far andare via da te quel profumo, e vorresti che quell’abbraccio non si sciogliesse mai da te, ma che come un filo si ritorcesse su di sè innumerevoli volte fino a diventare un doppio nodo stretto stretto.

Hai bisogno di tutto, hai bisogno di calore per dormire, sai che forse questa notte non prenderai sonno, perchè è difficile dire al cuore di calmarsi, perchè è difficile dirgli di aspettare e dirgli che forse deve contare le pecore perchè così forse dormirà sonni tranquilli, ma lui sa che non sarà possibile, perchè manca qualcuno, manca l’abbraccio, manca il profumo, mancano le parole, mancano i sorrisi, mancano i baci, mancano le cose dette all’orecchio, manca lui, manca lui con te, e allora digli di star tranquillo che prima o poi tornerà, ed intanto leggigli qualche poesia, sfoglia quel piccolo libro che hai accanto al letto, ma prima soffermati sulla prima pagina e leggigli mille volte mille quella dedica scritta con l’inchiostro nero e vedrai che si calmerà, e che alla fine è molto meglio che contare infinite e pelose pecore…

Emozionalmente Elle!

Pensato da Elle at 23:44 | 4 Comments »

17 febbraio 2006

Ciclicamente come ogni anno…

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Listen to No Concept – Giovanni Allevi

Mi sveglio con una strana sensazione addosso - sarebbe meglio aggiungere tra strana e sensazione – e quanto mai fastidiosa. Prima che la sveglia suonasse, e mentre ero in uno stato di vigile dormi-veglia, un paio di timide lacrime hanno rigato il mio volto, trovandomi del tutto impreparata e basita dal quel dolce sapore salato, che davvero poco testimonia una positiva accoglienza al ventisettesimo anno di vita della sottoscritta.

Le ho asciugate in fretta, le mie mani sono passate velocissimamente sulle guance, come se volessi nascondere anche a me stessa la traccia di un ennesimo pianto, come se non volessi dare la soddisfazione alla Signora Ansia che, da ieri a mezzanotte, mi sussura nell’orecchio questo numero in modo ridondante, cadenzato e senza nessuna pietà. Ho fatto come quando mi cade il latte sul tavolo alla mattina quando taglio l’angolino del tetrapack con le forbici, la mano, proprio come una pezza assorbente, ha spazzato via quelle due righe salate che hanno solcato le mie guance, ma loro si sono fatte strada non solo fisicamente lì tra le mie lentigini, sono arrivate fino al cuore, istillando un pò di pozione amara, aprendo un pò la ferita del ricordo, condendo il tutto con la malinconia.

Che fai Elle piangi? Tu non hai mai pianto il giorno del tuo compleanno?questo è quello che ho pensato, questo è quello che il mio cervello semi sveglio mi ha suggerito, perchè quelle lacrime somigliavano tanto ad un gesto incondizionato, ma non lo erano, perchè può capitare almeno una volta nella vita di non esser felici il giorno del proprio compleanno, forse perchè si sente quell’anno in più che ci salta sulle spalle aggiungendo il suo peso a quello degli altri, lui si infila nello zaino rendendolo un pò più pesante, rendendoci più consapevoli di come cambia la vita, di quali pieghe essa prenda, di come è sempre più somigliante ad un arcobaleno di colori, e le nostre emozioni sono le fasce colorate che si alternano le une alle altre sfumando gradevolmente, a volte non ci accorgiamo di transitare da un’emozione all’altra, e così è facile che si passi dal verde all’azzurro, come dal rosso all’arancio e poi al giallo… E così mi guardo un attimo indietro e vedo un lento oscillare della mia vita, più o meno inconsapevole, tra i suoi mille colori, e sento questo mio giorno un pò diverso da quello degli anni addietro. Faccio un salto con la memoria e mi ricordo dove ero l’anno scorso la sera del mio compleanno, ricevo un morso al cuore, provo dolore, decido che è tardi e mi alzo che ho lezione, accendo il cellulare e tanti amici mi fanno gli auguri, sorrido mentre bevo la mia tazza di caffè, l’elefante di cug mi dà un bacio sulla guancia e mi urla un 27, sorrido, Pulce mi chiama in camera, mi rifà gli auguri, le dò un bacio, le carezzo i capelli e la copro bene… Infilo le cuffiette del mio Ipod nelle orecchie chè non ho voglia di ascoltare l’Ansia, che a passo svelto cerca di starmi dietro pungolandomi con le sue stupide frasi ad effetto, mi tuffo nell’ascolto di una lezione, e sono lì con la mente-corpo fino alle 13, accendo il telefono e ricevo messaggi, una persona speciale me ne manda uno diverso ogni ora, Papà mi telefona pensando che abbia fatto le ore piccole ieri sera, ma lo informo che sono in piedi dalle 7. Mamma mi chiama per farmi gli auguri e mi dice che a casa è arrivato un mazzo di fiori per me, c’è un biglietto ma non c’è firma, lei ridacchia mentre mi legge il contenuto, tira nomi come se fossero i numeri della tombola, soffermandosi su due in particolare, ma dalle parole che mi ha letto penso che siano il pensiero di un amico ritrovato.

Faccio un pranzo veloce, rimango sola, metto su questo cd, e aspetto che la musica invada la casa, e che le sue note mi regalino un pò di pace, suona il campanello e ci sono ancora fiori per me, e ancora messaggi che fanno impazzire il cellulare. Decido che uscirò a fare due passi, fuori tira un pò di vento, ma c’è il sole che mi sorride, e forse magari sorrido un pò anche io…

Dolcemente anche se con un anno in più Elle!

Pensato da Elle at 16:35 | 17 Comments »

16 febbraio 2006

Il reality che pretende di entrare nella Blogosfera!

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Mentre seguivo una lezione questa mattina, butto furtivamente un occhio sul pc del mio amico che invece di ascoltare si leggiucchiava tranquillo e giulivo una pagina di Kataweb, i miei bulbi oculari sono soffermati su una notizia, e devo averli strabuzzati per un paio di volte, e devo anche essermi data un pizzicotto sulla guancia perchè non potevo pensare che fossi sveglia e che quella cosa io la stessi leggendo per davvero! E adesso dopo quasi 8 ore di lezione, dopo essere rientrata esausta ed aver sostato una buona mezz’ora sotto al getto caldo della doccia ed essermi ubriacata con l’odore del bagno schiuma, e soprattutto dopo aver fatto una lauta cena degna di un re, mi siedo al pc per il mio giornaliero giretto inter-blog, e mi torna in mente quella cosa, e così vado sulla pagina incriminata e trovo questa notizia a dir poco allucinante!

Di solito sono sempre molto informata su quello che sta intorno alla Blogosfera, agli eventi che mi interessano e così via ma di questa cosa qui non solo non ne sapevo l’esistenza, ma non ne capisco nemmeno poi molto il senso. Se pensiamo al Blog come ad una forma, piuttosto rivoluzionaria, di comunicazione in rete e come un mezzo attraverso il quale di solito si “incontrano” persone nuove, realtà altre con cui spesso e volentieri ci si confronta e ci si scontra anche. Ora mi chiedo se è giusto sradicare il blog da quello che è il suo habitat naturale, e mi sorgono davvero enormi dubbi, e mi faccio una marea di domande alle quali però riesco solo a dare risposte negative.

Già non sono molto d’accordo con il trasferimento dei post sul cartaceo perchè sono del tutto convinta che una volta pubblicati sotto forma di libro essi perdano la freschezza e la genuinità che li circonda sulla rete, ad esempio non mi ha mati attratto la lettura de “La notte dei Blogger” – già non amo i libri miscellanei – ma non amo la trasfusione coatta di una cosa che è nata in un modo verso un’idea -quella del libro in questo caso- che è una cosa totalmente diversa, e non penso che la mia sia mancanza di flessibilità o di chiusura mentale, ma io non ce lo vedo mica bene un post in cartaceo, credo che questa cosa richieda un grosso lavoro di editing e di limatura che appunto “guasterebbe” quella che è la naturalezza del post. A chi mi ha chiesto: “Perchè non mandi una tua raccolta di post più belli a qualcuno, che magari ci fanno un libro?“, ho risposto che non ne vedo mica il senso, forse perchè io stessa mi annoierei a leggere una raccolta, forse perchè penso che dietro ad ogni blog -chi più chi meno- ci sia un filo conduttore e che, con il trasferimento al cartaceo, questo aspetto potrebbe non essere avvertito, e aggiungo anche che l’anima del blog - e quella del blogger che lo scrive - si possono cogliere solo con la continuità della lettura che gli si dedica, ed è attraverso l’interazione che si ha la possibilità di costruire piano piano, in modo graduale, la personalità ed il carattere di questa nuova e bizzarra forma di comunicazione.

Per me è impensabile seguire quanto segue: Tu invii la tua clip, parli di quello che ti frulla in testa e la gente da casa decide se vuole ancora stare ad ascoltarti o se preferisce sentire la storia di qualcun altro. Semplice e spietato.” Mi vengono troppe obiezioni in merito a questa cosa, e continuo a ripetermi che non ha davvero senso, perchè inviare il mio volto mentre parlo di qualcosa, mentre ipoteticamente davanti alla telecamera mi invento un post per far si che qualcuno mi noti, e decida di ascoltarmi ancora? Non ho mai nascosto la convinzione che dietro ad un blog ci sia non solo una forte voglia di esprimere quello che si ha dentro, ma anche una componente “esibizionista”, perchè alla fine a tutti i blogger fa piacere essere letti, e ricevere in cambio un ottimo feedback: io stessa sono contenta quando vedo quante persone vengono a trovarmi, e nel mio piccolo sono felice di vedere dei commenti che hanno un legame logico con quello che ho scritto, perchè così capisco che altri occhi hanno letto e che poi si sono bene o male confrontati con me. E quanto è stato bello trovare nei miei momenti neri dei lettori che si sono avvicinati in un modo talmente empatico da avermi fatto sentire davvero il loro “calore virtuale”.

Scorrendo nella lettura -del link di cui sopra- mi imbatto in questa frase:”I blogger potrebbero essere i migliori partecipanti di questo programma, dove più che la faccia conta quello che hai da dire. Sembra che dopo Selvaggia, da stasera in Fattoria, nuove e straordinarie prospettive si aprano ai piedi del popolo dei blogger, anche non imparentati con la famiglia Pappalardo. I signori che lo producono lo hanno capito, e stanno cercando nella blogosfera.”

Ma se davvero siamo così sicuri che in un programma del genere conti davvero quello che si ha da dire, invece che la propria faccia - e non ci crede nessuno- perchè allora non rimanere blogger nella rete ed aspettare di esser trovati, come fa la bottiglia buttata nel mare? Ho buttato Ogni cosa è un perchè nel mare dei blog, e sono felice del modo con cui è stato trovato, e di come molti ci siano arrivati, e di come altrettanti ci si imbattano e decidano poi di tornare. Ma quanto è brutto -e permettetemi di dire- che è anche davvero troppo squallido, leggere che dopo la Fattoria – noto programma ad alto contenuto culturale – si aprirà ai  piedi di noi blogger un regno fatto di nuove e straordinarie prospettive? Signori che cercate nella blogosfera buttate le vostre reti e i vostri ami con infilata l’esca del successo facile e vedrete che pescata di boccaloni un pò insulsi che farete!

Orgogliosamente nascosta nel mio habitat Elle!

Pensato da Elle at 22:00 | 2 Comments »

15 febbraio 2006

Il tuffo notturno di un pan di stelle :)

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Il mio aspetto è sempre più somigliante a quello di una strega, il mio odio viscerale della sveglia cresce esponenzialmente con il passare dei giorni della settimana, accuso stanchezza, perdita di svariate diottrie ad entrambi i bulbi oculari che cercano invano di stringersi facendosi a fessura per leggere indecifrabili lucidi proiettati sulla parete bianca dell’aula… Ho dolori articolari sparsi sul mio metro e cinquantatre, dovuti a posizioni plastiche assunte su poltroncine scomode, ho attacchi di fame nell’arco della giornata e durante le lezioni il mio cervello dopo un paio d’ore va a spasso per l’aere pensando a tutto tranne a la pappardella che i prof ci spiegano…

Ho una lista lunghissima di libri da acquistare per preparare i miei nuovi esami, e molto ottimisticamente mi sono decisa a lanciarmi in un’impresa alquanto titanica, dare tre e dico – ben tre esami – nella prima settimana di aprile e poi prendermi una piccola pausa a Pasqua, per poi rincominciare tutto da capo, ma va bene così, va bene così… Tutto si alterna a tutto, così come adesso fa freddo e tra un pò farà caldo, così come adesso fa notte presto e tra poco alle 20 sarà ancora giorno e il sole ci saluterà… E sono qui che mentre scrivo tuffo degli scuri pan di stelle in un bicchiere di latte freddo, prima li spezzo a metà, poi li inzuppo 3 volte, cosa questa che non li rende né troppo molli, ma nemmeno ancora troppo duri, ed è così che loro diventano i biscotti perfetti, perfetti per colmare una piccola voglia di dolce, perfetti per colmare un piccolo morso di fame serale…

La tv mi annoia e mi tiene una blanda compagnia rumoreggiando in sottofondo, do un’occhiata rapida alla giornata di domani, ancora lezioni, e soprattutto ancora meno uno al salto nel mio ventisettesimo anno, ma va tutto bene… ho freddo, ho male alle mani, ho voglia di un abbraccio, ho voglia del mio piumone, le serrande degli occhi pesano come macigni, ma ho deciso che mi stenderò un pò con Pulce sul divano, e poi mi tufferò nel letto…

Assonnatamente Elle!

Pensato da Elle at 23:05 | 145 Comments »

14 febbraio 2006

Di studenti davvero poco intelligenti

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C’è una cosa che mi fa andare in bestia: avere a che fare con persone che non sanno far funzionare la loro testa, o meglio la usano in un modo del tutto unidirezionale, senza farsi delle domande e senza minimamente cercare di sfruttare a proprio vantaggio una situazione… di questa categoria fa parte la metà delle persone che, come me, in questi giorni sta frequentando i corsi della laurea specialistica all’università. Ho trovato soprattutto in un corso un’alta percentuale di ragazzi la cui unica preoccupazione è quella di “faticare il meno possibile, perchè l’unico scopo all’università è quello di passare gli esami“. Ora, io non metto in dubbio il fatto che chi è all’università debba fare gli esami e passarli sperando magari anche in una degna votazione, ma non possiamo esser ciechi di fronte ad un sapere che -almeno in alcuni casi- è ancora fin troppo scolastico e davvero poco universitario e non parlo di metodo di studio -per carità ognuno studia come vuole e come è meglio per lui- ma quando di un esame non ti rimane davvero nulla e una volta dato quello si posiziona in una sorta di dimenticatoio sistematico della mente, ritengo che qualcosa in questo processo non deve essere andato per il meglio, no?

Oggi ad esempio la prof ci presenta i diversi modi in cui poter organizzare il corso: a) solo lezioni frontali consistenti nella spiegazione-ripetizione paro paro dei testi da portare all’esame da parte della prof; b) una parte in lezioni frontali e una parte in Formazione a Distanza, con messa in pratica dei saperi e delle teorie spiegate, lavori in team, e confronto in forum, con la divisione del corso in due gruppi: uno per i progettisti ed uno per i pedagogisti; c) una parte in lezioni frontali, poi divisione sempre nei due macrogruppi: i pedagogisti affrontano argomenti di loro competenza con altre lezioni frontali e con eventuali lavori di gruppo, e i progettisti portano avanti le lezioni in FAD sempre lavorando in team… Ecco immaginate il boato, un pandemonio, persone sconvolte “perchè i lavori on line richiedono troppo tempo e troppa dedizione, e oltretutto la prof vuole anche che sappiamo i testi!!!”.

Studiare delle cose e avere la possibilità di vederle in parte applicate, accrescere la propria competenza attraverso il contatto con gli strumenti e con quello che sarà il nostro lavoro e imparare a lavorare in team, mi sembra che siano dei fattori davvero positivi, che uno studente pensante dovrebbe non sognare ma pretendere nella sua carriera universitaria. Cercare di facilitarsi un lavoro adesso, per poi trovarsi tra qualche anno basiti e sgomenti davanti ad un bando, o davanti alla conduzione di un gruppo di lavoro e trovarsi in una situazione di alto stress mentale oltrechè di debito formativo, mi sembra davvero una gran cavolata. Ad una che professava solo l’importanza di studiare i testi e di tentare l’esame ho detto che dato che il primo anno di questa specialistica ci è costato 1700 euro, un nostro diritto sarebbe quello di pretendere davvero dei professori che ci incitano a fare di più, che ci vogliono far mettere in pratica quello che studiamo, e che vogliono mettere a nostra disposizione non solo il loro sapere ma la loro esperienza sul campo, ed evitare quindi solo delle lezioni frontali che rendono il nostro cervello come una spugna che senza alcuna cognizione di causa assorbe tutto quello che gli viene spiegato senza alcuna vena critica.

Questa stessa categoria infame di miei colleghi è la stessa che poi si lamenta di un’università italiana che non ci prepara abbastanza al mondo del lavoro, che non ci rende competenti, che ci lascia digiuni di un confronto con il mondo del lavoro, nel quale noi entriamo come pecorelle smarrite ed ignoranti di qualsiasi esperienza pratica.

Ora, tali persone hanno già in tasca una laurea di 1°livello, e si presuppone che degli specializzandi arrivati anche ad una certa età vogliano iniziare a vedere un pò più da vicino la bestia con cui avranno a che fare un domani o no? E aggiungo anche che una buona parte delle persone che oggi occupano posti di progettista-pedagogista-formatore spesso e volentieri non solo non sono laureati in Scienze della Formazione ma in Giurisprudenza-Psicologia-Scienze Politiche quando va bene, perchè diverse persone non hanno nemmeno un titolo universitario ma solo corsi di formazione.

Allora mi chiedo ha senso studiare tutto senza selezionare, farsi domande e senza applicare un sano approccio critico? Ha senso vedere l’università come un proseguo della scuola superiore, come quel posto in cui si va per sapere per filo e per segno cosa dicono Weber, Freud etc., o acquistare il libro che il prof pubblica per il corso e andare poi all’esame e snocciolarlo come se si stesse all’ora del rosario in chiesa, o ancora peggio, per riempire il proprio libretto con dei voti come se fosse la raccolta punti della coop? Ma cosa speriamo di vincere così… il nulla! Studiare significa accrescere un bagaglio, colmare le proprie lacune, confrontarsi, avere la consapevolezza di quel che si fa, significa sfruttare delle situazioni per trovarsi qualcosa in tasca domani, per non trovarci a fissare tristi e amareggiati quel pezzo di carta che soffoca sotto ad una cornice di vetro, e mangiarci le mani per non aver fatto prima quel che andava fatto! E poi non lamentiamoci se stiamo messi così!

Rabbiosamente contro chi non pensa Elle! 

Pensato da Elle at 20:50 | 146 Comments »