26 ottobre 2004
Ancora storie di bambini cattivi!
Nell’aria fervono i preparativi per Hallowen, qui a Bologna questa festa e’ molto sentita e diversi locali organizzano feste e party di tutti i tipi… nei negozi si possono trovare maschere, zucche, scherzi e altre 1000 scemenze… personalmente sono molto tradizionalista e queste feste importate le sento poco mie… io sono un’affezionata del nostro carnevale… mi e’ sempre piaciuto, ed ogni anno mi invento una maschera e me la faccio da sola sempre se non ho gli esami… Vedendo tutte le maschere e pensare quindi al carnevale mi ha fatto venire in mente la mia infanzia e per l’esattezza il periodo della scuola elementare… fonte di enormi tormenti per la mia persona. Ho sempre sostenuto la “cattiveria insita” di molti bamibini della fascia d’eta’ relativa alla suddetta fascia scolastica, certo non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma nel mio caso mi sono sempre scontrata con una realta’ di teppistelli maleducati e cafoni…
I miei 5 anni alle elementari credo che mai li dimentichero’, anzi rimarrano marchiati a fuoco come rimane alla mucca il tatuaggio dell’allevamento. Li ho vissuti male, sentendomi spesso inadeguata e diversa… ed in effetti lo ero, essere la piu’ piccola di statura non ha mosso in molti un senso di protezione o di dolcezza, ma spesso ha scatenato burle, scherzi e nomignoli di tuti i generi, passando da cartoni animati come -Memole- David GnomA- Juni Peperina-Gigi la trottola e questi erano solo i piu’ carini – ho sempre cercato di essere superiore e di non piangere, ma e’ difficile voler essere accettata quando sei tu la prima a non accettare questo formato mignon. Ho sempre cercato mille occasioni per dimostrare quello che ero, quanto fossi capace in alcune cose, per affermare me stessa, per essere in un certo qual senso stimata dai miei compagni, per sentirmi apprezzata nelle mie piccole cose, per credere piu’ in me stessa… Occasioni ne ho avute: a volte mi e’ andata bene, mentre delle altre volte l’effetto e’ stato disastroso. Un evento in particolare e’ impresso in me, ne ricordo battute e sguardi se chiudo gli occhi, ed ora che ci ripenso e quando lo racconto rido io e ridono anche gli altri, perche’ la comicita’ del fatto e’ troppa.
2a elementare – premetto che io venivo da un’altra scuola e quindi i ragazzi presenti nella classe gia’ si conoscevano, quindi appena arrivata mi hanno preso subito di mira, facendomi diventare il capro espiatorio del gruppo- insomma qualche mese prima di carnevale la maestra ci informa che avremmo dovuto preparare una maschera perche’ ci sarebbe stata una festa li’ a scuola, ma la cosa fondamentale era non rivelare a nessuno la scelta del costume, perche’ era una gara e la maschera piu’ originale e bella avrebbe vinto… Nella mia testa subito ho pensato che se avessi vinto io, magari i miei compagni mi avrebbero rispettato di piu’ e visto magari con una punta di ammirazione (lo so pecco sempre di presunzione)… Sono iniziati quindi i preparativi, la maschera era da odalisca, tutta fatta a mano dalla mia nonna… mi ricordo ancora i colori rosa antico e viola, con i veli dorati e rosa… con la cinta fatta con le medagliette e con tutte pietre verdi smeraldo, le stesse applicate al corpetto, le scarpette, i gioelli fatti a forma di serpente, insomma tutto fu studiato nei minimi particolari… La mattina della festa prima di arrivare a scuola ero super eccitata, il trucco… lo zaino con le stelle filanti, coriandoli e trombette… Mi accompagna papa’ come tutte le mattine e come sempre in ritardo, di corsa, veloce parcheggia distratto la macchina davanti alla scuola, la campanella e’ gia’ suonata da un pezzo, dentro di me penso che non e’ poi cosi’ male arrivare dopo gli altri, ma entrero’ nell’aula e tutti saranno stupiti nel vedere la mia maschera che sono sicura: VINCERA’ (altra presunzione)… entro nell’atrio della mia scuola, papa’ e’ gia’ ripartito, mi guardo intorno, non c’e’ ne’ un festone, ne’ uno schiamazzo mi giunge dai corridoi, ma un silenzio assordante quasi di chiesa mi accompagna. Inizio a salire le scale per dirigermi ai corridoi superiori per raggiungere la mia classe. Ultimo gradino, tutte la aule sono chiuse, i cappotti come di consuetudine sono appesi fuori, la mia aula e’ la penultima, sento solo i miei passi e nulla piu’… arrivo davanti alla porta marrone lucida altissima, la targa bianca con scritto 2B mi rinfresca che si’, quella e’ l’aula mia. Dallo zaino bianco a cuori rossi, estraggo fiera una trombetta dal ciuffo arancio, e con una mano cerco di prendere da un sacchetto una bella manciata di coriandoli variopinti, facendone cadere alcuni in terra, eccomi li’ con la maschera piu’ bella che la mia nonna abbia mai potuto confezionare, senza bussare irrompo suonando la trombetta con tutto il fiato presente nei miei polmoni e SILENZIO, lo stesso presente nell’atrio. La situazione che mi si palesa davanti e’ agghiacciante, non so come non ho fatto a svenire, 5 minuti per realizzare… e rendermi conto di AVER SBAGLIATO IL GIORNO, l’eccitazione me lo ha fatto anticipare di uno. Eccomi li’ immobile come una pera lessa, pietrificata in ogni mio muscolo, lacrime congelate al mio interno, ancora silenzio e si scatena un boato di risa ed insulti di vario genere su quanto sono rincoglionita e stupida; la maestra si alza e mi guarda in un modo tremendo, mi prende il braccio, la mia mano stringe ancora nel pugno la copiosa manciata di coriandoli e mi trascina fuori dall’aula urlando e chiamando la bidella… ed anche lei accorrendo, nel vedermi cosi’ conciata, si prende gioco di me… mi porta al bagno per togliermi il vestito e lavarmi alla bell’e meglio il viso truccato di azzurro e di rosa. In quel momento in quello squallido bagno sarei voluta scomparire, come i coriandoli che sono stati portati via dallo sciacquone… Rientro in classe, risa soffocate e schiamazzi ancora fanno da sottofondo, la maestra si avvicina informandomi che non solo sono rimbambita, ma che alla festa del giorno dopo, la mia maschera non avrebbe potuto partecipare alla gara perche’ rivelata, e da ultimo mi intima di aprire il libro a una non mi ricordo piu’ che pagina, ed io, con il filo di voce rimastomi dall’ultimo sospiro fatto per dare fiato alla trobetta dal ciuffo arancio, dico: “Maestra io i libri li ho lasciati a casa, nella borsa ho solo i coriandoli e le stelle filanti”…. inviperita (pace all’anima sua perche’ e’ passata a miglior vita)… mi prende quasi di peso per un braccio, implorando il mio vicino di banco di farmi vedere la lettura dal suo libro.
Mentre le ore, vi giuro interminabili, trascorrevano, guardavo le espressioni dei miei compagni, solo alcune bimbe hanno accennato un sorriso carico di compassione e di pieta’… nel mio cuore solo i piu’ tristi sentimenti di vergogna, tristezza e amarezza, nel mio cervello un solo pensiero “Come dire a mamma e papa’ che ho capito male il giorno?”…. arriva l’una la campanella suona per tutti i corridoi… riprendo il mio zaino, la mia trombetta fa cucu con quel cacchio di ciuffo arancio….ed il vestito e’ li’ dentro tutto ammalloppato. A testa bassa percorro corridoio, scendo le scale… i miei compagni ne dicono di ogni; con il cuore gonfio di tristezza, esco sulla strada, riconosco la macchina di papo, entro e lui mi fa “Allora Ele come e’ andata la festa hai vinto allora?”….. attesa… attesa… picco, picco sempre piu’ lungo… un sibilo… la mia smorfia che mi porto dietro da 25 anni inconfondibile che testimonia che sto per piangere e respiro, e BUAAAAA BUAAA, sono cianotica, papa’ mi dice di non prendermela e che nella vita bisogna saper perdere, che non si deve sempre essere i migliori per forza…. tra le convulsioni e i singhiozzi, il naso gocciolante, bofonchio che avevo capito male il giorno e che nessuno dei miei compagni era mascherato e che il mio bel vestito ora e’ nella borsa pistato ed acciaccato… Non so come ha fatto papa’ a non riedere, forse gli devo aver fatto davvero pena, oppure si e’ trattenuto ed e’ corso in bagno a ridere quando siamo rincasati, questa cosa non la ricordo… mi ricordo che mamma sempre per non smentirsi mi disse: “Infatti a me pareva strano che ’sta festa era di mercoledi’ e non di giovedi’ grasso…!!”.. ti pareva… Ricordo anche il giorno dopo: ho cercato di fingere di essere malatissima, poi che il vestito non mi piaceva piu’, poi che il trucco mi pizzicava… sono ridiventata un altro giorno odalisca… sono andata a scuola, anche le altre classi del piano sapevano del giorno prima, e’ stato un giorno pessimo, tutti ridevano e gareggiavano ed io no…
Una cosa me la ricordo bene mi sono sfondata di ravioli e castagnole e guardandomi in giro mi sono resa conto che veramente la mia maschera era la piu’ bella di tutte, io avrei vinto per davvero, se non fossi stata cosi’ fessa da capire cacchio per fischio … ma alla fine io ho vinto, avevo vinto per me e per me sola… e da quel giorno sono diventata bene o male sorda alle cattiverie di bambini cattivi.
odaliscamente mai piu’ elle
Pensato da Elle at 19:37 | Commenti disabilitati


