30 dicembre 2005
Per il Vecchio e per il Nuovo…
Una dolce fetta di crostata con un sottile strato di marmellata per me ancora non identificata, ma spacciata da mia madre come confettura di prugne l’unica che la sottoscritta mangia, allieta queste ultime ore del 2005.
Un post-it lillà attaccato alla scrivania annuncia a chiunque lo legga il menù per il cenone di domani, ovviamente il tutto è stato deciso da me e Anny, che come ogni anno passeremo buona parte del pomeriggio a spignattare, assaggiare e pregare che tutto venga buono.
Ma queste sono anche ore in cui una buona parte delle persone fanno i conti con il tempo che passa, con l’anno vecchio che va via e con quello nuovo che bussa alla porta.
Ci pensavo questa mattina quando, sotto al piumone blu notte, riflettevo su troppe cose tutte insieme come al solito… ridendomela mi sono detta che quest’anno non farò buoni propositi, ho ancora in mente quelli vecchi e penso che solo uno è stato portato a compimento: la laurea, per il resto è un’ecatombe, un campo di guerra, un fiasco.
E così nel trambusto di queste ore, con mamma che sembra una formica impazzita, con l’albero che illumina la sala, penso a me stessa, ai miei amici, a chi è lontano come Alessandra, me la immagino lì a Pechino, e spero che non torni in Italia con gli occhi a mandorla…
Penso a chi passerà il capodanno con me, e a chi no…
Non ho voglia di tirare i fili della matassa che si è troppo ingarbugliata, forse il nodo che si è formato è troppo difficile da sbrogliare, ho le forbici e potrei usarle, e potrei farlo davvero.
Cammino per i corridoi di questa casa, sento i profumi della cucina, dell’olio per i mobili, mi stringo troppo infreddolita in un maglione di lana, guardo fuori dalla finestra e penso che vorrei esser lontana da qui, che mi basterebbe poco per fare una piccola valigia, tirarci dentro un paio di maglie, qualche jeans, una giacca, un libro di Hornby che mi sono regalata ieri, chiudermi la porta dietro le spalle, guardare per un attimo la ghirlanda con i peperoncini e le spighe fatta da me, e poi silenziosamente scendere le scale e andare via… lontano.
E domani sera alzare un calice con le bollicine che dal basso cercano la superficie, bere e sentire con piacere il pizzicore al naso, sorridere, e sentire piano quello che di brutto c’è stato scivolar via, come le gocce di pioggia fanno ora sul vetro della mia camera.
Scoprire che qualcosa di sotterraneo arriva a smuovere quello che di addormentato c’è, meravigliarmi nel trovare riscaldato il piccolo pugno che ho nel petto, sciogliere dolcemente tutti i nodi che mi ritraggono come una piccola donna fin troppo cervellotica e problematica, illuminare con il mio sorriso… e sentire la mia forza solo un po’ sopita.
Questo post vuole essere l’ultimo per quest’anno… è un piccolo segno per tutti quelli che come me non se la sono passata bene in questi ultimi periodi, è una piccola speranza che la volontà di star bene si annida dentro di noi, che spesso troppo pigri non ci adoperiamo abbastanza per tirarla fuori, che preferiamo adagiarci sugli allori ed aspettare che i “buoni propositi” si avverino… Spezzo la noiosa routine oggi, adesso, sì… non chiederò, non bramerò per avere, per aspettare che qualcosa mi cada dal cielo… rimboccherò le maniche di questa maglia e farò sudare la mia fronte per essere soddisfatta poi domani di quello che tra le mie braccia fieramente stringerò…
Per voi, per me, che queste bollicine smuovano dentro di noi la voce che si è sopita, perché la speranza va svegliata a strattoni, solo in quel momento ci guarderà… Buon Anno…
Bollicinosamente Elle!
Pensato da Elle at 19:00 | 12 Comments »
A volte abbiamo la presunzione di sapere fin troppe cose.
E’ la vigilia… fisso l’albero, mi perdo tra le lucine, mi perdo tra i miei mille pensieri e ricordi, per un attimo la malinconia mi prende, uno strano sentimento amaro prende posto nella mia testa e nel mio cuore…
Conto i giorni che mi dividono dal Natale, conto quelli che mi dividono dal Nuovo Anno, e scrivo questo post con l’Ipod nelle orecchie, musica anni ottanta, troppo cibo nella pancia ed una tisana alle more e ai frutti di bosco proveniente dalla tedesconia che mamma mi ha spacciato per digestiva… ma io mi sento il pranzo dei diciotto anni di mia cugina ancora lì sullo stomaco… e non va giù, non va giù per niente affatto…
Piccoli segnali per dire che non sono morta imbacuccando l’albero, nè che mi hanno fulminata le mille lucine che ci ho ingarbugliato… ma ho solo preso un treno che mi ha riportata nella città natale. E così mi ritrovo in questa grande casa al calduccio nascosta nello studio a scrivere un piccolo post che testimoni la mia presenza tra queste pagine…
Stamattina la mia salute verteva in stato comatoso, occhio pallato, patata in bocca e molletta sul naso… il cappuccino caldo non mi ha dato per niente sollievo, a mala pena mi sono ricordata di fare un paio di cose importanti… poi mi sono messa sui libri…
Adesso ho un’insolita voglia di gelato, sì avete letto bene, perchè questa strana quanto brutta sensazione che una patata si sia fermata a meta della gola non mi piace affatto… mi fa male, devo aver preso freddo e non so come, non so quando…


