parlare, osservare, penare e scrivere, scrivere e ancora scrivere

16 dicembre 2011

Per tutte le altre destinazioni…

Il cambiamento. Non ci piace. Ci fa paura. Ma non possiamo impedirgli di arrivare. O ci adattiamo al cambiamento, o rimaniamo indietro. Crescere e’ doloroso. Chiunque dica il contrario mente. Ma ecco la verità: a volte più le cose cambiano, più rimangono le stesse. E a volte… Oh, a volte cambiare e’ una cosa buona. A volte cambiare e’…Tutto.

Ho preso un’altra destinazione. Lo ha fatto prima il cuore, mesi fa, poi ha parlottato con la mente, si sono trovati, hanno capito molte cose, si sono dati la mano, serrandosi in una stretta a tenaglia, ed hanno preso un’altra destinazione. E’ così che ho messo un punto e sono andata a capo. Che’ nella vita per fare certe cose ci vuole coraggio e pelo sullo stomaco, solo che io non ne sono mai stata portatrice sana. Mi sono spinta al limite e quando tutto ha preso sembianze incredibili ed insopportabili, e il peso si è fatto non più sostenibile ho scoperto di avere coraggio e pelo sullo stomaco. Me lo dovevo. La cosa peggiore è aver pensato di aver perso tempo e dedicato energie a qualcosa che è sfumato, lasciando parole vuote e di circostanza. Poi mi sono detta, che nulla accade senza una ragione. Ed ho vuotato il sacco. Non mi piacciono le cose impari.

Tu non puoi camminarmi avanti in tutta fretta senza mai girarti, nemmeno per controllare che io non sia caduta…
Tu non puoi pretendere di dire che sei fatto così, sperando che io ne faccia una ragione di vita
Tu non puoi sparire inventando bugie, sperando che io le metta tutte in un frullatore, lo accenda e poi me le beva tutte d’un sorso…
Tu non puoi dire che sono una persona speciale, che di me ne esistono poche, perché se quello è stato il tuo pensiero beh non mi avresti lasciato andare via…

.

Ho preso un’altra direzione ed ho “trovato” te che già eri lì accanto a me
Eri lì quando non mi spiegavo perché reagivo in modo strano ed isterico quando mi raccontavi in amicizia di te con altre ragazze
Eri lì quando ti ho detto che l’unica cosa che avevamo in comune, oltre all’amicizia, erano gli strofinacci da cucina bianchi e blu comprati all’Ikea
Ero lì accanto a te in quella corsia tra i concimi liquidi per piante verdi e quella dei vasi colorati, e già sapevo cosa avevo nel cuore
Ero lì con te quando mi hai detto cosa provavi ed io non sono stata più capace di mentire e nascondere il mio vero sentimento per te
Ero lì accanto a te quando mi sono addormentata, scoprendo una tranquillità che in questi anni non avevo mai conosciuto

Sono accanto a te, consapevole di quel che sono, di quel che voglio, di ciò che desidero per davvero
Sono accanto a te e ti stringo forte sperando che passi, oltre alle parole, tutto quel non detto che spiega cosa è per me l’amore, il rispetto, la stima
Cosa significa per me amare, incontrare una persona speciale, accoccolarmi facendomi piccola piccola, sentirti respirare mentre dormi e sussurrami che ho preso davvero un’altra destinazione… perché a volte cambiare è davvero Tutto!

Semplicemente… elle…

Pensato da Elle at 18:49 | 4 Commenti »

3 settembre 2011

L’arte della vita…

Image – Elisa Mazzone

“…l’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività
umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine
composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a
una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di
avvicinarci a esso.”

Zygmunt Bauman, L’arte della vita

Chi ci insegna l’arte della vita? …chi ci dice quale corazza è giusto indossare quel giorno che ci troviamo in mezzo ad un campo minato e pieno di gente armata fino ai denti? …chi ci indica, davanti ad un bivio, la strada giusta e quella sbagliata… chi ci sussurra all’orecchio qual’è la cosa buona e quale quella cattiva? …chi ci suggerisce cosa è meglio tacere e cosa invece è giusto dire, fino ad urlarlo? Nessuno…

L’arte della vita la impariamo ogni giorno sulla nostra pelle, attraverso i respiri e i battiti che ci tengono vivi… così, giorno dopo giorno, capiamo una cosa in più sulla vita e su noi stessi, per poi iniziare da capo l’indomani. Mi chiedo a tratti se sapere tutti i segreti dell’arte della vita accenderebbe la luce della felicità… o se è meglio che questa resti nelle pieghe delle piccole cose, nel gesto inaspettato, che quando arriva ti punzecchia, ti strappa un sorriso e ti senti felice, per davvero.

e l’altra sera in mezzo a tutta quella gente, mentre una persona si divertiva a stuzzicarmi girando il coltello nell’annosa piaga, mi sono sentita una spanna più superiore e in ogni centimetro della mia pelle mi sono sentita come se fossi uscita illesa da una “tragedia”. E mi sono detta che tutto quello che facciamo agli altri prima o poi ci torna indietro e viceversa. Solo che io cado e ci metto anni (secoli?!) per rimettermi sulle mie ginocchia e poi mi aspetta una lunga riabilitazione, mentre gli altri cadono, si alzano subito, si danno una leggera scrollata ai vestiti e ripartono più spediti di prima e con una grande faccia di marmo… in quell’istante, guardando il mio interlocutore, ho provato una profonda tristezza mista alla rabbia, è rimasto impastato in bocca un “perché mi fai questo, perché mi racconti tutto questo?”… ho cercato di vedermi dal di fuori per vedere cosa gli altri percepiscono di me… ed ho visto una ragazza normale, con un abito a fiori giallo acido, blu e celeste, con il viso pieno di lentiggini che stava bene, che si è ripresa… e non una triste giovane donna che non si è mai mossa d’un passo restando ad aspettare e sperare…

l’arte della vita mi ha insegnato certe volte ad alzare la mano chiedere per un secondo il silenzio, prendere la parola, e pronunciare solo “non mi interessa!”…

Perennemente in lotta con me stessa e non solo… elle…

Pensato da Elle at 20:35 | 7 Commenti »

1 giugno 2011

Sotto, sotto…

Image – JKL Design

…ed ha già visto ogni guerra
ogni ferita, ogni cuore conosce bene ogni guerra
nella vita e nell’amore
E disegno paesaggi di cui posso sentire
il profumo del bosco del mattino che viene…

Tra una cosa ed un’altra… tra un questa sera lo faccio e poi trovarmi senza forze davanti alla tastiera bianca e un secondo dopo addormentata con gli occhiali ancora inforcati… Tra un impegno ed un altro… Tra un corso di sera e il lavoro fino a tardi…          Tra uno sbirciare i miei blog amici e rendermi conto di avere ancora tanta voglia di scrivere… beh ridendo e scherzando sono passati ben due mesi dall’ultimo post e se tardavo ancora un altro po’ ne facevo tre…

Certe volte tutti gli aspetti della mia vita sembrano inconciliabili, e lo diventano così tanto che sembrano prendere le sembianze di qualcosa di così ingombrante da non riuscire a stare nello spazio angusto del ritaglio della mia vita personale…  Nella corsa sempre più frenetica di far conciliare il mio lavoro, la mia vita privata, i miei amici (vecchi e nuovi), il mio nuovo impegno in palestra, c’è un grande rischio: perdere qualcosa dalle tasche…

E adesso alla fine di questa corsa – a un passo dal ponte lungo – mi tasto nelle tasche e infilandoci la mano m’accorgo di avere perso più di un semplice qualcosa: ho perso il tempo per me stessa e per questo mio spazio…

Ogni cosa lungo questa corsa ha assorbito le mie forze e la mia capacità di reazione mista a ribellione. Adesso come non mai gestire i rapporti in casa è ogni giorno più difficile, ognuno segna i suoi spazi, coltiva le sue piccole manie e forse sogna ad occhi aperti una casa che sia tutta per sè… io ne vorrei una per me e per me soltanto… per ospitare gli amici quando c’è voglia, per girare liberamente in canotta e slip senza fare strani incontri e soprattutto al mattino chiudere la porta, lasciarla con  un’immagine e rincasare poi di sera, con le buste della spesa, la cartella del lavoro e la borsa della palestra e trovarla lì come l’hai lasciata… è un sogno ma lo vivo ancora come un incubo, facendo il conto alla rovescia ma senza sapere da dove iniziare a contare…

Lascio alle mie nuove piante di crescere libere e guadagnare ogni giorno il proprio spazio… adesso mi sento proprio come loro… ferma nel letto fisso lui che ancora è accanto a me… e certe volte faccio ancora fatica ad aprirmi a mettermi a nudo… forse sono davvero come i miei potos, che dalla potatura se immersi poi nell’acqua, timidamente germogliano lasciando a lunghe radici bianche di stringersi sul fondo del vaso… per aspettare di tornare nella terra e lì radicarsi…

Nuovamente (qui)… elle…

Pensato da Elle at 22:51 | 6 Commenti »

8 marzo 2011

Viceversa…

Image – jkldesign

Ci sono cose in questo periodo che sono tutto il contrario di tutto… Dico… scriverò un po’ più spesso e dall’ultimo post sono successe troppe cose… il trentaduesimo compleanno, la chiusura di qualche cerchio rimasto per troppo tempo ancora aperto nella mia vita, scelte più o meno importanti e tentennamenti d’umore, maormaicihofattol’abiudine…

Avevo scritto una cosa fitta fitta, in preda alla voglia di manifestare, dire, chiarire, e al punto finale ero convinta che fosse la cosa più giusta per me. Poi ho lasciato passare un po’ di tempo e poco dopo, quando gli sono passata di nuovo accanto, mi sono chiesta perché mai l’avessi fatto, che non era affatto la cosa più giusta per me, di sicuro la più inutile.

Se una cosa non è più importante, perché parlarne ancora… mi chiedo perché certe volte  vogliamo continuare ad assaggiare ancora quel gusto amaro dei ricordi? E non so se è stata questa la considerazione che ha vinto su tutte, oppure il fatto che alla fine le mie parole potrebbero non essere comprese appieno o peggio, essere fraintese. Allora ho fatto canc, ho infilato tutto nel cestino del mio mac e l’ho svuotato tutto del suo contenuto… poi sono passata a me stessa, al mio cestino interno, a quella parte che fa fatica a dimenticare i torti subiti, i graffi lasciati, le cicatrici purulente ed ho capito che certe cose forse non passano mai, ma che ci si può convivere, che possono essere fronteggiate, esorcizzate, e che possono assumere altre forme, non per forza negative.

Allora ho riniziato da me. Ho smesso di scrivere, ma poi ne ho sentito la mancanza, non era giusto abbandonare questo amore… Mi sono guardata allo specchio una mattina, e la sera dopo l’ufficio sono entrata in una palestra, ho fatto un colloquio e dopo 20 minuti ho firmato la mia iscrizione per un corso di un anno… Poi ho messo in fila quel che non mi piaceva ed ho iniziato a parlare e a far valere le mie ragioni: non ho trovato una soluzione per tutto ma iniziare mi è sembrato un passo enorme… Ho ancora dei piccoli buchi di incertezza mescolata ad insicurezza, a tratti ho paura, ho qualche momento di ansia, sudore fretto e palpiti troppo veloci sul mio cuore… Non è detto che se lui è così diverso da chi c’è stato prima, non sia sincero, non mi pensi e non mi ami abbastanza… Non è detto che una paura non possa essere trasformata in qualcosa di positivo per se stessi… perché certe volte tutto è il contrario di tutto…

Realmente elle…

Pensato da Elle at 19:01 | 4 Commenti »

15 gennaio 2011

cerchi…

Image – Bill Presing

In tutto questo tempo ho pensato che la vita è un cerchio, o meglio mi correggo la vita di ognuno di noi è piena di cerchi che iniziano ad essere disegnati e che prima o poi cercano di chiudersi, lasciando il posto a nuovi cerchi e così via. Mi sono accorta che di cerchi ancora aperti io ne ho davvero tanti… una casa che è mia, ma non del tutto, una laurea specialistica ad un passo dal suo compimento (da circa due anni e mezzo), le mie ferite in parte rimarginate e in parte no. Sotto queste feste avrei potuto chiudere un cerchio…

Forse in mezzo a tutte quelle persone, sotto a quelle volte in quelle stanze antiche in mezzo a quella festa, avrei potuto dirgli perché cambio espressione quando lo incontro e perché evidententemente non ho piacere nel vederlo. E’ mai possibile che sia più facile pensare che se io faccio una faccia strana e non lo saluto con un sorriso che va da un orecchio all’altro, è perché la sua presenza mi rovina la giornata intera? Maperfavore… Non voglio che diventi trasparente, come mi ha detto lui, ognuno di noi ha diritto a stare dove vuole stare. Ognuno trova un suo posto, una casa, una città, un lavoro… ognuno sa cosa vuole per sè, oppure dovrebbe saperlo…

Ma nel vederlo ricordo solo quel dolore, quell’amarezza e la gelida sensazione dell’abbandono. Quando lo vedo, vedo tutto quello che avrei voluto e che non ho avuto più. Sapevo cosa volevo e per una volta nella mia vita ero sicura. Poi tutto è finito. E il mio sguardo cambia non perché mi ha lasciato, milleanniorsono, per mettersi con un’altra ragazza… da che pulpito verrebbe la predica poi… io che già una volta l’avevo lasciato per tornare con il mio ex… Il mio sguardo cambia perché nei mesi della sua crisi non mi ha mai fatto capire che stava male, che non voleva più quello che volevamo per noi . Il mio sguardo cambia perché non si è mai fatto vivo nei 33 giorni di rianimazione di mio padre. Lo pensavo una persona migliore, lo pensavo una persona capace di dimostrare un sentimento di comprensione e di affetto. Avevo stima. Quando lo vedo mi ricordo che ancora oggi vivo con la paura che la persona che mi sta accando non mi faccia partecipe del suo cuore, del suo malessere o di una sua decisione. Quando lo vedo ricordo il suo ultimo messaggio in cui mi lasciava senza una spiegazione. Quando lo vedo rivedo i miei errori. Da quel giorno di ottobre non l’ho più cercato, non ho mai avuto la tentazione di chiamarlo, o la voglia di vederlo. Mi sono sempre sfogata qui e con i pochi amici veri che ho. Ed io questo cerchio non l’ho chiuso mai. Sono padrona solo del mio lavoro, lì sono me stessa, prendo decisioni, pianifico, creo, disfo, invento cose nuove… nel dimostrare amore al mio amore non sono più quella di prima. Ho paura. Questo è quello che dovrebbe vedere nei miei occhi. E non ciò che racconta a se stesso.

Con il tempo ho dato risposte dove era necessario. Con il tempo ho costruito una nuova vita. Ma una vita a metà. Perché a quel cerchio è rimasto un buchino piccolo piccolo che non gli ha permesso di chiudersi. E quando la paura arriva io spero sempre di stare a casa da sola o imbambolata davanti alla fila degli yogurt al supermercato, perché è una delle sensazioni più brutte che io abbia provato…

la paura non si deve combattere, bisogna farsela amica, dovrei imparare dalla paura. Magari sono sulla buona strada…

Positivamente (di nuovo qua) elle…

per Yeti ho aperto tutte le finestre il puzzo di muffa se ne è andato ;)

Pensato da Elle at 01:16 | 7 Commenti »

31 ottobre 2010

L’essenziale…

Nella vita comunque paghi per le scelte sbagliate
per quelle occasioni mancate che non ti fanno dormire
ma ti sanno ferire con ostinazione
attraverso i ricordi di fatti e persone.

Il tempo in tutto questo tempo mi è scivolato dalle mani. Post tronchi vegetano nell’archivio del blog. Fuori è arrivato l’autunno, indosso una maglia di lana. Ieri c’era il sole, faceva notte tardi e indossavo una t-shirt.

L’essenziale è stare bene, essere amati, sapere di avere vicino sempre i punti di riferimento.

Mi sono sentita sola, e poi in compagnia. Calda. Fredda. Incosciente. Impaurita. Spavalda. Forte. Debole. Una roccia, poi argilla. Sole, poi pioggia. Un cumulo di nubi, poi arcobaleno. Ho avuto sempre troppo da fare per gli altri, a me ho dedicato solo i ritagli di tempo. Ho capito di avere sbagliato. Mai anteporre un lavoro o gli altri davanti a se stessi, perché va a finire che quel lavoro, o gli altri, ti chiederanno ogni giorno un po’ di più.

Allora venerdì ho chiuso l’ufficio e riposto le carte disordinate nel buio dell’armadio. Ho fatto il centro a piedi e vissuto il caos di Bologna sotto il periodo di fiera…sono andata al cinema… e poi ho deciso che non mi sarei mossa, che non sarei andata da nessuna parte in questo lungo week end, perché prendere la macchina per stare ferma in autostrada, arrivare che è già ora di tornare.

E così mi riapproprio della città. Ho comprato calze lavorate e respirato nell’aria profumo di caldarroste. Ho mangiato in un posto lontano una pasta fatta a mano. Bevuto un mojito a notte inoltrata in un locale del centro, dove scosciate diciannovenni si mischiavano poco ingenuamente a ultratrentenni. Io non ero così alla loro età, scarpe alte e minigonne inguinali, borse chanel tenute come se fossero una borsa del mercato, trucco pesante e capello fresco di parrucchiere. Le ho guardate nel mio abitino nero con la gonna larga lunga fino a due dita sopra il ginocchio, ho fissato le mie mary jane in vernice nera e mi sono sentita fuori posto mentre sgranocchiavo le patatine fritte…

Ho fatto spallucce e camminato nella notte sotto ai portici. Mi mancavano tante cose. Ho pensato alle mie scelte sbagliate del passato. Nel forno una torta…in testa una canzone…

…L’essenziale è riuscire ad avere qualche cosa di buono da fare o almeno da dire per non restare a guardare.
L’essenziale è provare a dare il meglio perchè a dare il peggio c’è sempre tempo.
E infatti come vedi è tornato l’inverno…

Semplicemente… elle…

Pensato da Elle at 19:02 | 15 Commenti »

10 settembre 2010

che dire..? Magoo arriva…

… facciamo che venerdì prossimo inizia un progetto a Imola e a San Giovanni…facciamo che io ci debba andare  perché sono il coordinatore, e facciamo pure che questa azienda non è comoda né alla stazione, né ai mezzi e nemmeno posso rompere l’anima a colleghi/capi tutte le volte per farmici accompagnare…

facciamo pure che io nella città natale una macchina ce l’abbia, che sta lì e non la usa mai nessuno… quindi in soldoni stasera parto e domenica torno sulla mia fiammante Y… solo che è una settimana che non riemergo dalle mille carte che devo preparare per godere di uno straccio di permesso da residente in territorio bolognese zona ZTL… ora… firmo un contratto tra me e mio padre in cui mi cede la macchina, pago centottanta euro, vado in banca poi all’agenzia delle entrate, poi all’ufficio traffico e spero che me lo diano sto cedolino con la R in neretto… appena lo stringerò tra le mani stapperò una bottiglia…

Ho una vaga e sottile ansia a guidare nella selva turrita… ho l’acceleratore facile e qui mille occhi ti fanno proprio delle belle foto… ma era ora prima o poi doveva accadere… Magoo arriva a Bologna :) Sperem…

Spericolatamente… elle!

Pensato da Elle at 16:18 | 3 Commenti »

3 settembre 2010

Image – Ronnie Del Carmen

Amarsi un po’ è come bere
più facile è respirare
Basta guardarsi e poi avvicinarsi un po’
e non lasciarsi mai impaurire no

…ma che silenzio che c’è stasera, una luce appena accennata fa risplendere il giallo di queste pareti. Ho trovato un angolo tra questi pareti colorate che mi concilia la scrittura… Ho deciso che più tardi metterò un abito nero con tanti puntini colorati ed una scarpa con il tacco rosa… per lui. Ho tinto più scuri i miei capelli – dicono che quando una donna cambia il colore dei capelli, o il taglio, sta avvenendo qualcosa in lei – ed io mi guardo chiedendomi cosa stia cambiando in me…

Sto dimagrendo riprendendo la mia forma, dopo che mia madre una sera al mare mi ha passato i raggi in lungo e in largo con quel suo sguardo indagatore, fissandomi mi ha detto: “Corri ai ripari figlia mia, il metabolismo che avevi a 20 anni non ti accompagna oltre i trenta!”… e mi pizzicava il fianco…(inguainato in un pantalone da soffocamento)… Poi sono partita per la Sicilia, e sali e scendi e arrampicati e nuota …e ho sentito che in qualcosa stavo cambiando…

…dicono che sia il mio carattere e che quello non possa cambiare… dicono che certe cose a volte è così difficile lasciarsele scivolare… dicono che io non riesco a perdonare, o forse dovrei perdonare me stessa… io non devo perdonare nessuno, devo assolvere me stessa da me stessa… devo essere meno austera e più indulgente…io ci ho provato a lasciare qualche mio brandello scuro in quel mare cristallino o dentro un arancino… Quando poi mi faccio vicina vicina a lui provo paura, emozione, amore, ansia tutte insieme, butto tutte queste forti sensazioni in un frullatore, ma mi ripeto che alla fine vale sempre la pena di vivere, di respirare la stessa aria, di stringere e farsi stringere… di amare ed essere se stessi, veri e sinceri e alla fine non si può sempre controllare tutto, perché non siamo fatti per vivere sotto campane di vetro…

…allora scopro che ancora cerco me stessa ben consapevole che forse sarà una ricerca senza fine, perché crescendo scopriamo parti di noi che non sapevamo di avere, e loro erano lì sopite e ben nascoste e non ci abbiamo mai fatto caso…faccio esperimenti avendo come cavia me stessa, mi metto alla prova facendo di tutto per non stare sempre nelle situazioni più facili perché credo che imparerò di più…

ma davvero non sapevo che Crescere fosse così…

Semplicemente elle…

Pensato da Elle at 21:01 | 4 Commenti »

31 luglio 2010

- elle in wonderland –

Alice: Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!

Stregatto: Beh, tutto dipende da dove vuoi andare!

- Alice in Wonderland -

Manco da un sacco… e adesso scrivo che la casa dorme, aspettando che prima o poi tutti partano per andare via soltanto  per un po’. Le due e mezza e nemmeno un accenno di sonno. Prima delle 7.00 la mia amica sarà sotto casa ed io avrò un aspetto atroce e come al solito troppe valigie al seguito. Già ho la pelle d’oca per le urla di mia mamma…

Ho una strana nostalgia addosso, così appiccicata che non se ne va. Stanotte mi sono fatta piccola piccola – e come dice lui “ancora più piccola?!” – e l’ho abbracciato stretto per un po’. Mi mancherà. Non gliel’ho detto troppe volte, forse per non ricordarlo troppo a me stessa.

Adesso che sono stesa sul letto con una temperatura che permette la manica lunga pur provando ancora qualche brivido, posso dire che non sono state settimane facili queste: la tensione l’ha fatta da padrone, la stanchezza non dava tregua, lo stress ha tirato ogni mio nervo. A tratti mi sono sentita come una delle carte della Regina di Cuori, tremante aspettando il taglio della testa. Mi è successo la settimana scorsa quando ho consegnato un progetto – scritto da un altro – e riletto troppo alla svelta… beh una dirigente regionale ha fatto colazione con me e di me sono rimaste solo le mie ossa. Al quarto urlo non ho retto e lo stress ha vinto mi sono sciolta in un pianto liberatorio, in tutta la mia vita non so se ho mai fatto una figura così. Le ho fatto così pena che mi ha offerto un caffè, una sedia, e la correzione degli errori e vista la disponibilità dopo la cazziata le ho perdonato che continuava a chiamarmi Titty…

Ho pensato che le due settimane prima delle ferie le avrei passate a mettere in ordine la carta accumulata sulla scrivania e a fare un po’ di aggiornamento ed invece è stata tutta una corsa contro il tempo.

in queste tre settimane che mi aspettano non mi fermerò solo dalle mie parti. Sarò il mare di Sicilia. Una vacanza con le amiche come ai vecchi tempi. Il mio fedele mac verrà con me e il wireless (degli altri) permettendo mi aiuterà ad aggiornare il mio figlioccio e poi da settembre vita nuova…

Burrascosamente… elle…

Pensato da Elle at 02:01 | 4 Commenti »

6 luglio 2010

Stupida-mente

Image – Tadahiro Uesugi

Scioccamente ho sempre pensato che con alcune delle persone con cui ci troviamo a dividere qualcosa lungo il percorso delle nostre vite si creasse un legame. E poco importa cosa è quel qualcosa, può essere una casa, un letto, un banco, una stanza, l’ufficio… quello che conta davvero è il filo che si stringe, la maglia del un rapporto che si infittisce mano a mano che i ferri lavorano. Allora s’alimenta il rispetto, cresce la stima e nasce l’affetto…

Eppure la vita mi ha insegnato, e sta continuando a cercare di farlo, che non tutte le cose sono come le vedo (o le vorrei) vedere io, che non tutti pensano che quel legame, quel rispetto, quella  stima e quell’affetto valgano davvero qualcosa. Perché per alcuni quello stesso legame, quello stesso rispetto, quella stessa stima e quello stesso affetto servono – o serviranno prima o poi – a qualcosa, è qui la differenza. Soprattutto nel luogo di lavoro: un campo minato, una trincea, una scacchiera. Ogni mossa va pensata, ogni parola soppesata, ogni segreto, pensiero o sciocca impressione va trattenuto, soffocato e zittito.

Stupidamente ho pensato che lavorare in gruppo fosse per il bene del gruppo, perché nel mio lavoro non puoi fare tutto da solo, io remo e tu remi, io ti do una mano e tu me la porgi quando sono io ad avere bisogno. In gruppo però non tutti sono attori e avrei dovuto dubitare di chi  ha mandato sempre avanti gli altri, di chi non ha mai ben capito il significato della parola responsabilità, di chi si è sempre seduto comodo nelle retrovie e, mentre tutti si davano da fare per portare a casa la pagnotta, placidamente impegnarsi a scavare la fossa per spingere nel momento giusto dolcemente tutti gli altri.  Ti ho salutato cercando di nascondere il mio disprezzo. Ti ho ascoltato mentre scaldavi il tuo pagatissimo posto e parlavi male di ognuno di noi, lanciando frecce e provocazioni, mi sono morsa la lingua più di una voltra, ho cercato di scuotere la testa per il dissenso il meno possibile. Non ti ho mai guardata negli occhi. E non è un buon segno, vuole dire che non mi fido più di te, non ti stimo più.

Ho passato un anno a fare tardi la sera davanti ad un computer… a scrivere i progetti nei week end schiava del caffè, nervosa e tesa come una corda di violino, ho messo in coda molti dei miei bisogni, ho provato ad ascoltarti a darti una mano quando sembravi in difficoltà, mentre tu tessevi la ragnatela come il più ripugnante dei ragni. Nascondevi documenti. Hai usato i bastoni per ficcarli dentro le nostre ruote, hai fatto finta di essere dispiaciuta e preoccupata per la mia stanchezza cronica, dicevi una cosa, poi ti giravi e ne dicevi un’altra.

Dicono che il fine giustifichi i mezzi. Tante volte nel pronunciare questa frase mi  sono fatta mille scrupoli, soprattutto sulla natura di quei mezzi, perché calpestare ingiustamente gli altri per ottenere quello che si vuole è come vincere barando.

C’è delusione in me. E forse vincerai qualcosa, più soldi, un livello più alto. Senza meritarlo ed essendo passata sopra ad ognuno di noi.

Stupida-mente… elle…

Pensato da Elle at 22:04 | 6 Commenti »