8 Maggio 2008
Un pizzico d’egoismo, ché non guasta mai…
Image - Raku
Sono una nottambula. E questo è strarisaputo.
Di notte, prima di dormire, leggo, scrivo, creo, sto al telefono, insomma cazzeggio.
Ma adesso la sveglia suona alle s-e-t-t-e, la musica cambia, e il mio fisico ci mette troppo, non solo a svegliarsi, ma a connettere che è già mattina, che il sole fa cucù, che le rondini svolazzano da un po’ e che se non mi sbrigo farò tardi. Faccio la doccia in trance, mi asciugo i capelli alla maranello style e poi se c’è il tempo - mentre sbocconcello il mio croissant bauli alla cioccolata (tanto per fare un po’ di pubblicità) - mi passo la super piastra acquistata al cosmoprof. Poi trafelata esco in strada, inciampo di solito al settimo sanpietrino, arrivo alla fermata del 27, lo aspetto, salgo e con il mio faccino stralunato vedo la città che prende vita. E mi incanto.
Studio un pochetto, e con minuzia sociologica, le persone che sono con me sull’autobus, protetta dai miei grandi occhiali neri. Oggi, ad esempio, mi chiedevo: se loro ai miei occhi mi sembrano così strani - tic, accostamenti improponibili etc - quanto potrò esser strana io ai loro occhi? (Mi chiedevo anche come caspita fa una donna ad acquistare quella specie di collant che arrivano sotto al ginocchio con il bordino di pizzo, è una schifezza, e non si possono guardare) Nel tragitto poi, incollo i miei occhi di qua e di là su via Indipendenza, ripromettendomi di fare un salto in questo o quel negozio, ché non ci vado mai e che alla fine faccio troppa presenza fissa da Zara.
Poi arrivo in ufficio - mi siedo alla mia scrivania - e sprofondo su un faldone che vanta scartoffie non indifferenti e da brava tirocinante, me li studio con una meticolosità certosina, come farebbe uno storico se ritrovasse un libro del medioevo pieno di immagini infinitesimali dipinte in tutti i loro dettagli. Ecco io sono così. Oggi non ho fatto manco la pausa caffè. E per un attimo mi sono detta che mi piacerebbe lavorare lì, imparare per davvero il lavoro che mi appassiona. E alla domanda del mio supervisore: “Hai intenzione di star qui a Bologna un domani”, non c’ho nemmeno dovuto pensare più di tanto e senza esitazione ho detto sì, mentre la mia testa faceva in su e in giù per mostrare tutto il mio assenso.
Progetti. Idee. Sogni. E forse desideri. S’assiepano, bussano alla porta, mi portano con loro, mi impegno, rifletto, rimango immersa, trattengo a tratti il respiro. Mi piace quello che sto facendo, come lo sto facendo, come affronto questa cosa e non solo questa. Senza presunzione. Senza pensare di essere la migliore o la migliore tra tanti. So quello che voglio fare, perché so che è quello che mi piace fare, perché ci credo, e forse perché penso che adesso - nella situazione in cui sono - potrei dare il meglio di me.
Convogliare le energie in progetti costruttivi, no?
Quindi?
- al Brico (mia seconda casa) ho trovato la vernice per termosifoni, ho preso il pennello storto e la carta vetrata
- sto divorando un libro dietro l’altro
- non ho pensieri troppo tristi
- continuo a non rispondere a determinate telefonate (filtrare, filtrare sempre)
- metto a fuoco quel che è utile e quello che non lo è va dritto dritto nel cestino
- mangio lo stesso le fragole, anche se la rezione poi pizzica da morire
- vedo amici, conosco gente, poi sto di nuovo da sola, accendo lo stereo e
penso a me stessa…
Egoisticamente - perché ogni tanto ce lo vuole - elle…
Pensato da Elle at 23:25 | 4 Commenti »










