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31 luglio 2010

- elle in wonderland –

Alice: Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!

Stregatto: Beh, tutto dipende da dove vuoi andare!

- Alice in Wonderland -

Manco da un sacco… e adesso scrivo che la casa dorme, aspettando che prima o poi tutti partano per andare via soltanto  per un po’. Le due e mezza e nemmeno un accenno di sonno. Prima delle 7.00 la mia amica sarà sotto casa ed io avrò un aspetto atroce e come al solito troppe valigie al seguito. Già ho la pelle d’oca per le urla di mia mamma…

Ho una strana nostalgia addosso, così appiccicata che non se ne va. Stanotte mi sono fatta piccola piccola – e come dice lui “ancora più piccola?!” – e l’ho abbracciato stretto per un po’. Mi mancherà. Non gliel’ho detto troppe volte, forse per non ricordarlo troppo a me stessa.

Adesso che sono stesa sul letto con una temperatura che permette la manica lunga pur provando ancora qualche brivido, posso dire che non sono state settimane facili queste: la tensione l’ha fatta da padrone, la stanchezza non dava tregua, lo stress ha tirato ogni mio nervo. A tratti mi sono sentita come una delle carte della Regina di Cuori, tremante aspettando il taglio della testa. Mi è successo la settimana scorsa quando ho consegnato un progetto – scritto da un altro – e riletto troppo alla svelta… beh una dirigente regionale ha fatto colazione con me e di me sono rimaste solo le mie ossa. Al quarto urlo non ho retto e lo stress ha vinto mi sono sciolta in un pianto liberatorio, in tutta la mia vita non so se ho mai fatto una figura così. Le ho fatto così pena che mi ha offerto un caffè, una sedia, e la correzione degli errori e vista la disponibilità dopo la cazziata le ho perdonato che continuava a chiamarmi Titty…

Ho pensato che le due settimane prima delle ferie le avrei passate a mettere in ordine la carta accumulata sulla scrivania e a fare un po’ di aggiornamento ed invece è stata tutta una corsa contro il tempo.

in queste tre settimane che mi aspettano non mi fermerò solo dalle mie parti. Sarò il mare di Sicilia. Una vacanza con le amiche come ai vecchi tempi. Il mio fedele mac verrà con me e il wireless (degli altri) permettendo mi aiuterà ad aggiornare il mio figlioccio e poi da settembre vita nuova…

Burrascosamente… elle…

Pensato da Elle at 02:01 | 4 Commenti »

6 luglio 2010

Stupida-mente

Image – Tadahiro Uesugi

Scioccamente ho sempre pensato che con alcune delle persone con cui ci troviamo a dividere qualcosa lungo il percorso delle nostre vite si creasse un legame. E poco importa cosa è quel qualcosa, può essere una casa, un letto, un banco, una stanza, l’ufficio… quello che conta davvero è il filo che si stringe, la maglia del un rapporto che si infittisce mano a mano che i ferri lavorano. Allora s’alimenta il rispetto, cresce la stima e nasce l’affetto…

Eppure la vita mi ha insegnato, e sta continuando a cercare di farlo, che non tutte le cose sono come le vedo (o le vorrei) vedere io, che non tutti pensano che quel legame, quel rispetto, quella  stima e quell’affetto valgano davvero qualcosa. Perché per alcuni quello stesso legame, quello stesso rispetto, quella stessa stima e quello stesso affetto servono – o serviranno prima o poi – a qualcosa, è qui la differenza. Soprattutto nel luogo di lavoro: un campo minato, una trincea, una scacchiera. Ogni mossa va pensata, ogni parola soppesata, ogni segreto, pensiero o sciocca impressione va trattenuto, soffocato e zittito.

Stupidamente ho pensato che lavorare in gruppo fosse per il bene del gruppo, perché nel mio lavoro non puoi fare tutto da solo, io remo e tu remi, io ti do una mano e tu me la porgi quando sono io ad avere bisogno. In gruppo però non tutti sono attori e avrei dovuto dubitare di chi  ha mandato sempre avanti gli altri, di chi non ha mai ben capito il significato della parola responsabilità, di chi si è sempre seduto comodo nelle retrovie e, mentre tutti si davano da fare per portare a casa la pagnotta, placidamente impegnarsi a scavare la fossa per spingere nel momento giusto dolcemente tutti gli altri.  Ti ho salutato cercando di nascondere il mio disprezzo. Ti ho ascoltato mentre scaldavi il tuo pagatissimo posto e parlavi male di ognuno di noi, lanciando frecce e provocazioni, mi sono morsa la lingua più di una voltra, ho cercato di scuotere la testa per il dissenso il meno possibile. Non ti ho mai guardata negli occhi. E non è un buon segno, vuole dire che non mi fido più di te, non ti stimo più.

Ho passato un anno a fare tardi la sera davanti ad un computer… a scrivere i progetti nei week end schiava del caffè, nervosa e tesa come una corda di violino, ho messo in coda molti dei miei bisogni, ho provato ad ascoltarti a darti una mano quando sembravi in difficoltà, mentre tu tessevi la ragnatela come il più ripugnante dei ragni. Nascondevi documenti. Hai usato i bastoni per ficcarli dentro le nostre ruote, hai fatto finta di essere dispiaciuta e preoccupata per la mia stanchezza cronica, dicevi una cosa, poi ti giravi e ne dicevi un’altra.

Dicono che il fine giustifichi i mezzi. Tante volte nel pronunciare questa frase mi  sono fatta mille scrupoli, soprattutto sulla natura di quei mezzi, perché calpestare ingiustamente gli altri per ottenere quello che si vuole è come vincere barando.

C’è delusione in me. E forse vincerai qualcosa, più soldi, un livello più alto. Senza meritarlo ed essendo passata sopra ad ognuno di noi.

Stupida-mente… elle…

Pensato da Elle at 22:04 | 6 Commenti »

17 giugno 2010

La Volpe & l’Uva: e per una volta io sono l’Uva!

Image – Purrcasso

“E dove mi nascondo adesso?” - l’ho pensato in un attimo di secondo, sospesa tra le lame di vetro di una porta scorrevole. In piedi alla cassa lui guardava il contenuto del portafoglio nero, ed io non c’avevo mezza voglia di farmi appiccicare il solito discorso che fa tanto Volpe&L’Uva: Lui, AromaDeRoma. Quel soggetto – ex vicino di casa – che in un periodo “mah… boh… chissà e perché” della mia vita ho frequentato. O meglio io frequentavo lui, e lui me e pure tutte le altre.

Quella mattina di dicembre in cui sgamai questo mangiatore a tradimento di pane&furbetti in casa sua con un’amica, lo mandai nell’unico posto dove meritava di passare il suo tempo, nel dimenticatoio dei pezzi di merda… poi ci riprovò, mi telefonava, mi bussava sull’unico muro comunicante della mia casa con la sua, mi intasava il cellulare di messaggi simpatici come un calcio nelle palle…poi grazia ha voluto che per lavoro me lo hanno scavato dalle balle (e suo fratello, al tempo suo coinquilino, ha deciso di mettere su famiglia)…amen

Poi nelle nostre vite è giunto Feisbuc - il male, o buio, il magma – e lui ha iniziato a commentare qua e là, e quelle rare volte che mi ha beccata sulla ciat, mi ha attaccato un pezzo interminabile di quanto fossi stronza a non chiamarlo mai, che alla fine gli mancavo (quel “alla fine” mi ha fatto ricordare cosa non sopportassi di lui). I modi che aveva con me volevano significare che con la sua presenza nella mia vita mi stesse facendo davvero un gran favore… Poi qualche settimana fa un sms:

perché non ci vediamo per una birra o un gelato? Eddajé!“… la risposta più giusta sarebbe stata: “Piuttosto muoio di sete e di fame”… ma ho declinato l’invito senza elencare mille scuse… e lapidario qualche giorno fa mi scrive che lui adesso vive di nuovo a Bologna…e sti cazzi dove lo mettiamo? Ancora un sms: ma stai ancora con Coso… ? Quanto tempo è ormai, ma staiaffà sul serio? Posso passà da casa tua? Se non trovo un posto in cui stare Mi ospiti nel tuo letto?

Dio che strazio. Sinceramente non so se i miei fermi monosillabi gli hanno fatto capire che le mie intenzioni sono di lunga diverse dalle sue… fatto sta che l’altro ieri su quella porta ci sono rimasta tre secondi e l’unica cosa che mi è venuta in mente di fare è quella di essermi nascosta – sì sì nascosta – dietro lo scaffale delle merendine, per l’esatezza… usando i vetri della porta del supermercato come uno specchio… poi però mi sono accorta che la parete che dava sulla strada era tutta di vetro e che nell’uscire avrebbe potuto vedermi… allora ho usato un pacco di saccottini al cioccolato per sbirciare a che punto fosse – cazzo ancora in fila – così mi sono imboscata nella stanza del banco degli affettati, ma anche lì la parete che dà sulla strada è di vetro, allora mi sono spiaccicata sulle farine – rischiato un collasso – e ho aspettato che uscisse…

alla casa ho scoperto che il supermercato è pieno di telecamere… e che la signora con il labbrone rigonfio di schifezze chirurgiche mi guardava un po’ storto… quasi per tutta la sera ho bisbigliato, visto che la volpe era dal fratello a coccolarsi la nipote che ha quasi 10 mesi e piange ancora (e per tutto il giorno, la notte, i festivi) come una neonata…eccheccazz…

pazientemente… elle…

Pensato da Elle at 19:00 | 4 Commenti »

8 giugno 2010

la mia anguria per chi non sa…

Chi non sa dove è diretto non arriva da nessuna parte…
Carlos Ruiz Zafón

Leggo questa frase che è notte fonda già da un po’. La luce dei lampioni aggrappati alle mura esterne alla mia casa filtra dalle persiane color crema. Allora lascio che l’indice scorra tra le pagine e che il libro si chiuda su se stesso, così mi fermo a pensare… quando sono a casa, nella mia città, finisce sempre che penso troppo e  che non dormo, o se lo faccio, mi riesce poco e male… Torna a galla una frase, che mi si è attaccata addosso e sembra non volersene proprio andare…

E tu un bambino quando lo fai?” – incontro una compagna della scuola superiore con una pangia grossa come un’anguria matura, mano nella mano con il ragazzo che ha sposato qualche anno fa… ho abbassato lo sguardo e come se avessi compiuto un delitto di cui mi sono subito pentita rispondo che semplicemente non è ora per me… Ho colto uno sguardo nei suoi occhi… come se la mia vita a 31anni senza un figlio ed un marito (o qualcosa che gli sia molto vicino) non valesse mai quanto la sua…e mi fa: “sempre a Bologna?“… ed io a quel punto ho cacciato l’unica anguria del mio piccolo orto, curata, annaffiata e difesa dai pidocchi e come una mamma fiera mentre s’accarezza il suo pancione e con un sorriso a denti infiniti – manco fossi lo stregatto – ho detto: “ho un lavoro, però!!!!“… un sorriso che significava un “poverina“… poi avevo fretta, mi sono nascosta dietro i miei occhiali grandi e neri, e sono andata avanti… pensando alle direzioni che la vita di ognuno di noi prende, senza per questo renderla migliore, più appagante o semplicemente più degna d’essere vissuta rispetto alle altre…

Mi sono vista riflessa in una vetrina, come se guardassi un’altra e non me… ci sono strade che tutti percorriamo ma non tutti nello stesso tempo e non sempre nella stessa direzione: c’è chi corre poi si ferma, chi parte lento e poi va più veloce, chi decide di fare tutto a piccoli passi, chi continua ad inciampare, chi perdere tempo a cincischiare… chi semplicemente decide di fare una sosta qua e là… Non molto tempo fa dietro ad una cortina di lacrime che velava lo sguardo ricordo di aver fatto a me stessa una promessa: che avrei puntato sempre ad una meta e avrei cercato di raggiungerla ed una volta raggiunta ne avrei puntata un’altra e avrei cercato di raggiungere pure quella… così ho fissato la mia anguria, fiera di averla nutrita, accudita, e di aver sudato per farla diventare quel che è oggi… non mi sento che mi manca qualcosa, solo che non è ora, non sono pronta.

forse per troppe cose non sono ancora pronta, ma ci sto lavorando… la riabilitazione è un processo lungo e soggettivo, inizio ad aggiustare i contorni, prima o poi arriverò al cuore…

Semplicemente… elle…

Pensato da Elle at 20:02 | 15 Commenti »

1 giugno 2010

4 giorni di…

4 giorni di ferie,
di sbraco,
di riposo,
di cazzeggio,
di pace,
di non lavoro? mah… in teoria…

una valigia blu che ha fatto indigestione: troppi vestiti, troppe paia di scarpe, troppe borse…

la voglia di partire s’è rannicchiata tutta in un angolo… vedo l’infinita colonna di macchine accaldate sotto l’assolata A14… la voglia s’aggrappa al termosifone della camera non ne vuole sapere mezza di seguirmi in questa gita verso la terra natia…

l’ultimo esame e la tesi di specializzazione… e una data di scadenza…

mi sento in colpa… mi adagio, poi mi riprendo, poi mi ammollo di nuovo

poi aspetto, poi mi agito, poi muovo il piedino

… poi tiro fuori tutti i miei libri dagli scaffali e li metto in ordine di altezza… poi di genere… metto su un cd… lascio che ogni cosa scivoli al suo posto… mi aspetto, mi sento. Mi sono svegliata di notte che piangevo e non ho chiuso più occhio, ho fissato la luna bianca e tonda. Ricordo ciò che ho sognato e che sembro aver dimenticato. Ma se si sogna ancora qualcosa vuol dire che non s’è dimenticato, che qualcosa è rimasto sul fondo ad intorpidire l’acqua?

Ho appeso due grandi cuori rossi alle mie orecchie.

parto per 4 giorni di… ma poi torno sempre qui.

Delicatamente matta… elle…

Pensato da Elle at 14:07 | 4 Commenti »

19 maggio 2010

… di tutto un po’…

… quante cose accadono nei frangenti di tempo…? una, due, mille? Di tutto un po’… che ne so… tipo vedersi oscurato il proprio sito accusato di spargere nella rete contenuti dannosi per gli altrui pc… allora mi è preso un colpo, e per fortuna che c’è l’amico G. che sa dove mettere le mani… a chi scrivere (mille, milioni, miliardi?) di mail e allora dopo un mese… ilblogdielle risorge un po’ come la Fenice dalle proprie ceneri… per intenderci

e mentre il blog risorge… io a tratti mi distraggo, inciampo e cado in un pantano simil sabbie mobili…sono così piena di cose da fare, di tutto un po’: il lavoro? la casa? gli impegni? le amiche? il tempo libero? mah… di tutto un po’… un’allergia tremenda, un sonno arretrato che nemmeno si racconta, ore di “straordinario” che si ammucchiano e non si smaltiscono mai… e la pioggia cade… il sole si eclissa tra le nuove, le pozzanghere restano piccoli stagni in mezzo Bologna…

Ho notato che i pensieri a volte scivolano, alle altre s’aggrappano. Ho imparato ad ignorare certe cose e a non dare peso ad altre  stupide, ai retaggi e alle provocazioni… Ma non ho imparato assolutamente a stare zitta e a non dire le cose come stanno…

E lui l’ho abbracciato, l’ho stretto, l’ho aspettato… mi sono messa un vestito… ho truccato le mie labbra e poco gli occhi… l’ho guardato e… non sono stata capace di dirgli tutte quelle cose che avevo deciso di dire… gli ho sorriso davanti a un buon bicchiere di vino bianco… gli ho sorriso ancora… e lui ridendo mi ha detto “cosa c’è!?“… ed io ho sorriso ancora di più, ma con il nodo in gola, senza dire una parola… Mi sono svegliata una mattina accanto a lui, e lui era lì con i suoi occhi neri che mi fissava…

sapessi amore mio quanto è difficile riabilitarsi ai sentimenti… se solo sapessi che io sono di tutto un po’… che io parlo un casino, che scrivo, che narro, leggo, ascolto, annuso, respiro e nel mentre ti bacio ti dico tutto quello che fino ad ora non riesco ancora a dire…

la strada da lunga lunga adesso mi sembra un po’ più corta…

Forzutamente… elle!

Pensato da Elle at 21:34 | 5 Commenti »

13 aprile 2010

…più di niente ma molto meno di qualcosa…

“Torneranno gli angeli a sfiorarci l’anima
l’allegria saprà tenerci per la mano
Oltre gli arcipelaghi mari senza limiti
andiamo via, leggeri come un deltaplano…
Per noi, che non gridiamo mai che non cerchiamo eroi
che siamo in mezzo alla tempesta
ritornerà per noi l’azzurro e la magia il lampo di un’idea
l’amore che ti dà alla testa”

Torneranno gli angeli – Fiorella Mannoia

Più di un mese, lontano dalle mie parole e in tutto questo tempo che è passato mi sono sentita spessevolte più di niente ma molto meno di qualcosa…
ho vissuto la fastidiosa sensazione della terra tolta da sotto ai piedi, quella del pugno nello stomaco, del caldo nella testa e di un ronzio troppo fastidioso nelle orecchie. Più di una volta e quasi tutte le volte.
ho capito che ogni cosa che apprendo la imparo perché vengo lasciata lì sola ad annaspare, ma forse tutto questo un male non è. e certe volte mi sono sentita, e mi sento, così arrabbiata. poi subito dopo mi passa. sono fatta così.
ho capito che a volte scelgo – ho scelto – di non scegliere, convinta che, nonostante i miei desideri, se la vita decide di prendere una strada la prende imprescindibilmente dal fatto che io voglia – avrei voluto – andare dal lato opposto. poi subito dopo mi passa. sono fatta così.
ho preso coscienza che per davvero i miei nel lavoro sono stati come goccioline di sangue lasciate cadere in un mare dove nuotano troppi squali… e capito che la gelosia e l’invidia causano tanti, troppi problemi e che non tutti sono contenti se in parte realizzi qualcosa per cui hai speso tante energie, tanto tempo, tanto di te stesso.
ho dato il cuore, l’anima e le mie forze pensando come sempre che darli sia un grande gesto. ci vuole coraggio, fegato, pelo nello stomaco.
ho caricato la mia schiena di responsabilità, il mio io di paure, il mio stomaco di testardaggine, il mio corpo di sfide, ripetendomi che prima o poi anche se non ce l’avessi fatta, qualche obiettivo l’avrei raggiunto. comunque. sentendomi più di niente ma molto meno di qualcosa.
ho visto persone perdersi, trovarsi e farsi forza solo nella propria sete di riscatto, ma per riscattarsi si deve per forza camminare e calpestare chiunque? Ho provato sdegno, mi sono fatta piccola piccola, ho smesso di sentire, ma non di guardare, e mi sono sentita così più di niente e molto meno di qualcosa.
Sono andata avanti, credendo che se anche fossi caduta mille volte, non avrei mai dato soddisfazione a chi ha aspettato e aspetta solo il  momento di debolezza per colpire. ho pianto perché delusa, perché impaurita, perché spesso quella ci rimette sono io. ho capito che dopotutto non ne vale la pena.

cambieranno tante cose da adesso in poi. non mollerò questo spazio, questo mio diario all’aria aperta senza la mia faccia. la mia vita si radica. ho un pezzo di carta con tante firme e con la parola “indeterminato”. Ho un po’ paura, ma sono fiera di me. il resto non conta un cazzo.

Veramente elle…

Pensato da Elle at 20:24 | 4 Commenti »

17 febbraio 2010

Come una bambolina giapponese…

 

 Image – kokeshi dolls

“La fantasia mi carica di emozioni, di desideri, di speranze.

Tutte le donne dovrebbero scrivere per liberarsi dei fardelli

che durante il tragitto non riescono a perdere…”

Monica Vitti

Ho fissato una bambolina giapponese stretta nel suo kimono colorato, era su un ripiano non troppo in alto e mi sorrideva con quegli occhietti neri e la boccuccia rossa con gli angoli all’insù. Dentro la sua scatola, dietro il film di cellophane, mi guardava, sotto quella frangia scura mi fissava, ed io fissavo lei… Ferma, statica e rigida nel suo essere di legno, eppure così carina e comunicativa, l’avrei comprata se non fosse stato per la fotografia istantanea della mia camera balzatami davanti agli occhi: basta che entri uno spillo soltanto ed io non c’entro più. Così a malincuore l’ho lasciata lì in mezzo a tante altre lei, ma le ho promesso che appena si libera un posto le ricaverò uno spazio tutto suo. E così sono uscita sotto ai portici, guardando gli ultimi cumuli di neve plumbea sciogliersi in piccoli fiumi, a passo lento anche se era tardi… Mi sono chiesta, senza rispondermi, se in tutto questo tragitto io sia stata capace di perdere qualche fardello, se scrivere mi abbia alleggerito dai miei pesi… certe volte lo ha fatto, altre di certo no… certe volte mi ha resa libera, alle altre mi ha costretta a spogliarmi e ad essere me, senza difese, senza schermi, senza la protezione di una scatola colorata intorno o un velo di cellophane davanti che filstrasse ogni cosa… il nuovo e il vecchio di nuovo s’intrecciano…

Sono a un passo da tante cose… oggi il primo passo nei nuovi 31…

nuovi passi in mezzo a nuove responsabilità… in un ruolo tutto nuovo… con nuove vesti…

con vecchi e nuovi desideri… con la vecchia e la nuova me… con le mie ferite ormai rimarginate e con qualche paura ancora insistentemente incollata…

A tratti mi chiedo: sono diventata un’altra? Potrei dire di no, potrei… Ho cercato di mettere le mani in quegli ingranaggi della mia vita che ancora fanno fatica ad ingranare. Ma qualche parola resta appesa, qualche domanda ancora orfana di risposta, più di un perché irrisolto… Mi batte il cuore… ed ho capito tante cose. Ma tante cose ancora non le affronto. Vado piano a piccoli passi sperando d’ingannare il tempo, ma il tempo è più veloce di tutto.

Non ci vuole il tempo, semplicemente perché il tempo non cancella tutto e non può nulla sulle sensazioni.

Allora per zittire le voci delle voci:

- ho cambiato taglio di capelli, toppando però alla grande, mi sono fatta convincere e ora porto in testa i segni evidenti della scelta estrosa del mio parrucchiere: una frangia brutta, indomabile, insopportabile e che mi ha regalato il soprannome di bambina vecchia di 5 anni o Brenda Walsh, a seconda dei casi…

- gli ho detto Amore, camuffandolo in una frase scherzosa, ma ero serissima…

- mi sono comprata un mac bianco latte e visto che il mio vecchio cellulare era legato a brutti ricordi e iniziava anche a fare i calzetti, dopo il natale più stressante della mia vita e a due ore dalla partenza per bologna, sono entrata in un negozio mi sono regalata l’aifòn…

- ho chiamato il nuovo amministratore per controllare le crepe della sala e lui, dopo un sopralluogo con un perito dotato dei più moderni strumenti di rilevamento, il manico della mia scopa, ha decretato che la mia casa ha un fascino così bohemienne che sarebbe un delitto toccarla, io però le tengo sempre d’occhio che non si sa mai…

e così con un passo immerso nei miei nuovi 31, mi faccio da sola un in bocca al lupo con annessa risposta e accarezzo Chance la gatta che vive nel parcheggio del mio ufficio…

Giapponesissimamente… miao… elle…

Pensato da Elle at 14:58 | 5 Commenti »

11 gennaio 2010

“Poter essere veri senza essere per questo così fragili…”


Image – Purrcasso

…ma quanto tempo sono stata via? e quanto tempo è che non sono qui…troppo… e non era mai successo…

Per quanto tempo non sono stata me. Troppo. Per tutto questo tempo sono stata solo qualcosa che mi somigliava e la mia ombra era lì che mi guardava da lontano e scuoteva la testa. Deve passare l’acqua sotto ai ponti, devi aspettare che l’acqua scivoli sul vetro, devi aspettare che quella cosa che ti somiglia, solo lontanamente, decida che un giorno arriva il momento giusto per chiudere il contratto d’affitto e lasciare il posto a chi c’era prima. Quel giorno è arrivato.

Mi sono chiesta perché qui sì e giù no. Me lo sono chiesta ogni giorno sotto natale… mentre infilavo palline nelle braccia di un finto abete… mentre lo avvolgevo con mille fasci di luce, l’ho fatto anche quando ho attaccato la spina e tutto davvero sapeva così di natale a casa… Ma non ho avuto indietro risposte. Anche quando i più cari mi chiedono se davvero mi rendo conto della difficoltà della mia vita se sarà qui e non giù… I figli, un matrimonio e una casa… ed io che ne so… è un po’ che non faccio programmi a lunga scadenza…

per loro è facile… si sono innamorati e mai lasciati, hanno studiato con la certezza di un lavoro che li aspettava, per me è stato tutto diverso ed è difficile spiegarlo a un genitore. Io non programmo più niente, non programmo dalla mattina gli impegni per la sera, figuriamoci quelli per la vita. Ora sono qui, domani forse pure, dopodomani chissà. Anche se il peso della casa è tutto su di me, anche se i faldoni in ufficio sulla mia scrivania sono come i gremlins che con l’acqua si moltiplicano e diventano cattivi, anche se i muscoli d’un tratto si fanno tesi e sempre più tirati intorno al collo, anche se il libro dell’ultimo esame ha fatto l’A14 in su e in giù senza essere mai stato aperto, e anche se tante volte mi sembra tutto così difficile io mi sento di essere felice così.

poi mi accorgo che fuori Bologna è bianca e che tutti i suoi rumori sono assopiti, lui è lì vicino a me, apre gli occhi scuri e mi dice che stanotte parlavo nel sonno, mi faccio più stretta e mentre mi prende in giro e ridiamo, penso che lui è così diverso da tutto ciò che c’è stato prima e anche io sono così diversa da tutto ciò che sono stata prima… ma è di un diverso che mi piace: piega gli slip per colore e per fantasia nei cassetti, divora la mia crostata in due giorni al massimo, non scrive né parla dei suoi sentimenti, ma prima di dormire mi stringe forte e mi dice che peso 12 chili e che senza frangia sembro più alta. L’anno nuovo segna un nuovo inizio. Ed io sono tornata.

Nuovamente e stavolta per davvero… elle…

Pensato da Elle at 01:31 | 12 Commenti »

11 novembre 2009

- non si dice la pazienza di Giobbe? –

Ma che ne so… pubblico un post, poi dico tra qualche giorno ne pubblico un altro, guardo il calendario, i giorni sono passati troppo velocemente ed io fisso il calendario incredula… Mi manca scrivere, mi manca farlo spesso, ne sento un bisogno tremendo. Perché quando non scrivo, mi manca una parte di me, una valvola di sfogo, un condividere con chi legge (mi sa che siete rimasti in pochi)…

Ma il fatto è che a volte non solo mi manca il tempo, quando arrivo a casa… che fai na doccia non te la fai? e già che ci sei, non te li lavi i capelli, ma i capelli so lunghi e vanno asciugatipoi che fai, non mangi? Non ce la faccio a fare un pasto al giorno come i cani… quindi spignatto – spignatta pulce a dirla tutta – e tanto se non spignatto devo stirare e a volte devo stirare da così tanto e così tante cose che mi è arduo ricordare il colore del divano per quanto è grossa la pila… poi na volta che mi sono impanzata: fai i piatti no…? che se no cresce pure la pila dei piatti (e mi basta e mi avanza quella dei panni)… poi rassetti casa, maledici la bestia con cui vivi e con cui si è quasi venuti all’omicidio…

C’è ancora qualcuno che si chiede come mai spesso i parenti arrivano quasi al punto di non rivolgersi più la parola e preferire di fare tutte le feste comandate con gli amici? Beh io ora potrei scriverci un bel libro: tutto sulla mia convivenza… L’ultima? Non pulisce perché io e mia sorella occupiamo i 2/3 della casa… e non vi dico quanto sporca e dove sono riuscita a trovare una sua cravatta di barbery… nel portaspazzole di stoffa che abbiamo appeso in bagno… In tutto questo tutti, dalle amiche ai colleghi, mi dicono “non pulire neanche te prima o poi lo capisce…” beh, sinceramente a uno che in faccia gli dici “io la colf non la faccio per nessuno, come stai fuori tu durante il giorno, tu ci sto pure io”, cosa aspetti che gliene freghi se tu fai lo sciopero delle pulizie… così va pure a finire che tanto tocca a pulire a te lo stesso e lo sporco che si sedimenta non è una bella cosa, no no…

Quindi che voglio fà…organizzo la mia timesheet… durante la settimana si lavora, si cerca di sporcare il meno possibile, nel week si pulisce, ma si esce, si fa spesa, si va dall’estetista, si vedono le amiche… ah sì, si va a dormire dal fidanzato… ehm ho detto fidanzato? ehm si da lui… che mi prepara un sacco di cose buone, poi se arranco nell’arrivare fino al quarto piano, nel superarmi mi bofonchia ridendo: “Eh ci credo che hai il fiatone, guarda che cuolne che hai fatto!!!”… nel frattempo però… ho un fiammante contratto a tempo determinato… tante cose nuove da fare e da imparare… e una leggerissima – quanto impalpabile – sensazione di stress da lavoro correlato… però ho la pellaccia dura, so cocciona e riesco a barcamenarmi in mezzo a tutte queste cose… per adesso eh…

Cocciutissimamente elle…

Pensato da Elle at 22:32 | 14 Commenti »