14 novembre 2005
Un petit rendez-vous
E ti ritrovi a respirare l’atmosfera che ami, le ristate in sottofondo, la cena che lentamente viene preparata, le nostre voci di giovani donne, e sono emozioni ed e’ un fluire, siamo noi.
Ritrovo una parte di me, sorrido e dico cazzate come un po’ di tempo fa, un tempo lontano, un tempo che mi ha tenuta nascosta nell’ombra, permettendo a poche persone di rivelare la mia parte ironica, quella spensierata…
E cosi’ mi ritrovo ad aspettare che questa medaglia si giri per rivelare l’altra sua faccia, cosi’ come queste pagine che in questi mesi hanno rivelato la mia parte riflessiva a volte pure troppo, la mia parte cervellotica quella che mi blocca quella che a volte mi rende una persona difficile da capire… mi ripeto che devo imparare a pensare meno, dimenticare che non si deve imparare a sopravvivere ma che quello che dobbiamo fare e’ vivere.
E’ gustare la vita, e’ fare un sorriso, e’ piangere di gioia se na hai voglia, e’ ascoltare una canzone e cantarla a squarcia gola saltellando mentre pieghi la biancheria, e’ respirare a pieni polmoni, e’ guardare una persona a cui vuoi bene e dirgli che e’ cosi’…
E’ guardare in faccia i propri errori e capire gli insegnamenti che dietro loro si nascondono, e’ prendere per i capelli l’Ansia e il gatto nero per la coda e cacciarli fuori dalla porta di casa…e ridere, soltanto ridere…
E allora esco con la mia amica Anna, arrivo a piazza S. Stefano e mi perdo nella visione di prematuri addobbi di Natale, e respiro nell’aria quell’atmosfera fatta di luci, di presepi e di zucchero filato comprato dai padri alle figlie… entriamo al supermercato, mi trascino dietro un piccolo carrello rosso, e facciamo una fila paurosa alla cassa… mi carico in braccio un cartone d’acqua e mi rendo conto che dopo 50 metri arranco in modo spaventoso, mi fanno male le braccia ed il collo, quello poi, scricchiola sempre… e parliamo delle nostre cose, e riassaporo i pomeriggi con lei, e mi manca cazzo quanto mi manca…
Mi trascino stancamente con i 12 litri un braccio come se fosse un bambino che mi porto in braccio, arrivo e mi attacco al campanello che mi duole tutto, entro nell’atrio e trovo due uomini, uno, lo conosco e mi saluta, chiedendomi come va e come sto, ringrazio e sorrido, sposto lo sguardo sull’altro e capisco che sta vedendo la casa per l’affitto, Anna mi guarda il tipo e’ carino, e ridiamo come due sceme sulle scale, io ho quasi un collasso tra risate, scale e 12 chili di acqua… ma il tipo e’ davvero carino… mi chiudo la porta alle spalle ed esanime appoggio sul pavimento la cassa di acqua, mio cugino che al pc si gira mi saluta sorridendo, e mosso da un senso di pena-pieta’-compassione mi fa:
“O ma per l’acqua, ci mettiamo d’accordo per un giorno di questi, prendiamo la macchina e l’andiamo a prendere”
Io mi stavo per schiaffeggiare, perche’ non ci potevo credere… Insomma in questa settimana ha fatto i piatti, ha pulito il bagno ed anche la cucina… io dico ma quando sono stata una settimana a casa l’hanno rapito gli alieni o cosa? spero solo che non sia uno stato di grazia temporanea… e se e’ cosi’ me lo voglio godere tutto…
Felicemente oggi Elle!
Pensato da Elle at 21:12 | Commenti disabilitati


