31 gennaio 2006
E nella testa “Non sono una signora”
Il passo elefantiaco e poco felpato del tuo coinquilino-cugino ti ha catapultata direttamente dal delirio onirico che stavi vivendo sotto al calore del tuo piumone svedese, al delirio della tua vita quotidiana… risvegliando in te istinti omicidi, e strane idee su come insonorizzare le sue scarpe taccate… hai pensato ai feltrini, hai pensato anche che non è mica necessario infilarsi le scarpe un’ora prima di uscire, hai deciso che tanto vale mettere la testa sotto al cuscino anche se ti sembra di soffocare, che tanto prima o poi se ne esce.
Ma il punto è che quando ti svegliano così bruscamente, a meno che tu non abbia fatto le ore piccole – e non è il mio caso – non ce la fai a girarti dall’altra parte e chiudere di nuovo gli occhi e farti coccolare ancora tra le braccia di Morfeo, ma in te si riveglia il primordiale bisogno dell’aroma arabica nelle narici e nel corpo, e quindi assonnata e semi bestemmiante metti i piedini numero 35 nelle tue ciaVatte rosa di Hello Kitty, ti aggiusti il pigiama a quadri celesti, dove baldanzosi orsetti rosa cercano di sorriderti, infili i tuoi occhiali rosa facendo attenzione a non diventare orba grazie alla stanghetta e alla miopia latente che ti accompagna ormai dalla seconda media. Fai dei tuoi capelli qualcosa di molto somigliante ad una coda, bofonchi qualcosa guardandoti nello specchio, e inizi a scedere le scale imitando danze tribali… gesti meccanici ti permettono di fare un caffè con la moka abbastanza bevibile, ma con sguardo languido e piagnucoloso guardi Faema che ormai sciopera da settimane, è andata, e dobbiamo acquistarne un’altra.
C’è il sole su Bologna e mentre stringi la tua tazzina con il segno dell’acquario a cui sei troppo affezionata parli con un altrettanto assonnata Pulce e con la ragazza dell’elefante, il caffè ti rimette parzialmente al mondo, in testa si rincorrono le parole di una canzone:
Io che sono una foglia d’argento Nata da un albero abbattuto qua E che vorrebbe inseguire il vento Ma che non ce la fa…
Mi butto sotto al getto caldo della doccia, aspettando che quel calore sciolga il freddo che ho addosso, lavo i miei capelli, li scopro più lunghi, eccedo come sempre con il balsamo, perchè mi piace sentire quel profumo addosso, ci metto un’ora per asciugarli e per farli diventare come voglio io. Crema agli agrumi sulla pelle, che mi ricorda l’estate, voglia di caldo, voglia di imbustare maglioni, voglia di stare all’aria aperta senza soffrire il mal d’orecchi, oggi il sinistro mi dà un pò di tregua, forse ha deciso che mi lascia in pace, almeno lui!
Oh ma che brutta fatica Cadere qualche metro in là Dalla mia sventura Dalla mia paura
E’ un volo a planare Per esser ricordati qui Per non saper volare Ma come ricordarlo ora… Non sono una signora
Ancora questa canzone nella testa, ancora lei, la spina del mio cervello attaccata ai pensieri degli ultimi giorni, troppi pensieri e troppe voci, ci manca solo che arrivi l’ansia a bussare alla mia porta e spero proprio che prenda esempio dall’orecchio sinistro e che mi lasci in pace… hai voglia di goderti il tuo tempo, le tue cose, ti chiedi perchè è così difficile recidere rami secchi e vecchi cordoni ombelicali, non sei triste oggi perchè c’è il sole, e ci sarà il sole, lo stringi a te per sentire solo il suo tranquillo calore.
Pensierosamente -toh una cosa nuova – Elle!
Pensato da Elle at 11:57 | 157 Comments »
Organizzare un lavoro in italiano e sapere di doverlo poi tradurre in francese, significa in un certo senso cercare di renderlo il più discorsivo possibile per non rimanere invischiati poi nella traduzione…
Lo stomaco brontola, nella testa le scimmie urlatrici stanno dando un party, non ho voglia di bustine contenenti polverine calmanti, stranamente per una volta non sono ricorsa alla medicina ed ho sperato che piano piano mi passasse da solo…
Faema sciopera da ieri, ed io da ieri ingurgito liquido nero che sembra un veleno amarognolo e ferroso che esce da una caffettiera in disuso color arancione. E così arrivo a quest’ora in debito di caffè espresso, con un’enorme voglia di caffeina che mi giri in corpo, e l’immagine di una tazzina fumante davanti agli occhi.
Ti svegli felice anche se è tardi e l’orologio, che ieri hai lasciato sulla mensola del letto, ti dice che sono le 11.10. Hai rimandato la sveglia e poi l’hai fatta tacere, la casa era immersa nel sonno, non sentivi nessun rumore, e ti sei girata così dall’altra parte hai tirato su il piumone, hai fatto il baco, e quel fruscio delle coperte, come una ninna nanna, ti ha cullata.


