parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere

5 Settembre 2008

Un popò di coordinatore :)

Image - Lynne Naylor

Oporcapuzzola, mannaggiallamiseria… ieri sera ho messo naso fuori dall’ufficio alle nove. Alle nove cazzo!

Dopo aver passato circa un’oretta con il mio collega a correggere dei test. Vedere il mio nome e cognome sotto la scritta coordinatore del corso mi ha lasciata un attimo di sasso, e per tutta la mattinata mi ha ritratto come una pazza terrorizzata dal demone della burocrazia. Chissà cosa devono aver pensato le persone che che abbiamo selezionato per il corso di giovedì sera… di quel piccolo ragno che distribuiva i test e cercava di stabilire fin da subito un contatto con loro.

È il mio terzo giorno di lavoro e già ho l’agenda piena zeppa, il monitor del pc semi ricoperto di post-it, la mente che frulla e la stanchezza che mi morde le caviglie appena metto piede in casa, impedendomi di stirare la pila di panni che ho ammonticchiato sul divano, e dandomi solo il tempo di mangiare e di addormentarmi sul divano davanti all’ennesima replica di sex and the city.

Mi ripeto che ho tutto il tempo per imparare e per pensare a me stessa e a quel che voglio fare. Poi squilla il telefono, una persona m’aspetta sotto casa, appoggiato alla sua macchina: è lì per spiegarmi le ragioni di un suo certo qual interesse. Ed io lo fisso incredula ascoltando quel che ha da dire. La vita è strana e non smetterò mai di ripeterlo, forse lo sono anche io. A tratti vedo la scena come dal di fuori, come se fossi un passante che rientra a casa dopo una passeggiata. E mi scopro diffidente, mi faccio domande per le quali ovviamente non ho soluzione alcuna, e mi chiedo anche cosa vorrei per me in questo momento, questione che - figuriamoci - cade come una goccia in mezzo al mare.

I pensieri vanno e vengono, e certe volte, in certe sere - come se non bastasse - aggiungo la famosa ciliegina sulla torta, ritrovandomi ancora a pensare ad una persona che non ho potuto vivere in alcun modo. I pensieri se ne restano un po’ lì, poi leggo, poi scrivo, poi m’attacco al telefono, infine dormo. Sì, la vita è proprio strana. Sono quasi le due, è tardi, sono in debito di sonno, e domani né la sveglia, né la burocrazia avranno pietà di me. Oggesù.

Stacanovisticamente elle…

Pensato da Elle at 00:56 | 3 Commenti »

3 Settembre 2008

…la pioggia all’improvviso…

Image - Miss Van

È diventato plumbeo il cielo. Ed è stata pioggia all’improvviso. Una corsa tutta d’un fiato. Un portico. Pioggia. Un altro portico. Ancora pioggia. Una libreria. Mi sono guardata le punte delle scarpe, erano zuppe, così come lo erano i primi dieci centrimetri dei pantaloni, scuritisi all’improvviso. Come il cielo, che un momento prima sorrideva nell’azzurro e poi si è messo a piangere.

…e se avessi davvero costruito un muro…
e avessi dimenticato come si fa ad amare, ed essere amati…

Cadono chicchi di gradine grandi come noccioli di ciliegia. Stringo un libro tra le mani, cercando di non pensare al fastidio che mi dà la stoffa che bagnata s’attacca alle gambe. Un fulmine precede un tuono. Una domanda arriva nella mia testa moltiplicandosi fittamente, come i corpi che cercano riparo qui tra l’odore della carta.

…e se non ricordassi più quella dolce sensazione
d’abbandono che ti regala dormire tra le braccia di qualcuno…

Mi perdo tra le righe di un libro qualsiasi, scosto pensieri, immagini, getto fotogrammi di quel che sono stata, voltando lo sguardo al nuovo. Un punto interrogativo mi guarda dalla pagina. Fa parte della mia vita essere così maledettamente annodata, fa parte della mia vita chiedermi sempre il perché delle cose. 

 …e se avessi paura di dire a me stessa
cosa è che mi manca più di tutto:innamorarmi e fidarmi di nuovo…

E se avessi paura di scoprirmi fragile… Sono un elefante in una cristalleria. Sono quel chicco di grandine che è appena rimbalzato sotto la statua di San Petronio. Sono quei fastidiosissimi dieci centimetri umidicci appesi alle mie caviglie. Mi scorpo sola e avida delle mie piccole cose, dell’abbandono nell’amore, del calore e dell’addormentarsi senza che i pensieri facciano giri infiniti prima di zittirsi. Mi scopro spavalda e poi, subito dopo, timorosa. Volto lo sguardo un po’ più in là: la pioggia lava il grigio dalla strada. I miei occhi han capito che piangere non sempre serve.

…e se avessi sotto quegli occhi qualcosaqualcuno?

Sono sempre più come quel minuscolo e testardo punto interrogativo appeso in fondo alla riga prima di voltare pagina. Consapevole di quel che voglio. Certe cose non si cercano, certe cose semplicemente capitano. Così come la pioggia cade all’improvviso, così io, elefante, chicco di grandine e pezzo di stoffa bagnato, resto in silenzio - accarezzando il mio cuore - con due libri in mano. Sono la penultima della fila.

Interrogativamente elle…

Pensato da Elle at 00:12 | 3 Commenti »

1 Settembre 2008

Perché Settembre è un altro Capodanno…

Image - Lynne Naylor

Per me il primo di settembre è un po’ come il primo di gennaio. Mi metto lì a pensare e tiro le somme. Faccio i conti: sottrazioni, addizioni, moltiplicazioni, divisioni. Con me stessa e con gli altri… E allora tiriamole ’ste somme…

45.40: non ci volevo credere - maledetti stravizi, maledetta gola, maledette sagre - e mangia qua e mangia di là. Salgo sulla bilancia - chiudo gli occhi, trattengo il fiato - sbircio e tiro un urlo. Perdincibacco Tre chili (infami)… da abbandonare il prima possibile, ho pile di jeans in cui entro a fatica e tanti fantastici abitini - frou… frou - nascondi stravizi…
Operazione Casa Pulita: ci sono voluti ben tre giorni di pronto, aspirapolvere e mocio, per rendere accogliente e vivibile la mia casa, ora sì che sono soddisfatta, anche se ho un bernoccolo nuovo sulla fronte, coperto parzialmente dalla frangia…
Parrucchiere: a detta sua il sole mi aveva così tanto schiarito bene i capelli, che ha deciso - senza ma e senza se - di farmi solo le meches chiare, così adesso quando passo davanti ad uno specchio mi ripeto: “Voglio vedè come farai appena torni ad essere bianca come uno straccio!!“, perché questo colore sarà pur bello, ma la mia abbronzatura non è eterna, le lampade invecchiano la pelle, e potrò solo ripiegare su un trucco apache style
3+2: scatole di Carovit Forte - Melanin - Repair ingurgitate da prima dell’estate, ché sennò chi me la dava questa abbronzatura? Mi sono venute una marea di lentigini, inutile dire che ho dovuto ripetere fino allo sfinimento che “no, non è cioccolato… quelle due piccole vicino alla bocca sono solo lentigini!
2 settembre: si inizia a lavorare e sono emozionata, agitata, nervosa…
NI (numero indefinito)
: di libri da leggere, aquistati e staticamente immobili da prima dell’estate. Crescono a dismisura e le promozioni alla feltrinelli non arrestano la mia sete di lettura…
Alcune: telefonate a cui ho voglia di rispondere e ad altre semplicemente no. Chi si sveglia dopo un sonno e mi cerca. Vorrebbe ma non mi trova. Ma che periodo strano che sto vivendo, tante cose appese, tante cose perse, molte altre da vivere e assaporare… la mente fa strani giri, così come la vita, non ho fretta ed è come se vivessi in uno stato di calma apparente…

Potrei continuare a contare ancora… - ma il mio umore ballerino e scalpitante mi ricorda le mille cose che ho da fare… la casa è vuota, stranamente silenziosa, c’è il sole che esalta il colore delle pareti, proiettandomi addosso belle sensazioni - e poi ci sarà tempo per scrivere ancora…

Frettolosamente elle…

Pensato da Elle at 15:45 | 4 Commenti »

29 Agosto 2008

Oh putain: la bataille!

Non avevo voglia proprio di partire. Interminabili bagagli, interminabile viaggio. Ferme in autostrada, sotto il sole cocente, in mezzo al controesodo, con l’idea della partenza intelligente - e che di intelligente ha avuto davvero poco - un giovedì zeppo di tir, carovan, famiglie abbronzate e inscatolate nelle macchine con le facce tristi e l’ansia del sorpasso azzardato. Poi, ho messo piede a Bologna, era notte, era calma, era lei. Mi mancava. Anche se distrutta e provata dal viaggio sono andata a casa delle mie amiche, qualche chiacchiera, qualche scambio di foto. Poi si torna a casa, s’aprono le finestre, e faccio il resoconto: è un campo di battaglia, l’olio di gomito e la mia pazienza forse non basteranno, chiederò una razione extra di forza di volontà. Poi carico la mia ultima valigia su per le scale, quando la mia amica Conc si chiude dietro di sé la porta di casa: il gelo, la fine, il mio sguardo fisso immerso nel terrore: le chiavi sono dentro, insieme a tutto il resto, insieme al cellulare. Ferma sul pianerottolo affogo nel panico, presagendo ingressi strani dalla finestra della cucina aiutata dalla scala dei pompieri, quando il genio della mia lampada mi ricorda che in un attacco di nonsisamai millanta anni fa ho lasciato ad Anna una copia delle chiavi…

Anna abita con Conc. Quindi aricarica la “valigia con il morto” sulla macchina, arifai il giro di tutta bologna, prendi le chiavi e nel frattempo spera che la chiave del portoncino sia quella - che non ti ricordi mica se è quella nuova - che è mezzanotte passata, e che, se non fosse quella dovresti attaccarti a qualche campanello, evitando accuratamente quello del vicino appiccicoso. Ma la chiave gira, e nel mentre che produce lo scatto della serratura, mi sento leggera dei chili che ho preso mangiando arrosticini e pesce per tutta l’estate. Entro  con la mia amica e giro per casa con le chiavi per mano: tanto è stato lo spavento.

Poi tutto torna silente. I bagagli immobili e gonfi sul pavimento. Una pianta grassa su quattro s’è ammutinata -  quest’anno mi è andata bene - rinsecchendosi e piegandosi su stessa e lasciando di sè solo una fogliolina irriconoscibile, il mio ficus - che all’ikea dicevano di annaffiare sempre - e che non ha ricevuto per tutto agosto un solo goccio d’acqua è verde, rigoglioso e bellissimo, quello di Limite sembra la pianta dello stuzzicadente, qualora esistesse in natura. La lavatrice ha la bocca piena e mastica. Il mocio s’è fatto già qualche metro sul pavimento. Soffoco gli istinti omicidi verso il mio coinquilino maschio - con cui purtroppo non solo ho un legame di sangue ma la compropietà della casa - e che ha invaso di scatoloni pieni di carte del suo lavoro tutto l’ingresso… sì, sì sono tornata…

Pazientemente, ma abbronzatissima, elle...

Pensato da Elle at 10:59 | 3 Commenti »

24 Agosto 2008

Chocolate door & new life…

Le parole potrebbero aggiungersi alle parole che furono. Quel che è stato potrebbe essere ricordato soltanto guardando di sguincio la cicatrice. Tutto potrebbe esser portato a galla, ma regalerebbe alla superficie limpida una salmastra patina. La patina di quel che è stato dolcemente se ne va, anche se sensazioni di fastidio restano, mentre il quadro si compone e lo scorgo tra le persone nel mezzo di una festa, in uno chalet al mare.  Tiro su lo zucchero dal mio mojito. Mano nella mano con lei. Quella stessa mano che l’hanno scorso stringeva la mia ma senza convinzione, senza lealtà, senza certezza. Poi tutto finisce. E di quel che passa resta solo il sapore amaro che ha il colore della vigliaccheria, del voler seppellire, del fare finta che. Ma la vita torna sempre a farti visita ed è nel come l’hai affrontata che il viso e il cuore prendono determinate pieghe.

S’apre una porta di cioccolato, la mordo un po’, come la mia piadina alla nutella in piena notte. Il dolce porta via tante cose, e sorrido mentre parlo con la mia amica. Quante cose cambiano in un anno, e quante cose pensavo mi sarebbero rimaste incollate, ed invece alcune le ho mollate strada facendo, e altre le ho perse affondando bracciate nell’acqua salata. Una parte di me è rimasta solida, mentre l’altra, mutilata di lui e della sua presenza, piangeva, perdeva giorni di sonno, viveva al buio un dolore mai provato. Non sono morta. Non si muore nemmeno se un amore finisce inspiegabilmente. La delusione s’è raggrumata tutta nel fondo del bicchiere, nel fondo del mare, o nel fondo del barile - se preferite - diventando melma scura che si posa su ciò che è stato, ma quel che conta è che tu sei stata vera sempre, che hai amato lealmente, che anche se hai esposto il tuo cuore a tutte le intemperie, lo hai fatto perché ci credevi, e semplicemente perché una come me non potrebbe essere diversa da quel che è.

Un altro morso alla mia porta di cioccolato. Inizia una nuova vita. Inizia un altro pezzetto di me che porta tutto il sapore di quello che sono sempre stata: un’illusa donna idealista che vuole vivere di sentimenti puri ma così fottutamente vera.

Cristallinamente… senza orpelli… elle

Pensato da Elle at 20:53 | 5 Commenti »

22 Agosto 2008

in dirittura d’arrivo…

È stato un po’ come quando fai tardi la sera, che la mattina magari vorresti dormire, ed invece qualcosa ti sveglia e di recuperare il sonno non ce n’è più possibilità. Così si è incendiata la mia estate, durata quanto un cerino consumato da un’improvvisa raffica di vento. Mi sembra di essere più stanca di prima, con la testa ficcata nel frullatore dei mille pensieri, con un numero di libri letti fin troppo esiguo, con la nausea per le musichette da spiaggia e con tanti - troppi - gettoni presenza alle sagre. Il sole ha dorato i capelli e la pelle. Il sale ha lavato qualche sapore. Le onde han portato via verso il largo quel che ero un anno fa, quel che facevo un anno fa. Chi ero e cosa facevo ora sono lontani, simili ad un volantino che, lasciato sotto al sole, spegne i suoi colori  più brillanti. Arriva qualcosa di nuovo che ti avvolge caldo come il telo dopo qualche bracciata nell’acqua salata. Il sapore nuovo di una vita nuova. Un colore nuovo da stendere su una parete tutta bianca. A piccoli pezzi, piano, senza fretta, in modo dannatamente meticoloso. Come piace a me.

Sei giorni e lascio il mare. Ci sarà di nuovo Bologna. E lei che mi è mancata, insieme alla mia vita semindipendente. Mi sono detta che sarà bello iniziare qualcosa di nuovo. E fremono le mani, insieme ai pensieri. La mente scalpita ma il sole mi scalda ancora un po’.

Oziosamente immersa nei pensieri … elle

Pensato da Elle at 21:15 | 1 Commento »

1 Agosto 2008

Forse…

Image - Jean Duprez

La macchina deve essere lavata, ha una strana patina polverosa che riesce a nascondere, quasi del tutto, il suo colore d’origine.
Basterebbe prendere il coraggio a due mani, infilare la salopette e un paio di scarpe da ginnastica, stringere i capelli in una coda stretta e alta, acqua e sapone e tanto olio di gomito.
Così come basterebbe davvero poco a mettere di nuovo in valigia quel che ho tirato fuori l’altro ieri, andare in un centro commerciale, fare un po’ di spesa, caricare tutto in macchina e andare ad aprire la casa al mare.

Lo farò domani, insieme a Pulce. E staremo da sole per un po’ di giorni.
Convincere il matusa-padre a raggiungerci non è stato poi così facile, visto che adesso è nella fase post-malattia “sto meglio, ma non so quando sarò totalmente autosufficiente“, ma almeno abbiamo firmato un compromesso dopo il 10 riuniamo tutta la famiglia, due appartamenti attaccati con tanto di terrazzi comunicanti, che hanno tutto il sapore delle vacanze di quando ero piccola. Penso che farà bene un po’ a tutti cambiare aria, e che ognuno stacchi le sue spine, mandando i propri pensieri in ferie.
Non so se io ne sarò capace, tipo ieri ero ad una festa di compleanno in riva al mare, con il mio moijto e i miei pensieri lì presenti che scorazzavano insieme a me nel locale. Ragionavo sulle scelte che fanno le persone, al fatto che che spesso si decide di intraprendere la strada che crediamo essere la più giusta, e penso a me ad un anno fa.
Non posso fare a meno di pensare a quanta acqua sia passata sotto al mio ponte, e a quanto la sua forza sia stata capace di prendere a morsi pezzi dei miei arigini.
Poi ho ragionato sul fatto che avevo voglia davvero di scoprire quella persona e tutti i suoi lati oscuri, all’innegabile, così forte e strana alchimia forse mai provata fino ad ora, e chissà quando questa curiosità passerà, (se passerà)… perché mi faceva notare un amico nelle sue pontificazioni notturne che certe cose rimangono sempre ferme nel punto dove le si è lasciate, soprattutto quando la cosa non la si è riuscita a vivere… ed io bevevo il mio moijto, tiravo con la cannuccia lo zucchero di canna, masticavo e pensavo, ma… chissà… boh…
e lui continuava: il fatto è che è vero che le scelte sono scelte e forse quando si sceglie non tutti pensano di tornare indietro così, senza un motivo, che spesso si rimane in disparte vivendo la propria vita e spiando da lontano, per rivivere un giorno - forse inaspettatamente e per un attimo - qualche emozione e da lì  capire di dover vivere gli eventi…

Poi mi sono detta che io sono un po’ come Jessica Rabbit - non nell’aspetto eh - quando dice che non è lei ad essere fatta così ma che ce l’hanno disegnata… ho pensato che la stessa cosa vale per me, mica mi impongo di essere fatta in un certo modo, penso che quando qualcuno ha fatto il mio schizzo, la mia bozza, sulla leggenda o sul bugiardino, ha lasciato scritto tutta una serie di ingredienti e controindicazioni che hanno poi creato questo ibridomix di pensieri che nonostante tutto mi restano addosso, come il più fastidioso e scomodo dei puntinterrogativi, facendomi restare silente con la bocca, ma non fermando il flusso delle parole scritte qui…
Poi erano le quattro e sono andata a letto…
Forse mi sono decisa, lavo la mia y che è meglio, e da domani un po’ di mare, e andata e ritorno verso casa…

Sinceramente elle…

Pensato da Elle at 15:43 | 5 Commenti »

30 Luglio 2008

Sapori dolciamari

 

 Image - James Dignan

Forse in questi giorni ho pensato che cercare di trovare un senso ad ogni cosa che accade e che ti tocca è una ricerca che spesso può rimanere orfana. E siccome i sapori dolciamari non mi sono mai piaciuti più di tanto, capisco che certe cose succedono perché è così, punto e basta. Esistono i corsi e i ricorsi, e certe situazioni anche se hanno un punto sulla loro coda, hanno tutto l’aspetto di un evento già passato: stessa forma, stesse parole, stesse movenze, stessi punti interrogativi, e non so se del futuro.
Perché quelle stesse situazioni - forse per il fatto di non essersi mai manifestate - hanno tutta l’aria di rimanere così, per sempre, con il suggerimento che un certo stato di cose tra due persone può essere più forte di loro, tirare dei brutti scherzi a uno e all’altro, lasciando domande insolute, e decisioni chiare. Tempismo perfetto: ne prendo atto, ci convivo, lo accolgo nella mia casa piena di valigie, lo nutro, imparerò a capire che forse è parte di me, e della vita. Una domanda: ne valeva/sarebbe valsa/varrebbe davvero la pena? Una risposta: “?”

Nell’ Antologia di Spoon River leggo che:
“Dare un senso alla propria vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine, e del vano desiderio.
È una barca che anela il mare, eppure lo teme”

E per me che da una vita cerco e continuo a cercare un motivo ed un perché ad ogni cosa, identificarmi adesso con quella barca mi è ancora più facile, ma non insostenibile. Vivo tutte le mie cose, quelle belle e quelle scomode, quelle che lasciano il dolce e quelle che ti fanno sentire tutto l’amaro. Ma sorrido, accarezzando ogni cosa che sono riuscita a vivere, sapendo che ciò che rimane irrisolto lo resta sempre, che magari i granelli di sabbia prima o poi riescono a posarsi sul fondo, ma che alla fine passa sempre qualcuno ad agitarli di nuovo, laciandoli in un moto senza sosta.

Come quel granello - piccolo, piccolo - partirò nel pomeriggio, per posarmi forse tra qualche giorno sulla riviera adriatica, per riposarmi un po’, per leggere i libri della tesi, per preparare l’ultimo esame, per prepararmi al lavoro che mi aspetta già dai primi di settembre, e anticipazione per scrivere un po’ di racconti che finiranno presto presto in un libro. Insomma, sono piena di cose da fare, ed io amo avere un sacco di cose da fare. Sarò presente qui un po’ meno, ma cercherò di lasciare qualche traccia e di rispondere alle vostre mail.

Vacanzosamente, anche se per poco… elle

Pensato da Elle at 11:44 | 2 Commenti »

26 Luglio 2008

- Coccin-elle -

Image - Arthur de Pins

Rossa con tanti puntini neri sulla schiena. Ferma sul davanzale della mia cucina.
È mattina presto, e l’aria non è né del tutto fredda, né calda. E lei è lì - bevo il mio caffè mentre la guardo - fa passi lenti, davvero lenti. Poi si ferma ancora ad ispezionare il fondo di un vaso.
Dicono che le coccinelle portino fortuna. Dicono.

Avrei voluto essere lei, così tonda, così piccola, così senza ma e se a ronzare liberi nella sua testa. Forse.

E sono andata in ufficio per la mia ultima settimana di tirocinio. La mia scrivania, le mie cose, le mie pile infinite di fogli, la mia scheda di rete come fermacarte.
Ma non è finita qui.
Per un volta: coccin-elle.

A settembre quella sarà la mia scrivania.
Ho un lavoro.
E sorrido davvero felice, perché mi sono trovata subito a mio agio, perché l’ho sentito mio dal primo giorno. Perché non sempre tutto deve prendere strade sbagliate. Strizzami l’occhio, qualcosa può anche andarmi bene. Felice, per il traguardo - anche se ha tutta l’impressione - di una partenza e di una nuova sfida. Ma è quel che voglio fare. E quando credo in una cosa non mi importa di spendermi tutta, e di concentrarci tutte le mie energie.

Mille cose da fare prima di partire, e non essere capace a trovare loro un maledetto ordine. Un marasma, un caos, a cui davvero non riesco a metter mano. Le matasse s’ingarbugliano, e a volte mi chiedo se la soluzione di tutto io ce l’abbia avuta sempre sotto al naso e ciecamente non l’abbia mai voluta vedere.
Lo ammetto in questo momento sono in difficoltà, odio doverlo dire, mi sento alle strette. E quando mi ci trovo, non ragiono, non razionalizzo.
Ed è brutto sentirsi un po’ incapaci, o peggio sapere cosa si vorrebbe fare, avere, cercare, conoscere, vivere e trovarsi davanti ai ma-però-forse-chissà della vita.

Poi mi calmo, faccio un lungo respiro, esco con il caldo torrido nella mia amata città, e inizio a prepararmi per la festa della mia amica al bbk questa sera in riva al mare, che magari riesco a non pensarci. Poi chissà.

Coccinellosamente… elle…

Pensato da Elle at 15:40 | 3 Commenti »

22 Luglio 2008

Cuordileone

Image - Tadahiro Uesugi
Listening to - Viva la Vida - Coldplay

Cuordileone.
Io non so se ne ho uno cucito e appuntato nel petto.
E se lo avessi dovrei forse saperlo?
E se ne fossi sicura dovrei sfoggiarlo vantandomene, come se fosse merce rara e preziosa?

I miei pensieri spesso ci mettono così tanto tempo a venire in superficie, a prendere forma, che se ne restano lì in gestazione prima di essere completi, chiari, definiti e finiti. Il fatto è che sentivo di voler dire una cosa. L’ho detta. Anzi no, l’ho scritta in una mail. Nero su bianco, le mie parole. Non ho pensato a nessuna conseguenza. È stata una cosa che mi è venuto spontaneo fare, e l’ho fatta.
È giusto? È sbagliato? Ma che ne so io! E cosa è che è giusto o sbagliato in questo mondo? Non ho nemmeno tempo di scoprirlo, e forse non serve nemmeno a qualcosa. Forse l’azione è giusta quando ha senso per noi stessi, e per la sotterranea logica che muove il gesto in sè: si pensa a qualcosa, la si vede crescere, prendere una forma e poi esce il bisogno di comunicarla. Se resta lì fa il ponfo.

Qualcuno magari ti dirà che ad un certo punto si ha bisogno di cercare qualcosa di semplice - che non ti crei nessuna sorta di problemi -  e qualcosa di economico - che puoi permetterti di sostenere, magari buttando quattro spicci sul piatto della bilancia. Ma non sempre è facile trovare nello stesso momento il semplice e l’economico, e non sempre si possiedono tutte le carte giuste. Certe volte s’aspetta, sperando che alla prossima mano entri un asso, una scala o magari un jolly.
Davvero non so se la mia pasta è quella d’un cuordileone, così come non son capace del tutto di annusare l’aria e capire quanti ne possa incontrare o aver incontrato nella mia vita. Ma so che quelle parole io ce le avevo attaccate già da un po’, e che le cose economiche non sono fatte per me. Forse sono la persona più stupida perché assolutamente incapace di soppesare le conseguenze, ma trascinare brandelli di pensieri non è la ricetta che riesce a farmi stare bene. Sono un asino che s’impunta proprio quando tutti gli altri lo strattonano per andare avanti, che punta le sue zampe restando granitico nella posizione che più lo aggrada. Ed io testona, mi fermo e mi ascolto, perché questo conta. Sì, forse alla fine sono proprio un asino con un cuordileone cucito con un po’ di fil di ferro nel petto.

Serenamente elle…

Pensato da Elle at 00:04 | 1 Commento »